A Roma le fontane si contano a migliaia, fra monumentali, rionali e nasoni, e a un certo punto della visita cominciano a sembrare tutte uguali: pietra bianca, acqua, una scultura in mezzo.

Poi ne guardi bene una di Bernini e la confusione finisce.

La differenza è che lui non ha mai considerato la fontana un contenitore d’acqua da decorare. Per lui era una scena, con dei personaggi che fanno qualcosa: un tritone che soffia in una conchiglia, una barca che sta affondando, quattro giganti sorpresi da un obelisco. L’acqua non è un elemento accessorio, è quello che muove la scena.

Questa guida mette in fila le fontane romane che si possono attribuire a Bernini, dice per ognuna cosa guardare, e chiude con l’itinerario a piedi che le collega in mezza giornata. Ho tenuto anche le attribuzioni incerte, perché fingere che siano tutte sue di suo pugno sarebbe comodo e falso.

Cominciamo dal conto, che è più corto di quanto ti aspetti.

Quante sono davvero le fontane di Bernini

Se cerchi online trovi elenchi che vanno da tre a dieci. La differenza sta tutta in cosa si accetta come «di Bernini», perché nel Seicento un artista di quella portata dirigeva una bottega e firmava progetti che altri scolpivano.

Ci sono tre categorie diverse, e conviene tenerle separate.

Progettate e dirette da lui sono il Tritone, le Api e i Quattro Fiumi. Qui il disegno è suo e la direzione del cantiere pure, anche quando il marmo lo lavorano i collaboratori.

Sue in parte sono il Moro di piazza Navona, dove Bernini rifà il gruppo centrale di una fontana cinquecentesca già esistente, e le due vasche di piazza San Pietro, dove la sistemazione della piazza è sua ma la paternità della seconda è discussa.

Di famiglia è la Barcaccia, opera del padre Pietro Bernini con una possibile collaborazione del figlio ventottenne.

Fanno sei tappe dentro Roma, più una fuori città. Non sono molte, e si percorrono tutte in una mattinata.

1 – La Barcaccia, piazza di Spagna (1626-1629)

È la più antica del gruppo e la meno berniniana nel senso in cui si intende di solito, perché la firma è del padre.

L’Acqua Vergine qui arrivava con una pressione bassissima, e una fontana a getto sarebbe stata ridicola. Pietro Bernini rovesciò il problema: scavò la vasca sotto il livello della strada e le diede la forma di una barca semiaffondata, con l’acqua che trabocca dai fianchi invece di salire.

Cosa guardare. L’acqua esce dai due grandi soli araldici, uno a prua e uno a poppa, e alle estremità della barca ci sono le api dei Barberini. Guarda poi il bordo della vasca in luce radente: le scheggiature del 2015 sono ancora lì.

Ne ho scritto per esteso nell’articolo sulla Fontana della Barcaccia.

la fontana della barcaccia a piazza di spagna con la scalinata alle spalle

2 – La Fontana del Tritone, piazza Barberini (1642-1643)

È il pezzo che cambia la storia delle fontane romane, ed è quello davanti a cui si ferma meno gente.

Fino ad allora le fontane pubbliche di Roma erano vasche con qualche decorazione. Qui Bernini porta in piazza una fontana-scultura isolata, senza fondale architettonico, che si guarda da tutti i lati: quattro delfini reggono una grande conchiglia bivalve aperta, e sopra sta un tritone inginocchiato che soffia dentro una buccina, da cui esce il getto.

Cosa guardare. Il modo in cui il getto verticale continua la linea del corpo del tritone, così che l’acqua sembri parte della statua. E le code dei delfini intrecciate allo stemma papale, che è il trucco con cui Bernini regge tutto il peso su quattro punti.

La storia completa è nell’articolo sulla Fontana del Tritone, che resta la sua opera pubblica più sottovalutata.

la fontana del tritone di bernini al centro di piazza barberini

3 – La Fontana delle Api, angolo di via Veneto (1644)

Sta a cento metri dal Tritone, ed è collegata alla fontana grande anche idraulicamente, perché ne raccoglieva l’acqua di scarico.

Nasce come abbeveratoio per cavalli: una conchiglia aperta a metà, la valva inferiore che fa da vasca e quella superiore con l’iscrizione e le tre api Barberini.

Cosa guardare. Il pezzo da cercare è l’iscrizione. Bernini vi scrisse il ventiduesimo anno di pontificato di Urbano VIII quando ne mancavano ancora due mesi, i romani lo lessero come un malaugurio, il cardinale nipote fece raschiare l’ultima I, e il papa morì otto giorni prima che iniziasse quell’anno. La traccia della rasatura si vede ancora.

Ho raccontato tutta la vicenda, e il fatto che quella che vedi sia una ricostruzione del 1916, nell’articolo sulla Fontana delle Api.

4 – La Fontana dei Quattro Fiumi, piazza Navona (1648-1651)

È il capolavoro, e l’unica delle sue fontane che tutti riconoscono.

Quattro colossi di marmo rappresentano i quattro continenti allora noti, seduti su una scogliera di travertino traforata da parte a parte, e sopra di loro un obelisco di oltre sedici metri si regge su quel vuoto. Bernini ottenne l’incarico senza essere stato invitato al concorso, facendo arrivare al papa un modello in argento.

Cosa guardare. Vai sul lato verso la Corsia Agonale e osserva il traforo della roccia, che è la ragione tecnica per cui la fontana esiste in questa forma. Poi cerca il Nilo con la testa velata, che non si copre per non vedere la chiesa di Borromini (quella arriva due anni dopo) ma perché nel Seicento nessuno sapeva dove nascesse quel fiume.

Statua per statua, il racconto completo è nell’articolo sulla Fontana dei Quattro Fiumi.

5 – La Fontana del Moro, piazza Navona (1653-1655)

Sta nella stessa piazza, sul lato sud, e quasi nessuno la collega a Bernini.

La vasca era già lì dal 1575, disegnata da Giacomo della Porta con quattro tritoni e maschere. Nel 1653 Innocenzo X chiede a Bernini di rimetterci mano, e lui inserisce al centro il gruppo del Moro: una figura africana che lotta con un delfino, torcendosi in diagonale. Il marmo lo esegue Giovanni Antonio Mari su suo modello.

Cosa guardare. La torsione del corpo è la firma di Bernini e stona di proposito con la simmetria cinquecentesca della vasca attorno. Tieni presente, però, che tutte le statue che vedi sono copie: nel 1874 gli originali furono portati a Villa Borghese e sostituiti con repliche di Luigi Amici.

la fontana del moro in piazza navona con la figura che lotta con il delfino

6 – Le fontane gemelle di piazza San Pietro (1614, 1667 e 1677)

Sembrano due gocce d’acqua e non sono nate insieme, e questo è il pezzo di storia che quasi nessuno racconta.

Quella a destra, guardando la basilica da via della Conciliazione, è la più antica: nel 1614 Carlo Maderno ne modificò la struttura. Nel 1667 Bernini la smontò e la rimontò qualche metro più in là, per allinearla al nuovo asse della piazza e farne uno dei due fuochi dell’ellisse.

La gemella di sinistra fu voluta da Clemente X e venne inaugurata il 28 giugno 1677. Riprende abbastanza fedelmente quella di destra, con stemmi papali diversi. L’esecuzione materiale è di Carlo Fontana, che però nel suo trattato del 1696 scrisse di aver ricevuto l’ordine di far progettare la fontana a Bernini: sull’autore la questione resta aperta, mentre sulla simmetria, che è parte del progetto berniniano della piazza, non c’è dubbio.

L’inaugurazione arrivò tardi per un motivo pratico. La pressione non bastava ad alimentare due fontane, e il problema si risolse solo quando il papa comprò da Flavio Orsini, a carissimo prezzo, una quota in più dell’acqua del lago di Bracciano. Da allora i getti raggiunsero gli otto metri, cioè quanto l’altezza delle fontane stesse, e furono ridotti solo nel Novecento, con il restauro sotto Paolo VI che introdusse anche il ricircolo.

Cosa guardare. Mettiti su uno dei due dischi di porfido incassati nel selciato, fra l’obelisco e ciascuna fontana. Da lì le quattro file di colonne del colonnato si allineano perfettamente e ne vedi una sola. È il punto in cui capisci che le fontane servono a definire la geometria della piazza, non ad abbellirla.

La Fontana di Trevi che Bernini non fece

Vale la pena saperlo, perché spiega l’orientamento della Fontana di Trevi.

Intorno al 1640 Urbano VIII incarica Bernini di rifare la vecchia mostra dell’Acqua Vergine. Bernini allarga la piazza demolendo alcune casupole e soprattutto ruota la fontana di novanta gradi, per orientarla verso il palazzo del Quirinale, cioè verso il papa. Del cantiere si realizza poco più della vasca e di un emiciclo di base.

Poi il papa muore nel 1644, la famiglia Barberini finisce sotto processo, Bernini cade in disgrazia e il progetto viene abbandonato. Passeranno quasi novant’anni prima che Nicola Salvi costruisca, dal 1732, la fontana che conosciamo.

Salvi però eredita l’impianto: l’orientamento della Fontana di Trevi, cioè il motivo per cui la scogliera guarda verso il Quirinale e non verso il lato opposto della piazza, è una decisione di Bernini. Il resto lo racconto nell’articolo sulla Fontana di Trevi.

Il Bicchierone di Villa d’Este, fuori Roma

Se hai un giorno in più e ti spingi a Tivoli, a Villa d’Este c’è l’ultima fontana di Bernini in ordine di tempo.

La Fontana del Bicchierone fu realizzata fra il 1660 e il 1661 per il cardinale Rinaldo d’Este e inaugurata nel maggio del 1661. Il nome viene dalla forma a calice: una grande conchiglia da cui emerge un elemento simile a una perla, con l’acqua che scende a velo. Bernini aveva sessantadue anni e lavorava con materiali poveri, mattoni e stucco poi rivestiti di pietra e marmi antichi.

È un pezzo tardo e sperimentale, e a Villa d’Este si trova sotto la loggia del cardinale, lungo il Vialone.

L’itinerario a piedi, in mezza giornata

Le sei tappe romane stanno in tre gruppi vicini fra loro, e l’ordine che funziona è questo.

Prima parte, il quartiere Barberini. Comincia dalla Barcaccia a piazza di Spagna, che è a cinquanta metri dall’uscita della metropolitana. Da lì raggiungi piazza Barberini in dieci minuti a piedi, passando per via Propaganda e via di San Basilio: il Tritone è al centro della piazza e le Api sono a cento metri, all’imbocco di via Veneto. Da qui si scende alla Fontana di Trevi in dieci minuti.

Seconda parte, il centro storico. Da Trevi cammina venti minuti verso ovest, passando dal Pantheon, e arrivi a piazza Navona, dove in cinquanta metri hai i Quattro Fiumi e il Moro.

Terza parte, il Vaticano. Da piazza Navona sono venti minuti a piedi lungo corso Vittorio e ponte Vittorio Emanuele II fino a piazza San Pietro, con le due fontane gemelle.

Il percorso completo è di circa cinque chilometri, tutti in piano tranne la salita a piazza Barberini, e con le soste chiede quattro ore. Farlo al mattino presto cambia l’esperienza: alle 8.00 la Barcaccia e piazza Navona sono quasi deserte.

Attenzione: in estate porta una borraccia. I nasoni che incontri lungo il percorso erogano acqua potabile; usa quelli per bere, non le fontane monumentali.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 agosto 2026 sulle schede della Sovrintendenza Capitolina. Le regole di accesso alle fontane monumentali dipendono da ordinanze comunali che cambiano nel tempo.

Biglietti. Tutte le fontane di questo itinerario sono su suolo pubblico e si vedono gratuitamente. Non c’è nulla da prenotare.

Orari. Le piazze sono sempre accessibili. Piazza San Pietro chiude in occasione di eventi e celebrazioni, e all’ingresso c’è un controllo di sicurezza con metal detector che nelle ore centrali comporta una fila.

Le regole da conoscere. Il regolamento di polizia urbana vieta di sedersi, sdraiarsi o arrampicarsi sulle fontane monumentali e di immergersi; sulla scalinata di Trinità dei Monti è vietato anche sedersi sui gradini. Le sanzioni vengono fissate per ordinanza e aggiornate, quindi leggi l’importo sul cartello affisso in loco invece di fidarti di una cifra letta online.

Come muoversi. La metropolitana linea A serve tre tappe su sei: Spagna per la Barcaccia, Barberini per il Tritone e le Api, Ottaviano per San Pietro. Piazza Navona non ha metropolitana e si raggiunge con gli autobus 64 e 87 su corso Vittorio Emanuele.

Quanto tempo. Contando le soste e gli spostamenti a piedi, l’itinerario completo occupa quattro ore. Se togli piazza San Pietro scendi a due ore e mezza.

La Barcaccia e i Quattro Fiumi nascono sulla rete dell’Acqua Vergine, l’acquedotto del 19 a.C. che scorre ancora sotto il centro di Roma; il Tritone e le Api su quella dell’Acquedotto Felice, e le due gemelle di piazza San Pietro sull’Acqua Paola, che porta l’acqua del lago di Bracciano. Un tratto dell’Acqua Vergine è visitabile sotto la Fontana di Trevi, nel sito archeologico del Vicus Caprarius: se ti interessa vedere da dove arriva una parte dell’acqua che hai seguito tutto il giorno, puoi prenotare la visita alla città dell’acqua.

Cosa vedere intorno

Questo itinerario si incastra bene con l’itinerario di tre giorni a Roma, che passa dalle stesse piazze, e con la selezione dei musei di Roma se vuoi alternare l’aperto al chiuso.

Per Bernini scultore, il posto è la Galleria Borghese, dove stanno l’Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina, e il quadro d’insieme è nelle dieci opere di Gian Lorenzo Bernini. La rivalità che ha prodotto mezza Roma barocca è raccontata nelle curiosità su Bernini e Borromini.

Se le fontane ti hanno preso, la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica è di duecentocinquant’anni dopo e fece uno scandalo molto più grosso di qualsiasi cosa avesse fatto Bernini.


Crediti fotografici. Dettaglio della Fontana dei Quattro Fiumi: Timothy A. Gonsalves, CC BY-SA 4.0. Fontana del Moro: Meghan Klemm, CC BY-SA 4.0. Entrambe da Wikimedia Commons. Le altre fotografie sono dell’autrice.