Se stai pensando di trascorrere un weekend romantico sulle rive del lago di Bolsena, ti consiglio di fare una lunga passeggiata e di visitare Marta!
Ho passeggiato per Marta respirando l’aria fresca e il vento del lago. In lontananza, le due isole: l’isola Martana e l’isola Bisentina. Le case colorate del borgo dei pescatori, che ancora si avventurano sulle tipiche imbarcazioni, salgono sulla collina fino alla torre dell’orologio.
Di Marta mi hanno colpito il paesaggio, la vastità del lago e la bellezza del borgo medievale. Tra i suoi vicoli, pieni di gatti adorabili, si scopre il ritmo lento e immutato della vita sul lago.
Le leggende di questa terra sono interessanti e antichissime, come la storia della regina Amalasunta e del terribile tradimento di cui fu vittima.
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Si parte!

La storia della regina Amalasunta e dell’isola Martana
La regina Amalasunta era l’unica figlia di Teodorico, l’illuminato re degli Ostrogoti (il suo mausoleo si trova a Ravenna). Sposò Eutarico nel 515 ma rimase vedova dopo pochi anni, con due figli. Alla morte del padre, nel 526, divenne reggente per il figlio Atalarico. Era una donna colta e intelligente, cresciuta con un’educazione romana.
Voleva l’integrazione tra latini e goti, ma questo non fece che inasprire i rapporti con la nobiltà della sua gente. Quando decise che il figlio sarebbe stato educato da precettori romani, i suoi antagonisti la osteggiarono: non sopportavano di essere governati da una donna e non potevano certo accettare che il loro futuro re fosse educato agli usi del popolo che avevano sottomesso.
Imposero quindi al giovane Atalarico un’educazione prettamente gota.
La regina, intanto, stringeva alleanze con l’imperatore bizantino Giustiniano. Anche questa politica di equilibrio con l’impero d’oriente la rendeva sospetta agli occhi della nobiltà gota, che la accusava di voler usurpare il trono al figlio.
La sua posizione divenne ancora più critica quando il figlio morì, nel 534. Non potendo più governare da sola in quanto donna, decise di associare al trono il cugino Teodato, duca di Tuscia.
I delicati equilibri politici dell’epoca si spezzarono di lì a poco. Fu proprio Teodato, suo marito e cugino, a ordinare di esiliarla sull’isola Martana, proprio di fronte a Marta.
È qui che l’infelice regina fu uccisa il 30 aprile del 535, tradita da chi le era più caro (la tradizione racconta che fu strangolata mentre faceva il bagno). Proprio questo omicidio diede a Giustiniano il pretesto per iniziare le sanguinose guerre gotiche, che videro bizantini e goti scontrarsi per quasi vent’anni.

La torre dell’orologio di Marta
La torre dell’orologio è il simbolo di Marta.
Sovrasta la cittadina dai suoi 21 metri di altezza, e dall’alto si gode una magnifica vista del lago di Bolsena. La costruzione è antichissima, forse addirittura anteriore al XII secolo: in origine non aveva un orologio, ma era un bastione difensivo e di controllo del territorio.
Da lassù, tra i gabbiani che volteggiano sui tetti di Marta, ho potuto ammirare tutta l’estensione del lago. Uno spettacolo da non perdere se sei in visita in questa cittadina!
Tra i vari signori che si contesero Marta per secoli, la torre subì numerosi danni e fu restaurata a più riprese: venne ricostruita nel 1323 sotto papa Giovanni XXII e poi rimaneggiata dai Farnese nel Quattrocento.

Le specialità di Marta: cosa mangiare
Le specialità di Marta sono i lattarini, piccoli pesci di lago, l’ottimo olio d’oliva e il vino DOC Cannaiola. Tra i piatti tipici della tradizione ci sono la scafata (piatto povero a base di fave) e la sbroscia (la zuppa di pesce del lago). Anche le anguille, il coregone e il luccio fanno parte del pescato e si gustano in molte ricette locali.
Se ti trovi da queste parti, ti consiglio di completare il giro visitando i borghi vicini: la vicina Tuscania, con le sue basiliche romaniche, e la spettacolare Civita di Bagnoregio.
E tu, di Marta ti attira di più la quiete del suo porto di pescatori o la tragica leggenda dell’isola Martana?

Restando tra i laghi del Lazio, un’altra gita che vale il viaggio è la visita al castello di Bracciano, affacciato sull’omonimo lago.
