Una parte consistente di quello che Borromini ha costruito a Roma oggi è un’ambasciata, un’accademia straniera, un dicastero vaticano o un cantiere. Sono edifici in cui non si entra, o si entra due volte l’anno con una visita organizzata.

Le guide di solito li nominano e passano oltre, e il risultato è che il lettore ci arriva davanti, trova il portone chiuso e se ne va convinto di aver sbagliato indirizzo.

Questo articolo fa il contrario: li tratta per quello che sono, cioè architetture da guardare dalla strada, e dice da quale punto esatto guardarle. Sono quattro, stanno tutte nel centro storico, e tre delle quattro si vedono meglio da fuori che da dentro.

la facciata di Borromini su via di Propaganda, con il muro che si incurva

Propaganda Fide, dove Borromini demolì un Bernini

Il palazzo di Propaganda Fide sta a piazza di Spagna, e la sua storia è la rivalità in miniatura.

La facciata principale, quella sulla piazza, è di Bernini ed è del 1644. Poi i rapporti fra la congregazione e Bernini si guastano, e nel 1646 l’incarico passa a Borromini, che lavora sul fianco dell’edificio, in via di Propaganda.

Quello che fa lì è il suo pezzo più radicale. La facciata non ha un piano: le lesene sono spesse come pilastri, le finestre e le ali rientrano in curve concave, la parte centrale sporge in fuori. Il muro si muove per tutta la sua lunghezza, in una strada così stretta che per vederlo devi appoggiare la schiena al palazzo di fronte e alzare la testa.

E dentro? Nel 1666, l’anno prima di morire, Borromini costruisce l’oratorio dei Re Magi, e per farlo demolisce la cappella ovale che aveva costruito Bernini. Non è un aneddoto tramandato: è un fatto documentato, ed è il gesto più eloquente di tutta la vicenda fra i due.

Come si vede oggi. La facciata su via di Propaganda è pubblica e si guarda a qualsiasi ora, e resta la cosa più importante di questo elenco. La cappella dei Re Magi non è visitabile liberamente: si entra con le aperture straordinarie organizzate dalle associazioni culturali romane, a pagamento e su prenotazione, poche volte l’anno.

Il palazzo ospita anche il Museo Missionario di Propaganda Fide, che quando è aperto è la via ordinaria per entrare. Alla verifica del 30 agosto 2026 il museo dichiara sul proprio sito l’ingresso temporaneamente chiuso per lavori di restauro: controlla prima di contarci.

L’Oratorio dei Filippini, la facciata che sembra un abbraccio

Accanto alla Chiesa Nuova, in piazza della Chiesa Nuova, c’è un edificio di mattoni chiari con una facciata leggermente curva, che rientra al centro come se accogliesse chi arriva dalla piazza.

È l’Oratorio dei Filippini, e Borromini lo costruisce fra il 1637 e il 1643 dopo aver vinto il concorso indetto dai padri filippini.

La cosa che vale la pena sapere, guardandolo, è che quella facciata non è la facciata di una chiesa: la chiesa è quella accanto, in travertino, ed è di altri. Questa è la facciata di una sala per la musica e la predicazione, cioè di un edificio laico dentro un complesso religioso, e Borromini la costruisce in mattoni proprio per non farla competere con la chiesa.

Il nome dell’oratorio è anche l’origine di una parola che usiamo tutti: qui si eseguivano le laudi musicali dei filippini, ed è da questa istituzione che il genere musicale ha preso il nome di oratorio.

Come si vede oggi. La facciata e l’insieme con la Chiesa Nuova si guardano dalla piazza. L’interno, la cosiddetta sala Borromini, non ha visite ordinarie: si vede in occasione di conferenze e attività culturali, oppure su richiesta alla Biblioteca Vallicelliana, che ha sede nello stesso complesso. Controlla la programmazione prima di contarci.

la facciata curva in mattoni dell’Oratorio dei Filippini accanto alla Chiesa Nuova

Palazzo Falconieri, i falchi su via Giulia

All’inizio di via Giulia, sul lato del Tevere, c’è un palazzo che dal 1927 ospita l’Accademia d’Ungheria in Roma.

Borromini ci lavora dal 1646 per la famiglia Falconieri, e lascia tre cose che si riconoscono da fuori.

La prima sono le erme agli angoli della facciata su via Giulia: busti femminili con teste di falco, che sono lo stemma parlante dei Falconieri. Sono la cosa più fotografata dell’edificio e stanno in alto, quindi vanno cercate alzando lo sguardo mentre si cammina.

La seconda è la loggia a tre archi che chiude il palazzo verso il fiume, del 1646: la si vede dal lungotevere e dal ponte, ed è la ragione per cui questo palazzo ha due facce diverse a seconda del lato da cui lo guardi.

La terza sta dentro e non si vede quasi mai: i soffitti a stucco delle sale nobili, che sono fra le cose più elaborate che Borromini abbia disegnato.

Come si vede oggi. L’esterno è pubblico. L’Accademia organizza mostre, concerti e incontri, e in quelle occasioni parti del palazzo si aprono; una volta l’anno l’edificio partecipa alle giornate di apertura straordinaria dei palazzi romani. È l’unico modo realistico di vedere i soffitti.

la loggia a tre archi di palazzo Falconieri verso il Tevere

Palazzo Pamphilj, la galleria dentro un’ambasciata

Sul lato ovest di piazza Navona, accanto a Sant’Agnese in Agone, c’è il palazzo della famiglia di papa Innocenzo X. Oggi è l’ambasciata del Brasile.

Dentro c’è una galleria disegnata da Borromini, lunga e stretta, affrescata da Pietro da Cortona con le storie di Enea: uno dei rari casi in cui i due massimi nomi del barocco romano, l’architetto e il pittore, lavorano sullo stesso ambiente.

Come si entra in un’ambasciata per vedere un affresco? Con le regole di un’ambasciata, non con quelle di un museo.

Come si vede oggi. L’ambasciata organizza visite guidate su prenotazione, in date stabilite e a gruppi ridotti, con i dati dei partecipanti e un documento da comunicare al momento della prenotazione. Si passa dal sito dell’ambasciata o dalle associazioni che gestiscono le aperture. Non è una visita che si improvvisa il giorno stesso, ed è il motivo per cui questa tappa va decisa prima di partire, non a Roma.

Come metterle in fila

Tre delle quattro stanno vicine e si fanno in un’ora, se l’obiettivo è vederle da fuori.

Il giro breve. Piazza Navona per palazzo Pamphilj, poi cinque minuti fino a piazza della Chiesa Nuova per l’Oratorio dei Filippini, poi altri cinque fino a via Giulia per palazzo Falconieri. Sono tre facciate in venti minuti di cammino.

La quarta. Propaganda Fide sta dall’altra parte, a piazza di Spagna, e conviene abbinarla a una giornata su quel lato del centro: dal palazzo, in cinque minuti, si arriva a Sant’Andrea delle Fratte, che è un’altra sua opera e quella sì aperta.

L’ora giusta. Via di Propaganda è una strada stretta e in ombra per gran parte della giornata: il muro curvo si legge meglio con la luce alta, cioè intorno a mezzogiorno, che è l’opposto del consiglio che si dà di solito.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 30 agosto 2026 sui siti delle istituzioni che occupano i quattro edifici e sulle schede del turismo di Roma Capitale. Questa è la categoria di informazioni che invecchia più in fretta di tutte: aperture straordinarie, restauri e calendari di visita cambiano di mese in mese.

Biglietti. Guardare dalla strada non costa niente. Le visite guidate alla cappella dei Re Magi e a palazzo Pamphilj sono a pagamento e organizzate da terzi, con prezzi che cambiano a ogni iniziativa.

Prenotazioni. Palazzo Pamphilj passa dall’ambasciata del Brasile, con i dati dei partecipanti; la cappella dei Re Magi e palazzo Falconieri dalle associazioni culturali romane e dalle giornate di apertura straordinaria; l’Oratorio dei Filippini dalla Biblioteca Vallicelliana.

Quanto tempo. Un’ora per le tre del centro, mezz’ora per Propaganda Fide.

Se il giro dalla strada ti lascia con la voglia di entrare da qualche parte, la cosa più semplice è piazza Navona, da cui il percorso comincia: sotto la piazza c’è ancora lo stadio di Domiziano, e si visita con un tour guidato dei sotterranei.

Cosa vedere intorno

Le opere di Borromini che si visitano davvero sono poche e stanno tutte a portata di questo giro: San Carlino alle Quattro Fontane, aperta tutti i giorni feriali, la galleria prospettica di palazzo Spada, a cinque minuti da via Giulia, e le quattro chiese romane di Borromini, tutte gratuite.

Sant’Ivo alla Sapienza sta a metà strada fra le due categorie: la chiesa è chiusa per restauro, ma il cortile si attraversa.

Per capire perché tanti di questi cantieri gli siano stati contesi ci sono le curiosità su Bernini e Borromini.

Per costruire una giornata che alterni le facciate chiuse e le tappe aperte c’è l’itinerario su le opere di Borromini a Roma.


Crediti fotografici. Propaganda Fide: Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 4.0. Oratorio dei Filippini: Geobia, CC BY-SA 4.0. Palazzo Falconieri: Jordiferrer, CC BY-SA 4.0. Tutte da Wikimedia Commons.