Bernini e Borromini: 6 cose da sapere per scoprire la loro rivalità leggendaria

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Tra le cose più belle da vedere nel centro storico di Roma, avrai sicuramente notato che ci sono moltissime opere di Bernini e Borromini, due grandi geni del Barocco.

Alcuni esempi dei loro capolavori li avrai sicuramente trovati a Piazza Navona e al Quirinale, ma le opere più belle di Bernini e Borromini sono sparse un po’ ovunque a Roma. Galleria Borghese, Piazza Barberini, Palazzo Barberini, Sant’Ivo alla Sapienza e perfino San Pietro sono solo alcuni dei luoghi più famosi in cui potrai trovare il frutto del loro lavoro.

Queste due grandi personalità del ‘600 lasciarono un’impronta indelebile nella Città Eterna, ma cosa si nasconde dietro le loro opere?

Bernini e Borromini non erano soltanto dei grandissimi architetti e scultori ma dei veri e propri geni della loro epoca.

Lavorarono insieme a San Pietro e si trovarono spesso a finire i lavori l’uno dell’altro come nel caso di Palazzo Barberini. Quello che non viene quasi mai raccontato è che avevano modi diversi di concepire l’arte, caratteri agli antipodi ed una fortissima rivalità tra loro.

I grandi artisti, si sa, sono spesso esaltati ed idealizzati. Tuttavia, una delle cose più divertenti è scoprire gli uomini che si nascondono dietro il genio e capire che gli artisti erano esseri umani proprio come noi. E, a volte, ne combinavano proprio delle belle.

Ti ho già parlato delle provocazioni di Raffaello nei confronti di Michelangelo, o degli aneddoti sulla Cappella Sistina. Bene, se queste storie ti hanno incuriosito e fatto sorridere, allora preparati a scoprire uno dei momenti di massima tensione dell’arte romana nel ‘600.

Vuoi saperne di più?

Si parte

Cose da fare a Roma

1 – Le personalità di Bernini e di Borromini

Bernini e Borromini sono stati due maestri assoluti del ‘600, ma avevano personalità e stili completamente diversi.

Bernini, di origine napoletana, visse fin dalla più giovane età in un ambiente privilegiato. Il padre Pietro era infatti un importante scultore con una forte influenza e molte conoscenze nella città di Roma. Non solo! Intuendo il talento del figlio, cercò in tutti i modi di farlo conoscere come un genio già da ragazzino.

Il fatto di essere figlio d’arte, unito all’indiscutibile talento e ad un carattere particolarmente carismatico e mondano, aiutarono Bernini ad ottenere gli incarichi più importanti nei cantieri romani, specialmente sotto Papa Urbano VIII.

Per avere un’idea della sua influenza alla corte papale, ti basti pensare che fu proprio lui ad occuparsi della monumentale costruzione del colonnato di San Pietro e di numerosissime opere e fontane in tutta Roma.

E Borromini?

Beh, se Bernini era carismatico, Borromini aveva invece un carattere piuttosto schivo e poco incline alla vita sociale. Visse la prima prima parte della sua vita a Milano per poi arrivare a Roma solo all’età di 20 anni.

Lavorò fin da subito alla grande fabbrica di San Pietro, grazie ad un legame di parentela con Carlo Maderno, per poi proseguire proprio sotto la direzione di Bernini.

Il rapporto tra i due non era tuttavia destinato a proseguire in armonia.

Nel 1634 infatti i due architetti si separarono definitivamente, sia a causa di crescenti contrasti, sia perché a Borromini si presentò l’occasione di progettare la chiesta di San Carlo alle Quattro Fontane di cui ti parlerò tra poco.

Ma non è tutto.

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2 – Lo stile

Anche dal punto di vista artistico Bernini e Borromini erano completamente diversi.

Borromini era soprattutto un architetto ed è passato alla storia per le sue originali soluzioni spaziali. Se ti è mai capitato di osservare qualcuna delle sue chiese, ti sarai accorto che le facciate sono realizzate utilizzando delle geometrie ben precise e ripetute in maniera alternata. Grazie a questi espedienti, Borromini sperimentò molto spesso delle soluzioni particolarmente innovative per la sua epoca, che erano in chiaro contrasto con l’arte di Bernini.

Egli infatti adottava un approccio molto più solenne e “religioso”, con proporzioni ben definite e più classiche.

Per questo, e per gli stretti rapporti con il Papa, la carriera di Bernini fu fulminante già dalla più tenera età, quando esegui le sculture per il cardinal Scipione Borghese, oggi ancora alla Galleria Borghese. Ma quasi tutti i papi che si avvicendarono durante la sua carriera lo favorirono, in particolare Papa Urbano VIII fece per lui esattamente quello che Giulio II aveva già fatto con Michelangelo Buonarroti, premiandolo in quasi tutti i concorsi della capitale.

Non è quindi strano che Borromini covasse un profondo rancore nei confronti del rivale, ricevendo soltanto commissioni di valore “secondario”. Almeno fino alla morte di Urbano VIII.

Ecco cosa successe dopo!

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3 – La leggenda di Piazza Navona

Nel 1644 sembrò finalmente che la fortuna stesse girando in direzione di Borromini. Con la morte del Papa e l’elezione di Innocenzo X, Bernini venne infatti allontanato dalla corte papale e sostituito da Borromini. Egli aveva infatti fallito nell’edificazione dei due campanili previsti per San Pietro, uno dei progetti più ambiziosi ed importanti della sua carriera e molti avevano messo in giro voci maligne sul suo conto, calunniandolo.

Bernini non si diede certo per vinto e non si fece da parte.

Grazie al suo carisma riuscì ad ottenere il favore della cognata del Papa, Donna Olimpia, che lo aiutò ad avere un lavoro molto prestigioso. Sicuramente conoscerai anche tu quest’opera perché si tratta della meravigliosa fontana di Piazza Navona, talmente prestigiosa da riuscire a rilanciare la sua carriera.

Ci vollero quasi un anno perché Borromini potesse ottenere una piccola rivincita.

Nel 1652 egli ottenne infatti il compito di costruire la Chiesa di Sant’Agnese in Agone che si trova proprio di fronte la monumentale Fontana dei Quattro Fiumi. Egli fece del suo meglio ed impiegò tutto il suo talento nel tentativo di far sfigurare il collega, ed proprio qui che inizia la leggenda.

Una delle storie più famose su piazza Navona racconta infatti che Bernini avrebbe scolpito la fontana dei quattro fiumi in modo che, la statua che rappresenta il Rio della Plata, sembrasse spaventata dalla chiesa di Sant’Agnese in Agone, opera di Borromini.

In che senso?

Se ti è mai capitato di osservare attentamente questo capolavoro, ti sarai accorto che la statua realizzata da Bernini porge le mani in avanti come se avesse paura che la chiesa possa crollare da un momento all’altro. Per lo stesso motivo, la statua del Nilo avrebbe la testa velata, proprio per non vedere l’orrore della facciata.

Ma è davvero così?

In realtà, questa storia tramandata a Roma e nelle guide turistiche, è solo una leggenda: la chiesa fu iniziata infatti nel 1652 e finita nel 1657, mentre la fontana era stata progettata già nel 1649 e inaugurata due anni dopo.

Bernini non poteva quindi sapere che il suo collega e rivale si sarebbe occupato della chiesa ed è impossibile che le statue della fontana dei quattro fiumi potessero essere una provocazione contro Borromini.

Ma allora perché la statua del Nilo ha il volto coperto?

La risposta è molto più semplice perché si trattava di un modo per rappresentare il fatto che, all’epoca, non se ne conoscessero ancora le fonti.

Ma se questa è solo una leggenda romana, ecco alcune storie che ti chiariranno meglio la situazione deu rapporti tra i due nella Roma del tempo.

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4 – San Carlino di Borromini

Sul Quirinale a Roma si trovano due esempi molto evidenti delle differenze di stile che c’erano tra Bernini e Borromini.

Siamo nel 1634 e la prima chiesa ad essere stata costruita è proprio San Carlino di Borromini che, nata come San Carlo, prese il diminutivo proprio per le dimensioni ridotte. Pensa che tutta la chiesa è grande come ciascuno dei pilastri che mantengono la cupola di San Pietro di Vaticano.

Sorprendente, non è vero?

I committenti dell’opera erano alcuni frati mendicanti e Borromini accettò il lavoro, non tanto per il salario, quanto per la sua profonda fede religiosa.

Ma non è tutto!

Proprio per risparmiare sulla messa in opera, anche i materiali utilizzati non sono tra i più preziosi e Borromini cercò di arrangiarsi con del travertino, mattoni e stucco.

Il risultato?

Beh, il genio dell’artista riuscì a fare un miracolo!

Nonostante le dimensioni ridotte ed i materiali poco pregiati, Borromini riuscì a dare alla facciata una forma ondulata che, grazie ad un gioco di luci ed ombre, la fa sembrare molto più grande di quello che è in realtà.

Anche l’interno è meraviglioso.

La scelta del bianco allarga lo spazio ed aumenta la luminosità della chiesa oltre a rappresentare la purezza e la semplicità del luogo sacro. Niente di più adatto ad un ordine mendicante che predicava povertà. Le semplici  decorazioni in stucco tuttavia, come le croci che si trovano sulla cupola ovale, sono studiate in modo da essere di grandezza decrescente proprio per farla sembrare più grande e più alta.

Borromini riusci a sfruttare perfettamente la situazione “svantaggiata” di questa piccola chiesa, plasmando gli spazi con i materiali che aveva a disposizione.

E Sant’Andrea?

Ora te ne parlo!

san-carlino-alle-quattro-fontane

5 – Sant’Andrea al Quirinale di Bernini

A soli 100 metri di distanza, in direzione del palazzo del Quirinale, si trova invece la chiesa di Bernini, realizzata in modo completamente diverso. L’artista aveva infatti a disposizione molto più spazio e le differenze sono evidenti già a partire dell’ingresso.

Davanti c’è un piccolo spiazzo, e la forma tondeggiante è comunque caratterizzata da uno stile classico e solenne già dall’esterno.

Quando entrerai al suo interno troverai un ambiente molto diverso rispetto a San Carlino. Qui ci sono moltissimi materiali pregiati tra cui dei bellissimi marmi, oro e bronzo. Lo spazio è sicuramente molto più ampio ma la genialità di Bernini è evidente soprattutto in alcuni dettagli.

Il primo riguarda la statua di Sant’Andrea che, nonostante le dimensioni, sembra volare verso il centro della cupola con un’assoluta leggerezza.

Il secondo è invece impossibile da notare, se non attraverso i suoi effetti. Bernini è infatti riuscito a realizzare una finestra nascosta da cui arriva la luce che sembra provenire direttamente dal cielo. Il raggi in bronzo dorato creano uno scenografico gioco di luci tanto da far sembrare che il Santo stia andando proprio verso il cielo.

Ma perché tutta questa differenza tra le due chiese?

A prescindere dall’indiscutibile talento di entrambi, mentre Borromini doveva far fronte alle ristrettezze economiche dei frati, Sant’Andrea al Quirinale era stata commissionata a Bernini dal Cardinal Pamphili con la benevolenza del Papa.

Non è difficile immaginare che i budget a disposizione fossero completamente diversi.

Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale (Rome, Italy)

6 – Sculture oscene a Roma

Un’altra storia molto “divertente” riguarda invece il palazzo di Propaganda Fide.

Borromini riuscì infatti a “rubare” la commissione del palazzo al suo rivale, che abitava proprio davanti al cantiere. Per beffeggiarlo nella sua sconfitta, egli scolpì due grandi orecchie d’asino sulla facciata ancora incompleta.

Bernini non restò di certo a guardare. Per pronta risposta realizzò sul suo cornicione un gigantesco… fallo!

Queste due sculture furono in seguito rimosse per motivi di decenza, ma la rivalità leggendaria di questi due geni ancora riecheggia per le strade di Roma.

Palazzo propaganda fide

Bisogno d’aiuto?

E tu cosa ne pensi di questi due grandi artisti?

Vuoi scoprire qualche opera in particolare e hai bisogno di qualche altro consiglio?

Se vuoi prenotare alcune attività o biglietti, scrivimi pure nei commenti il budget che hai a disposizione e le date a cui sei interessato.

Ti aiuterò gratuitamente a trovare le soluzioni più adatte alle tue esigenze.

Elisa

Elisa

Ciao, io sono Elisa! Sono una storica dell’arte e travel blogger. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Dal 2012 ho creato arttrip.it per condividere le mie esperienze di viaggio con tutti voi. Foto scattate con Panasonic GH5

10 commenti su “Bernini e Borromini: 6 cose da sapere per scoprire la loro rivalità leggendaria”

  1. Ciao Elisa! Sono Carlotta e anch’io sono laureata in Storia dell’arte. Leggendo, ho riscontrato un errore (forse di battitura?): il papa che precede Innocenzo X Pamphili è Urbano VIII Barberini, e non Urbano VII. Per il resto bellissimo articolo che mette in luce la rivalità dei due. Io ho sempre preferito Bernini perché è più passionale e polivalente e incarna perfettamente lo spirito del suo tempo, tanto da diventare, a mio dire, la figura più rappresentativa del Seicento e del Barocco, forse (e dico, forse) anche più di Caravaggio.

  2. Ciao Elisa mi spiace farti notare pero’ che la Statua con la mano alzata non rappresenta il Gange ma il Rio de La Plata e che il Nilo si copre il volto poiché le sorgenti erano ancora oscure.
    Sono una Storica dell’Arte nonché Guida.
    Ciao Bea

  3. Giustamente Bernini può essere considerato il genio del “600 ma in quanto a fantasia Borromini superava sicuramente il suo antagonista. Per quanto riguarda poi la statua velata della fontana dei fiumi il motivo è dato dal fatto che all’epoca non erano conosciute le sue sorgenti e non perché non volesse guardare l’opera di Borromini( Sant’Agnese in Agone) anche perché la fontana é precedente e la statua da le spalle alla chiesa stessa.

  4. Ciao sono Bruna, da sempre amante dell’arte mi sto laureando in BC, i due artisti del Barocco sono stati entrambi dei geni, ogniuno a modo suo , non trovo rivalità tra i due, entrambi erano necessari per imprimere il loro modo di mostrare l’arte Barocca.

    • Assolutamente vero. Peccato che questi due grandi artisti abbiano vissuto nello stesso periodo storico. Soprattutto per Borromini che è stato spesso messo da parte in favore di Bernini

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