Dietro la torre Montparnasse, in una via che porta il suo nome, c’è il cortile in cui Antoine Bourdelle ha lavorato dal 1885 al 1929, cioè fino all’anno della sua morte. Gli atelier sono rimasti dov’erano, il giardino pure, e dentro ne troverai più di cinquecento: gessi, bronzi, marmi, dipinti, pastelli.

il giardino del musee bourdelle visto dall alto, con la loggia di mattoni rossi con le arcate piene di sculture e una grande testa di cavallo di bronzo in primo piano

La cosa che conviene sapere subito è che la collezione permanente non si paga, come in tutti i musei del Comune di Parigi. Il museo chiude il lunedì e l’ultimo ingresso è alle 17:15, quarantacinque minuti prima della chiusura, che è un margine più largo del solito e va tenuto d’occhio.

Che cosa resta dell’atelier di uno scultore quando lo scultore non c’è più?

Si parte!

1. Il giardino, dove le sculture vivono all’aperto

Comincia da fuori. Il cortile è chiuso su un lato da una loggia di mattoni rossi, e sotto le sue arcate ci sono figure in piedi; in mezzo al verde spunta una testa di cavallo di bronzo, con la criniera a ciocche pesanti e i finimenti al muso.

Quella testa è il pezzo che spiega il museo meglio di qualunque cartella. È il frammento di un monumento pensato per stare in una piazza, e qui te lo trovi all’altezza degli occhi, in un giardino chiuso fra i palazzi. Guarda le superfici: è la patina dell’aria aperta, quella che in una sala non si formerebbe.

2. L’Héraklès arciere, e lo studio da cui è nato

Come si tiene in piedi una figura che spinge con tutto il corpo?

L’Héraklès arciere fu modellato fra il 1906 e il 1909, e al Salon della Société nationale des beaux-arts del 1910 rese Bourdelle famoso in una sera. Il museo conserva gli studi che lo hanno preparato, e sono più interessanti del risultato.

il piccolo bronzo di studio dell herakles arciere di bourdelle, la figura con un ginocchio sulla roccia, l altra gamba distesa contro l arco e le braccia aperte

Avvicinati a questo, un bronzo piccolo posato su un ripiano: un ginocchio preme sulla roccia, l’altra gamba è distesa e spinge contro l’arco, il braccio che regge l’arco è teso fino in fondo e il corpo intero diventa una diagonale sola. Cerca un punto d’appoggio che non sia in tensione: non lo trovi. Il bronzo grande, quello che quasi tutti hanno visto, è al Musée d’Orsay: se li confronti, ti accorgerai che nello studio la posa è già tutta lì, e che il resto del lavoro è stato solo ingrandirla.

3. I ventuno Beethoven, un’ossessione lunga quarant’anni

Conterai ventuno studi di Beethoven. Non ventuno versioni di un ritratto ufficiale: ventuno tentativi, fatti nell’arco di quarant’anni, di far uscire la stessa testa dalla materia.

il beethoven scolpito nella pietra da bourdelle, la testa dai capelli scomposti che emerge dal blocco grezzo con un pugno accostato al mento e l altro appoggiato al bordo

Fermati su questo, che è in pietra. La testa emerge da un blocco che Bourdelle ha lasciato sbozzato: i capelli sono ancora scaglie di pietra, un pugno è accostato al mento e l’altro poggia sul bordo, e tutto intorno restano i colpi di scalpello, fitti e paralleli. Non è un’opera incompiuta lasciata lì per caso. È il metodo messo in mostra: vedi contemporaneamente il punto in cui la figura è arrivata e il blocco da cui sta uscendo.

4. Gli atelier, che sono rimasti atelier

Le sale in cui Bourdelle lavorava non sono state trasformate in gallerie, e te ne accorgi appena entri. Ci sono ancora i cavalletti, gli sgabelli, le selle da modellatore, i gessi appoggiati alle pareti e la polvere di gesso sui muri.

C’è una differenza che ti cambia la visita: in un museo di scultura normale vedi i bronzi finiti, cioè l’ultimo passaggio. Qui vedi i gessi originali, che sono il passaggio in cui l’opera esiste già ma non è ancora stata tradotta in metallo, ed è da quelli che si ricavano le fusioni. Ed è per questo che gli scultori vengono in questo museo e i turisti no.

5. Il teatro degli Champs-Élysées, nato in questo cortile

Dove sono state inventate le sculture più viste di Parigi?

Qui dentro. Nel 1913 fu inaugurato il Théâtre des Champs-Élysées, e i rilievi della facciata e l’atrio li aveva disegnati Bourdelle; per quel lavoro aveva modellato, fra il 1910 e il 1912, un Apollo con tre delle nove Muse.

Il museo conserva gli studi di quella campagna, ed è il posto in cui capisci una cosa che dalla strada non si vede: quei rilievi non sono decorazione applicata a un edificio finito, sono nati insieme all’architettura di Auguste Perret, nello stesso anno in cui in quel teatro andò in scena la Sagra della primavera.

6. Rodin, e i due allievi che tutti conoscono

Si finisce con una catena di nomi, e tienila a mente mentre cammini. Bourdelle entrò nell’atelier di Auguste Rodin nel settembre 1893 e ci restò quindici anni, fino al 1908: non come allievo, ma come praticante, cioè come lo scultore che traduce in marmo i modelli del maestro.

Poi cominciò a insegnare all’Académie de la Grande Chaumière, poco più in là, e fra i suoi studenti passarono Alberto Giacometti e Germaine Richier. Da Rodin a Giacometti la linea è corta, e passa per questo cortile. Se vuoi vedere l’altro capo della catena, il Musée Rodin è dall’altra parte del quartiere.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 24 settembre 2026 sul sito ufficiale bourdelle.paris.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’accesso alle collezioni permanenti è gratuito per tutti. Le mostre temporanee si pagano, e il prezzo cambia da una all’altra: lo trovi sulla pagina della mostra in corso. Orari. Il museo apre da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00, e l’ultimo ingresso è alle 17:15. Chiusure. Chiude il lunedì, più il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Come arrivare. L’ingresso è al 18 di rue Antoine Bourdelle. Le fermate sono Montparnasse - Bienvenüe sulle linee 4, 6, 12 e 13 e Falguière sulla 12. Quanto tempo chiede. Le sei tappe chiedono un’ora e mezza, e il giardino da solo ne merita un quarto. Un consiglio. Vieni in una giornata chiara: gli atelier prendono luce dalle vetrate, e i gessi bianchi si leggono molto meglio.

Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.

Da qui in poi

A cinque minuti a piedi, sempre a Montparnasse, c’è l’altra casa-atelier del quartiere, il Musée Zadkine, anche lui gratuito; e il Musée de la Libération è a Denfert-Rochereau, dieci minuti più in là. Per l’altro capo della catena di Rodin c’è il Musée Rodin, e per la casa di un pittore invece che di uno scultore il Musée Delacroix. Della stessa generazione di Bourdelle, e dell’idea opposta di scultura, è Aristide Maillol, che toglie il movimento dove Bourdelle lo carica: le sue opere sono al Musée Maillol.

Crediti fotografici: giardino e loggia di Velvet (CC BY-SA 4.0); Beethoven nella pietra e studio dell’Héraklès arciere di Romainbehar (CC0), da Wikimedia Commons.