La conosci anche se non hai mai visto il film: la faccia della Luna con una capsula conficcata in un occhio. Quel fotogramma viene da Le Voyage dans la Lune di Georges Méliès, del 1902, e gli oggetti che lo hanno prodotto si vedono in un museo aperto da poco dentro la Cinémathèque française, a Bercy, nel dodicesimo arrondissement, lo stesso del Palais de la Porte Dorée.

fotogramma colorato a mano del voyage dans la lune con la faccia della luna gialla e la capsula rossa conficcata in un occhio, le perforazioni della pellicola visibili ai lati

Alla Cinémathèque si comprano tre biglietti diversi, uno per il museo, uno per la sala cinematografica e uno per la mostra temporanea, e non si sostituiscono a vicenda: alla cassa si sbaglia facilmente. Il museo, inoltre, chiude il martedì.

Se nel 1902 il cinema era in bianco e nero, perché quel fotogramma è a colori?

Si parte!

1. Un museo del 2021, dentro una cineteca

Il Musée Méliès, La Magie du cinéma è stato inaugurato il 19 maggio 2021, quindi è una delle aperture museali più recenti di Parigi, e se hai in mano una guida cartacea di qualche anno fa non lo troverai.

I pezzi esposti sono circa cinquecento, e l’inventario complessivo delle raccolte da cui il museo attinge dice bene che tipo di collezione sia: 175 pezzi di costume, una decina di oggetti di magia, due apparecchi cinematografici, 6 manifesti, 300 disegni, 450 fotografie originali e 380 documenti d’archivio.

Tutto questo esiste grazie a una persona sola. Madeleine Malthête-Méliès, nipote del cineasta, ha passato la vita a raccogliere e salvare quello che restava del nonno: nel 2004 ha ceduto la propria collezione al CNC, che l’ha acquisita per lo Stato, e nel 2011 ha donato alla Cinémathèque i negativi su nitrato e gli elementi di stampa di 77 film in 35 mm.

2. L’illusionista che si comprò un teatro

Méliès non veniva dal cinema, che nel 1895 non esisteva ancora. Veniva dalla magia.

ritratto fotografico di georges melies a trentaquattro anni nel 1895, calvo sulla fronte, con la barba a punta e i baffi all insu, giacca scura e cravatta a fantasia paisley

Il ritratto qui sopra è del 1895, l’anno della prima proiezione dei Lumière, e Méliès aveva trentaquattro anni. Sette anni prima, nel 1888, aveva comprato dalla vedova di Robert-Houdin il teatro che il grande prestigiatore aveva fondato a Parigi, e lì metteva in scena spettacoli di magia con macchinari, botole e apparizioni.

Quella formazione spiega tutto il resto. Quando vide il cinematografo, Méliès non pensò «uno strumento per documentare il mondo», come pensarono i Lumière: pensò un trucco nuovo da aggiungere al repertorio. I suoi film sono numeri di magia filmati, con la cinepresa al posto del pubblico.

3. Il film che ha inventato il racconto

Le Voyage dans la Lune dura quattordici minuti, che nel 1902 erano una lunghezza enorme: la maggior parte dei film del tempo durava meno di un minuto e mostrava un’azione sola. Méliès costruì invece una serie di quadri consecutivi, con un inizio, uno sviluppo e una fine, e li girò nel suo studio di vetro a Montreuil, che si era fatto costruire nel 1897 ed è il primo studio cinematografico francese. Quello che stai guardando, quindi, non è soltanto uno dei primi film di fantascienza: è uno dei primi film che raccontano una storia.

Il fotogramma dell’apertura è il nono quadro, quello dell’allunaggio. Guardalo bene: la Luna ha una faccia umana, con gli occhi, il naso e la bocca, e la capsula le entra nell’occhio destro, quello che tu vedi a sinistra, con uno schizzo rosso intorno al punto dell’impatto. Le nuvole che la circondano sono dipinte su un fondale, e ai due lati dell’immagine si vedono le perforazioni della pellicola.

4. I colori dipinti a mano, 13.795 volte

Ecco la risposta alla domanda dell’inizio, ed è una risposta di manodopera.

Il colore non era stampato: era dipinto a pennello sulla pellicola, un fotogramma alla volta. Il lavoro veniva affidato a laboratori specializzati, e quello di Méliès era l’atelier di Élisabeth Thuillier, al numero 87 di rue du Bac. Thuillier e la figlia Marie-Berthe, detta Berthe, sceglievano i colori e ne stabilivano l’applicazione; le operaie eseguivano.

I numeri dicono che impresa fosse. Le immagini da colorare erano 13.795, e all’atelier lavoravano più di duecento operaie. Ognuna ne applicava uno solo, di colore, e su un film i colori potevano superare la ventina: una copia passava quindi per altrettante paia di mani. Berthe Thuillier raccontò che sceglieva e provava le tinte di notte, e che di giorno le lavoranti le applicavano seguendo le sue istruzioni.

Quando guardi quel giallo lunare e quel rosso, quindi, non stai guardando una tecnica: stai guardando il lavoro di una catena di donne di cui in gran parte non conosciamo neppure il nome.

5. La copia ritrovata a Barcellona

Come è sopravvissuto un film di cui i negativi non esistono più?

Per caso, e male.

Una copia originale colorata a mano fu ritrovata a Barcellona nel 1993, in condizioni disastrose: la pellicola al nitrato si era in gran parte decomposta e saldata su sé stessa, ridotta a un blocco. Per anni sembrò irrecuperabile. Il lavoro di restauro cominciò nel 2010, con una scansione fotogramma per fotogramma e una ricostruzione digitale, e la versione restaurata fu proiettata al Festival di Cannes l’11 maggio 2011.

È l’unica copia colorata a mano del film che si conosca, e il fotogramma che hai visto in cima a questa pagina viene da lì.

6. Chi carica il cannone

Delle riprese resta una fotografia di scena, ed è l’immagine che cambia l’idea che ti sei fatto del film.

fotografia di scena del 1902 con una fila di giovani donne in costume alla marinara che spingono la capsula nella bocca del cannone, un uomo in divisa su una passerella e il fondale dipinto dei tetti in basso

Nel film la capsula viene caricata dentro un cannone gigantesco da una squadra di figure che si muovono in fila. Nella fotografia di scena vedi com’era fatta la squadra: una fila di giovani donne in costume alla marinara, con calze bianche e cappello di paglia, appoggiate l’una all’altra mentre spingono. Sopra di loro, su una passerella, ce ne sono altre e un uomo in divisa che indica con un bastone.

Guarda poi la parte bassa dell’immagine, perché è la lezione di mestiere. Quelli che sembrano tetti visti dall’alto sono un fondale dipinto piatto, con le tegole, i comignoli e le travi disegnate, appoggiato davanti alla scena. Méliès non costruiva la città: la dipingeva, e la prospettiva la faceva la cinepresa ferma.

7. Il disegno in cui la Luna fa una smorfia

Che aspetto aveva la scena prima di essere girata?

Nel museo c’è un disegno di Méliès per il manifesto del film, riconosciuto come autografo dalla Cinémathèque, ed è un confronto che vale da solo la visita.

disegno a matita di melies per il manifesto del voyage dans la lune, con la faccia della luna che fa una smorfia di dolore, la capsula nell occhio e le scritte inedit sensationnel extraordinaire

Non è un manifesto stampato: è il disegno preparatorio, tutto a segno di matita, con la scritta Le Voyage dans la Lune tracciata a mano in cima e, in basso, i richiami pubblicitari Inédit!!, Sensationnel!! e Extraordinaire!!.

Adesso metti il disegno accanto al fotogramma. Nel film la Luna incassa il colpo quasi senza reagire, e l’effetto comico nasce proprio dalla sua impassibilità. Nel disegno, invece, la Luna fa una smorfia di dolore: ha le sopracciglia inarcate, l’occhio spalancato, la bocca storta e i denti scoperti. Méliès stava vendendo la gag, e per venderla l’ha esagerata. È la distanza fra la pubblicità di un film e il film, ed è la stessa di oggi.

8. La fine, e il chiosco di giocattoli

La storia non finisce bene, e il museo non lo nasconde. Dopo la Prima guerra mondiale il cinema diventò un’industria, con i grandi studi e la distribuzione internazionale, e il metodo artigianale di Méliès non reggeva il confronto. Nel 1923, braccato dai creditori, dovette rivendere a Pathé la proprietà di Montreuil.

Le casse che contenevano i film furono vendute a commercianti ambulanti e sparirono, e molte pellicole finirono fuse per ricavarne l’argento. Di quasi seicento film girati in diciassette anni ne è sopravvissuta una minoranza, ed è tutto quello che di lui puoi ancora vedere. Lui, dal 1925, gestiva un chiosco di giocattoli e dolciumi nella stazione di Montparnasse, e per anni nessuno seppe chi fosse l’uomo dietro il banco. Lo riconobbe nel 1929 Léon Druhot, che dirigeva il Ciné-Journal. La Legion d’onore gliela consegnò nel 1931 Louis Lumière, e Méliès morì il 21 gennaio del 1938.

Il museo che hai appena visitato esiste perché sua nipote ha rimesso insieme, pezzo per pezzo, quello che quel fallimento aveva disperso.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 27 settembre 2026 sul sito ufficiale cinematheque.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti del museo. L’intero costa 10 euro e il ridotto 7,50, che è anche la tariffa dei 18-25 anni. I ragazzi dai 6 ai 17 anni, le persone con disabilità e chi percepisce i minima sociaux pagano 5 euro. Con il Libre Pass si entra gratis. Attenzione ai tre biglietti. Il cinema è un biglietto a parte, 7 euro l’intero e 5,50 il ridotto, 4 per i 18-25 anni. La mostra temporanea è un terzo biglietto ancora: Belmondo, le Magnifique, dal 7 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, costa 14 euro l’intero e 11 il ridotto. Esiste però un pacchetto museo più mostra a prezzo ridotto, e le due visite si possono fare anche in giorni diversi. Visite guidate. Il museo le organizza ogni sabato alle 16:00, e ne esiste una in lingua dei segni francese. Pack Tribu. Il biglietto famiglia costa 22 euro per un massimo di due adulti e tre minori di 18 anni, e si compra solo in rete. Jeudis Jeunes. Il secondo giovedì del mese il museo chiude in anticipo, alle 18:00, e riapre in serata per una visita gratuita riservata ai 18-25 anni e agli studenti, con iscrizione obbligatoria. Orari. Il museo apre il lunedì e da mercoledì a venerdì 12:00-19:00, il sabato e la domenica 11:00-20:00, e con lo stesso orario del fine settimana anche nelle vacanze scolastiche e nei giorni festivi. Chiude il martedì. L’ultimo ingresso è 45 minuti prima. Attenzione alla chiusura estiva. Tutta la Cinémathèque chiude d’estate: nel 2026 è rimasta chiusa dal 27 luglio al 15 settembre compresi, e ha riaperto tutti gli spazi il 16 settembre. Chiude inoltre il 1° maggio e il 25 dicembre. Gratuità. L’ingresso al museo è libero la prima domenica del mese. Paris Museum Pass. Il museo è incluso nel pass. Come arrivare. L’indirizzo è 51 rue de Bercy, nel dodicesimo. Scendi a Bercy, servita dalle linee 6 e 14. Quanto tempo chiede. Conta un’ora e mezza per il museo. Con una proiezione o la mostra temporanea, metti in conto mezza giornata.

Da qui in poi

Il precinema, cioè le macchine ottiche che hanno preparato il terreno a Méliès, si vede in un altro museo parigino: i prassinoscopi di Émile Reynaud e gli apparecchi che animavano le immagini prima della pellicola sono al Musée des Arts et Métiers.

La Parigi degli spettacoli e dei cabaret in cui Méliès ha imparato il mestiere la racconta il Musée de Montmartre, e la storia della città nel suo insieme il Musée Carnavalet.

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