Nel 1931 questo edificio celebrava l’impero coloniale francese. Oggi ospita il museo nazionale della storia dell’immigrazione, e non ha cambiato una pietra: stesso bassorilievo sulla facciata, stessi affreschi dentro, e adesso racconta la storia di chi in Francia è arrivato. Il Palais de la Porte Dorée si affaccia sul bordo del bois de Vincennes, all’estremità orientale della città, nello stesso dodicesimo arrondissement del Musée Méliès, e nello stesso stabile c’è anche un acquario tropicale che dal 1931 non ha mai chiuso.

testa di un alligatore albino nell acquario tropicale, con la pelle bianco crema, l occhio rosa dalla pupilla verticale e la luce verde della vasca sulle squame

Alla cassa ti troverai davanti a due biglietti, e conviene aver scelto prima: il museo e l’acquario costano 12 euro l’uno e si pagano separatamente, mentre il combinato costa 16. E sotto i 26 anni si entra gratis, in tutti e due.

Che cosa se ne fa, un museo dell’immigrazione, di un palazzo costruito per l’impero?

Si parte!

1. Diciotto mesi per l’Esposizione coloniale

Il palazzo fu costruito per l’Esposizione coloniale internazionale del 1931 su progetto di Albert Laprade, e venne tirato su in diciotto mesi. È uno dei monumenti art déco più importanti di Parigi, con la facciata a colonnato sottile, i grandi volumi squadrati e la decorazione integrata nell’architettura invece che appiccicata sopra.

Aprì come Musée des Colonies, e da allora ha portato quattro nomi. Divenne Musée de la France d’outre-mer nel 1935, poi Musée des arts africains et océaniens nel 1960. Nel giugno 2006 le collezioni etnografiche traslocarono al quai Branly, e nel palazzo restò soltanto l’acquario. Il Musée national de l’histoire de l’immigration aprì qui nell’ottobre 2007.

Leggi anche: Musée du quai Branly: 7 opere da vedere nel museo sotto gli alberi

2. La libertà di panorama, e il limite francese

Perché in questa pagina non vedrai nemmeno una fotografia del palazzo?

La ragione non è la disattenzione dei fotografi, ed è la stessa che decide quali fotografie accompagnano questo articolo.

In Francia la libertà di panorama esiste ma esclude gli usi commerciali. Significa che un privato può fotografare un edificio e pubblicarne la foto sul proprio profilo, ma un sito che ha inserzioni o link di affiliazione, come questo, non può usare l’immagine di un’opera d’architettura o di scultura ancora protetta dal diritto d’autore.

Qui sono protetti tutti e tre gli autori del palazzo: l’architetto Albert Laprade, morto nel 1978, lo scultore del bassorilievo Alfred Janniot, morto nel 1969, e il pittore degli affreschi Pierre-Henri Ducos de La Haille, morto nel 1972. In Francia la protezione dura settant’anni dalla morte dell’autore, quindi per tutti e tre siamo ancora dentro.

Il risultato è che di questo articolo nessuna fotografia mostra il palazzo: le uniche immagini libere della Porte Dorée sono quelle degli animali dell’acquario, e sono quelle che vedrai. Il palazzo lo descriviamo a parole, e lo guarderai dal vivo.

3. Il bassorilievo, 1.128 metri quadrati di facciata

La facciata è coperta da un unico bassorilievo in pietra di Alfred Janniot, e le misure dicono l’ambizione del progetto: 1.128 metri quadrati, per 13 metri di altezza e 90 di larghezza.

Il soggetto è l’abbondanza delle colonie, con figure umane, animali, piante e merci intrecciate in un flusso continuo, senza cornici che separino le scene: prenditi qualche minuto sul marciapiede prima di entrare, perché dall’interno non la vedi. Dentro, il salone centrale, il forum, porta oltre 600 metri quadrati di affresco che Ducos de La Haille dipinse con sette assistenti, sul contributo della Francia ai territori d’oltremare.

Qui sta il nodo, e te ne accorgi appena entri, perché il museo non lo aggira. L’edificio è un monumento di propaganda coloniale conservato intatto, ed è stato scelto di lasciarlo così invece di ripulirlo.

E c’è una cosa che quasi nessuno sa: il Forum, la sala d’onore, i saloni storici e l’esplanade si visitano gratis, senza biglietto. Puoi entrare, stare mezz’ora sotto i seicento metri quadrati di affresco e uscire senza pagare nulla. Il confronto fra quello che la facciata dichiara e quello che le sale del museo raccontano è la cosa più forte della giornata, e la prima metà non costa niente.

4. Undici date, dal 1685 a oggi

Il percorso permanente del museo è stato rifatto e ha riaperto il 17 giugno 2023, più grande e più accessibile di prima.

Lo percorri lungo undici date chiave, dal 1685 a oggi, e a ogni tappa trovi tre livelli intrecciati: i dati storici, gli avvenimenti e le storie di vita delle persone. Il museo conserva oltre ottomila beni culturali ed è il solo in Europa a trattare questo tema in modo così esteso. La tesi è dichiarata in apertura e attraversa tutto: l’immigrazione non è un capitolo a parte, è una componente della storia di Francia.

Fra gli spazi nuovi ci sono uno studio musicale e un salotto televisivo, pensati per il pubblico giovane, in cui si ascolta e si guarda invece di leggere pannelli. Se vieni con dei ragazzi, sono i punti in cui si fermano davvero.

5. L’acquario, che è lì dal primo giorno

L’acquario tropicale nacque insieme al palazzo, nel 1931, e l’idea fu del maresciallo Lyautey, il commissario generale dell’Esposizione: voleva che i francesi vedessero con i propri occhi la fauna acquatica dei territori coloniali.

coccodrillo nano disteso sulla sabbia della sua vasca, con la pelle grigia, il muso corto e i denti scoperti, sotto una roccia artificiale

Nel 1934 venne scavata al centro dell’acquario la fossa, disegnata con l’aiuto di uno scultore come uno degli allestimenti di Laprade, con vasche ornamentali e rocce artificiali a formare quello che allora si chiamava un «angolo di savana», abitato da coccodrilli, tartarughe, scimmie e uccelli africani. La fossa c’è ancora, e oggi la si guarda attraverso pareti di vetro invece che dall’alto.

C’era anche, all’origine, una galleria dei prodotti: mostrava come si sfruttavano industrialmente certe specie, con il guscio di tartaruga, le pelli di coccodrillo e i coralli. Nel 1968 quei diorami sull’uso delle acque coloniali sono stati smontati e sostituiti con vasche nuove, ordinate per geografia invece che per resa: l’acquario ha decolonizzato il proprio allestimento quasi quarant’anni prima che il palazzo cambiasse museo.

Oggi la collezione conta circa 4.400 animali di 350 specie in 84 vasche.

6. Sessantadue anni di coccodrilli, e due alligatori bianchi

Gli animali più celebri di questo posto sono stati i coccodrilli del Nilo, arrivati nel 1948 già adulti grazie a Théodore Monod, il naturalista che allora dirigeva l’Institut français d’Afrique noire. L’ultimo del gruppo è vissuto nella fossa fino al 2010: sessantadue anni, cioè tre generazioni di parigini che tornavano a rivederli.

Oggi al loro posto ci sono due femmine di alligatore albino, Laury e Dundy, sorelle nate nel 2014. La fotografia in cima a questa pagina mostra una delle due: la pelle bianco crema, le squame appena percorse dalla luce verde della vasca e l’occhio rosa, che è il segno dell’albinismo. La pupilla a fessura verticale, invece, ce l’hanno tutti gli alligatori.

Avvicinati al vetro e guardale ferme. Un alligatore bianco in natura non sopravvive, perché la pelle senza pigmento si ustiona al sole e perché in acqua è visibile da qualunque predatore: questi animali esistono soltanto in cattività, e la cosa fa parte di quello che vedi.

7. Gli animali che quasi tutti superano

Quanti visitatori si fermano davanti a un pesce marrone appoggiato sul fondo?

Pochi, e sbagliano, perché tre delle vasche più interessanti sono proprio quelle che sembrano vuote.

dipnoo australiano disteso fra le piante acquatiche, con il corpo verde oliva coperto di grandi squame, il ventre giallastro e la pinna pettorale a forma di pagaia

Il dipnoo australiano della fotografia qui sopra è un pesce che respira aria. Ha polmoni oltre alle branchie e sale in superficie a prendere fiato, e le sue pinne pettorali, come vedi, sono a forma di pagaia carnosa invece che a ventaglio. È il parente vivente più prossimo dei vertebrati che sono usciti dall’acqua, ed è arrivato fino a noi quasi immutato.

pesce gatto elettrico appoggiato sul fondo fra le alghe verdi, con il corpo bruno e tozzo, l occhio piccolo e i lunghi barbigli protesi in avanti

Il pesce gatto elettrico è quel sacco bruno con i barbigli lunghi, immobile sul fondo. Gli organi elettrici gli occupano quasi tutto il corpo, sotto la pelle, e la scarica che produce basta a stordire una preda. Gli antichi egizi lo conoscevano bene: compare nei rilievi delle tombe da più di cinquemila anni, e un pesce gatto entra perfino nel nome del primo faraone, sulla tavoletta di Narmer.

piranha dal ventre rosso di profilo, con il corpo alto e compresso, il dorso grigio verde punteggiato d argento e la gola e il ventre arancioni

Il piranha dal ventre rosso, infine, è l’animale su cui il cinema ha raccontato più bugie di qualunque altro. Nella vasca lo vedi per quello che è: un pesce alto e compresso ai fianchi, con il dorso punteggiato d’argento e la gola arancione, che nuota in banco e passa la maggior parte del tempo fermo. In natura mangia soprattutto pesci, insetti e carogne, e i branchi servono a difendersi, non ad attaccare.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 27 settembre 2026 sul sito ufficiale palais-portedoree.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Gratis senza biglietto. L’esplanade, la sala d’onore, il Forum con gli affreschi e i saloni storici del palazzo sono ad accesso libero. Biglietti. Il museo oppure l’acquario costano 12 euro l’intero e 9 il ridotto. Il biglietto combinato, che comprende tutti e due, costa 16 euro l’intero e 13 il ridotto. Orari. Il palazzo apre da martedì a venerdì 10:00-17:30 e il sabato e la domenica 10:00-19:00. L’ultimo accesso agli spazi è un’ora prima della chiusura. Chiusure. Resta chiuso il lunedì, il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Gratuità. Sotto i 26 anni si entra gratis. Il museo è gratuito anche la prima domenica del mese, e l’ingresso è libero per le persone disoccupate, per i rifugiati, per le persone con disabilità e un accompagnatore, per gli invalidi di guerra e per gli insegnanti con il pass. Paris Museum Pass. Il museo dell’immigrazione è incluso nel pass. L’acquario, invece, si paga a parte. Come arrivare. L’indirizzo è 293 avenue Daumesnil, nel dodicesimo. Scendi a Porte Dorée sulla linea 8. In alternativa prendi il tram T3 oppure gli autobus 46 e 201. C’è anche una stazione Vélib davanti al palazzo. Quanto tempo chiede. Il palazzo dichiara almeno un’ora per l’acquario e due per il museo e il monumento. Con il combinato, metti in conto mezza giornata.

Da qui in poi

Le collezioni che erano in questo palazzo fino al 2006 si vedono oggi al Musée du quai Branly, ed è la visita che completa questa nel modo più diretto: stessi oggetti, museografia opposta.

Due musei vanno messi accanto a questo perché fanno lo stesso lavoro su un’altra materia: il Musée Carnavalet, che è la storia della città, e il Musée de la Libération, che è la storia di come ne è uscita nel 1944. Le arti asiatiche e arabe, invece, le raccontano senza la cornice coloniale il Musée Guimet e l’Institut du monde arabe.

Fotografie: alligatore albino di Cedricguppy, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons; coccodrillo nano di Thesupermat, CC BY-SA 3.0; piranha di Citron, CC BY-SA 3.0; dipnoo e pesce gatto elettrico di Vassil, CC0.