Marie Curie ha passato gli ultimi vent’anni della sua vita in un laboratorio che si può ancora attraversare. È il pavillon Curie dell’Institut du radium, costruito fra il 1912 e il 1915: un edificio basso di mattoni con un giardino di tigli davanti, in una via silenziosa che quasi nessuno percorre, fra il Panthéon e il Jardin du Luxembourg. L’ufficio di Marie Curie e il suo laboratorio di chimica sono rimasti lì dentro, con i mobili al loro posto.

Il museo si visita gratis, senza prenotare, e questa è la parte facile. Quella difficile sono i giorni: apre solo da mercoledì a sabato, dalle 13:00 alle 17:00, chiude tutto agosto e le feste di fine anno, e siccome lo spazio è piccolo l’ingresso viene contingentato, con una fila possibile dopo le 16:30. Vale la pena metterlo in agenda prima di decidere il resto della giornata.
Che cosa resta, oggi, di un laboratorio in cui si maneggiava il radio a mani nude?
Si parte!
1. Quattro giorni su sette, e due ingressi diversi
Dov’è la porta?
Comincio dal dettaglio che manda a vuoto il maggior numero di visite, e che sul posto non è segnalato bene. Nei giorni feriali si entra dal cancelletto del Campus Curie, al numero 11 di rue Pierre-et-Marie-Curie, e da lì dei cartelli ti portano al museo. Il sabato, invece, si entra dal numero 1 della stessa via. Se arrivi di sabato e ti ostini al numero 11, trovi un cancello chiuso e pensi che il museo non esista.

Sulla durata il museo è onesto: dichiara cinquanta minuti di media, e sono realistici. È una visita da incastrare, non una da programmare per mezza giornata, e il museo è a cinque minuti a piedi dal Panthéon e a dieci dal Luxembourg.
2. Il bureau, lasciato com’era
Dal 1914 al 1934 Marie Curie ha diretto da questa stanza il laboratorio di fisica e chimica dell’Institut du radium. La scrivania, gli scaffali, la luce che entra dalla finestra sul giardino: è tutto conservato, e l’effetto non è quello di una ricostruzione da museo, ma di un ufficio in cui qualcuno potrebbe tornare.

Guarda le proporzioni della stanza, perché dicono qualcosa. Non è l’ufficio di una celebrità mondiale: è quello che davvero era, la direzione di un laboratorio universitario, con i mobili che l’amministrazione passava. Marie Curie aveva già due premi Nobel quando ci si è seduta.
3. Il laboratorio di chimica, e la domanda che ti stai facendo
Accanto all’ufficio c’è il laboratorio di chimica, quello in cui ha lavorato negli ultimi vent’anni di vita. Banconi, vetreria e cappe compongono la stanza in cui si separavano gli elementi radioattivi da tonnellate di minerale.
Qui te lo chiedi, anche se non lo dici ad alta voce. Sì, è stato bonificato. Nel 1981, con il sostegno della Ligue française contre le cancer, il piccolo laboratorio attiguo all’ufficio è stato decontaminato: hanno eliminato il vecchio lavandino e le macchie radioattive residue, poi hanno rimontato la stanza. Altre operazioni sono seguite negli anni Novanta, prima che il museo aprisse al pubblico nella forma attuale. Il museo tiene sul proprio sito una pagina dedicata esattamente a questo, se il Musée Curie sia radioattivo, e il fatto che quella pagina esista dice già quanto la domanda sia ragionevole.
4. La famiglia dai cinque premi Nobel
Nella prima sezione del percorso c’è un tavolo interattivo su cui si aprono fotografie, documenti e film d’archivio, ed è il punto in cui conviene fare i conti. Pierre e Marie Curie, la loro figlia maggiore Irène e suo marito Frédéric Joliot-Curie hanno ricevuto, in tutto, cinque premi Nobel.

Dentro quel numero c’è un primato che non ha ancora eguali. Marie Curie resta a oggi la sola donna ad averne ricevuti due, e la sola persona ad averne ricevuti due in due discipline scientifiche diverse: la fisica nel 1903, la chimica nel 1911. Se ti sembra un primato da manuale, prova a pensare a quanti nomi ti vengono in mente per pareggiarlo.
Sulla fotografia qui sopra va detta una cosa, perché è facile fraintenderla: è del 1912 e non ritrae queste stanze. Quando è stata scattata il pavillon Curie era ancora un cantiere, e lei lavorava nel laboratorio di rue Cuvier.
5. Il radio fra mito e realtà, e le creme antirughe
Che cosa succede quando una scoperta scientifica diventa una moda?
Pierre e Marie Curie scoprono il radio nel 1898. All’inizio del Novecento le sue proprietà sembrano al pubblico straordinarie, quasi magiche: il radio emette luce da solo, di un verde azzurrino, e si è appena scoperto che distrugge certi tessuti tumorali. Su quella fama si buttano gli scrittori, gli artisti e soprattutto i commercianti, che cominciano a vendere prodotti sanitari, creme antirughe e acque minerali al radio.
Questa sezione mette in vetrina i pannelli e gli oggetti di quella stagione, e lo fa senza ironia facile. La consapevolezza dei danni arriva dopo, e arriva pagata: dalle operaie che dipingevano i quadranti luminosi degli orologi, e dagli scienziati stessi. Marie Curie morirà nel 1934 di una malattia del sangue.
6. Il grammo di radio da centomila dollari
Nella vetrina centrale della terza sezione ci sono gli strumenti restaurati del metodo Curie, cioè il procedimento per misurare la radioattività che Pierre e Marie misero a punto nel 1898. Accanto sono esposti alcuni archivi originali di Marie Curie.

E poi c’è la storia del viaggio americano, che comincia da un’intervista. Nel 1920 la giornalista Marie Mattingly Meloney chiede a Marie Curie che cosa desideri, e si sente rispondere: un grammo di radio, per poter lavorare. Il laboratorio non ne aveva abbastanza. Meloney lancia allora una raccolta fondi fra le donne americane, mette insieme centomila dollari in meno di un anno, e il 20 maggio 1921 il presidente Harding consegna il dono alla Casa Bianca. Quel giorno, però, Marie Curie non riceve il radio, che è ancora in fabbrica: riceve una chiave d’oro, quella del cofano di piombo che lo conterrà. Il museo ne espone una ricostituzione.
In queste stesse stanze, del resto, nel 1934 Irène e Frédéric Joliot-Curie scoprono la radioattività artificiale, e l’anno dopo prendono il Nobel per la chimica.
7. La Fondation Curie, e il giardino che ha voluto lei
L’ultima sezione racconta la metà del progetto che di solito si dimentica. L’Institut du radium non era solo un laboratorio di fisica: aveva un secondo laboratorio, di biologia e medicina, diretto dal dottor Claudius Regaud, uno dei pionieri della radioterapia. Il museo ne espone i disegni di cellule, in riproduzione.
Nel 1921 Marie Curie e Claudius Regaud creano insieme la Fondation Curie e aprono un dispensario per curare i malati di cancro. I pannelli spiegano le due radioterapie disponibili allora, la röntgenterapia e la curieterapia, e si chiudono su una serie di manifesti di prevenzione firmati da cartellonisti famosi, che sono anche il pezzo più bello da guardare di tutta la sala.
Prima di uscire, passa dal giardino. Lo ha voluto Marie Curie durante i primi lavori di costruzione dell’istituto, ha i tigli, i roseti e gli edifici storici intorno, e ci sono panchine di legno.

Al centro del giardino c’è un monumento in bronzo con i due busti affiancati, su un basamento di mattoni che porta la targa Pierre et Marie Curie, découverte du radium 1898 e, sulla pietra, la firma dello scultore. Sulla facciata e fra le aiuole ci sono anche undici ritratti dipinti dal writer C215, dedicati ai Curie, ai Joliot-Curie e ad alcuni dei loro collaboratori, più due rappresentazioni dell’atomo.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 26 settembre 2026 sul sito ufficiale musee.curie.fr. Orari e chiusure cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’ingresso è libero per tutti e non si prenota. Sono gratuite anche tutte le attività del museo. Le donazioni si lasciano sul posto o in rete. Orari. Il museo apre da mercoledì a sabato, dalle 13:00 alle 17:00. L’ultimo ingresso è dieci minuti prima della chiusura. Attenzione: siccome lo spazio è piccolo, l’ingresso è regolato e può esserci da aspettare; nei giorni di affluenza gli ingressi sono limitati dopo le 16:30. Chiusure. Nella seconda metà del 2026 il museo chiude l’11 novembre, dall’1 agosto all’1 settembre compresi e dal 20 dicembre al 5 gennaio 2027 compresi. Come arrivare. L’indirizzo è 1 rue Pierre-et-Marie-Curie, ma l’ingresso cambia: nei giorni feriali si entra dal cancelletto del Campus Curie, al numero 11, e il sabato dal numero 1. Le fermate sono Luxembourg sul RER B, Place Monge sulla linea 7 e Cardinal Lemoine sulla linea 10. Gruppi. Dalle dieci persone in su si entra solo con prenotazione. Il museo risponde al numero +33 (0)1 56 24 55 33 da mercoledì a sabato, dalle 13:00 alle 17:00. Quanto tempo chiede. Il museo dichiara cinquanta minuti di media, e il giardino ne chiede altri dieci.
Da qui in poi
Dal Panthéon sono cinque minuti, e nello stesso quartiere trovi la Grande Galerie de l’Évolution al Jardin des Plantes e l’Institut du monde arabe sul lungosenna. Se ti interessa la Parigi delle macchine e degli strumenti, il Musée des Arts et Métiers conserva il pendolo di Foucault e la pila di Volta. E se cerchi un altro luogo parigino in cui la storia del Novecento si visita nelle stanze in cui è successa, c’è il Musée de la Libération a Denfert-Rochereau, col suo bunker.
Crediti fotografici: fotografia del 1912 di pubblico dominio; laboratorio di chimica di The wub (CC BY-SA 4.0); ufficio e vetrina degli strumenti di Van Der Meulen Christofle (CC0); facciata del pavillon Curie di Chris06 (CC BY-SA 4.0); monumento nel giardino di GFreihalter (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.