A Roma ci sono due modi di camminare nel centro storico. Uno è quello normale. L’altro è accorgersi che, in una decina di punti, i muri non sono dritti.

Rientrano, sporgono, si torcono. Le facciate sembrano di stoffa invece che di pietra, le cupole si allungano, le lanterne fanno cose che nessun altro architetto ha mai provato. Sono le opere di Francesco Borromini, e sono tutte dentro un quadrato di due chilometri per due.

Il problema è che metà di quei posti oggi è chiusa, in restauro, o è diventata un’ambasciata. Quindi questa guida non è un elenco: è una divisione fra quello che si visita e quello che si guarda soltanto, con l’ordine in cui conviene farle.

piazza Navona con la facciata di Sant’Agnese in Agone e la fontana dei Quattro Fiumi

Chi era, in tre paragrafi

Nasce nel 1599 a Bissone, sul lago di Lugano, e si chiama Francesco Castelli. A Roma ci arriva ragazzo, come scalpellino, e lavora al cantiere di San Pietro sotto Carlo Maderno, che è un suo parente e diventa il suo maestro. Cambia il cognome in Borromini più tardi.

Quando Maderno muore, nel 1629, il cantiere passa a Gian Lorenzo Bernini, che ha un anno più di lui ed è già l’artista favorito dei papi. Borromini lavora per lui, disegna per lui, e nel 1634 i due si separano.

Che cosa distingue davvero i due, oltre al talento? Da quel momento le loro carriere si toccano di continuo e non si somigliano mai. Bernini è cortigiano, teatrale, prolifico, benvoluto; Borromini è solitario, ossessivo, difficile con i committenti, e muore suicida nell’agosto del 1667, chiedendo di essere sepolto senza nome nella tomba del suo maestro.

Quello che segue è quello che ha lasciato per strada.

Quello che si visita davvero

Sono le tre tappe su cui costruire la giornata, perché una porta aperta è una porta aperta.

San Carlino alle Quattro Fontane

La sua prima opera da solo e il suo ultimo cantiere: chiesa larga dodici metri, cupola ovale con i cassettoni che rimpiccioliscono salendo, chiostro con gli angoli smussati, cripta con la cappella dove voleva essere sepolto e non lo fu.

È la tappa che spiega tutte le altre, ed è aperta tutti i giorni feriali, gratis. La racconto per intero in San Carlino alle Quattro Fontane.

l’interno bianco di San Carlino con le pareti curve e le colonne

La galleria prospettica di palazzo Spada

Un colonnato di otto metri e ottantadue che ne sembra trentacinque, con una statua di sessanta centimetri che sembra a grandezza naturale. È l’unica tappa a pagamento del percorso, sei euro, e sta a cinque minuti da Campo de’ Fiori.

Come funziona l’inganno, e come si guarda senza rovinarselo, sta in la galleria prospettica di palazzo Spada.

Le quattro chiese

Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, la navata di San Giovanni in Laterano, il campanile di Sant’Andrea delle Fratte e San Giovanni dei Fiorentini, dove c’è la sua tomba. Tutte gratuite, tutte aperte, tutte con orari diversi da controllare prima.

Le ho messe in fila, con l’ordine di visita, in Borromini nelle chiese di Roma.

Quello che oggi non si visita

Qui la risposta cambia, e vale la pena saperlo prima di trovarsi davanti a un portone chiuso.

Sant’Ivo alla Sapienza è la sua opera più celebre dopo San Carlino, quella con la lanterna a spirale, ed è chiusa per restauro. L’accordo per riaprirla è stato firmato nel luglio 2025 e la riapertura era annunciata per fine anno, ma alla verifica del 30 agosto 2026 la rettoria la dà ancora chiusa. Il cortile della Sapienza, però, si attraversa, e da lì si vede quasi tutto: Sant’Ivo alla Sapienza.

Propaganda Fide, l’Oratorio dei Filippini, palazzo Falconieri e palazzo Pamphilj sono un dicastero vaticano, un complesso in restauro, un’accademia straniera e un’ambasciata. Si guardano dalla strada, e l’articolo su il Borromini che non si può visitare dice da quale punto guardarli e come si fa, nei rari casi in cui si può, a entrare.

C’è poi una cosa che non è di Borromini ma dove Borromini c’è: la scala elicoidale di palazzo Barberini, che disegna da collaboratore mentre il cantiere è di Maderno e poi di Bernini. Si sale con il biglietto del museo, e la trovi nell’articolo su palazzo Barberini e le sue opere.

L’itinerario in un giorno

Tutto è a piedi tranne il Laterano. L’ordine che segue tiene conto degli orari, che sono il vero vincolo.

Mattina, dalle 10. Comincia dal Quirinale con San Carlino, che apre alle 10 e chiude all’una: è la tappa che non puoi spostare. A cento metri c’è Sant’Andrea al Quirinale di Bernini, e vale i dieci minuti che chiede il confronto. Poi scendi verso piazza Barberini e, se vuoi la scala elicoidale, entra a palazzo Barberini.

Mezzogiorno. Cammina fino a piazza di Spagna e imbocca via di Propaganda: il muro curvo si legge meglio con la luce alta. Da lì, cinque minuti fino a Sant’Andrea delle Fratte per il campanile, tenendo presente che la chiesa apre nel pomeriggio.

Primo pomeriggio. Attraversa il centro verso piazza Navona: Sant’Agnese in Agone riapre alle 15, e a duecento metri c’è il cortile della Sapienza con la spirale di Sant’Ivo. Sul lato ovest della piazza c’è palazzo Pamphilj.

Tardo pomeriggio. Scendi verso il fiume: Oratorio dei Filippini a piazza della Chiesa Nuova, palazzo Falconieri su via Giulia, e la galleria prospettica di palazzo Spada, ricordando che l’ultimo accesso al Giardino Segreto è alle 18:30.

Chiusura. San Giovanni dei Fiorentini, all’imbocco di via Giulia, dove sul pavimento c’è la lastra con il suo nome. È il posto giusto per finire, ed è a cinque minuti da Spada.

Il Laterano non entra in questa giornata: prendilo un’altra volta, con la metropolitana, insieme al resto della basilica.

Perché tutto questo sta in due chilometri

Perché le opere di un architetto che ha lavorato quarant’anni stanno tutte dentro il centro storico? La risposta dice qualcosa sul mestiere nel Seicento.

Borromini lavorava per committenti romani: papi, cardinali, ordini religiosi, famiglie che avevano il palazzo nel rione. Non c’erano concorsi internazionali né incarichi in altre città che si potessero seguire da lontano, e lui in particolare seguiva i cantieri di persona, discutendo con i capomastri e ridisegnando in corso d’opera.

Il risultato, per chi visita Roma oggi, è una fortuna: l’opera omnia di uno dei più grandi architetti europei si vede camminando, in una giornata, senza mai prendere un mezzo.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 30 agosto 2026 sulle pagine delle singole istituzioni. Gli orari delle chiese cambiano con le funzioni e con la stagione, e in questo itinerario due tappe hanno vincoli stretti: San Carlino chiude all’una e riapre nel pomeriggio, Sant’Andrea delle Fratte apre soprattutto dopo le 16.

Quanto costa. Quasi niente. L’unico biglietto obbligatorio è quello della Galleria Spada, 6 euro. Palazzo Barberini è facoltativo. Tutto il resto è gratuito.

Quanto tempo. Una giornata piena per il centro storico, mezza giornata per la versione corta (San Carlino, piazza Navona, Spada). Il Laterano va contato a parte.

Con che scarpe. L’itinerario completo sono circa sei chilometri sul sampietrino, con due salite: quella verso il Quirinale e quella verso piazza di Spagna.

Cosa fare se piove. Le tappe al coperto sono San Carlino, le chiese e la Galleria Spada; le facciate di Propaganda Fide e dell’Oratorio si guardano comunque, ma male.

L’itinerario passa da piazza Navona, e sotto la piazza c’è ancora lo stadio di Domiziano, che ne spiega la forma allungata: si visita con un tour guidato dei sotterranei, che racconta anche la rivalità con Bernini nei punti in cui è nata.

Cosa vedere intorno

L’altro protagonista di questa storia ha i suoi itinerari: le fontane di Bernini a Roma, le opere di Bernini in San Pietro, quelle nelle chiese di Roma e le dieci opere da conoscere.

Il confronto diretto fra i due, con gli aneddoti che a Roma si raccontano ancora, sta nelle curiosità su Bernini e Borromini.

Se stai costruendo il viaggio, cosa vedere a Roma in 3 giorni incastra queste tappe con il resto della città.


Crediti fotografici. Piazza Navona: Wolfgang Moroder, CC BY-SA 3.0. Interno di San Carlino: Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0. Entrambe da Wikimedia Commons.