Nessun edificio di Parigi ha cambiato mestiere quanto questo: chiesa e tempio laico a turno, una volta per ogni cambio di regime, dalla Rivoluzione alla Terza Repubblica. Sorge in cima alla rue Soufflot, sulla montagna Sainte-Geneviève. Oggi è il posto dove la Repubblica francese seppellisce le persone che ha deciso di ricordare, e sotto la cupola oscilla un pendolo che dimostra che la Terra gira.

il timpano scolpito del pantheon con la scritta dorata aux grands hommes la patrie reconnaissante sull architrave, la bandiera francese sul tamburo, il colonnato circolare e la cupola grigia sormontata dalla lanterna con una croce

Prima di comprare il biglietto, però, devi sapere la cosa che manda a vuoto il maggior numero di visite: il panorama della colonnade è chiuso per lavori. La pagina ufficiale lo scrive due volte, e precisa che il biglietto dà accesso alla navata e alla cripta. La salita intorno alla cupola, che per molti è la ragione della visita, oggi non si fa, e una data di riapertura non è stata pubblicata.

C’è però un modo di pagare meno, ed è scritto in una riga sola sul sito. Da aprile a settembre l’intero costa 16 euro, ma il mercoledì costa 13. Se hai la giornata libera, ti consiglio di spostare la visita lì.

Come è finito un pendolo dentro il monumento ai grandi uomini di Francia?

Si parte!

1. Un voto del re, e un architetto che nessuno conosceva

Nel 1744, durante la guerra di successione austriaca, Luigi XV si ammala gravemente. Guarisce, e per sciogliere il voto fatto durante la malattia decide di ricostruire la chiesa dell’abbazia di Sainte-Geneviève, la patrona di Parigi. Affida il progetto a Jacques-Germain Soufflot, che allora era un architetto poco noto.

Fra il voto e il cantiere passa quasi una generazione: la prima pietra la posa il re il 6 settembre 1764, vent’anni dopo. Soufflot muore nel 1780 senza vedere finita la sua chiesa, che sarà completata nel 1790, l’anno sbagliato: dieci mesi dopo un decreto dell’assemblea costituente le cambierà destinazione.

2. Il frontone, e una scritta che è stata cancellata e rimessa

Perché su una chiesa c’è scritto che la patria ringrazia i grandi uomini?

Perché la chiesa è durata pochissimo. Mirabeau muore il 2 aprile 1791, e due giorni dopo, il 4 aprile, l’assemblea costituente decide che l’edificio diventi una necropoli nazionale. Con lo stesso decreto, su proposta di Emmanuel Pastoret, ordina di incidere sul frontone AUX GRANDS HOMMES LA PATRIE RECONNAISSANTE.

Quella scritta è stata cancellata e rimessa al ritmo dei regimi: sotto il Secondo Impero l’edificio torna al culto cattolico e la frase sparisce, poi ricompare. Il frontone scolpito che vedi adesso lo commissiona Luigi Filippo nel 1830 a Pierre-Jean David d’Angers, ed è stato scoperto il 31 agosto 1837. Al centro la Patria distribuisce le corone che le porge la Libertà; da un lato c’è la storia, con Napoleone e gli studenti del Politecnico, dall’altro le scienze, con Bichat, Berthollet, Monge e Laplace.

L’andirivieni ottocentesco si riassume in cinque date, che sono anche il riassunto più rapido della Francia di quel secolo: 1806, 1815, 1830, 1848 e 1851, le volte in cui l’edificio ha cambiato funzione. La questione si chiude solo con i funerali di Victor Hugo, nel 1885, che consacrano il Panthéon nella forma in cui lo visiti.

Di quell’andirivieni è rimasto un segno che nessuno toglie più: torna un momento alla fotografia dell’inizio e sali con gli occhi fino alla lanterna, perché lassù c’è ancora una croce.

3. La cupola che ha quasi fatto crollare tutto

Soufflot voleva un edificio che sembrava impossibile: la leggerezza di una cattedrale gotica dentro le forme di un tempio antico. Colonne sottili al posto dei pilastroni, una cupola su tamburo, la struttura ridotta all’osso.

Non ha funzionato. Le crepe compaiono a cantiere aperto, i critici lo accusano di aver sottovalutato i carichi, e il suo successore Jean-Baptiste Rondelet deve sostituire parte delle colonne con pilastri più massicci per reggere la cupola. L’edificio che percorri è quindi il compromesso fra un’idea e la gravità, e i pilastri fra cui cammini sono la parte aggiunta dopo. Le misure sono queste: 110 metri di lunghezza, 84 di larghezza, una cupola alta 83 metri.

Quando sei sotto la calotta intermedia alza gli occhi: c’è l’Apoteosi di santa Genoveffa di Antoine-Jean Gros, ed è l’unico punto in cui la destinazione religiosa dell’edificio ha lasciato una decorazione monumentale.

interno del pantheon visto verso un braccio della croce: colonne corinzie scanalate altissime, due grandi dipinti murali incorniciati d oro ai lati dell arcone, una semicupola a cassettoni e un gruppo scultoreo in marmo bianco addossato al pilastro di destra, con i visitatori piccolissimi in basso

4. La vita di santa Genoveffa sui muri della navata

Nella seconda metà dell’Ottocento la Terza Repubblica ricopre le pareti della navata con un ciclo di pitture murali affidato ai maggiori pittori accademici del momento. Il nome che conta è Pierre Puvis de Chavannes, che dedica alla vita di santa Genoveffa i pannelli più famosi del ciclo.

Fermati sulla scena di Genoveffa che veglia Parigi addormentata: la riconoscerai subito. Puvis dipinge con colori spenti, quasi da affresco antico, e costruisce figure immobili in un’aria ferma: è il contrario della pittura di storia rumorosa che si faceva allora, ed è la ragione per cui i simbolisti lo hanno preso come maestro. In un edificio che nel frattempo era diventato laico, la santa è rimasta sulle pareti.

5. Marianne al posto dell’altare

Nell’abside, esattamente dove sorgeva l’altare maggiore, c’è un gruppo scultoreo enorme: 6,40 metri di altezza e 9,60 di lunghezza. Lo ha fatto François-Léon Sicard, che ci ha messo quasi quattro anni, e lo ha presentato nel 1911.

Si intitola La Convention nationale. Al centro c’è Marianne, la Repubblica; a sinistra i deputati che prestano giuramento, a destra il generale Hoche a cavallo e i soldati repubblicani. Sotto, la frase che era la formula del giuramento rivoluzionario: VIVRE LIBRE OU MOURIR.

È la sostituzione più netta di tutto l’edificio, e la capisci solo se sai che cosa c’era prima: in una chiesa, quel punto è il posto di Dio.

6. Il pendolo di Foucault, e la sfera che non è più qui

Nel 1851 Léon Foucault appende sotto questa cupola una sfera di ottone e piombo di 28,3 chili a un filo d’acciaio di 67 metri e la lascia oscillare. Il piano dell’oscillazione resta fermo, ma le tracce sul pavimento si spostano ora dopo ora: non gira il pendolo, gira la Terra sotto di lui.

Non è il primo tentativo. Foucault aveva già montato il suo pendolo il 3 gennaio 1851 nella cantina di casa e il 3 febbraio all’Observatoire de Paris: qui, qualche mese dopo, l’esperimento diventa pubblico, e si fa sotto questa cupola perché serviva un edificio abbastanza alto da reggere un filo di 67 metri.

L’esperimento dura pochi mesi: il colpo di Stato del dicembre 1851 restituisce l’edificio al culto e il pendolo viene smontato. Cinquant’anni dopo lo rimette in funzione l’astronomo Camille Flammarion, e il pendolo torna definitivamente nel 1995.

la sfera dorata del pendolo sospesa sopra il grande rosone di marmi intarsiati del pavimento, con i numeri delle graduazioni incisi lungo il bordo e i visitatori dietro la transenna

C’è però una cosa che nessun cartello dichiara, e che ho verificato perché di questo pendolo avevo già scritto per il museo che lo custodisce. La sfera che oscilla qui non è quella del 1851. L’originale è al Musée des Arts et Métiers, dall’altra parte della Senna, dove il 6 aprile 2010 il cavo si è spezzato e la sfera è caduta sul pavimento ammaccandosi in modo irreparabile. Oggi la trovi in vetrina, accanto alla copia che continua a oscillare al suo posto. Due musei, due pendoli, e nessuna delle due sfere che vedi muoversi è quella del 1851.

7. Ventisei caveaux e ottantuno sepolture

Nella cripta si scende dalla navata, e la prima cosa che ti sorprende è che non è buia né stretta: è un ambiente basso e regolare, con gallerie ortogonali su cui si aprono 26 caveaux, cioè le camere sepolcrali, per 81 sepolture in tutto.

un corridoio della cripta con la volta a botte in pietra chiara, le applique nere a coppa che illuminano la volta dal basso su tutti e due i lati, il pavimento in lastre di pietra e in fondo una finestrella sbarrata

I due residenti più antichi si fronteggiano appena entri: Voltaire, entrato nel 1791, e Rousseau, entrato nel 1794, che in vita si detestavano cordialmente e passano l’eternità uno di fronte all’altro. Più avanti c’è il caveau dei Curie: Marie Curie è entrata nel 1995, ed è la prima donna ammessa per meriti propri.

le due tombe di pietra chiara sovrapposte nella cripta, quella di marie curie sklodowska 1867 1934 in alto e quella di pierre curie 1859 1906 in basso, con corone di fiori rossi e bianchi e nastri appoggiati sul bordo

Sulla tomba troverai quasi sempre dei fiori, e quasi sempre rossi e bianchi, che sono i colori della Polonia. E sull’epigrafe, davanti al cognome del marito, c’è il suo cognome di nascita: Skłodowska.

Il conto della cripta lo dà il Centre des monuments nationaux e vale la pena leggerlo bene: delle 81 sepolture, 35 sono personalità onorate dalla Repubblica, 42 sono dignitari dell’Impero sepolti qui sotto Napoleone, e 4 persone sono sepolte senza decreto. La maggioranza dei corpi, quindi, non è lì perché la Francia repubblicana li abbia voluti.

8. Ottantacinque nomi, otto donne, e qualcuno che non c’è

Chi decide chi entra al Panthéon?

Lo decide il presidente della Repubblica, con un decreto, e la cerimonia si chiama panthéonisation. Le persone entrate finora sono 85, di cui 77 uomini e 8 donne, e le ultime cinque cerimonie sono recenti: Maurice Genevoix l’11 novembre 2020, Joséphine Baker il 30 novembre 2021, Missak e Mélinée Manouchian il 21 febbraio 2024, Robert Badinter il 9 ottobre 2025 e Marc Bloch, con la moglie Simonne Vidal, il 23 giugno 2026.

Qui casca il dettaglio che spiega perché i due conti non tornano: entrare al Panthéon non vuol dire essere sepolti al Panthéon. Diverse panthéonisations sono cenotafi, cioè tombe vuote, e davanti a qualcuna di quelle che visiterai non c’è nessuno: Joséphine Baker riposa a Monaco e Robert Badinter a Bagneux, e nel loro caveau ci sono oggetti e terra. La cripta conta i corpi, il decreto conta gli onori, e i due numeri non coincidono per costruzione.

Nella navata, fino al 31 gennaio 2027, c’è anche Vies minuscules: una trentina di artisti delle collezioni del Centre Pompidou, che è chiuso fino al 2030, occupano lo spazio con storie di vite anonime, ed è compresa nel biglietto. Quello che c’è in cartellone adesso lo tengo aggiornato nella tabella delle mostre a Parigi.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 settembre 2026 sul sito ufficiale paris-pantheon.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Dal 1 aprile al 30 settembre l’intero costa 16 euro, ma il mercoledì costa 13 euro. Dal 1 ottobre al 31 marzo costa 13 euro tutti i giorni. Il biglietto congiunto con la basilica di Saint-Denis costa 26 euro tutto l’anno. Che cosa comprende. Il biglietto dà accesso alla navata e alla cripta. Attenzione: il panorama della colonnade è chiuso per lavori e non è compreso: il sito non pubblica una data di riapertura. Orari. Dal 1 aprile al 30 settembre apre 10:00-18:30, dal 1 ottobre al 31 marzo 10:00-18:00. L’ultimo accesso è 45 minuti prima della chiusura, e nei giorni di grande affluenza il monumento può chiudere prima. Chiusure. Il monumento chiude il 1 gennaio, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il primo lunedì lavorativo di ogni mese apre alle 12:00, e il 24 e il 31 dicembre chiude alle 17:00. Gratuità. Entrano gratis, senza passare in cassa, i minori di 16 anni accompagnati da un adulto e le persone con disabilità con il loro accompagnatore. Entrano gratis passando in cassa i 16-25 anni cittadini dell’Unione europea o residenti regolari in Francia, gli insegnanti francesi col pass éducation e chi cerca lavoro, con un’attestazione di meno di sei mesi. L’ingresso è libero per tutti la prima domenica di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre. Il pass. Il Panthéon è compreso nel Paris Museum Pass, che conviene se in due giorni visiti almeno tre o quattro monumenti nazionali. Come arrivare. L’indirizzo è place du Panthéon. Le fermate sono Cardinal Lemoine e Maubert-Mutualité sulla linea 10, e Luxembourg sul RER B. Quanto tempo chiede. La navata e la cripta si percorrono in un’ora, e con la mostra in corso ci vuole un’ora e mezza.

Da qui in poi

Da qui si esce con mezza giornata davanti, e intorno ci sono posti che si visitano in un’ora: il Musée Curie è a cinque minuti e conserva il laboratorio vero di Marie Curie, che nella cripta di qui sotto è sepolta, e la Grande Galerie de l’Évolution e l’Institut du monde arabe sono verso la Senna. L’altra sfera del pendolo, quella del 1851, è al Musée des Arts et Métiers. E se vuoi vedere come si presentava il potere prima che la Repubblica inventasse i suoi templi, il palazzo dei re capetingi è la Conciergerie, sull’île de la Cité.

Crediti fotografici: frontone e cupola di Jean-Pierre Dalbéra (CC BY 2.0); interno della navata di Zairon (CC BY-SA 4.0); pendolo di Foucault di Benoît Prieur (CC0); tomba dei Curie di Immanuelle (CC BY 4.0), da Wikimedia Commons.