Gian Lorenzo Bernini lavorò alla basilica di San Pietro per più di cinquant’anni. Non ci fece una statua: ne rifece l’interno, l’abside, la piazza davanti e la scala che porta ai palazzi accanto.
Il risultato è che oggi, entrando in San Pietro, gran parte di quello che vedi tra l’ingresso e il fondo dell’abside è suo, e quasi nessuno lo sa mentre lo guarda. Questa è una guida alle sette opere da cercare, con le date verificate sulla Fabbrica di San Pietro e l’ordine in cui conviene incontrarle.

1 – Il colonnato di piazza San Pietro (1656-1667)
Comincia da fuori, perché è lì che Bernini ti prende prima ancora che tu entri.
Il colonnato è fatto di 284 colonne disposte su quattro file, alte 16 metri, che chiudono la piazza in due bracci curvi. In cima ci sono 140 statue di santi, ciascuna alta più di tre metri: i modelli sono di Bernini, ma le sculture furono eseguite dai suoi allievi fra il 1662 e il 1703, cioè in parte dopo la sua morte.
La piazza fu completata nel 1667, dopo undici anni di lavori. Bernini stesso spiegò la forma con l’immagine delle braccia materne della Chiesa che accolgono i fedeli, e la metafora è diventata più famosa dell’architetto.
La cosa da fare sul posto, e che quasi nessuno fa: cerca nel selciato i due dischi di porfido ai lati dell’obelisco. Mettiti sopra uno dei due e guarda il colonnato. Le quattro file di colonne si allineano perfettamente e ne vedi una sola. È il punto in cui la geometria si rivela, e da qualunque altro punto della piazza non funziona.
Della piazza e della sua storia parlo anche nel ritratto di Gian Lorenzo Bernini, dove il colonnato è la prima delle dieci opere.
2 – Il baldacchino sopra l’altare papale (1624-1633)
Entra, cammina fino al centro della crociera e alza la testa.
Il baldacchino è la più grande cosa in bronzo che il barocco abbia prodotto: 28,5 metri, quanto un palazzo di nove piani, dentro una chiesa. Fu commissionato da Urbano VIII, costruito dal luglio 1624 al 1633 e inaugurato il 28 giugno 1633.
Le quattro colonne tortili che lo reggono non sono un capriccio: citano le colonne a spirale della vecchia basilica costantiniana, che la tradizione voleva provenienti dal Tempio di Salomone. Bernini prende una reliquia architettonica e la moltiplica di scala.
Sul bronzo circola una storia che quasi tutti sbagliano, e siccome merita di essere raccontata per intero l’ho messa nella guida alla visita: la trovi in basilica di San Pietro, sezione sul baldacchino. In breve: il collegamento con il Pantheon è propaganda, e la verità è più interessante della leggenda.
3 – La Cattedra di San Pietro (1656-1666)
Continua fino in fondo all’abside. Quella macchina di bronzo dorato, nuvole e raggi è la Cattedra, che la Fabbrica di San Pietro dà come ultimata nel 1666 dopo dieci anni di lavori.
Non è un trono: è un reliquiario. Dentro c’è un antico trono di legno che la tradizione voleva fosse la sedia dell’apostolo, decorato con placchette d’avorio raffiguranti le fatiche di Ercole e con fregi d’avorio di epoca carolingia, del IX secolo. Bernini non lo mostra e non lo nasconde: lo incapsula in una struttura che lo fa sembrare sollevato da forze invisibili.
Sopra c’è il colpo di teatro: la colomba dello Spirito Santo in una vetrata di alabastro, a circa venti metri di altezza, dentro una gloria di angeli e putti in stucco dorato. È l’unica vetrata colorata di tutta la basilica.
Due cose pratiche. La Cattedra funziona con la luce del pomeriggio, quando il sole passa da quel lato: la mattina la vedi spenta. E il 22 febbraio, festa della Cattedra, il monumento viene illuminato con oltre cento candele.
4 – Il San Longino (1629-1638)
Torna sotto la cupola e guarda i quattro pilastroni che la reggono. In ognuno c’è una nicchia con una statua colossale, e ciascuna corrisponde a una reliquia. Quella di Bernini è San Longino, il centurione che secondo il racconto evangelico trafisse il costato di Cristo.

È alta 4,50 metri e fu completata nel maggio 1638. Fa parte del riassetto dei quattro pilastri che Urbano VIII affidò a Bernini fra il 1628 e il 1639, ma delle quattro statue solo questa è di sua mano: le altre tre sono di altri scultori.
Guarda la posa. Longino sta con le braccia spalancate, la lancia in una mano, la testa rovesciata all’indietro: è il momento esatto in cui capisce chi ha appena ucciso. Bernini non scolpisce il centurione, scolpisce la conversione, cioè un fatto interiore, e lo rende visibile con un corpo che si apre.
Le tre statue accanto sono di scultori diversi e si vedono nello stesso sguardo: è il confronto più immediato che San Pietro offre fra Bernini e i suoi contemporanei.
5 – Il monumento funebre di Urbano VIII (1628-1647)
Nell’abside, a destra della Cattedra, c’è la tomba dell’uomo che gli aveva dato tutto.
Urbano VIII Barberini è seduto in alto con la mano alzata a benedire, in bronzo dorato. Sotto, in marmo bianco, ci sono due allegorie, la Carità e la Giustizia. In mezzo, tra il papa e le due donne, c’è la cosa che rende questa tomba diversa da tutte le altre: uno scheletro a grandezza naturale, in bronzo, che sta scrivendo il nome del pontefice su un cartiglio.
Non è un teschio decorativo. È la Morte colta mentre lavora, nell’atto di registrare che quel papa è finito. Bernini ci mise quasi vent’anni, dal 1628 al 1647, e la formula che inventò qui, il defunto in alto e la morte attiva in basso, diventò il modello dei monumenti funebri papali per un secolo.
6 – Il monumento funebre di Alessandro VII (1672-1678)
Nel transetto sinistro, sopra una porta, c’è l’ultimo grande lavoro di Bernini in basilica, fatto quando aveva più di settant’anni: la tomba di Alessandro VII Chigi, realizzata fra il 1672 e il 1678 su suoi disegni e bozzetti, con la collaborazione degli allievi.
Il papa è inginocchiato in preghiera, e sotto di lui un enorme drappo di marmo rosso copre la porta vera, quella da cui passa la gente. Da sotto il drappo emerge di nuovo uno scheletro dorato, che con una mano solleva il panno e con l’altra regge una clessidra verso il papa.
È la stessa idea della tomba di Urbano VIII, portata alle estreme conseguenze: qui la Morte non registra, avvisa. E lo fa attraverso una porta funzionante, in modo che ogni volta che qualcuno la attraversa la scena si ricomponga.
7 – La Scala Regia (1663-1666)
L’ultima opera non è dentro la basilica ma accanto, e non tutti possono vederla: la Scala Regia è l’ingresso monumentale ai Palazzi Vaticani e si intravede dal portico, sulla destra, ma il percorso vero è riservato.
Il problema che Bernini doveva risolvere era ingrato: uno scalone preesistente di Antonio da Sangallo il Giovane, in uno spazio che si restringeva salendo e che era troppo stretto e troppo basso per essere solenne. Fra il 1663 e il 1666, per Alessandro VII, Bernini lo riconfigurò con una prospettiva forzata: le colonne diminuiscono di altezza man mano che si sale e lo spazio fra loro e la parete si stringe, così l’occhio legge una galleria molto più lunga e regolare di quella che è.
È il pezzo più intelligente della sua carriera romana e quasi nessuno lo cita, perché non si può fotografare bene e non si può visitare liberamente. Vale però saperlo mentre passi nel portico: dietro quella cancellata c’è un inganno ottico progettato quattro secoli fa e ancora perfettamente funzionante.
In che ordine vederle
Il percorso che ha senso, se hai una mattina:
- Colonnato, dai dischi di porfido, prima di metterti in fila.
- Baldacchino e San Longino, che stanno nello stesso punto della basilica: alzando e abbassando lo sguardo li vedi entrambi.
- Cattedra, in fondo, con la luce del pomeriggio se puoi.
- Tomba di Urbano VIII, a destra della Cattedra, e tomba di Alessandro VII nel transetto sinistro, che si leggono come una coppia.
- Scala Regia dal portico, in uscita.
Per orari, ingressi, cupola e code, la guida completa è basilica di San Pietro. Le altre opere romane stanno negli altri due itinerari: le opere di Bernini nelle chiese di Roma, tutte a ingresso libero, e le fontane di Bernini a Roma. Il quadro complessivo è nel ritratto di Gian Lorenzo Bernini.
Informazioni pratiche
L’ingresso alla basilica è gratuito. Si paga solo la salita alla cupola e le visite guidate. I controlli di sicurezza sono all’ingresso della piazza e la fila dipende dall’ora: presto la mattina o nel tardo pomeriggio si entra in pochi minuti, a metà mattina si può stare in coda anche un’ora.
Il codice di abbigliamento è applicato davvero: spalle e ginocchia coperte, per uomini e donne. Chi arriva in canottiera o pantaloncini corti viene fermato al controllo, e non ci sono teli in prestito.
La Scala Regia non fa parte del percorso di visita libera: si vede solo di scorcio dal portico, oppure con i tour che includono l’area dei Palazzi Vaticani.
Se vuoi che qualcuno ti dica cosa stai guardando, e salire anche sulla cupola, il tour guidato con la salita alla cupola copre entrambe le cose: la basilica in sé resta gratuita, quello che paghi sono i 551 gradini e la guida.
Dati verificati il 29 agosto 2026 sul sito della Basilica di San Pietro.
Crediti fotografici. La Cattedra: Dnalor 01, CC BY-SA 3.0 AT, da Wikimedia Commons. Il San Longino è di Gary Todd ed è in pubblico dominio.