Chi arriva al Pantheon oggi trova due sorprese, e nessuna delle due è nelle guide vecchie.
La prima è che si paga, e da poche settimane si paga più di prima: il biglietto è passato da 5 a 7 euro il 1° luglio 2026. Per duemila anni il Pantheon è stato l’unico grande monumento di Roma in cui si entrava gratis, e generazioni di viaggiatori lo hanno usato come rifugio dalla pioggia e dal caldo. Quella stagione è finita nel 2023, e la maggior parte degli articoli che trovi online non lo sa ancora.
La seconda è che è una chiesa, consacrata e in uso, con messe regolari e un parroco. Non un ex tempio riconvertito a museo: una chiesa cattolica che si chiama Santa Maria ad Martyres, dentro cui ci sono la tomba di Raffaello e quelle dei re d’Italia.
Queste due cose insieme spiegano tutto il resto, biglietto compreso. Vediamo perché.
Se vuoi il contesto largo, il Pantheon è uno dei tre pilastri della Roma imperiale che ho raccontato nella breve storia dell’arte a Roma.
La cupola che nessuno ha saputo rifare per mille anni
Entra, alza gli occhi, e tieni a mente un numero: 43,44 metri.
È il diametro della cupola del Pantheon, ed è la più grande cupola in calcestruzzo non armato del mondo. Non “una delle più grandi”, non “la più grande dell’antichità”: la più grande, ancora oggi, diciannove secoli dopo. Per confronto, la cupola di San Pietro misura 42,52 metri e Santa Sofia 31,24. Michelangelo, con tutto il Cinquecento a disposizione, è arrivato novanta centimetri sotto.
E come sta in piedi? Non per miracolo, per ingegneria. Il segreto è che il calcestruzzo del Pantheon non è sempre lo stesso: cambia composizione salendo. In basso l’inerte è pesante, con scaglie di travertino e tufo; a metà altezza si passa a tufo e frammenti di laterizio; e nella parte alta, verso l’oculo, gli antichi hanno usato pomice vulcanica, cioè un aggregato leggerissimo.
In altre parole: la cupola diventa progressivamente più leggera dove pesa di più, cioè in cima. A questo si aggiunge lo spessore, che diminuisce salendo, e i cassettoni, che non sono solo decorazione: scavando la superficie interna togliono peso senza togliere resistenza.
È un problema strutturale risolto, non un mistero. E questo è il motivo per cui va guardata con ammirazione e non con stupore: qualcuno l’ha calcolata.
Sui cassettoni, un dettaglio da guardare: sono cinque file da ventotto, e diminuiscono di dimensione mentre l’occhio sale, il che fa sembrare la cupola più alta di quanto sia. Il ventotto non è casuale: era considerato un numero perfetto dagli antichi, perché è uguale alla somma dei suoi divisori (1+2+4+7+14). In una costruzione dedicata a tutti gli dèi, il numero era parte del messaggio.

L’oculo, e cosa succede quando piove
Al centro della cupola c’è un buco di nove metri di diametro. Non è coperto da un vetro, non è coperto da niente: è aperto sul cielo.
L’oculo è l’unica fonte di luce dell’edificio, e nel corso della giornata il suo disco di sole si muove sulla parete e sul pavimento come la lancetta di un orologio. È anche la ragione per cui il Pantheon è uno dei pochi monumenti in cui conviene entrare con il brutto tempo: nelle giornate di pioggia dall’oculo scende una colonna d’acqua visibile, e nelle giornate d’inverno molto freddo può entrare anche la neve.
Ma allora si allaga? No, e qui c’è il dettaglio concreto che quasi nessuno racconta. Il pavimento del Pantheon è leggermente convesso, più alto al centro che ai bordi, e al centro sono ricavati ventidue fori di scarico che raccolgono l’acqua e la portano in un sistema di drenaggio antico. Guardali: sono lì, nel marmo, in mezzo alla gente che fotografa la cupola.
Questo significa che l’oculo non è un compromesso o un cedimento: è progettato, con il suo sistema idraulico. Duemila anni dopo funziona ancora.

L’iscrizione che mente
Adesso torna fuori, sotto il pronao, e leggi il fregio. Dice:
M·AGRIPPA·L·F·COS·TERTIVM·FECIT
Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, lo fece. Sembra chiuso. Non lo è.
Agrippa, genero di Augusto, costruì il suo Pantheon tra il 27 e il 25 a.C. Quell’edificio bruciò nell’80 d.C., fu restaurato, e bruciò di nuovo intorno al 110. Quello che stai guardando è la ricostruzione voluta da Adriano, realizzata approssimativamente tra il 112 e il 128 d.C.: un edificio completamente diverso, con la pianta circolare e la cupola, che l’edificio di Agrippa non aveva.
Perché allora c’è scritto Agrippa? Perché Adriano rimise l’iscrizione originale. È un gesto che i suoi contemporanei capivano benissimo: ricostruire un edificio pubblico e restituirgli il nome del fondatore era un atto di pietas, non di modestia. Adriano non aveva bisogno di firmare: chi contava sapeva.
Il risultato, per noi, è la trappola più elegante di Roma. Il monumento romano meglio conservato del mondo porta scritta sulla facciata una data sbagliata di centocinquant’anni, e ci ha ingannati per secoli.
Guarda anche le colonne del pronao: sono monoliti di granito, sedici in tutto, portate dall’Egitto. Non sono blocchi impilati, sono pezzi unici, e questo ti dice quanto valeva quell’edificio in termini di logistica imperiale.

Quello che i barbari non fecero
C’è un detto romano che riassume la storia di questo edificio meglio di un capitolo: quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini.
La storia però è più articolata di come la si racconta di solito, e vale la pena distinguere due prelievi diversi, a mille anni di distanza.
Il primo: la cupola era coperta all’esterno da tegole di bronzo dorato. Nel 663 l’imperatore d’Oriente Costante II, in visita a Roma, ne ordinò l’asportazione e le fece portare a Costantinopoli. La copertura fu sostituita con il piombo solo nel 735. Quindi la spoliazione più grossa non fu di un papa: fu di un imperatore cristiano.
Il secondo, quello del detto: nell’agosto del 1625 si sparse per Roma la notizia che papa Urbano VIII Barberini aveva deciso di fondere il bronzo delle travi del portico. Servì per fare cannoni per Castel Sant’Angelo. E qui arriva la parte che va detta con onestà: la vulgata aggiunge che parte di quel bronzo finì nel baldacchino di Bernini in San Pietro, ma la destinazione documentata è l’artiglieria, ottanta cannoni, e gli studi recenti considerano il collegamento con il baldacchino una notizia falsa costruita ad arte, perché raccontare che quel bronzo era diventato un’opera sacra suonava meglio che ammettere che era diventato artiglieria. Ne parlo più in dettaglio nell’articolo sulla Basilica di San Pietro.
In ogni caso il senso del detto tiene. Il Pantheon è arrivato integro attraverso le invasioni e ha perso il suo bronzo per mano di chi lo amministrava.
Raffaello, sepolto in un tempio pagano
Sulla sinistra, nella terza edicola, c’è la tomba di Raffaello, morto il 6 aprile 1520 a trentasette anni.
Chiese lui di essere sepolto qui, e la richiesta dice tutto sul prestigio del luogo: nel Cinquecento il Pantheon era già considerato l’edificio perfetto, il modello che ogni architetto studiava. Farsi seppellire dentro l’archetipo era una dichiarazione.
Sulla lastra c’è un’iscrizione che merita di essere letta in piedi, davanti. La parte in basso, due versi elegiaci, è la più celebre:
ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI / RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI
Questi è quel Raffaello, per cui, mentre era in vita, la grande madre di tutte le cose temette di essere vinta, e alla sua morte, di morire. La natura in persona, spaventata da un pittore. È il distico più sfacciato del Rinascimento, ed è tradizionalmente attribuito a Pietro Bembo, anche se oggi gli studi lo assegnano piuttosto ad Antonio Tebaldeo.
Un dettaglio che si legge sulla lastra e che sfugge sempre: l’iscrizione dice che Raffaello morì nello stesso giorno in cui era nato. Era una simmetria che i contemporanei trovarono commovente e che entrò subito nella leggenda dell’artista.
Nella stessa chiesa ci sono anche le tombe di Vittorio Emanuele II e di Umberto I con la regina Margherita: il Pantheon è insieme un tempio romano, una chiesa cattolica e il mausoleo dei re d’Italia. Tre stratificazioni in un solo edificio, ed è per questo che se ne discute così spesso.
Se ti interessa Raffaello oltre la tomba, ne ho scritto a proposito dell’ironia nascosta nella Scuola di Atene.

Da quando si paga, e chi entra ancora gratis
Il biglietto è arrivato nell’estate del 2023, dopo anni di discussioni, con un accordo tra il Ministero della Cultura e la Diocesi di Roma: il Pantheon è di proprietà statale ma è anche una basilica in uso, quindi serviva una convenzione.
E dove vanno i soldi? La ripartizione è pubblica e vale la pena saperla: 70% al Ministero, 30% alla Diocesi di Roma. Il Ministero si fa carico della manutenzione ordinaria e straordinaria e delle pulizie; la Diocesi usa la sua quota per attività caritative e culturali e per la manutenzione e il restauro delle chiese di proprietà statale nel suo territorio. Quindi il tuo biglietto, in parte, restaura altre chiese di Roma.
Dal 1° luglio 2026 il prezzo pieno è di 7 euro, in crescita dai 5 iniziali, con una nuova convenzione tra le due parti. Riduzioni e gratuità sono rimaste invariate.
Entra ancora gratis, con documento alla mano:
- i minori di 18 anni;
- i residenti nel Comune di Roma, che sono la categoria più larga e la più giusta: il Pantheon per i romani è una chiesa di quartiere;
- le categorie previste dal DM 507/1997, docenti che accompagnano le scolaresche compresi;
- tutti, la prima domenica del mese, ritirando il biglietto gratuito alle casse;
- chi entra per il culto: durante le messe l’accesso è libero, ed è consentito ai soli fedeli.
I giovani tra 18 e 25 anni pagano 2 euro.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 30 luglio 2026 sulla scheda ufficiale del Ministero della Cultura. Prima di partire ricontrolla su cultura.gov.it, e ricorda che la vendita ufficiale passa dalla piattaforma Museiitaliani, dalla sua app, dalle casse e dai chioschi automatici sul posto.
Orari. Tutti i giorni 9.00-19.00, ultimo ingresso alle 18.30; le biglietterie chiudono alle 18.00, quindi non arrivare alle 18.20 pensando di comprare il biglietto. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio, salvo aperture straordinarie.
Prenotazione. È facoltativa, e qui c’è una cosa da sapere: sul canale ufficiale non esistono biglietti salta-fila. Se un rivenditore ti vende “accesso prioritario”, quello che stai comprando davvero è un biglietto già emesso, che ti evita la coda alla cassa ma non ti mette davanti agli altri all’ingresso. Non è una truffa, ma è utile sapere cosa stai pagando.
Messe. Sabato e prefestivi alle 17.00, domenica e festivi alle 10.30. Durante le celebrazioni entrano solo i fedeli, e la vendita dei biglietti si interrompe un’ora prima delle attività liturgiche. Se il tuo unico slot libero è la domenica mattina, tienilo in conto.
Come arrivare. Il Pantheon non ha una fermata di metro vicina, ed è la cosa che sorprende tutti: si arriva a piedi, da largo di Torre Argentina o da piazza Navona, oppure con i bus che passano per corso Rinascimento e via del Corso. Da piazza Venezia sono dieci minuti a piedi.
Il momento giusto. Il Pantheon è il monumento di Roma con la maggiore differenza tra le nove del mattino e mezzogiorno. Apri alle nove, ci sono venti persone; alle undici la piazza è piena e dentro si parla a voce alta. Vacci all’apertura, oppure nell’ultima ora, e se puoi scegli un giorno di pioggia.
Se vuoi la voce nell’orecchio, l’audioguida ufficiale del Pantheon esiste ed è fatta molto bene, letta da attori italiani con musiche originali: puoi prenotare il biglietto con l’audioguida ufficiale e controllare le disponibilità. Quello che compri è il biglietto già emesso più il commento, non un accesso privilegiato: come dicevo sopra, il salta-fila al Pantheon non esiste.
Cosa vedere a due passi
Il Pantheon sta nel punto più denso di Roma, e questo è il suo vantaggio migliore.
A cinque minuti c’è piazza Navona, con la fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, che è il contraltare barocco perfetto del Pantheon: dove il tempio è geometria e silenzio, la fontana è movimento e acqua. Nella stessa direzione, a dieci minuti, c’è la Fontana di Trevi, alimentata dall’acquedotto che porta il nome dello stesso Agrippa dell’iscrizione qui davanti. E a dieci minuti in direzione opposta c’è il Vittoriano, di cui ho raccontato le cose meno note nell’articolo sull’Altare della Patria: la sua cupola, come tutte le cupole occidentali, discende da questa.
Un’ultima cosa, che vale il biglietto da sola. Prima di uscire, mettiti esattamente sotto l’oculo e resta fermo un minuto, guardando in alto. Il Pantheon è progettato perché la cupola si legga solo da lì, dal centro: è l’unico punto in cui la sfera che l’architetto aveva in mente si chiude. Da qualsiasi altro punto vedi una volta; da lì vedi una sfera.