Partiamo dal malinteso più diffuso di Roma: entrare nella Basilica di San Pietro è gratis.
Sempre, per tutti, senza biglietto e senza prenotazione. La coda enorme che vedi attraversare piazza San Pietro non è la coda della biglietteria, perché la biglietteria non esiste: è la coda del metal detector. Ogni persona che entra passa un controllo di sicurezza, e con trentamila visitatori al giorno quel controllo diventa un serpente che gira intorno al colonnato.
Questo cambia tutto nella pianificazione. Non devi comprare niente per entrare: devi arrivare presto, perché il tempo che spendi qui lo spendi in fila e non in cassa.
Poi ci sono le cose che invece si pagano, e sono tre: la salita alla cupola, la necropoli sotto la basilica e alcune visite guidate. Te le spiego tutte, ma prima ti dico cosa guardare, perché San Pietro è talmente grande che senza una lista si finisce per fotografare il vuoto.
Se arrivi dai Musei Vaticani, tieni presente che sono due visite diverse con due ingressi diversi: i musei hanno il biglietto, la basilica no.
Le misure sul pavimento
Appena entri, prima di alzare gli occhi, guarda in basso. Nella navata centrale, incastonate nel marmo, ci sono delle stelle dorate.
Non sono decorazione. Ognuna segna la lunghezza totale di un’altra grande chiesa del mondo, misurata a partire dall’abside di San Pietro. È un righello di pietra, ed è la cosa più orgogliosa e più divertente dell’intero edificio: cammini verso l’altare e passi, una dopo l’altra, tutte le chiese che San Pietro ha battuto.
I numeri sono questi:
- San Pietro in Vaticano: 186,36 metri, la misura di tutta la navata, segnata all’ingresso anche in palmi romani, con l’iscrizione 837 P.R.;
- Saint Paul, Londra: 158,10 metri;
- Duomo di Firenze: 149,28 metri;
- Duomo di Milano: 134,94 metri.
Il gioco è chiaro: quando ti fermi sulla stella di San Paolo a Londra e ti volti verso il portone, stai vedendo quanta chiesa avanza a San Pietro dopo che la cattedrale di Londra è già finita. Sono ventotto metri di differenza, e li vedi con gli occhi.
Il resto delle misure fa lo stesso effetto: la basilica è lunga 218 metri in tutto, alta 136,5 metri fino alla sommità della cupola, con una superficie di circa 23.000 metri quadrati e una capienza stimata intorno alle 60.000 persone. La navata centrale è alta 45 metri: nella navata di San Pietro ci sta dentro un palazzo di quindici piani.
Un avvertimento utile: questa scala rende San Pietro il posto in cui si sbaglia più facilmente la percezione delle dimensioni. Le lettere del fregio in oro, lungo la trabeazione, sembrano alte quanto un braccio: sono alte quasi due metri. I putti che reggono le acquasantiere sembrano bambini: sono alti come un uomo adulto. Cerca sempre una persona vicino all’oggetto che stai guardando, altrimenti tutto ti sembrerà normale.

La Pietà, e la firma
Prima cappella a destra, dietro un vetro. È la Pietà di Michelangelo, scolpita tra il 1497 e il 1499, quando l’artista aveva poco più di vent’anni.
Guarda la fascia che attraversa il petto della Vergine e regge il manto. C’è scritto:
MICHAEL·A[N]GELVS·BONAROTVS·FLORENT[INVS]·FACIEBAT
Michelangelo Buonarroti fiorentino lo faceva. È l’unica opera che Michelangelo abbia mai firmato in tutta la sua vita, e il motivo è un aneddoto che spiega il carattere dell’uomo meglio di una biografia: sentì due visitatori lodare la scultura e attribuirla allo scultore lombardo Cristoforo Solari. Tornò di notte e la firmò.
E poi c’è l’epilogo, che è il motivo del vetro. Il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, un uomo di trentaquattro anni, il geologo ungherese naturalizzato australiano László Tóth, si avvicinò alla scultura con un martello e la colpì quindici volte. Ruppe il braccio sinistro della Vergine, frantumò il gomito, distrusse quasi del tutto il naso e le palpebre, e staccò una cinquantina di frammenti. Il restauro fu completato il 21 dicembre dello stesso anno, recuperando i pezzi raccolti in sala. Da allora la Pietà è dietro un vetro antisfondamento.
Questo è il motivo per cui non la vedrai come Michelangelo l’aveva pensata: la distanza è aumentata, il riflesso c’è, e il punto di vista basso che l’artista aveva calcolato non è più raggiungibile. Sapere perché rende il vetro meno irritante.
Se vuoi il quadro completo dell’artista, ne ho scritto nell’articolo su Michelangelo Buonarroti, e le sue vicende in Vaticano proseguono nelle curiosità sulla Cappella Sistina.

Il baldacchino, e da dove viene il bronzo
In mezzo alla basilica, sopra l’altare papale e sopra la tomba di Pietro, c’è la cosa più grande in bronzo che il barocco abbia prodotto: il baldacchino di Gian Lorenzo Bernini, costruito da luglio 1624 al 1633, inaugurato il 28 giugno 1633, alto 28,5 metri e commissionato da papa Urbano VIII.
Ventotto metri e mezzo: è l’altezza di un palazzo di nove piani, dentro una chiesa, e non sembra grande perché lo spazio intorno è più grande di lui. Le quattro colonne tortili che lo reggono citano le colonne a spirale della vecchia basilica costantiniana, che secondo la tradizione venivano dal Tempio di Salomone: Bernini prende una reliquia architettonica e la ingigantisce.
E ora la storia del bronzo, che va raccontata bene perché quasi tutti la sbagliano.
La vulgata dice: il bronzo del baldacchino viene dal Pantheon, da cui Urbano VIII fece strappare le travi del portico, e per questo i romani coniarono la pasquinata quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini.
La ricostruzione documentata è diversa. Il bronzo del Pantheon fu effettivamente prelevato da Urbano VIII, ma finì per la gran parte in ottanta cannoni per Castel Sant’Angelo, non nel baldacchino. La storica dell’arte americana Louise Rice ha argomentato che il collegamento tra il Pantheon e il baldacchino sia una falsa notizia costruita ad arte: raccontare che il bronzo era diventato un’opera sacra suonava meglio che ammettere che era diventato artiglieria.
Quindi la pasquinata è autentica, il prelievo è autentico, e il collegamento con il baldacchino è propaganda. Il che lo rende, se possibile, un aneddoto ancora migliore.

La Cattedra Petri, e l’unica finestra colorata
Cammina oltre il baldacchino, fino in fondo all’abside, e alza gli occhi. Quella macchina di bronzo dorato, nuvole, angeli e raggi è la Cattedra di San Pietro, sempre di Bernini, realizzata tra il 1656 e il 1665.
Il trono di bronzo non è un trono: è un reliquiario. Dentro c’è una cattedra di legno medievale, che la tradizione voleva fosse la sedia dell’apostolo. Bernini non la mostra e non la nasconde: la incapsula in una struttura che la fa sembrare sollevata in aria da forze invisibili.
Sopra c’è il colpo di teatro. Una finestra di alabastro con la colomba dello Spirito Santo, con un’apertura d’ali di 162 centimetri, e attorno una raggiera di stucchi dorati. È l’unica vetrata colorata di tutta la basilica: in un edificio che ha centinaia di finestre bianche, ce n’è una sola che dà colore, e sta esattamente nel punto in cui l’occhio arriva alla fine del percorso.
Un consiglio pratico: la Cattedra funziona con la luce del pomeriggio, quando il sole passa da quel lato. Se ci arrivi la mattina la vedrai spenta.
La cupola di Michelangelo, salita compresa
La cupola è di Michelangelo, che ne fissò il progetto ispirandosi a quella di Brunelleschi a Firenze, ma non la vide finita: fu Giacomo Della Porta a completarla tra il 1588 e il 1590, alzandone il profilo (una cupola “a sesto rialzato”) per ridurre le spinte laterali. Dal pavimento alla croce sono 136,5 metri.
Si può salire, e vale. Ecco i numeri veri, che nessuno ti dice prima:
- la salita completa è di 551 gradini;
- con l’ascensore ne salti i primi 231, e te ne restano 320;
- quei 320 non sono normali. La scala corre dentro lo spessore della cupola, quindi si stringe progressivamente e si inclina: verso la fine cammini piegato, con la parete che ti spinge da un lato. Non è claustrofobico per tutti, ma è claustrofobico per molti.
La Fabbrica di San Pietro sconsiglia esplicitamente la salita a chi ha problemi cardiaci o respiratori, vertigini, claustrofobia o difficoltà motorie, e alle donne in gravidanza. Per i bambini piccoli è faticosa. Gli animali non sono ammessi.
Cosa ci si guadagna: il ballatoio interno, da cui guardi giù nella basilica e vedi il baldacchino diventare piccolo, e poi il ballatoio esterno, in cima, da cui vedi il colonnato di Bernini dall’alto come un disegno, i Giardini Vaticani, il Tevere, Castel Sant’Angelo e Roma fino ai monti. È la vista che spiega la geografia della città in dieci secondi.

Cinque architetti, centoventi anni
San Pietro è l’edificio in cui il Rinascimento cambia idea quattro volte, e si vede.
La basilica precedente era quella costantiniana, del IV secolo, costruita sopra il circo di Nerone e una necropoli in cui la tradizione collocava la tomba di Pietro: cinque navate, copertura in legno, e per milleduecento anni la chiesa più importante dell’Occidente.
Poi, il 18 aprile 1506, papa Giulio II posa la prima pietra della nuova. E cominciano i cambi di rotta:
- Bramante (dal 1506) progetta una pianta centrale a croce greca, e per farlo demolisce quasi tutta la parte presbiteriale della basilica antica. La scelta fu contestatissima già allora;
- Raffaello (dal 1514) sposta il progetto verso una basilica longitudinale a tre navate;
- Sangallo (1520-1546) prova a tenere insieme le due idee e realizza un costosissimo modello in legno;
- Michelangelo (dal 1546) torna alla pianta centrale, semplifica lo spazio interno e concentra tutto sull’effetto della cupola;
- Carlo Maderno (dal 1603) allunga la navata e trasforma definitivamente la pianta in croce latina. È lui che fa la facciata, che porta scritto PAVLVS V BVRGHESIVS ROMANVS PONT MAX AN MDCXII, cioè Paolo V Borghese, anno 1612;
- Bernini (dal 1629) aggiunge il baldacchino, la Cattedra e la piazza con il colonnato.
La basilica fu consacrata da papa Urbano VIII il 18 novembre 1626, centoventi anni dopo la prima pietra.
Ed ecco la conseguenza che si vede sul posto: la basilica di Bramante e quella di Michelangelo non esistono. Erano edifici a pianta centrale, in cui la cupola stava sopra il centro dello spazio e la si vedeva da dentro appena entrati. Maderno, allungando la navata di ottanta metri, ha spostato l’ingresso lontano dalla cupola, e da fuori la ha nascosta dietro la facciata. Se vuoi capire cosa aveva in mente Michelangelo, devi guardare San Pietro da dietro, dai Giardini Vaticani o dal Gianicolo: da lì la cupola torna al centro e l’edificio ha un’altra forma.
Cosa si paga e cosa no
Ecco la tabella vera, che è la ragione per cui questo articolo esiste.
Gratis, sempre:
- l’ingresso alla basilica, senza biglietto e senza prenotazione;
- l’accesso per il culto, con percorsi dedicati e assistenza per chi entra a pregare o a celebrare;
- le confessioni: da lunedì a sabato 7.00-12.30 e 16.00-19.00, la domenica 7.00-13.00 e 16.00-19.00.
A pagamento:
- la salita alla cupola. Al chiosco sotto il portico si paga in genere 10 euro con le scale e 15 euro con l’ascensore; online, sul sito ufficiale, i prezzi salgono a circa 17 e 22 euro ma includono l’audioguida digitale della basilica e un ingresso a orario prenotato. Le pagine ufficiali non pubblicano il listino, quindi verifica al desk o in fase di prenotazione;
- la Necropoli Vaticana, cioè gli scavi sotto la basilica con la tomba di Pietro. 20 euro intero e 14 euro ridotto, guida abilitata inclusa;
- le visite guidate della basilica, acquistabili al Visit Desk nell’area di accoglienza;
- le Grotte Vaticane, che per anni erano ad accesso libero e oggi rientrano tra le visite a biglietto: verifica prima di contarci.
Gratuità sulle visite per i bambini sotto i 6 anni e per i visitatori con disabilità certificata oltre il 74%; ridotti per la fascia 7-17 anni e per gruppi di studenti e pellegrini.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 30 luglio 2026 sul sito ufficiale della Fabbrica di San Pietro. Prima di partire ricontrolla su basilicasanpietro.va, che è il sito ufficiale: prezzi e orari cambiano, e le prenotazioni della necropoli si esauriscono con settimane di anticipo.
Orari. La basilica è aperta dalle 7.00 alle 20.00 nei mesi estivi (dal 1° giugno), con chiusura più anticipata in inverno. La cupola apre alle 7.30 e chiude alle 17.00 nel periodo invernale (dal 26 ottobre al 28 marzo) e alle 7.00-18.00 in quello estivo (dal 29 marzo al 25 ottobre). Le visite guidate partono dal Visit Desk nei giorni feriali dalle 9.30 alle 17.30, con ultima registrazione alle 17.00; la domenica e nelle festività vaticane dalle 13.30 alle 15.30, ultima registrazione alle 15.00.
Il codice di abbigliamento, che è la cosa che fa perdere più tempo. La regola ufficiale è precisa: pantaloni al ginocchio, gonne al ginocchio, spalle coperte, per tutti. Non è un consiglio ed è verificata all’ingresso: chi arriva in canottiera o in pantaloncini corti viene rimandato indietro dopo aver fatto tutta la fila. In estate porta una sciarpa leggera o una camicia da mettere sopra, e la questione è chiusa in dieci secondi.
Le altre regole. Vietato telefonare, fumare, mangiare e bere, portare animali od oggetti ingombranti. Non esiste un guardaroba, quindi viaggia leggero: uno zaino grande è un problema al controllo e resta un problema per tutta la visita.
La necropoli. Va prenotata obbligatoriamente, tramite il modulo sul sito della basilica oppure scrivendo all’Ufficio Scavi. I gruppi sono di massimo 12 persone, la visita dura circa un’ora, e non si entra sotto i 10 anni. Da lunedì a venerdì l’ultimo turno è alle 16.15, il sabato alle 12.30; chiuso la domenica e nelle festività vaticane. I posti giornalieri sono poche centinaia: chiedi con settimane di anticipo, non giorni.
Quando andare. Il momento giusto è l’apertura, alle sette. A quell’ora il controllo di sicurezza è veloce, la basilica è quasi vuota e la luce entra bassa da est. Dalle dieci in avanti la fila attraversa la piazza e in estate si fa sotto il sole, senza ombra. L’altra finestra buona è il tardo pomeriggio, con il vantaggio che la Cattedra è illuminata bene.
Un vincolo da conoscere. Nei giorni di udienza generale del mercoledì e durante le celebrazioni papali la piazza e l’accesso cambiano completamente. Controlla il calendario liturgico prima di scegliere il giorno.
Se preferisci una guida e la salita già organizzata, puoi prenotare il tour guidato della basilica con salita alla cupola e controllare le disponibilità. Detto chiaramente: l’ingresso in basilica è gratuito, quindi quello che compri non è l’accesso, è la guida e il biglietto della cupola, più il vantaggio di non gestire da solo il coordinamento tra fila, controlli e orari.
Cosa vedere intorno
San Pietro è la fine di un percorso che di solito comincia altrove, e il collegamento naturale sono i Musei Vaticani con la Cappella Sistina: due visite distinte, con biglietti e ingressi separati, ma a cinque minuti l’una dall’altra.
Se invece ti interessa la mano che ha inventato mezza Roma barocca, il baldacchino e la Cattedra sono solo due tappe: le altre sono nell’articolo su Gian Lorenzo Bernini, e la rivalità che ha prodotto tutto questo è raccontata nelle curiosità su Bernini e Borromini.
Un’ultima cosa da fare, e non costa niente. Quando esci, non attraversare la piazza in diagonale. Cerca uno dei due dischi di porfido nel pavimento, tra l’obelisco e le fontane, mettiti sopra e guarda il colonnato. Da quel punto esatto le quattro file di colonne si allineano e ne vedi una sola: quattro anelli concentrici che diventano un cerchio unico. Bernini ha calcolato quei due punti, e sono l’unica parte dell’intero complesso che funziona solo se ti fermi dove ti dice lui.