La Fontana della Barcaccia è la fontana romana che si fotografa di più e si guarda di meno, e la colpa è della scalinata che ha alle spalle.

Arrivi a piazza di Spagna, alzi lo sguardo verso Trinità dei Monti, scatti la fotografia con la scalinata sullo sfondo e la fontana finisce nell’angolo in basso dell’inquadratura, ridotta a una vasca di pietra bianca dove qualcuno riempie la borraccia.

Eppure è una barca. Una barca di travertino, semisommersa, con l’acqua che le entra dai fianchi e la fa affondare per sempre senza mai affondarla.

Ci sono passata centinaia di volte prima di accorgermi di una cosa che cambia tutto: quella fontana è più bassa del selciato. Non è un capriccio scenografico, è la soluzione a un problema tecnico, ed è il motivo per cui esiste in questa forma.

Partiamo proprio da lì.

Perché la fontana è incassata nel selciato

Nel 1623 papa Urbano VIII Barberini riprende un piano avviato mezzo secolo prima: dotare le piazze principali di Roma di fontane pubbliche, alimentate dall’Acqua Vergine, l’antico acquedotto rimesso in funzione nel Rinascimento.

Piazza di Spagna è uno dei punti previsti, e qui l’acquedotto arriva con una pressione bassissima. In un punto così, una fontana verticale con getti e cascate non funziona: l’acqua salirebbe di pochi centimetri e ricadrebbe subito.

La soluzione fu smettere di combattere il problema e trasformarlo nel soggetto. Se l’acqua non può salire, allora scenda: la vasca viene scavata sotto il livello della strada, e quel poco di pressione disponibile basta a far tracimare l’acqua dai bordi di una barca che sembra imbarcare acqua da tutte le parti.

Il risultato è una fontana che non si vede da lontano e si scopre solo quando ci arrivi davanti. Nel Seicento questo era un modo nuovo di pensare una fontana pubblica: non un monumento da guardare, ma una scena in cui entri.

L’acqua sgorga da due grandi soli, uno a prua e uno a poppa, e da una vaschetta centrale a forma di conchiglia.

la prua della fontana della barcaccia con il sole barberini da cui esce l acqua

Chi l’ha scolpita davvero

Qui va detta una cosa che le guide veloci saltano: la Barcaccia non è di Gian Lorenzo Bernini, o almeno non solo.

L’opera è di Pietro Bernini (1562-1629), suo padre, che nel 1623 era stato nominato architetto dell’Acqua Vergine e aveva quindi la responsabilità tecnica delle fontane alimentate da quell’acquedotto. I lavori si svolgono fra il 1626 e il 1629, e Pietro muore proprio nell’anno in cui la fontana viene completata.

La Sovrintendenza Capitolina, che è la fonte più prudente in materia, scrive che la collaborazione del figlio non si può escludere. Gian Lorenzo aveva allora poco meno di trent’anni, lavorava già accanto al padre da un decennio e in quegli stessi anni riceveva le commissioni che lo avrebbero reso l’artista di Roma.

Quindi la formula onesta è questa: la Barcaccia è di Pietro Bernini, forse con la mano del figlio, e appartiene alla famiglia più che al singolo. Se cerchi il Gian Lorenzo maturo e riconoscibile, quello è a due chilometri da qui, nella Fontana del Tritone e nella Fontana dei Quattro Fiumi.

Su entrambe le estremità della barca ci sono le api dei Barberini, lo stemma di Urbano VIII, insieme ai soli araldici della stessa famiglia. Sono le stesse api che ritrovi, in versione miniaturizzata, nella Fontana delle Api a piazza Barberini.

La leggenda dell’alluvione del Tevere

Il racconto che sentirai in piazza è che nel 1598 una grande piena del Tevere allagò Roma fino a qui, e che al ritirarsi delle acque restò una barca arenata proprio in mezzo alla piazza. Urbano VIII l’avrebbe voluta ricordare con una fontana.

L’alluvione del 1598 è avvenuta davvero, e fu una delle peggiori della storia di Roma. La barca arenata a piazza di Spagna, invece, non compare nelle fonti ufficiali del monumento: la pagina della Sovrintendenza non la cita e spiega la forma con la scelta scultorea e con il problema della pressione.

La tengo volentieri come leggenda, che a Roma vale quanto un documento, ma non come storia. La spiegazione idraulica ha il vantaggio di essere vera e di raccontare qualcosa di più interessante sul mestiere di chi progettava fontane nel Seicento.

Sul nome, invece, non c’è mistero: barcaccia è il termine dispregiativo per una barca da carico malandata, come quelle che risalivano il Tevere. Il nome non è nobile e la fontana nemmeno pretende di esserlo.

Il 2015 e i danni che si vedono ancora

La Barcaccia era appena uscita da un restauro durato circa un anno, concluso nel 2014, quando il 19 febbraio 2015 venne devastata dai tifosi olandesi del Feyenoord, in città per una partita di Europa League. La conta dei danni parlò di oltre cento fra scheggiature e lesioni sul travertino.

È un travertino tenero e poroso, e le scheggiature non si possono ricostruire: si consolidano e restano. Se ti avvicini al bordo e guardi il labbro della vasca in luce radente, le vedi ancora.

la fontana della barcaccia con le scheggiature sul bordo dopo i danni del 2015

Nell’aprile 2025 si è concluso un nuovo intervento di manutenzione straordinaria, dentro il programma PNRR Caput Mundi che ha riguardato cinque fontane monumentali romane. Sono state ripulite le superfici, trattate le patine biologiche, protetti gli elementi metallici e rifatta l’impermeabilizzazione delle vasche.

Attenzione: la Barcaccia non ha un impianto a ricircolo e l’acqua che scorre nella vaschetta centrale arriva dall’Acqua Vergine. Per bere o riempire la borraccia usa i nasoni, che sono le fontanelle pubbliche destinate a questo scopo. Salire sul bordo, sedersi sulla vasca o entrare in acqua è invece vietato.

Cosa guardare intorno, in cinque minuti

La piazza si legge male se resti fermo davanti alla fontana.

Sulla destra guardando la scalinata c’è la Casa di Keats e Shelley, dove il poeta inglese morì di tubercolosi nel 1821, oggi museo. A pochi passi, in via dei Condotti, c’è l’Antico Caffè Greco, aperto dal 1760.

In fondo alla piazza, verso sud, la colonna dell’Immacolata viene onorata ogni 8 dicembre dai vigili del fuoco, che salgono con l’autoscala per posare una corona di fiori sul braccio della Madonna. È una delle scene romane più belle dell’anno.

E la scalinata, che è del Settecento e non ha niente a che vedere con Bernini, porta in dieci minuti al Pincio e all’ingresso di Villa Borghese.

veduta di piazza di spagna con la fontana della barcaccia e la scalinata di trinita dei monti

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 agosto 2026 sulla pagina della Sovrintendenza Capitolina e sul sito di Roma Capitale. Le regole di accesso dipendono da ordinanze comunali che cambiano: leggi i cartelli in piazza.

Biglietti. La fontana è in una piazza pubblica e si vede gratuitamente.

Orari. Piazza di Spagna è sempre accessibile.

Le regole da conoscere. Dal 2019 il regolamento di polizia urbana vieta di sedersi e sdraiarsi sulla scalinata di Trinità dei Monti, e di sedersi, sdraiarsi, arrampicarsi o immergersi nelle fontane. Le sanzioni sono fissate per ordinanza e vengono aggiornate, quindi conviene leggere l’importo sul cartello affisso invece di fidarsi di una cifra letta online. I vigili urbani presidiano la piazza tutto il giorno e i richiami sono frequenti.

Come arrivare. La fermata Spagna della metropolitana linea A esce a cinquanta metri dalla fontana. A piedi sono dieci minuti dalla Fontana di Trevi e quindici da piazza del Popolo lungo via del Babuino.

Quanto tempo. Per la fontana bastano dieci minuti. Con la salita alla scalinata e la terrazza di Trinità dei Monti conta un’ora.

Quando andare. Fra le 10.00 e le 20.00 la piazza è piena e attorno alla vasca c’è sempre una fila di persone. Prima delle 8.00 è quasi deserta, e con il sole basso il travertino della barca diventa dorato.

Salendo la scalinata e attraversando il Pincio si arriva a Villa Borghese, dove la Galleria Borghese custodisce i quattro capolavori giovanili di Gian Lorenzo Bernini, dall’Apollo e Dafne al Ratto di Proserpina. L’ingresso è contingentato e si esaurisce con settimane di anticipo, quindi conviene prenotare il biglietto prima di partire.

Cosa vedere intorno

La Barcaccia apre bene un giro dedicato all’acqua di Roma: la trovi come prima tappa nella guida alle fontane di Bernini a Roma, insieme alla Fontana di Trevi, che dallo stesso acquedotto prende il nome e il flusso.

Se vuoi capire chi erano i Barberini, le loro api sono ovunque: a palazzo Barberini, sulla Fontana del Tritone e sulla Fontana delle Api.

Per il quadro d’insieme dell’artista di famiglia ci sono le dieci opere di Gian Lorenzo Bernini, e per organizzare la visita l’itinerario di tre giorni a Roma.


Crediti fotografici. Prua della fontana: Jerzy Strzelecki, CC BY-SA 3.0. Danni del 2015: Daniele Brundu, CC BY 4.0. Veduta della piazza: Ank Kumar, CC BY-SA 4.0. Tutte da Wikimedia Commons. La fotografia di copertina è dell’autrice.