Comincio dalla cosa che conta se stai programmando una visita: la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza è chiusa, e lo è da anni. Il restauro va avanti dal 2016, l’accordo per riaprirla al pubblico è stato firmato nel luglio 2025, e alla data in cui scrivo la rettoria continua a dichiararla chiusa ai visitatori.

Detto questo, vale ancora la pena andarci, ed è l’unica chiesa di Roma per cui scrivo una frase del genere.

Perché il pezzo più famoso di questo edificio, la lanterna a spirale che non somiglia a niente altro nell’architettura europea, non si guarda da dentro. Si guarda dal cortile, e dai tetti di mezza Roma.

il cortile della Sapienza con la facciata concava di Sant’Ivo e la lanterna a spirale

Una chiesa in fondo al cortile di un’università

Sant’Ivo non affaccia su nessuna strada. Sta in fondo al cortile del palazzo della Sapienza, in corso del Rinascimento, a duecento metri da piazza Navona, e chi passa davanti al portone senza sapere cosa c’è dentro tira dritto.

Quel palazzo era la sede dello Studium Urbis, cioè l’università di Roma, e Sant’Ivo ne era la cappella: una chiesa universitaria, non una parrocchia. Il nome della Sapienza è rimasto all’ateneo, che oggi sta altrove; il palazzo ospita l’Archivio di Stato di Roma.

Borromini viene nominato architetto della Sapienza nel 1632, l’anno prima di ricevere l’incarico da papa Urbano VIII Barberini, e il cantiere della chiesa va avanti dal 1642 al 1660, sotto tre papi diversi. Si vede: sulla facciata e nella cupola convivono le insegne di famiglie pontificie diverse, ed è il tipo di dettaglio che di solito si dà per decorazione mentre è la cronologia del cantiere scritta sui muri.

La pianta a stella, e perché non è un vezzo

La chiesa ha una pianta a sei punte, ottenuta incrociando due triangoli. È la figura della stella a sei punte, e le letture correnti la collegano al simbolo della sapienza divina, adatto a una cappella universitaria. Come per la lanterna, però, si tratta di interpretazioni, non di un programma scritto da Borromini.

Ma il punto non è il simbolo. Che cosa rende questa pianta diversa da qualsiasi altra chiesa a pianta centrale? Il fatto che sale.

In una chiesa normale la pianta sta a terra e la cupola è un’altra cosa, appoggiata sopra. Qui no: le sei punte alternate, tre absidi concave e tre convesse, continuano verso l’alto senza interruzione, e la cupola non è una calotta appoggiata ma la stessa figura che si chiude in cima. Non c’è tamburo, non c’è pausa. Chi entra vede un unico spazio che si torce e sale.

L’interno è bianco, con stucchi a stelle, cherubini e le insegne dei committenti, ed è illuminato da finestre alte che tengono il basso in ombra e la volta in luce.

la cupola di Sant’Ivo vista dall’interno, con gli stucchi a stelle e la lanterna

La lanterna, l’unica cosa così

E in cima? Dove qualsiasi altro architetto del Seicento avrebbe messo un tempietto rotondo con un cupolino, Borromini ha messo una spirale.

È un cono a gradini che si avvita su se stesso, chiuso in cima da una corona di fiamme in ferro, dalla sfera e dalla croce. Non ha precedenti nell’architettura italiana, e le ipotesi sulla sua origine si rincorrono da secoli: lo ziggurat mesopotamico visto nelle stampe, il faro di Alessandria, l’ape Barberini vista di profilo, la lumaca, la torre di Babele.

Nessuna di queste letture è dimostrata, e chi te ne racconta una come la spiegazione ufficiale sta semplificando.

Quello che si può dire è più semplice e più utile: la spirale è l’unico elemento della chiesa che si vede da lontano, ed è quello che rende Sant’Ivo riconoscibile in qualsiasi panorama romano preso dall’alto, incastrata fra i tetti a due passi da piazza Navona.

la lanterna a spirale di Sant’Ivo che spunta sui tetti di Roma al tramonto

Come vederla adesso

Il restauro è finanziato con i fondi del PNRR e riguarda l’intero complesso. Il 24 luglio 2025 il Ministero della cultura, la diocesi di Roma e l’Archivio di Stato hanno firmato un accordo decennale che affida all’Archivio la gestione delle aperture al pubblico, con ingresso gratuito: la stampa dava la riapertura entro la fine del 2025.

Alla verifica del 30 agosto 2026, però, il sito della rettoria continua a riportare la chiesa chiusa per lavori, con le messe celebrate nella sala della rettoria invece che in chiesa. Le due informazioni non si contraddicono: l’accordo esiste, la data annunciata è passata, l’apertura regolare non risulta ancora attiva.

Nel frattempo, quello che si può fare davvero:

Il cortile della Sapienza. È l’ingresso dell’Archivio di Stato, in corso del Rinascimento 40, e da lì si vedono la facciata concava, il tamburo e la spirale per intero: cioè tre quarti di quello che rende famoso questo edificio. Gli orari sono quelli dell’Archivio, quindi feriali e lavorativi: controlla prima sul sito dell’Archivio di Stato di Roma.

Dall’alto. La lanterna spunta sopra i tetti da qualsiasi terrazza panoramica del centro storico, e da lontano si riconosce anche senza saperla cercare.

Le aperture straordinarie. Sono lo strumento con cui questa chiesa si è fatta vedere negli ultimi anni, e passano dai canali dell’Archivio di Stato e del Ministero: vale la pena controllarli se sei a Roma in giornate di eventi culturali.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 30 agosto 2026 sul sito della rettoria e sulla scheda del turismo di Roma Capitale.

Stato. Chiesa chiusa alle visite per restauro. Cortile visitabile negli orari dell’Archivio di Stato.

Biglietti. Oggi non si paga niente perché non si entra, e quando riaprirà l’accordo del 2025 prevede l’ingresso gratuito.

Indirizzo. La chiesa sta in corso del Rinascimento 40. Le messe si tengono nella sala della rettoria, con ingresso da via del Teatro Valle 33.

Come arrivare. Da piazza Navona sono tre minuti a piedi, dal Pantheon otto.

Quanto tempo. Dieci minuti per il cortile. Se la trovi aperta, mezz’ora.

Prima di partire. Telefona o scrivi alla rettoria, oppure controlla i canali dell’Archivio di Stato di Roma: è l’unico modo per sapere se in quel giorno si entra.

A duecento metri c’è piazza Navona, dove sotto la piazza resta lo stadio di Domiziano: si visita con un tour guidato dei sotterranei, che è il modo più semplice per non restare a mani vuote se trovi Sant’Ivo chiusa.

Cosa vedere intorno

Sant’Ivo sta dentro il quadrante più fitto di Borromini. A due passi c’è piazza Navona con la fontana dei Quattro Fiumi e la facciata di Sant’Agnese in Agone, che è sua; a dieci minuti, oltre via Giulia, c’è la galleria prospettica di palazzo Spada.

Sul Quirinale, dall’altra parte del centro, c’è San Carlino alle Quattro Fontane: la chiesa che si può visitare davvero, e quella in cui Borromini aveva preparato la propria tomba.

Per il carattere dell’uomo che ha disegnato questa spirale ci sono le curiosità su Bernini e Borromini.

Per vedere il resto di quello che ha lasciato in città, e sapere in anticipo cosa è aperto, c’è l’itinerario su le opere di Borromini a Roma.


Crediti fotografici. Cortile: Mstyslav Chernov, CC BY-SA 3.0. Cupola dall’interno: Nicholas Hartmann, CC BY-SA 4.0. Lanterna sui tetti: Nhartmannphotos, CC BY-SA 4.0. Tutte da Wikimedia Commons.