Sul lungotevere, in una teca di vetro e travertino bianco, c’è un parallelepipedo di marmo alto quanto una stanza, coperto di figure su ogni lato. Dentro, salendo pochi gradini, c’è un altare.

È l’Ara Pacis Augustae, ed è il monumento romano più difficile da guardare bene, perché quasi tutti lo attraversano in dieci minuti convinti che sia una scultura. Non lo è: è un testo. Ogni lato dice una cosa precisa, e le figure non sono decorazione ma un elenco di persone, alcune delle quali riconoscibili per nome.

I sei rilievi di questa guida sono i sei capitoli di quel testo, nell’ordine in cui conviene leggerli, e alla fine trovi la storia di come questo altare è stato rimesso in piedi due volte in un secolo.

Come si legge un monumento che è stato progettato per essere letto?

Si parte!

L’altare, e dove stava davvero

Il 4 luglio del 13 a.C. il Senato decretò la costruzione di un altare alla Pace per il ritorno di Augusto dalle campagne in Spagna e in Gallia. La consacrazione arrivò il 30 gennaio del 9 a.C., che era anche il compleanno di Livia, moglie dell’imperatore.

L’altare non stava qui. Sorgeva nel Campo Marzio, a un miglio romano dal pomerio, il confine sacro della città oltre il quale i comandanti deponevano i poteri militari al rientro: un luogo scelto, non un posto qualsiasi, perché la pace di cui parla il monumento è quella che segue il ritorno di un generale.

Il monumento che vedi oggi è a qualche centinaio di metri dal punto originale, sul lungotevere: ci è stato portato nel Novecento, e la storia di quel trasloco la trovi in fondo.

1. La processione del lato sud

Comincia dal fianco lungo, quello verso il fiume, ed è la parte che dà il senso a tutto il resto.

C’è un corteo di persone reali che avanzano verso destra: sacerdoti, littori, magistrati e la famiglia imperiale. Non sono tipi ideali, sono ritratti, e il rilievo è organizzato secondo l’ordine di precedenza di quegli anni, intorno al 10-9 a.C.

Che cosa distingue questa processione da una fila di personaggi importanti?

I bambini. Ci sono bambini dentro il corteo ufficiale, aggrappati alle vesti degli adulti, uno che si gira, uno che tira il mantello di chi lo precede. Nessun monumento pubblico greco avrebbe messo dei bambini dentro una cerimonia di Stato. Qui ci sono perché il messaggio non è soltanto «c’è la pace»: è c’è una dinastia, e questi sono gli eredi. Guarda le teste degli adulti che si voltano verso di loro, e confronta il ritmo con il fregio del Partenone, a cui il progetto guarda dichiaratamente.

il fregio della processione sul lato sud dell ara pacis, con le figure togate in fila e due bambini aggrappati alle vesti degli adulti

2. La processione del lato nord

Il fianco opposto porta l’altra metà dello stesso corteo, con altri sacerdoti, magistrati e membri della famiglia.

È la parte con più integrazioni moderne: molte teste furono rifatte quando i frammenti vennero rimontati. Avvicinati e cerca le differenze di superficie: il marmo antico ha una patina e una grana che i completamenti non hanno, e una volta che l’occhio prende la misura, riesci a distinguere da solo quello che è originale.

3. Enea che sacrifica, e il dubbio sul suo nome

Passa sul lato ovest, quello dell’ingresso, e guarda il pannello di destra. Un uomo maturo, con il capo velato, compie un sacrificio davanti a un piccolo tempio: la lettura tradizionale è che sia Enea, appena arrivato nel Lazio, che sacrifica ai Penati.

Il punto del pannello è genealogico. La famiglia di Augusto, la gens Iulia, faceva risalire la propria origine a Iulo, figlio di Enea: mettere Enea sull’altare della Pace significa dire che l’imperatore discende dal fondatore, e che la pace è il compimento di una storia cominciata mille anni prima.

Una parte degli studiosi, in tempi recenti, ha proposto di riconoscere in quella figura Numa Pompilio, il re sacerdote che chiuse le porte del tempio di Giano. Resta una lettura minoritaria, ma cambia il senso del pannello e vale la pena saperlo mentre lo guardi: il capo velato e il gesto del sacrificio valgono per tutti e due.

4. Il Lupercale

Sull’altro lato dell’ingresso, a sinistra, il pannello è ridotto a frammenti, e ci vuole pazienza per ricomporlo con lo sguardo: è il Lupercale, cioè Marte che assiste alla scena della lupa con Romolo e Remo.

Tienilo insieme al pannello di Enea, perché i due si rispondono. A destra la discendenza troiana, a sinistra la fondazione di Roma; a destra la pietà religiosa, a sinistra l’origine guerriera. Chi entrava nell’altare passava in mezzo a queste due idee, e la cosa era voluta.

5. La Tellus, il pannello che tutti fotografano

Sul lato est, in alto, c’è il rilievo più riprodotto del monumento: una figura femminile seduta, con due bambini in grembo, frutti e spighe, una vacca sdraiata e una pecora ai suoi piedi, e ai lati due figure femminili con il velo gonfio sopra la testa, l’una su un mostro marino e l’altra su un grande uccello.

Viene chiamata Saturnia Tellus, la Terra, e si è discusso a lungo se sia la Terra, l’Italia, la Pace o Venere. Il significato, in ogni caso, è la prosperità che la pace produce: animali che si riposano, acqua che scorre, raccolti.

il rilievo della saturnia tellus dell ara pacis, con la figura seduta al centro fra due bambini, la vacca sdraiata e le due figure laterali sul mostro marino e sull uccello

Sullo stesso lato c’era il pannello con la personificazione di Roma armata, oggi in gran parte perduto: ne restano frammenti minimi, e quello che vedi è in massima parte una ricostruzione.

6. I girali d’acanto, e i venti cigni

Adesso abbassa lo sguardo. Tutto il registro inferiore del recinto, cioè metà della superficie del monumento, è occupato da un fregio vegetale: dai cespi d’acanto partono girali che si avvolgono in spirali simmetriche, e da quelle nascono foglie di vite, di alloro e di edera, e fiori di specie diverse.

È la parte che quasi tutti attraversano senza fermarsi, ed è la più sorprendente, perché è abitata. Fra le foglie sono nascosti venti cigni ad ali spiegate, che scandiscono il ritmo della composizione, e poi lucertole, rane, serpenti dentro un nido, lumache, farfalle, scorpioni.

Perché mettere una fauna così minuta su un monumento di Stato?

Perché dice la stessa cosa dei frutti della Tellus, ma alla scala delle cose piccole: dove c’è pace, la natura lavora. Cerca il serpente che si avvicina al nido: è uno dei pochissimi momenti di tensione in tutta la decorazione, e non è finito lì per caso.

Sali infine i gradini ed entra nel recinto. Le pareti interne imitano uno steccato di legno con festoni appesi fra crani di bue, cioè la forma provvisoria di un altare da campo tradotta in marmo. Sull’altare vero e proprio corre il fregio del sacrificio annuale, con le Vestali e il pontefice massimo all’interno e, all’esterno, i camilli e gli animali condotti al sacrificio.

il fregio del sacrificio sull altare interno dell ara pacis, con la fila di figure velate e i camilli che portano gli strumenti del rito

Il 1938, il 2006, e le due ricostruzioni

Questo monumento lo abbiamo perché è stato ricomposto pezzo per pezzo, e la storia è lunga quattro secoli.

I primi frammenti uscirono nel 1568 sotto Palazzo Peretti, in via in Lucina. Altri arrivarono fra il 1859 e il 1879, e fu l’archeologo tedesco Friedrich von Duhn a capire che appartenevano tutti all’altare di Augusto. Lo scavo decisivo è del 1937-1938, e per farlo, sotto un palazzo abitato, il terreno fu congelato per tenerlo solido: una tecnica avanzatissima per l’epoca.

Il 23 settembre 1938, giorno del compleanno di Augusto, il monumento rimontato fu inaugurato in un padiglione costruito da Vittorio Ballio Morpurgo accanto al Mausoleo. Era un’operazione politica dichiarata, nel bimillenario augusteo voluto dal regime fascista.

La teca attuale è dell’architetto americano Richard Meier: i lavori cominciarono nel 2000 e il museo fu inaugurato il 21 aprile 2006, giorno del Natale di Roma, dal sindaco Walter Veltroni. Fu il primo edificio contemporaneo costruito nel centro storico di Roma dalla caduta del fascismo, e le polemiche furono violente: nel 2004 il critico Vittorio Sgarbi diede fuoco a un modello del progetto in piazza Augusto Imperatore, e alla vigilia dell’inaugurazione dichiarò che l’avrebbe fatto saltare in aria, definendolo «una stazione di servizio del Texas».

Fatti la tua idea guardando due cose: la luce, perché la teca è progettata per illuminare i rilievi con la luce naturale del lungotevere, e il rapporto con la piazza, che è la parte su cui la discussione non si è mai chiusa.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 16 settembre 2026 sul sito ufficiale del Museo dell’Ara Pacis. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’intero costa 11 euro, il ridotto 6,50 euro e spetta ai non residenti fra i 6 e i 25 anni, ai possessori di abbonamento ATAC annuale e ai gruppi di almeno venti persone. Gratuità. Dal febbraio 2026 l’ingresso al museo è gratuito per chi risiede a Roma e nella Città Metropolitana, esibendo la carta d’identità; restano esclusi dalla gratuità lo spazio espositivo per le mostre temporanee e lo spettacolo multimediale L’Ara si rivela, che hanno un biglietto proprio. Entrano gratis anche i bambini sotto i sei anni e le persone con disabilità con un accompagnatore, e la prima domenica del mese è gratuita per tutti. Orari. Il museo apre tutti i giorni, 9:30-19:30, e chiude solo il 1° maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre l’orario è 9:30-14:00. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura. Il giorno giusto. È uno dei pochissimi musei romani senza chiusura settimanale: se hai un lunedì a disposizione e tutto il resto è chiuso, questo è aperto. Come arrivare. L’ingresso è sul lungotevere in Augusta, all’angolo con via Tomacelli. La metro A più vicina è Spagna o Flaminio, entrambe a una decina di minuti a piedi; da piazza del Popolo si arriva camminando lungo via di Ripetta. Quanto tempo prevedere. I sei rilievi di questa guida e il giro completo del recinto richiedono un’ora. Metti in conto mezz’ora in più se aggiungi lo spettacolo multimediale.

Da qui in poi

L’altare è a pochi passi dal Mausoleo di Augusto, cioè dal monumento per cui questa zona del Campo Marzio fu progettata. Per vedere i ritratti degli stessi personaggi che riconosci nella processione, il posto giusto è Palazzo Massimo alle Terme, dove c’è l’Augusto di via Labicana.

Per la Roma dei Fori, che è lo scenario in cui quella famiglia governava, ci sono il Foro Romano e il Palatino e i Mercati di Traiano, con il Museo dei Fori Imperiali.

Crediti fotografici: recinto dell’Ara Pacis di Joel Bellviure (CC BY-SA 4.0); processione del lato sud e fregio dell’altare di Luciano Tronati (CC BY-SA 4.0); Saturnia Tellus di Chris Nas (CC BY-SA 4.0), tutte da Wikimedia Commons.