Le due opere di Borromini che tutti citano, San Carlino e Sant’Ivo, sono chiese intere disegnate da lui dalla prima pietra. Ma metà del suo lavoro romano non funziona così: sono interventi dentro edifici che esistevano già, e che oggi si attraversano senza sapere che una parte di quello che si sta guardando è sua.

Sono quattro, stanno tutte nel centro storico e non costa niente entrare in nessuna.

Questo articolo le mette in fila nell’ordine in cui conviene farle, dalla più famosa a quella che chiude il cerchio: la lastra sotto cui è sepolto.

la facciata concava di Sant’Agnese in Agone in piazza Navona

Sant’Agnese in Agone, piazza Navona

È la sua opera più vista al mondo, e quasi nessuno la guarda: chi arriva in piazza Navona fotografa la fontana di Bernini e usa la chiesa come sfondo.

Il cantiere non era suo. La chiesa era stata cominciata da Girolamo Rainaldi e dal figlio Carlo per volere di papa Innocenzo X Pamphilj, che aveva il palazzo di famiglia accanto e voleva una chiesa affacciata sulla piazza. Nel 1653 i Pamphilj si sfilano dai Rainaldi e chiamano Borromini, che ci resta fino al 1657.

Che cosa cambia, in quattro anni di lavoro su un edificio già impostato da altri? Una cosa sola, e si vede da qualsiasi punto della piazza: prende una facciata pensata piatta e la incurva verso l’interno. La parte centrale rientra, i lati avanzano, e la cupola che stava dietro all’improvviso si vede tutta, incorniciata dalle due torri campanarie che disegna lui e che vengono eseguite da altri.

Lo scopo si capisce stando in mezzo alla piazza: fare in modo che una chiesa stretta, incastrata fra due palazzi, sembri il fondale di uno spazio largo settanta metri.

Dentro, la pianta è a croce greca e l’effetto è verticale. Se hai tempo, chiedi della sacrestia, che Borromini disegna fra il 1658 e il 1666 e che è la parte meno vista dell’edificio.

Qui, però, devi diffidare della guida più simpatica della piazza. La storia del Nilo di Bernini che si copre gli occhi per non vedere questa facciata è cronologicamente impossibile: la fontana è finita nel 1651, Borromini prende il cantiere nel 1653. L’ho raccontata per esteso nell’articolo sulla fontana dei Quattro Fiumi.

Orari. Aperta tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9:00 alle 19:00, con pausa fra le 13:00 e le 15:00; il sabato e la domenica chiude alle 20:00. Ingresso libero.

San Giovanni in Laterano

Questa è la commessa più grande della sua vita, ed è anche quella che di solito non gli viene attribuita, perché il visitatore che entra nella cattedrale di Roma pensa a tutto tranne che al Barocco.

Nel 1646 papa Innocenzo X gli affida il rifacimento della basilica in vista del Giubileo del 1650. Il problema che gli mette davanti è di quelli che di solito rovinano una carriera: la basilica è l’edificio cristiano più antico e più venerabile della città, ha una struttura paleocristiana a cinque navate e un soffitto ligneo cinquecentesco, e non si può demolire niente.

Come si rifà una basilica senza toccarla? La soluzione si vede in due secondi, se sai dove guardare. Borromini non toglie le colonne antiche: le fascia. Le ingloba dentro dodici grandi pilastri, e nei pilastri apre nicchie a edicola, chiuse da timpani e colonne di marmo verde riusato.

Il senso è dichiarato: la navata diventa la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse, con le sue dodici porte. Le statue degli apostoli che oggi riempiono le nicchie, però, non sono sue né del suo secolo: furono commissionate intorno al 1702 e scolpite fra il 1704 e il 1718 da Camillo Rusconi, Pierre Legros e altri.

Quindi per cinquant’anni quelle nicchie sono rimaste vuote. Ed è la ragione per cui la volta che Borromini aveva progettato per coprire la navata non fu mai costruita: guarda in alto e vedrai ancora il soffitto ligneo che gli avevano imposto di salvare.

una nicchia a edicola di Borromini nella navata lateranense, con la statua di san Paolo

Orari. Aperta tutti i giorni dalle 7:00 alle 18:30, ingresso libero. Il chiostro cosmatesco si paga a parte.

Sant’Andrea delle Fratte

Fra via del Tritone e piazza di Spagna, in una via stretta, c’è l’edificio più strano che Borromini abbia lasciato a Roma, e la maggior parte dei passanti lo vede senza fermarsi perché la facciata della chiesa è anonima.

Il pezzo sta dietro. Fra il 1653 e il 1665 Borromini costruisce il tamburo della cupola e il campanile, e li lascia entrambi in una condizione che non ha equivalenti: il tamburo non fu mai coperto dalla calotta prevista, quindi quello che vedi è una struttura in mattoni nudi, con contrafforti diagonali che formano una specie di croce di Sant’Andrea.

Il campanile invece è finito ed è bianchissimo: un tamburo circolare di colonne, sopra un piano con quattro erme, in cima una corona di fiamme in ferro battuto sopra teste angeliche. Va guardato dal basso, da via di Sant’Andrea delle Fratte, dove si incastra fra le case.

Dentro la chiesa ci sono anche due angeli di Bernini, quelli con la corona di spine e con il cartiglio INRI: sono gli originali che Bernini scolpì di sua mano per ponte Sant’Angelo, considerati troppo preziosi per restare alle intemperie e sostituiti sul ponte da copie. Ne ho scritto nell’articolo su Bernini a Roma fra palazzi, angeli e ultima scultura.

Le due mani rivali, nello stesso edificio, senza nessuna targa che lo spieghi.

il campanile di Borromini a Sant’Andrea delle Fratte visto dalla strada

Orari. La basilica apre di norma al pomeriggio, dalle 16:00 alle 19:00 (la domenica fino alle 20:00), con orari mattutini legati alle funzioni. Ingresso libero. Il campanile e il tamburo si vedono dalla strada a qualsiasi ora.

San Giovanni dei Fiorentini

L’ultima tappa è vicino al Tevere, all’imbocco di via Giulia, ed è quella che chiude la storia.

Qui Borromini lavora alla fine della vita per la famiglia Falconieri, che gli commissiona la cappella maggiore e l’altare. Progetta anche la cripta di famiglia sotto il presbiterio, una stanza ellittica con colonne doriche e stucchi: un ambiente che, per un’ironia che sembra scritta, si rivelò inutilizzabile per l’umidità del fiume.

Ma non è per questo che ci si viene.

Al terzo pilastro della navata di sinistra, sul pavimento, c’è una lastra ottagonale di marmo scuro con un ovale bianco al centro. Sopra ci sono due parole e due date: FRANCISCUS BORROMINI 1599-1667.

È la tomba di Carlo Maderno, il parente che lo aveva portato a Roma da ragazzo e gli aveva insegnato il mestiere, ed è lì che Borromini chiese di essere sepolto, morendo, il 2 agosto 1667. Per quasi tre secoli sopra quella lastra il suo nome non c’è stato: fu aggiunto nel 1955.

Vale la pena arrivarci alla fine di un giro cominciato a piazza Navona. Chi ha costruito la facciata più vista di Roma sta sotto un pavimento che quasi nessuno guarda.

la lastra tombale di Francesco Borromini in San Giovanni dei Fiorentini

Orari. La basilica è di norma aperta la mattina e nel tardo pomeriggio; la cripta Falconieri ha aperture proprie e va chiesta in chiesa. Ingresso libero.

Come metterle in fila in mezza giornata

Le quattro tappe non stanno sulla stessa linea, quindi conviene un ordine.

Il giro corto, due ore. Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, poi dieci minuti a piedi fino a San Giovanni dei Fiorentini passando per via del Governo Vecchio. Sono le due che si tengono meglio insieme, perché sono l’inizio e la fine.

Il giro lungo, mezza giornata. Aggiungi Sant’Andrea delle Fratte, che sta dall’altra parte del centro verso piazza di Spagna, e chiudi con San Giovanni in Laterano, che è l’unica per cui serve la metropolitana (linea A, fermata San Giovanni).

Da tenere a mente. Sant’Andrea delle Fratte apre soprattutto il pomeriggio e Sant’Agnese chiude fra le 13:00 e le 15:00: se costruisci il giro a metà giornata rischi di trovare due porte chiuse su quattro.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 30 agosto 2026 sulle pagine delle singole basiliche e sulle schede del turismo di Roma Capitale. Gli orari delle chiese cambiano con le funzioni e con la stagione: controllali il giorno prima.

Biglietti. Nessuno, in tutte e quattro. Le uniche cose a pagamento in questo giro sono il chiostro del Laterano e le visite guidate alla cripta di Sant’Agnese.

Quanto tempo. Da due ore per le prime due a mezza giornata piena per tutte e quattro.

Come vestirsi. Sono chiese in funzione: spalle e ginocchia coperte, e in Laterano il controllo all’ingresso è quello di una basilica papale.

L’itinerario comincia dalla piazza sotto cui si trova ancora lo stadio di Domiziano, che spiega la forma allungata di piazza Navona: si visita con un tour guidato dei sotterranei e vale mezz’ora prima di entrare in Sant’Agnese.

Cosa vedere intorno

Le due chiese che Borromini ha costruito da zero sono San Carlino alle Quattro Fontane, che si visita tutti i giorni feriali con chiostro e cripta, e Sant’Ivo alla Sapienza, che è chiusa per restauro ma il cui cortile si attraversa.

A cinque minuti da San Giovanni dei Fiorentini c’è la galleria prospettica di palazzo Spada, l’unica cosa a pagamento di tutto il percorso borrominiano.

Per il rapporto con il rivale che gli ha conteso ogni cantiere ci sono le curiosità su Bernini e Borromini e le dieci opere di Gian Lorenzo Bernini.

Queste quattro chiese sono la parte gratuita di un percorso più ampio: l’itinerario completo con le opere di Borromini a Roma mette insieme anche San Carlino, palazzo Spada e gli edifici chiusi.


Crediti fotografici. Sant’Agnese in Agone: Jean-Pol GRANDMONT, CC BY 4.0. Nicchia lateranense: Karelj, pubblico dominio. Campanile di Sant’Andrea delle Fratte: GiulioTivoli, CC BY-SA 4.0. Tomba di Borromini: Pippo-b, CC BY-SA 3.0. Tutte da Wikimedia Commons.