Il Musée Rodin ha una particolarità: il palazzo lo scelse l’artista stesso. Auguste Rodin trovò l’hôtel Biron, un palazzo del 1732 in rue de Varenne, quasi in abbandono nel 1908. Prese in affitto quattro stanze al piano terra, poi dal 1911 tutto l’edificio, e lì preparò il museo che aprì il 4 agosto 1919, due anni dopo la sua morte.
Il museo ha due metà: le diciotto sale del palazzo, piene di luce grazie alle grandi finestre sul giardino, e tre ettari di giardino con i bronzi monumentali fra le rose e i bossi. Delle dieci opere che ti segnalo, quattro sono in giardino e sei nel palazzo, e per queste ultime ti do la sala.
Il museo è chiuso il lunedì, e il biglietto da 14 euro comprende sempre palazzo e giardino: quello per il solo giardino, che molti ricordano, non compare più fra le tariffe. Ogni scheda del museo avverte poi che le opere possono partire in prestito per altri musei, e in fondo ti dico come controllare.
Chi rappresentava, in origine, il Pensatore?
Si parte!
1. Il Pensatore
Comincia dal giardino. Il Pensatore è su un alto pilastro, fra le rose e i bossi, con la facciata del palazzo alle spalle.

Era Dante. Rodin lo modellò nel 1880, alto circa settanta centimetri, per il centro della Porta dell’Inferno, dove il poeta si piega in avanti a guardare i gironi e medita sulla sua opera. Il museo lo descrive così: un corpo torturato, quasi un dannato, e insieme un uomo libero che vuole superare la sofferenza con la poesia.
Dal 1888 Rodin lo espose da solo, e nel 1904 lo ingrandì. Quello che vedi è la fusione di quell’anno, della fonderia Alexis Rudier, alta 1,89 metri. Guarda la posa: il gomito destro è appoggiato sul ginocchio sinistro, non sul destro, e il corpo è tutto torto. Nessuno pensa davvero seduto così.
2. La Porta dell’Inferno
Nel giardino c’è anche la Porta dell’Inferno: un portale di bronzo coperto di corpi, e sopra i battenti, piccolo, il Pensatore nella sua versione originale.

È il laboratorio di tutta la sua vita. Rodin ci lavorò per anni, modellò più di duecento figure e gruppi, e poi la lasciò incompiuta alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento. Da quelle figure ricavò per il resto della carriera statue autonome, a cominciare dal Pensatore e dal Bacio.
Il bronzo che vedi è una fusione del 1928, eseguita per il museo dopo la sua morte. Rodin non vide mai la Porta completa in bronzo: fu il primo conservatore del museo, Léonce Bénédite, a convincerlo nel 1917 a ricostruirla.
3. I Borghesi di Calais
Nel 1884 la città di Calais chiese a Rodin un monumento ai sei notabili che nel 1347, alla fine dell’assedio inglese della guerra dei Cent’anni, andarono dal re d’Inghilterra a consegnare le chiavi della città, pronti a morire perché gli abitanti fossero risparmiati.

Fanne il giro, perché è pensato per essere visto da ogni lato. I sei uomini condividono la stessa base ma non si guardano e non si toccano: ognuno è solo davanti alla morte, in tunica, a piedi nudi, con la corda al collo. Ognuno ha un gesto diverso, dalla disperazione alla rassegnazione. Rodin li studiò nudi e poi li vestì.
A Calais il monumento fu installato nel 1895, ma non come voleva lui: Rodin lo avrebbe voluto altissimo, contro il cielo, oppure a terra, sul selciato della piazza, «come un rosario vivente di sofferenza e di sacrificio». Nel giardino del museo è quasi all’altezza di chi guarda, e funziona.
4. Il Monumento a Balzac
Perché Parigi rifiutò il Balzac di Rodin?
Perché non era un ritratto. La Società degli scrittori commissionò il monumento nel 1891, e Rodin ci lavorò sei anni. Ne uscì una figura avvolta nella vestaglia da monaco che Balzac indossava per scrivere, senza la poltrona, la penna e i libri che un monumento a uno scrittore doveva avere. E la testa era ridotta a pochi tratti violenti.

Esposto nel 1898, fece scandalo, e la commissione fu annullata. Rodin non lo vide mai in bronzo: la fusione che hai davanti, alta 2,70 metri, è del 1935, diciotto anni dopo la sua morte.
5. L’Età del bronzo
Entra nel palazzo. Al piano terra, nella sala 3, c’è la prima grande opera di Rodin, modellata a Bruxelles: L’Età del bronzo, un giovane nudo in piedi, con un braccio alzato.
Il modello era un soldato belga, Auguste Ney. In origine la statua teneva una lancia nella mano sinistra, e Rodin la tolse per lasciare il gesto libero da ogni attributo.
Di che cosa fu accusato Rodin per la sua prima grande statua?
Di aver barato. Esposta a Parigi, l’Età del bronzo sembrava così vera che i critici sostennero che Rodin l’avesse ricavata con un calco dal modello vivo. Rodin dovette dimostrare che l’aveva modellata studiando i profili uno per uno, e alla fine i suoi accusatori gli diedero ragione. Lo scandalo gli portò la commissione della Porta dell’Inferno.
6. Il Bacio
Nella sala 5, al piano terra, c’è il Bacio, in marmo, alto 1,81 metri. I due amanti erano in origine Paolo e Francesca per la Porta dell’Inferno, e Rodin li tolse dal portale per farne un’opera a sé.

Il pubblico, non trovando nessun dettaglio che dicesse chi fossero, lo battezzò semplicemente Il Bacio. Lo Stato ne ordinò una versione grande in marmo nel 1888, e Rodin ci mise quasi dieci anni a consegnarla. Lui lo chiamava il suo «grande soprammobile», e nel 1898 lo espose accanto al Balzac, forse proprio per rendere più facile accettare il Balzac.
7. La Danaide
Nella sala 7 c’è una scultura piccola, lunga settanta centimetri, che molti saltano. Le Danaidi del mito sono condannate a riempire per l’eternità un vaso senza fondo, per aver ucciso i mariti la notte delle nozze.
Rodin non sceglie il momento del lavoro ma quello della disperazione davanti a un compito inutile: la donna è crollata, sfinita, e quello che vedi è soprattutto la linea della schiena e della nuca. Il museo la chiama «un paesaggio femminile». Muoviti piano intorno alla base, perché la schiena cambia a ogni passo.
8. La Cattedrale
Sali al primo piano. Nella sala 10 c’è una scultura alta 64 centimetri: due mani destre che si avvicinano, e che appartengono a due figure diverse.
Il titolo arrivò tardi, probabilmente nel 1914, quando Rodin pubblicò il suo libro sulle cattedrali di Francia. Guarda lo spazio fra le due mani: è quello il soggetto, un vuoto che si chiude verso l’alto come una volta gotica. Rilke, che per un periodo fu il suo segretario, scrisse che per Rodin «la partecipazione dell’aria» contava moltissimo.
9. La Valse di Camille Claudel
Nella sala 16, al primo piano, cambia autore. La Valse è di Camille Claudel, prima allieva di Rodin nel 1884, poi sua compagna fino alla rottura definitiva del 1898.

Una coppia gira intorno a un asse obliquo, così inclinata che sembra dover cadere, e il drappo che parte dai fianchi della danzatrice vola di lato come un’onda. Quando Claudel la presentò al Salon, nel 1893, le rimproverarono un «violento accento di realtà», inadatto a una galleria aperta al pubblico. È alta appena 43 centimetri, e basta a dimostrare che Claudel aveva un’idea sua del movimento: non era solo la donna di Rodin.
10. L’Uomo che cammina
L’ultima opera è nella sala 17, l’Uomo che cammina: un corpo senza testa e senza braccia, lanciato in avanti, alto più di due metri.
È nato da un assemblaggio, intorno al 1900: le gambe di uno studio per un’altra statua e un torso screpolato, messi insieme. Rodin aveva capito guardando le statue antiche, quasi tutte mutile, che un frammento non perde nulla della sua forza. «Ecco una mano… spezzata al polso, non ha più dita, solo un palmo, ed è così vera che per vederla vivere non ho bisogno delle dita», disse nel 1904. Guarda le gambe, lisce, e il torso pieno di crepe: è il movimento puro, senza nessuna storia da raccontare.
Nella collezione del museo c’è anche un quadro che Rodin comprò per sé, il Père Tanguy di Van Gogh, uno dei tre ritratti del mercante di colori, quello con il fondo di stampe giapponesi. Se lo trovi esposto, fermati.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 22 settembre 2026 sul sito ufficiale musee-rodin.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 14 euro e comprende il palazzo, il giardino e la mostra in corso. Ci sono tre biglietti congiunti: con il Musée d’Orsay a 25 euro, con il Musée du quai Branly a 23 euro e con il Musée de l’Armée a 26 euro. L’audioguida costa 6,50 euro. Gratuità. Il museo è gratuito la prima domenica del mese da ottobre a marzo, senza prenotazione. Chi ha diritto alla gratuità, per esempio i giovani, entra presentando il documento al controllo, senza prenotare. Orari. Il museo e il giardino aprono da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:30, con l’ultimo ingresso alle 17:45. Il lunedì è chiuso, come il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Opere in prestito. Il museo avverte che le sue opere possono essere prestate e che la loro presenza non è garantita. Ogni opera ha una scheda sul sito, con la sala: aprila prima di partire, se vieni per una statua in particolare. Paris Museum Pass. Il museo è incluso nel Paris Museum Pass. Come arrivare. L’ingresso è al 77 di rue de Varenne. La metropolitana ferma a Varenne, sulla linea 13, o a Invalides, sulle linee 8 e 13 e sulla RER C. Quanto tempo chiede. Il giardino chiede un’ora, il palazzo un’altra. In giardino c’è un caffè, e con il bel tempo conviene fermarsi lì fra le due metà.
Le mostre in corso al museo sono nella tabella di mostre a Parigi.
Da qui in poi
Il museo è a cinque minuti a piedi dagli Invalides, e il biglietto congiunto con il Musée de l’Armée ti fa risparmiare: dal giardino si vede già la cupola dorata del Dôme. La posa del Pensatore, dice il museo, deve molto all’Ugolino di Carpeaux, che è al Musée d’Orsay, e al Lorenzo de’ Medici di Michelangelo: di Michelangelo, a Parigi, puoi vedere gli Schiavi del Louvre.
Crediti fotografici: il Pensatore, la Porta dell’Inferno, il Bacio e la Valse di Jean-Pierre Dalbéra (CC BY 2.0); i Borghesi di Calais di Shadowgate (CC BY 2.0); il Monumento a Balzac di Jeff Kubina (CC BY-SA 2.0), tutte da Wikimedia Commons.