Il Lazio è la regione che nessuno visita, perché tutti vanno a Roma.

È un paradosso con una conseguenza molto concreta: intorno alla città più visitata d’Italia ci sono decine di borghi che nel resto del centro Italia sarebbero pieni di gente, e che invece si girano in silenzio anche ad agosto. La Tuscia, la zona dei laghi, i Monti Prenestini e la costa a sud sono a un’ora o poco più dal Grande Raccordo, e sono vuoti.

Il criterio di questa selezione lo dichiaro subito, perché è quello che la rende diversa dagli elenchi che trovi in giro:

  • non è una classifica. Nessun “il più bello”, nessun ordine di merito;
  • i nove sono diversi tra loro. Non nove borghi medievali con le stesse pietre: un borgo che sta crollando, uno etrusco, uno con un giardino di mostri, uno con un castello ancora abitato, uno di pescatori;
  • per ciascuno dico come ci si arriva, e quando l’unica risposta onesta è “ti serve l’auto”, lo scrivo.

E prima di tutto, la nota che tutti gli articoli su questo tema evitano: il titolo dice “più belli” e va spiegato. Nel circuito ufficiale dei Borghi più belli d’Italia ce ne sono tre di questi nove, cioè Civita di Bagnoregio, Sperlonga e Sutri; hanno la bandiera arancione del Touring Club Bomarzo, Caprarola, Sutri e Tuscania. Bracciano, Palestrina e Marta non hanno né l’una né l’altra, e sono qui per scelta mia, con la motivazione scritta nella loro voce. Ora sai esattamente cosa stai leggendo.

1 – Civita di Bagnoregio

Perché è diverso dagli altri otto: è l’unico borgo di questa lista che sta fisicamente scomparendo. Sta su uno sperone di tufo isolato in mezzo ai calanchi, collegato al mondo da un ponte pedonale, e i fianchi della rupe franano. La chiamano “la città che muore”, e non è una trovata di marketing: è una descrizione geologica.

Il dettaglio storico-artistico che giustifica il viaggio: il paesaggio. Quello che vedi non è un panorama, è un processo di erosione in corso su terreni argillosi e tufacei, e il borgo medievale in cima è l’unica parte che resiste perché è costruita sulla roccia. È l’unico posto in Italia in cui l’urbanistica e la geologia si guardano in faccia.

Il biglietto: l’attraversamento del ponte costa 5 euro, acquistabili anche online, con alcune gratuità. Non è una tassa turistica: è di fatto l’unica risorsa con cui il comune finanzia i restauri e tiene il borgo accessibile nonostante gli smottamenti. Il ponte si fa solo a piedi.

Come ci si arriva: in auto, uscita Orvieto dall’A1 e poi 18 km, oppure uscita Attigliano e 30 km. Senza auto si arriva a Orvieto in treno e poi si prende il bus per Bagnoregio, ma le corse sono poche: è fattibile in giornata solo pianificando gli orari del ritorno prima di partire.

Sullo status UNESCO, perché la domanda arriva sempre: la candidatura del Paesaggio culturale di Civita di Bagnoregio è stata approvata nel gennaio 2021 e il dossier è stato consegnato al centro UNESCO di Parigi nel gennaio 2022. A oggi Civita non è iscritta alla lista del Patrimonio mondiale: la pratica è aperta, e chi ti dice che è già patrimonio UNESCO sta sbagliando.

Il racconto completo è nell’articolo su Civita di Bagnoregio.

Civita di Bagnoregio vista dal ponte, il borgo sullo sperone di tufo circondato dai calanchi

2 – Tuscania

Perché è diversa: perché il pezzo forte non è nel borgo, è fuori. Tuscania ha due basiliche romaniche isolate su un colle a un chilometro dall’abitato, San Pietro e Santa Maria Maggiore, e sono tra le cose più belle del romanico italiano centrale.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: la facciata di San Pietro, con il rosone e i rilievi, e il fatto che sia costruita su un’acropoli etrusca. A Tuscania la stratificazione non è teorica: sotto il romanico c’è la città etrusca, e nella zona ci sono necropoli con tombe scavate nel tufo. Il museo civico conserva i sarcofagi.

Come ci si arriva: in auto dall’A12 e poi via Aurelia, oppure dalla Cassia via Vetralla; dall’A1 uscita Orte verso Viterbo. Senza auto: treno fino a Viterbo o Tarquinia e poi autobus. È una delle tre voci di questa lista in cui il trasporto pubblico funziona in modo ragionevole.

Ha la bandiera arancione del Touring Club.

Il racconto è nell’articolo su Tuscania.

le basiliche romaniche di Tuscania viste dal colle, con la facciata di San Pietro

3 – Sutri

Perché è diverso: perché è scavato, non costruito. A Sutri il tufo è il materiale e il metodo: l’anfiteatro romano è ricavato interamente nella roccia, non edificato, e nella stessa parete di tufo c’è un mitreo poi diventato chiesa rupestre, la Madonna del Parto.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: entrare in quella cripta al buio, con gli affreschi medievali sulle pareti di una struttura nata per un culto orientale. È la sovrapposizione religiosa più fisica che si possa vedere nel Lazio: lo stesso ambiente, tre religioni in fila.

Come ci si arriva: è a 50 chilometri da Roma sulla via Cassia, tra i 40 minuti e l’ora di auto dal Raccordo. In auto è banale e il parcheggio si trova. Senza auto è scomodo: ci sono autobus Cotral dalla stazione Saxa Rubra della Roma Nord, con tempi lunghi. Mezza giornata basta per il parco archeologico, la cattedrale e il borgo.

È l’unico dei nove ad avere entrambi i riconoscimenti, Borghi più belli d’Italia e bandiera arancione.

Il racconto è nell’articolo su Sutri e la cripta al buio.

l'anfiteatro romano di Sutri scavato nel tufo, con le gradinate ricavate nella roccia

4 – Bomarzo e il Parco dei Mostri

Perché è diverso: perché non è un borgo con un monumento, è un giardino cinquecentesco progettato per spaventare. Il Sacro Bosco, voluto da Vicino Orsini, è pieno di sculture colossali ricavate dai massi di peperino: l’Orco con la bocca spalancata, il drago, la casa pendente, l’elefante che stritola un legionario.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: la casa pendente, costruita volutamente fuori piombo. Entrarci dà un capogiro immediato e reale, ed è un effetto architettonico calcolato: il Sacro Bosco è un giardino manierista che usa il disorientamento come materiale di progetto, quattro secoli prima delle installazioni contemporanee.

Il biglietto: 15 euro intero, 9 euro ridotto per i bambini dai 4 ai 13 anni. Aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto, con orario che cambia con le stagioni. La visita dura circa un’ora, ma puoi restare quanto vuoi. Animali non ammessi, tranne i cani guida.

Come ci si arriva: in auto è la via naturale; senza auto, treno fino a Viterbo o Orte e poi autobus locale. Ha la bandiera arancione.

Il racconto è nell’articolo sul Parco dei Mostri di Bomarzo.

una scultura colossale del Parco dei Mostri di Bomarzo ricavata da un masso di peperino

5 – Caprarola e Palazzo Farnese

Perché è diverso: perché il borgo esiste per il palazzo. Palazzo Farnese a Caprarola è una villa-fortezza cinquecentesca che domina il paese, e la strada principale di Caprarola fu tagliata dritta per servire da prospettiva d’accesso: un intero abitato ridisegnato come viale d’ingresso.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: la Scala Regia del Vignola, una scala elicoidale su colonne, e i cicli di affreschi delle sale. È uno dei palazzi meglio conservati del Cinquecento italiano e non ha praticamente coda.

Il biglietto e gli orari: aperto tutti i giorni tranne il lunedì, 8.30-19.30, ultimo ingresso alle 18.45. Intero 10 euro (8 euro quando il parco è chiuso), ridotto 2 euro per i 18-25enni, gratis fino a 18 anni. ⚠️ Prima domenica del mese gratis per tutti, quindi vacci presto. Metti in conto almeno un’ora e mezza.

Come ci si arriva: c’è il pullman Cotral da Roma, ma le corse non sono molte, soprattutto per il rientro. Questa è una di quelle voci in cui la risposta onesta è: meglio in auto, approfittando per fare un giro alla riserva del lago di Vico. Ha la bandiera arancione.

Il racconto è nell’articolo su Palazzo Farnese a Caprarola.

lo scalone elicoidale del Vignola a Palazzo Farnese di Caprarola

6 – Bracciano

Perché è diverso: perché il castello non è una rovina né un museo di stato: è il Castello Orsini-Odescalchi, di proprietà privata della famiglia Odescalchi, arredato e in uso, che si visita nelle sale con i mobili dentro.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: la struttura militare quattrocentesca che si legge ancora perfettamente, con i cinque torrioni cilindrici, e il fatto che dall’alto si veda l’intero lago di Bracciano, che è un lago vulcanico. La differenza rispetto agli altri castelli laziali è che qui la casa è abitata e questo cambia l’atmosfera delle sale.

Il biglietto e gli orari, verificati per il 2026: intero 10 euro, ridotto adulti 9 euro, bambini dai 6 ai 12 anni 8 euro. Da lunedì a venerdì 10-18 (ultimo ingresso 17), sabato, domenica e festivi 10-19 (ultimo ingresso 18). Aperto tutti i giorni tranne il 25 dicembre. La domenica e nei festivi c’è un percorso guidato gratuito offerto dalla Fondazione Odescalchi, che consiglio.

Come ci si arriva, e qui c’è la buona notizia: in treno. Dalle stazioni di Roma Ostiense o Roma San Pietro partono i regionali per Viterbo che fermano a Bracciano; il viaggio dura poco più di un’ora e la stazione è a una breve salita a piedi dal centro storico e dal castello. È il più facile dei nove senza auto, e per questo è quello che consiglio se non guidi.

Non ha né i Borghi più belli né la bandiera arancione, ed è in questa lista proprio per la ragione appena detta: è l’unico che si fa comodamente in giornata con un biglietto del treno.

Il racconto è nell’articolo sul castello di Bracciano.

il castello Orsini-Odescalchi di Bracciano con i torrioni cilindrici sopra il lago

7 – Palestrina

Perché è diversa: perché il borgo è il monumento. Palestrina è costruita sopra le terrazze del gigantesco santuario della Fortuna Primigenia, di età ellenistica, e le case moderne poggiano sulle sue rampe. Non c’è un’area archeologica separata: cammini nel santuario senza accorgertene.

Il dettaglio storico-artistico che giustifica il viaggio: il mosaico nilotico, conservato nel museo dentro il Palazzo Barberini in cima, che rappresenta il corso del Nilo con animali, edifici e scene di vita. È uno dei mosaici antichi più straordinari che esistano, e sta in un museo in cui spesso non c’è nessuno.

Il biglietto: l’ingresso al Museo Archeologico Nazionale Prenestino ha un costo contenuto, intorno ai 10 euro, gratis la prima domenica del mese; il museo è chiuso alcuni giorni della settimana, quindi verifica prima di partire.

Come ci si arriva: è a 35 chilometri da Roma, circa 40 minuti. Con i mezzi: autobus Cotral dalle stazioni della metro Anagnina o Ponte Mammolo, oppure treno regionale Roma Termini-Zagarolo con bus di collegamento. In auto dall’A24 uscita Tivoli o dall’A1 uscita Valmontone. È la seconda voce, dopo Bracciano, in cui il trasporto pubblico regge.

Non ha nessuno dei due riconoscimenti, ed è qui per il mosaico e per la stratificazione, che valgono da soli il viaggio.

Il racconto è nell’articolo sul santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina.

il cortile del Palazzo Barberini di Palestrina, sopra le terrazze del santuario della Fortuna Primigenia

8 – Sperlonga

Perché è diversa: è l’unica sul mare, ed è l’unica bianca. Sperlonga è un borgo di case calcinate a strapiombo su un promontorio, con vicoli, archi e scalinate, e assomiglia più a un paese greco che a un borgo del Lazio.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: appena fuori dal paese c’è la villa di Tiberio, con la grotta che dà il nome al posto (spelonca) e da cui provengono i celebri gruppi scultorei sul ciclo di Ulisse, oggi nel museo lì accanto. È il caso perfetto in cui il mare e l’archeologia stanno nello stesso biglietto.

Il biglietto: intero 5 euro, una tariffa ridotta in vigore durante i lavori di riqualificazione; 2 euro per i cittadini UE tra 18 e 25 anni, gratis per gli under 18. Un unico biglietto dà accesso a museo, grotta e resti della villa. Museo aperto 8.30-19.30 (ultimo ingresso 19), area archeologica con orari stagionali più corti. Chiuso il lunedì, oltre al 1° gennaio e al 25 dicembre. Parcheggio gratuito lungo la via Flacca.

Come ci si arriva: in auto lungo la via Flacca è semplicissimo. Senza auto è la più lontana delle nove: si arriva in treno alla stazione di Fondi-Sperlonga e poi serve un bus, quindi va pianificata.

È nei Borghi più belli d’Italia.

Il racconto è nell’articolo sulla villa di Tiberio a Sperlonga.

il museo archeologico e l'area della villa di Tiberio a Sperlonga, sul mare

9 – Marta

Perché è diversa: perché è la più piccola e la meno “monumentale” di tutte, e ci sta per contrasto. Marta è un borgo di pescatori sul lago di Bolsena, con il porto, le case colorate e una torre dell’orologio. Non ha un capolavoro: ha un modo di vivere.

Il dettaglio che giustifica il viaggio: l’isola Martana, davanti al paese, e la storia che le sta attaccata. È lì che secondo la tradizione fu tenuta prigioniera e uccisa Amalasunta, figlia di Teodorico e regina degli Ostrogoti, nel VI secolo. Guardare quell’isola sapendo cosa ci è successo è un’esperienza diversa dal guardare un’isola.

Come ci si arriva: in auto, dalla Cassia verso Viterbo e poi verso il lago. Senza auto serve arrivare a Viterbo e poi prendere un bus per il lago di Bolsena: è la meno comoda dei nove con i mezzi, e non la consiglio a chi non guida se non come tappa di un giro più ampio del lago.

Non ha riconoscimenti ufficiali e la metto in lista dichiaratamente per una ragione: è il posto giusto per capire com’è il Lazio quando non fa turismo. Se cerchi la cartolina, salta questa voce. Se cerchi un pomeriggio sul lago in un paese vero, è questa.

Il racconto è nell’articolo su Marta e il lago di Bolsena.

il porto e le case colorate del borgo di pescatori di Marta sul lago di Bolsena

Come organizzare un giro senza auto

Questa è la sezione che manca in tutti gli articoli sui borghi, e la scrivo senza giri di parole.

Con i mezzi funzionano bene due su nove.

  • Bracciano: regionale da Roma Ostiense o Roma San Pietro, poco più di un’ora, e la stazione è a una salita a piedi dal castello. È l’unico che si fa in giornata senza pensarci;
  • Palestrina: Cotral da Anagnina o Ponte Mammolo, oppure treno per Zagarolo con bus, circa 40 minuti.

Con i mezzi si fanno, ma vanno pianificati: Tuscania (treno per Viterbo o Tarquinia più bus), Sutri (Cotral da Saxa Rubra, tempi lunghi), Bomarzo (treno per Viterbo o Orte più bus locale), Sperlonga (treno per Fondi-Sperlonga più bus).

Con i mezzi sono scomodi: Civita di Bagnoregio (poche corse per Bagnoregio), Caprarola (le corse Cotral per il rientro sono poche, e questo è il problema vero) e Marta.

La regola pratica che ne deriva: il vincolo non è arrivare, è tornare. Nella provincia di Viterbo le ultime corse di rientro verso Roma sono nel primo pomeriggio o poco dopo, quindi un borgo raggiungibile all’andata può non esserlo al ritorno. Prima di comprare il biglietto dell’andata, guarda l’orario dell’ultimo ritorno: è l’unico consiglio che cambia davvero la giornata.

Gli accoppiamenti che hanno senso, se hai l’auto:

  • Sutri + Caprarola in una giornata: sono vicine e completamente diverse, una scavata e una costruita;
  • Bomarzo + Civita di Bagnoregio: alto Viterbese, il giardino dei mostri e la città che muore;
  • Tuscania + Marta: le basiliche romaniche e il lago;
  • Bracciano da sola, in treno, per un giorno senza guidare;
  • Sperlonga da sola, perché è a sud e non si combina con le altre otto.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 30 luglio 2026 sui siti ufficiali dei singoli monumenti, sull’elenco dell’associazione I Borghi più belli d’Italia e su quello delle Bandiere arancioni del Touring Club. Prezzi e orari cambiano: verifica prima di partire, soprattutto per i musei statali, che hanno giorni di chiusura settimanale diversi tra loro.

Il riepilogo dei riconoscimenti ufficiali, così non devi credermi sulla parola:

  • Borghi più belli d’Italia: Civita di Bagnoregio, Sperlonga, Sutri;
  • Bandiera arancione del Touring Club: Bomarzo, Caprarola, Sutri, Tuscania;
  • Nessuno dei due: Bracciano, Palestrina, Marta, che sono in lista per il castello abitato, per il mosaico nilotico e per il lago.

La prima domenica del mese è gratuita nei musei statali, e in questa lista riguarda Palazzo Farnese a Caprarola e il museo di Palestrina. Non riguarda Civita di Bagnoregio, dove il pedaggio del ponte è comunale, né Bomarzo e Bracciano, che sono privati.

I biglietti in sintesi: ponte di Civita 5 euro, Parco dei Mostri 15 euro, Palazzo Farnese 10 euro (8 con il parco chiuso), castello di Bracciano 10 euro, museo di Palestrina intorno ai 10 euro, villa di Tiberio a Sperlonga 5 euro. Tuscania, Sutri e Marta si girano in buona parte gratuitamente, con biglietti solo per i singoli musei e le aree archeologiche.

Quando andare. Primavera e inizio autunno, per due ragioni concrete: nella Tuscia d’estate fa molto caldo e le aree archeologiche non hanno ombra, e i borghi del lago sono più belli quando l’acqua non è in secca. Sperlonga è l’eccezione: essendo sul mare, funziona anche in luglio, ma in agosto è l’unico dei nove che si affolla davvero.

Cosa mettere in conto. Scarpe chiuse: a Civita si sale a piedi, a Palestrina si sale a piedi lungo le terrazze, a Sutri il parco archeologico è su fondo irregolare. E acqua, perché nei borghi piccoli i bar chiudono nel primo pomeriggio.

Se vuoi la versione senza auto e senza pensieri, esistono escursioni in giornata da Roma verso l’unica tappa di questo elenco che le agenzie coprono davvero, cioè Civita di Bagnoregio: puoi verificare l’escursione in giornata da Roma a Orvieto e Civita di Bagnoregio e vedere se gli orari ti convengono.

Lo dico chiaramente, perché è il punto: quell’escursione riguarda Civita e non l’itinerario, e la abbina a Orvieto, che è in Umbria e non è in questa lista. Per gli altri otto borghi un’escursione organizzata da Roma in pratica non esiste, e resta valida la regola di sopra: treno per Bracciano e Palestrina, auto per il resto.

Un’ultima cosa

Se dovessi mandarti in un solo posto di questa lista, ti manderei a Civita di Bagnoregio, perché è un’esperienza che tra vent’anni potrebbe non esserci più nella forma in cui la vedi oggi.

Ma se non guidi e vuoi una giornata bella senza complicazioni, la risposta è Bracciano: un treno da Roma San Pietro, un’ora, una salita a piedi, un castello abitato e un lago vulcanico. È la gita fuori porta più semplice che il Lazio abbia da offrire, e quasi nessuno la fa.

E se hai una macchina e un fine settimana, il giro che consiglio è la Tuscia: Sutri il primo giorno con Caprarola, Bomarzo e Civita il secondo. Ottanta chilometri in tutto, quattro posti che non somigliano l’uno all’altro, e nessuna fila da nessuna parte.