C’è una chiesa del Dodicesimo secolo, nel terzo arrondissement, in cui al posto dell’altare pendono due aeroplani dei pionieri, e sotto la volta oscilla un pendolo che serve a dimostrare che la Terra gira. Il Musée des Arts et Métiers è la più antica collezione industriale e tecnica del mondo, e occupa il priorato di Saint-Martin-des-Champs da quando la Rivoluzione lo ha nazionalizzato e regalato a una scuola.

la navata della chiesa di saint martin des champs con un monoplano dalle lunghe ali di legno appeso sotto le vetrate, e in fondo, sotto un arco, il modello della statua della liberta su un piedistallo

Il conto ti conviene farlo prima di uscire di casa, perché qui cambia parecchio da persona a persona: fino a 25 anni compiuti, se risiedi nell’Unione europea, entri gratis, la prima domenica del mese l’ingresso è libero per tutti e il Paris Museum Pass lo copre davvero, che a Parigi non è affatto scontato. Il resto dei giorni l’intero costa 12 euro, e il lunedì è chiuso.

Perché una collezione di macchine è finita dentro una chiesa del Medioevo?

Si parte!

1. Un priorato medievale pieno di macchine

Come si arriva a mettere un aereo sull’altare?

Nel novembre del 1789 l’Assemblea nazionale mette i beni del clero a disposizione della nazione, e il priorato di Saint-Martin-des-Champs smette di essere un monastero. Nel 1794, su proposta dell’abate Grégoire alla Convenzione, nasce il Conservatoire national des arts et métiers, che deve raccogliere macchine, modelli e strumenti e insegnare ai francesi a costruirli. Nel 1798 gli viene assegnato l’edificio, e nel maggio del 1802 le gallerie aprono al pubblico.

Da allora il museo non ha mai cambiato indirizzo. Il grande restauro lo ha chiuso dal 1994 al 1999, e ne è uscito diviso in sette sezioni: strumenti scientifici, materiali, costruzione, comunicazione, energia, meccanica e trasporti. Il catalogo in rete conta più di 70.000 schede, e il museo stesso ne ha scelte quarantadue come irrinunciabili. Le otto macchine che ti propongo qui sotto le ho scelte per la stessa ragione per cui vale la pena venire: ognuna racconta il momento in cui qualcosa è cambiato per sempre.

2. Il pendolo di Foucault, e la sfera che è caduta

Nel 1851 Léon Foucault appende una sfera a un filo lungo e la lascia oscillare. La sfera continua a muoversi sullo stesso piano, ma sul letto di sabbia sotto di lei le tracce si spostano di minuto in minuto. Non gira il pendolo: gira il pavimento, e il pavimento è la Terra. Foucault prova prima nella cantina di casa sua, poi sotto la cupola del Panthéon, a mezz’ora di cammino da qui.

la sfera dorata del pendolo di foucault, mossa dall oscillazione, sospesa sopra un disco lucido che la riflette, con il modello della statua della liberta e gli aerei appesi sullo sfondo

La sfera che il museo conserva è di piombo rivestito d’ottone, misura venti centimetri per diciassette e pesa 28,3 chili. Non è sola: una seconda sfera, di ferro, servì al Palais de l’industrie durante l’Esposizione universale del 1855, e tutte e due sono qui dal 1869, donate dalla madre di Foucault.

Adesso arriva la parte che nessun cartello ti spiega e che il sito del museo non racconta. Quella che vedi oscillare è una copia. Il 6 aprile 2010 il cavo si è spezzato, la sfera originale è caduta sul pavimento di marmo e si è ammaccata in più punti, senza che si potesse più rimetterla a posto. È rimasta per anni nelle riserve del museo in Seine-Saint-Denis, poi è tornata qui: la trovi in vetrina, accanto al pendolo che funziona. Il dato viene dalla stampa dell’epoca raccolta da Wikipédia, non dal museo, che su questo punto tace.

3. Il fardier di Cugnot, e il muro che forse non c’è mai stato

Nel 1769 l’ingegnere militare Nicolas Joseph Cugnot costruisce il primo veicolo capace di muoversi senza animali che lo tirino. Una caldaia a vapore alimenta a turno due cilindri messi ai lati di una sola ruota motrice, e una ruota a cricchetto, meccanismo che allora si usava negli orologi, trasforma la spinta dei pistoni in rotazione. Lo stesso meccanismo permette al fardier di andare anche in retromarcia. Segui con gli occhi il collegamento fra la caldaia e la ruota davanti, perché è tutta lì la macchina.

il fardier a vapeur di cugnot visto di lato, con due grandi ruote di legno a raggi a sinistra, un cesto di vimini sotto il telaio e la caldaia scura a forma di pentolone sulla destra, in una sala con tre finestre ad arco

Quello esposto è il secondo, costruito fra il 1770 e il 1771 da Michel Brézin sul progetto di Cugnot: sette metri e venticinque di lunghezza e quattro tonnellate di peso proprio, con il progetto di portarne cinque di carico a quattro chilometri all’ora. È entrato al Conservatoire nel 1799 e non si è più mosso: quello che hai davanti è l’oggetto, non una ricostruzione.

Su questo oggetto circola una storia che troverai ripetuta ovunque: il fardier lanciato per le strade, il freno che non tiene, il muro sfondato, il primo incidente automobilistico della storia. Il racconto compare per la prima volta nel 1804, trentatré anni dopo i fatti, e nessuna fonte del tempo lo registra. Il museo, nella scheda dell’oggetto, scrive soltanto che il progetto fu abbandonato nel 1771, e cita una lettera del 1779 in cui il maresciallo di campo marchese di Saint-Auban sbuffa contro «la mania delle novità». La lettera, quella sì, è documentata.

4. La pascalina, e il mestiere che ha cancellato

Blaise Pascal ha diciannove anni quando comincia, e lo fa per suo padre, che a Rouen deve sommare a mano le imposte di una generalità intera. Fra il 1642 e il 1652 costruisce una serie di macchine aritmetiche a ruote dentate: giri una manovella, e il riporto passa da una cifra all’altra da solo. Il museo ne conserva quattro, su nove sopravvissute al mondo, e non sono tutte uguali: quella nella fotografia ha otto ruote e le ultime due colonne portano incise le parole sols e deniers, perché era tarata sulla moneta e non sui numeri astratti.

la pascalina, cassetta oblunga di ottone con otto ruote numeriche allineate sul coperchio, le etichette incise sopra di esse e due maniglie ad anello sui lati corti

Guardala sapendo che cosa rappresenta. Fino ad allora chi contava era una persona, e la parola stessa che oggi usiamo per le macchine, calcolatore, era il nome di un mestiere. È il primo oggetto di questo museo in cui vedi un lavoro umano passare a un congegno, e non sarà l’ultimo.

5. Il telaio di Vaucanson, e il principio che arriva fino a noi

Che cosa c’entra un telaio del Settecento con un computer?

Prova a immaginare come si tesseva una stoffa a disegno prima di Jacques Vaucanson. Serviva un secondo operaio, il tiratore, seduto sopra il telaio, che alzava a mano i fili giusti a ogni passaggio della navetta. Nel 1746 Vaucanson costruisce un telaio che quel lavoro lo fa da solo: un cilindro perforato gira, e i fori decidono quali fili salgono. Il disegno esce dalla testa e dalle mani di una persona e diventa una sequenza di buchi, cioè un’informazione che una macchina sa leggere.

E qui la storia si chiude su se stessa. Nel gennaio del 1803 il Primo console fa assumere al Conservatoire un tessitore lionese di nome Joseph-Marie Jacquard, con l’incarico di tenere in ordine le macchine; fra i compiti che gli danno c’è rimontare il telaio di Vaucanson, che era stato ritrovato smontato nei solai. Lo studia, e fra il 1804 e il 1805 mette a punto il proprio telaio: stesso principio, ma il cilindro diventa una catena di schede di cartone forate. Quelle schede sono arrivate fino ai calcolatori della metà del Novecento, e il telaio da cui Jacquard è partito è questo, in questo edificio.

6. La pila di Volta, in una sala con il decoro degli anni Ottanta dell’Ottocento

Nel 1799 Alessandro Volta scopre che il contatto fra due metalli diversi produce una corrente, e impila dischi di zinco, d’argento e di cartone imbevuto di soluzione salina. Annuncia l’invenzione il 20 marzo 1800, con una lettera alla Royal Society di Londra; a Napoleone la mostrerà più tardi, nel novembre del 1801, all’Institut de France, e ne uscirà con una medaglia d’oro. Fino a quel momento l’elettricità era una cosa da salotto, uno scintillio che si faceva vedere agli ospiti; da lì in avanti diventa una sorgente continua, e con quella corrente i chimici cominciano a separare gli elementi. Attenzione: la scheda del museo comprime le due date in una sola e mette anche l’incontro con Napoleone nel 1800.

L’esemplare del museo risale al 1800 circa, è alto sessantotto centimetri, pesa poco meno di dieci chili ed è arrivato qui nel 1814. Vale la pena alzare gli occhi mentre lo guardi: la sala dell’energia ha conservato il decoro allestito negli anni Ottanta dell’Ottocento, con i nomi di Becquerel, Savart, Fresnel e Arago sulle pareti. È un museo dentro il museo, e nessuno te lo dice.

7. Gli aerei dei pionieri, e quello che non è nella chiesa

Il percorso finisce con i trasporti, e i trasporti finiscono nella chiesa. Sopra la tua testa, dove stava l’altare, pende il Blériot XI, e dietro di lui un biplano. I due aerei che raccontano il passaggio al volo, però, non stanno nella stessa stanza, e le loro vicende sono opposte.

L’Avion n° 3 di Clément Ader è del 1897, e il museo lo descrive con una formula onesta: la macchina con cui Ader tentò di sollevarsi di qualche metro. Non volò mai, e il suo inventore la regalò al Conservatoire nel 1903, lo stesso anno in cui i fratelli Wright si sollevarono sul serio. Cercalo dove non te lo aspetti: è appeso sopra lo scalone d’onore, e non nella navata. Nella navata ci stava fino al cantiere degli anni Novanta, sospeso qualche metro sopra le automobili, e da lì lo hanno spostato.

Il Blériot XI è invece l’aereo che ha funzionato, e quello è rimasto in chiesa: nel 1909 Louis Blériot attraversa la Manica, e poche settimane dopo l’aereo è già nelle gallerie del museo.

Nella chiesa, sotto un arco, trovi anche il modello della Statua della Libertà che Bartholdi realizzò nel 1878, otto anni prima che la statua vera fosse inaugurata a New York. Dal 22 settembre 2026 al 1° agosto 2027 il museo le dedica un’esperienza immersiva, Lady Liberté, che si paga a parte e alza il biglietto a 21 euro.

8. La suonatrice di salterio, l’automa che respira

Nel 1784 l’orologiaio Pierre Kintzing e l’ebanista David Roentgen costruiscono una dama seduta davanti a un salterio, alta poco più di cinquanta centimetri sul suo tavolino, e la presentano a Versailles. Non fa finta di suonare, e se ti avvicini te ne accorgi: colpisce davvero le corde con i martelletti, muove la testa e il busto, e il petto si alza e si abbassa come se respirasse. L’anno dopo Maria Antonietta la compra e la regala all’Académie des sciences perché la studi. Il suo repertorio è di otto arie, una delle quali viene dall’Armide di Gluck.

l automa della suonatrice di salterio vista di profilo su fondo nero, con la parrucca bionda ornata di perle, l abito settecentesco di pizzo e i due martelletti sopra le corde

Il museo ne conserva anche le chiavi di carica, la chiave d’accordatura del salterio e la scatola dei pezzi di ricambio, il che dice parecchio su quanto fosse fragile. A due passi, nella sezione della comunicazione, c’è un altro oggetto che è insieme un giocattolo e una rivoluzione: il prototipo del Cinématographe dei fratelli Lumière, del 1894 circa, costruito con Charles Moisson. Da lì in poi le immagini si muovono.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 26 settembre 2026 sul sito ufficiale arts-et-metiers.net. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’esposizione permanente costa 12 euro l’intero e 9 il ridotto, che spetta alle famiglie numerose e al personale del Cnam. Con l’esperienza immersiva Lady Liberté il biglietto sale a 21 euro e a 18. L’audioguida costa 5 euro. Gratuità. Entrano gratis i minori di 18 anni, i giovani fra i 18 e i 25 anni residenti nell’Unione europea, le persone con disabilità e il loro accompagnatore, i disoccupati, gli insegnanti e i giornalisti. La prima domenica del mese il museo è gratuito per tutti, esclusa l’esperienza immersiva. Orari. Il museo apre da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00, e il venerdì fino alle 21:00. Le casse chiudono 45 minuti prima e i piani alti 30 minuti prima. Chiusure. Chiude il lunedì, il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre 2026 chiude alle 16:00. Paris Museum Pass. Il museo è incluso nel pass, insieme al museo dell’Institut du monde arabe. Se stai programmando due giorni di musei nazionali, qui trovi il pass. Come arrivare. L’ingresso è in rue Réaumur 60. Le fermate sono Arts-et-Métiers, sulle linee 3 e 11, e Réaumur-Sébastopol, sulla linea 4. Quanto tempo chiede. Le sette sezioni si percorrono in due ore, tre se ti fermi a leggere. La chiesa da sola merita venti minuti, e conviene tenerla per ultima.

Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.

Da qui in poi

Il Marais comincia appena fuori dal portone, e a dieci minuti a piedi trovi il mahJ nell’hôtel de Saint-Aignan, il Musée Carnavalet che racconta Parigi e il Musée de la Chasse et de la Nature. Se ti hanno preso i modelli e le riproduzioni a grandezza naturale, la Cité de l’architecture al Trocadéro è costruita sullo stesso principio. L’altro museo parigino che ti fa guardare gli operai al lavoro è la Monnaie de Paris, sul quai de Conti, dove la fonderia è in attività dal Settecento. E se quello che cerchi è il resto della Parigi scientifica, la Grande Galerie de l’Évolution al Jardin des Plantes e il Musée de l’Homme dipendono tutti e due dal Muséum national d’Histoire naturelle, e il Musée Curie occupa il laboratorio vero di Marie Curie.

Crediti fotografici: navata della chiesa di Rilba (CC BY-SA 3.0); pendolo di Foucault di Ewout ter Haar (CC BY 2.0); fardier di Cugnot e macchina aritmetica di Pascal di Frédéric Bisson (CC BY 2.0); suonatrice di salterio di Jean-Pierre Dalbéra (CC BY 2.0), da Wikimedia Commons.