Non è facile riassumere la storia di Roma in poche righe: non basterebbe una biblioteca per raccontare il fascino della città eterna. Però una mappa mentale serve, perché a Roma le epoche non si susseguono in ordine, si sovrappongono: in una stessa piazza puoi avere un obelisco egizio, una colonna romana, una chiesa medievale rifatta nel Seicento e un palazzo dell’Ottocento.

Ecco allora la storia di Roma dalla fondazione a oggi, con l’arte che ogni epoca si è lasciata dietro.

Le origini e i sette re (753-509 a.C.)

Secondo la tradizione Roma fu fondata da Romolo il 21 aprile del 753 a.C. sul Palatino, e ancora oggi il 21 aprile si festeggia il Natale di Roma. È una data leggendaria, non storica: gli scavi mostrano villaggi di capanne sul Palatino già dal X secolo a.C., quindi la città è nata lentamente, dall’unione di quei villaggi, non in un giorno preciso.

Roma ebbe sette re, gli ultimi tre dei quali etruschi, e a loro si devono le prime grandi opere di ingegneria: la bonifica della valle dove sarebbe sorto il Foro e la Cloaca Maxima, la fogna monumentale che funziona, incredibilmente, ancora oggi.

Nel 509 a.C. l’ultimo re, Tarquinio il Superbo, fu cacciato: nasce la Repubblica.

La Repubblica: l’espansione (509-27 a.C.)

La vera espansione della città avvenne al tempo della Repubblica. In questo periodo i Romani conquistarono gran parte d’Europa e del Nord Africa, costruirono molti importanti monumenti e produssero capolavori di letteratura e poesia.

È l’epoca delle grandi strade, a partire dalla via Appia aperta nel 312 a.C., degli acquedotti e delle prime basiliche civili nel Foro. L’arte romana di questi secoli assorbe tutto ciò che incontra: soprattutto la Grecia, conquistata militarmente ma vincitrice sul piano culturale.

La Repubblica finisce in una lunga stagione di guerre civili, che si chiude con l’assassinio di Giulio Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C.

L’impero: il periodo più florido (27 a.C.-476 d.C.)

Il periodo più florido della società romana arrivò sotto Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare. Nel 27 a.C. il senato gli conferì il titolo di Augusto, e quella data segna convenzionalmente l’inizio dell’epoca imperiale. Augusto promosse lo sviluppo della cultura e delle arti, tanto che si vantò di aver trovato una città di mattoni e di averla lasciata di marmo. Roma divenne la capitale del più grande impero del mondo antico e rimase tale per secoli.

L’arte imperiale è quella che ancora oggi riconosci a colpo d’occhio: l’Ara Pacis di Augusto, il Colosseo inaugurato nell’80 d.C. sotto i Flavi, il Pantheon ricostruito da Adriano intorno al 125 d.C. con la sua cupola in calcestruzzo che resta, dopo diciannove secoli, la più grande cupola non armata del mondo. Nel II secolo la città supera probabilmente il milione di abitanti: nessuna città europea tornerà a tanto prima dell’Ottocento.

Il cristianesimo e la fine dell’impero

Il cristianesimo trasformò profondamente la struttura sociale della città e il suo cuore pulsante a partire dall’imperatore Costantino, che nel 313 d.C. con l’editto di Milano concesse libertà di culto. In questo periodo iniziò la costruzione delle grandi basiliche: San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano (che è la cattedrale di Roma, non San Pietro), Sant’Agnese e San Lorenzo fuori le mura.

Poi arriva il crollo. Nel 410 d.C. i Visigoti di Alarico mettono a sacco la città, la prima volta in ottocento anni che Roma cade in mano a un nemico: fu un trauma enorme per il mondo antico. Nel 476 l’ultimo imperatore d’Occidente viene deposto. Roma perse la sua centralità politica ma rimase il centro spirituale d’Europa come residenza dei papi. Nel Medioevo la popolazione crolla a poche decine di migliaia di persone: intere zone monumentali tornano campagna, e il Foro diventa pascolo per le mucche, il Campo Vaccino.

Il Medioevo: chiese, mosaici e un lungo abbandono

Durante il Medioevo furono costruite molte chiese interessanti e particolari, spesso riutilizzando colonne e marmi degli edifici antichi. In questo periodo vennero edificate o rifatte San Clemente, Santa Maria in Trastevere e, già nel V secolo, Santa Maria Maggiore, che conserva mosaici straordinari.

Il momento più buio arriva nel Trecento, quando i papi si trasferiscono ad Avignone (1309-1377): senza la corte pontificia Roma si spopola e si degrada, ridotta a poche migliaia di abitanti tra le rovine.

Il Rinascimento: i papi mecenati

Roma tornò a essere centro di cultura nel Rinascimento, quando molti papi, veri e propri sovrani della città, si fecero grandi committenti d’arte.

Inizia allora la costruzione della cappella Sistina, voluta da Sisto IV e conclusa nel 1481, le cui pareti furono decorate dai più famosi artisti del tempo (Perugino, Botticelli, Ghirlandaio) prima del celebre intervento di Michelangelo sulla volta, nel secolo successivo. Nel 1506 Giulio II fa abbattere l’antica basilica costantiniana e avvia il cantiere della nuova San Pietro, che passerà per le mani di Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bernini e andrà avanti oltre un secolo.

Questa stagione si interrompe bruscamente con il sacco di Roma del 1527, quando le truppe imperiali di Carlo V devastano la città per mesi. Gli artisti fuggono ovunque, e paradossalmente proprio quella diaspora diffonde il Rinascimento romano in tutta Europa.

Il Barocco: la città teatro

La politica della Controriforma includeva l’obiettivo di trasformare Roma in una città magnifica e teatrale, capace di stupire i pellegrini. Il risultato furono le opere d’arte barocche di artisti come Bernini e Borromini, rivali per tutta la vita.

Basti pensare alle sculture di Bernini alla galleria Borghese, al colonnato di piazza San Pietro, o a piazza Navona con la bellissima Fontana dei Quattro Fiumi e la chiesa di Sant’Agnese in Agone. È in questi decenni che Roma prende la forma scenografica che ancora oggi ci sembra “la” Roma: le piazze con la fontana al centro, le facciate curve, gli obelischi rialzati agli incroci.

Da capitale dei papi a capitale d’Italia (1870)

Il 20 settembre 1870 i bersaglieri del generale Raffaele Cadorna aprirono la breccia di Porta Pia ed entrarono in città: con quel giorno finì il potere temporale dei papi. Attenzione a un equivoco molto diffuso: Garibaldi non c’entra, i suoi tentativi di prendere Roma erano falliti anni prima, in Aspromonte nel 1862 e a Mentana nel 1867. Il 3 febbraio 1871 Roma divenne ufficialmente capitale del Regno d’Italia, al posto di Firenze, sotto Vittorio Emanuele II.

La città cambia di nuovo pelle, e in fretta: si aprono grandi strade come via Nazionale e il Corso Vittorio Emanuele, si costruiscono interi quartieri per i ministeri e i nuovi impiegati, e si realizzano scenografie urbane come piazza Esedra, l’attuale piazza della Repubblica, con la sua fontana delle Naiadi. L’obiettivo era rendere Roma simile alle altre grandi capitali europee.

Roma ha cambiato volto molte volte!

Il Novecento e la Roma di oggi

Un’altra trasformazione fu operata da Benito Mussolini: salito al potere nel 1922, con la dittatura vera e propria dal 1925 fino al 1943, il regime propagandò la restaurazione dell’impero romano. Per mostrare ed enfatizzare le antiche rovine, il regime fece demolire interi quartieri medievali e rinascimentali: nacquero così via dei Fori Imperiali (1932), aperta sopra i fori sventrando il quartiere Alessandrino, e più tardi via della Conciliazione, che cancellò la spina di Borgo davanti a San Pietro. Fu progettato in quegli anni anche il quartiere EUR, con il suo “Colosseo quadrato”.

Dopo la guerra, Roma diventa la città del cinema di Cinecittà e della dolce vita, e nel 1980 il suo centro storico entra nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

La sua lunga storia e i grandi cambiamenti che ne hanno modificato il tessuto urbano fanno di Roma una città unica e incredibile: l’unico posto dove puoi scendere una scala e attraversare, in pochi metri, mille anni, come a San Clemente, dove sotto la basilica medievale c’è quella paleocristiana e sotto ancora un tempio di Mitra.

E tu, quale Roma preferisci: quella imperiale delle rovine o quella barocca delle piazze?

I Fori Imperiali di Roma