Una chiusa del Canal Saint-Martin non è un panorama, è una macchina idraulica ferma in mezzo alla città. Ci sono due banchine lastricate, due casotti di servizio simmetrici, un rettangolo d’acqua verde scuro in cui i platani si riflettono interi, e in fondo la volta sotto cui il canale sparisce. Dalle passerelle di ferro la guardi dall’alto, e quando una chiatta entra nella conca il livello si alza davanti ai tuoi occhi, lentamente, per un quarto d’ora.
Questo pezzo di Parigi ha una reputazione che gli sta stretta, quella del quartiere di tendenza fatto di bar e passeggiate. Sotto ci sono invece quattro edifici e quattro architetti distribuiti su quattro secoli, dall’ospedale di Enrico IV al cimitero dell’Ottocento, e quasi tutto si vede senza pagare. Il vero vincolo non è il prezzo ma la distanza: dall’hôpital Saint-Louis al Père-Lachaise ci sono circa tre chilometri, quindi qui la metropolitana non è un ripiego, è il mezzo con cui si fa il giro.
Che cosa ci fa una villa ispirata al Veneto in cima a una collina di Belleville, con l’ingresso gratuito?
Si parte!
Quattro architetti, quattro secoli, e un giro che non si fa a piedi
Prima la geografia, perché è la cosa che qui fa perdere più tempo. Le cinque tappe stanno su un arco lungo, non su un isolato. Il canale e l’ospedale sono vicini fra loro, la Rotonde è a nord verso il bassin de la Villette, il Carré de Baudouin è in alto a est sulla collina di Ménilmontant e il Père-Lachaise è a sud di quest’ultima. Tre dei cinque punti stanno sulla linea 2, che in quel tratto corre in viadotto sopra i boulevard: la percorri guardando fuori dal finestrino, e per una volta il trasferimento è parte della visita.
Poi il calendario, che è semplice e generoso. Il canale, l’ospedale e il cimitero sono aperti sette giorni su sette, quindi non esiste un giorno in cui questo giro salta. Chiudono il lunedì soltanto le sedi al coperto, cioè il Pavillon Carré de Baudouin e, più a nord, il CENTQUATRE; il Carré de Baudouin resta chiuso anche la domenica, e questo dato non viene da una pagina ufficiale, quindi verificalo.
Il vincolo che davvero ti cambia la giornata è stagionale. Dal 6 novembre il Père-Lachaise anticipa la chiusura alle 17:30, e da dicembre in poi esci dal cimitero con il buio: un programma scritto per ottobre, letto a dicembre, ti manda contro un cancello già chiuso. Tieni presente anche che nessuna sede di questo quartiere ha la gratuità della prima domenica del mese, semplicemente perché quasi tutto è già gratis o è strada: non cercarla, non c’è.
1. Il Canal Saint-Martin e le sue chiuse
Il canale è un’opera di ingegneria dell’Ottocento che serviva a portare acqua e merci dentro Parigi, e il tratto scoperto fra République e il bassin de la Villette è quello che percorri a piedi. Trovi banchine lastricate con i platani piantati in fila, una sequenza di chiuse e le passerelle di ferro arcuate da cui guardi l’acqua dall’alto.
Non paghi nulla, non trovi orari e non c’è una porta: è strada. Fermati sopra una chiusa e aspetta il passaggio di una barca, perché la sequenza delle paratie è l’unica cosa che ti spiega a che cosa serviva tutto questo. Sul lato nord il canale sbocca nel bassin de la Villette, e lì lo sguardo si apre di colpo su uno specchio d’acqua largo.
Se ti stai chiedendo quanto di Parigi si vede senza biglietto, il conto completo, museo per museo, l’ho fatto in Parigi gratis.
2. L’hôpital Saint-Louis, il cortile del Seicento che nessuno guarda
A pochi minuti dal canale c’è un quadrilatero di mattone rosso e pietra chiara che quasi nessun visitatore attraversa, e che è la cosa più vecchia di questa guida. L’ospedale fu fondato da Enrico IV nel 1607, per alleggerire l’Hôtel-Dieu durante un’epidemia di peste, e costruito fra il 1607 e il 1612 da Claude Vellefaux, su disegni di Claude Chastillon. Al centro trovi un cortile quadrato di circa centoventi metri di lato, oggi giardino pubblico ad accesso libero, chiuso su quattro ali scandite da padiglioni: ci entri e ti siedi come in qualunque giardino di quartiere.
Qui viene il collegamento che rende la deviazione interessante. Lo stesso re, gli stessi anni e lo stesso partito di mattone e pietra ti danno place des Vosges, costruita fra il 1605 e il 1612 dall’altra parte della città. Sono due pezzi della stessa campagna edilizia: uno celebre e fotografato ogni giorno, l’altro dentro un ospedale in funzione. Guarda le due facciate una dopo l’altra e riconosci la stessa mano, il mattone fra le catene di pietra chiara. La piazza, con la sua storia di tornei e di duelli, sta nella prima tappa di Cosa vedere nel Marais.
Le classificazioni fra i monumenti storici sono scaglionate nel Novecento, con gli edifici classificati nel 1982 e la cappella nel 1993. Nessuno di questi dati viene da una fonte ufficiale, perché la Ville de Paris non dedica una pagina pratica all’ospedale. Le date girano su più fonti concordi, ma due di esse danno il completamento al 1611 invece che al 1612: preferisco dirtelo piuttosto che scegliere per te.
3. La Rotonde de la Villette, da guardare e non da visitare

Perché un casello daziario ha le colonne di un tempio?
In fondo al bassin de la Villette, sulla spianata davanti alla fermata Stalingrad, ti trovi davanti un edificio che sembra arrivato da un’altra città. È un tamburo cilindrico di pietra chiara, posato su una galleria ad archi con le colonne accoppiate, e sotto corre un portico con il frontone triangolare. È la barrière Saint-Martin, costruita da Claude-Nicolas Ledoux fra il 1784 e il 1788, e serviva a riscuotere un dazio: il muro dei Fermiers généraux cingeva Parigi e le sue porte erano caselli di esazione, che Ledoux volle monumentali quanto una basilica.
Di quei caselli ne restano pochissimi in piedi, e questo è uno di quelli: l’edificio è iscritto fra i monumenti storici.
Attenzione: questa non è una visita. Dentro oggi ci sono un ristorante e uno spazio espositivo privato, quindi se vai aspettandoti un monumento aperto trovi un menu. Guardala da fuori, facendo il giro completo del tamburo, che è l’unico modo di capire come Ledoux abbia incastrato un cilindro dentro un quadrato. E se lo stile ti ricorda qualcosa, c’è un motivo: i due padiglioni gemelli di place Denfert-Rochereau, all’altro capo di Parigi, sono dello stesso architetto e appartengono allo stesso muro di dazio. Fra quei due padiglioni si guardano l’ingresso delle Catacombes de Paris e quello del museo della Liberazione.
4. Il Pavillon Carré de Baudouin, la villa veneta di Ménilmontant
Sali in alto, al 121 di rue de Ménilmontant, e dietro il muro di strada trovi una casa di campagna del Settecento, con la facciata principale su giardino scandita da un peristilio di quattro colonne ioniche sotto un frontone triangolare.
La sua storia è una catena di passaggi di proprietà. Il luogo fu ereditato nel 1745 da Nicolas Carré de Baudouin, che verso il 1770 incaricò Pierre-Louis Moreau, allora maître des bâtiments della Ville de Paris, di disegnargli il padiglione. La Ville de Paris scrive, sulla propria pagina, che l’architetto si ispirò alle ville del Veneto. In Francia una casa così la chiamavano folie, cioè una residenza di piacere fuori città, e questa all’inizio era detta «de Pompadour». Nell’Ottocento appartenne alla famiglia Goncourt, e Jules ed Edmond la descrissero nel loro Journal come un luogo incantevole; dal 1836 le suore di carità di San Vincenzo de’ Paoli vi tennero un pensionato per ragazze e poi un orfanotrofio. È iscritto fra i monumenti storici dal 1928.
Oggi è un centro culturale del ventesimo arrondissement con tre mostre all’anno, e l’ingresso è dichiarato libero e gratuito per tutta la programmazione, visite guidate, incontri con gli artisti e laboratori compresi. Ha riaperto il 25 marzo 2023 dopo nove mesi di lavori, fatti perché la pietra si guastava, le sale espositive mancavano di luce e l’auditorium era vecchio. Quello che vedi è un edificio appena rimesso a posto: se cercavi un rudere affascinante, qui non lo trovi.
C’è un solo problema, e riguarda l’orario. La Ville de Paris si rifiuta di pubblicarlo, e scrive che gli orari dipendono dalla programmazione, rimandando al sito del padiglione. Le fonti secondarie danno da martedì a sabato 11:00-18:00 con il giovedì fino alle 20:30, ma non sono dati ufficiali e non te li do come se lo fossero. La regola pratica è un’altra: questa casa apre quando c’è una mostra, quindi guarda la programmazione prima di salire fin lassù, e non programmare il lunedì.
5. Il cimitero del Père-Lachaise

Perché un cimitero sta in una guida di storia dell’arte, e non in una di curiosità?
Per la scultura funeraria: in poche centinaia di metri passi dal neoclassico al realismo ottocentesco fino alle forme del primo Novecento, e fra le altre trovi le tombe di Géricault e di Delacroix.
L’ingresso è libero e gratuito, sette giorni su sette, tutto l’anno, festivi compresi, e il cimitero riceve più di tre milioni di visitatori all’anno. Quello che ti si apre davanti non è un prato con delle lapidi: è una collina con viali acciottolati in pendenza, scalinate, alberi alti e cappelle di pietra addossate le une alle altre, cioè una città in scala ridotta. Il disegno è di Alexandre-Théodore Brongniart e risale ai primi anni dell’Ottocento, anche se la scheda ufficiale della Ville de Paris non pubblica né il nome dell’architetto né la data di apertura.
Attenzione: una delle tombe più cercate del cimitero oggi non si vede. Il monumento di Eloisa e Abelardo è in cantiere, e la Ville de Paris dichiara che tornerà visibile, restaurato e consolidato, alla fine dei lavori, in agosto 2027. Se ci vai prima, trovi un telo.
Due regole pratiche, poi, che fanno la differenza fra una visita e una brutta figura. L’evacuazione comincia un quarto d’ora prima della chiusura e da quel momento non si entra più, quindi presentarsi dieci minuti prima dell’orario significa restare fuori. E il regolamento è severo, per una ragione che si dimentica facilmente: qui ogni giorno si celebrano funerali. Non si beve alcol, non si fa picnic, non si usano casse acustiche o strumenti musicali, non si entra con il cane neppure al guinzaglio. Non si entra in bicicletta o con il monopattino nemmeno tenendoli a mano, non si corre e non si organizzano cacce al tesoro. Le cinque tombe da cui comincerei, e il modo di orientarti nelle divisioni, li ho messi in Cimitero Père-Lachaise: 5 tombe da visitare.
Le Buttes-Chaumont, e perché oggi non sono una tappa

Il parco è lì, è gratuito e lo attraversi quando vuoi, ma non ti mando a vederlo come si vede un monumento, e la ragione è un cantiere. La Ville de Paris dichiara chiusa e vietata tutta la parte centrale del parco, cioè l’isola, le due cascate, parte del giro intorno al lago e il Temple de la Sibylle, il tempietto che vedi nella fotografia qui sopra. Sarà rinnovato «su più anni», perché le fondazioni poggiano su una vecchia cava di gesso e sono fragili, e nessuna data di riapertura è stata pubblicata. È esattamente la parte che fa di questo parco un’opera d’arte invece che un giardino.
La storia però resta, e vale la deviazione anche solo per capire che cosa guardi da lontano. Il parco fu inaugurato in aprile 1867, per l’Esposizione universale, e la Ville de Paris lo chiama un capolavoro dell’arte paesaggistica sotto Napoleone III. Sono venticinque ettari che ricostruiscono di sana pianta paesaggi diversi, dalle falesie alle praterie d’alta quota, e attraversandoli non capisci dove finisca il naturale e cominci il costruito. Prima era una cava. Il gesso di questa collina è il materiale che valse a Parigi il soprannome di «Lutèce la blanche», la bianca; l’estrazione comincia nel Settecento e va avanti fino al 1860, e il parco nasce sulle cave chiuse per decisione di Napoleone III. Il tempietto in cima alla rupe è una replica di quello di Tivoli. Un’ultima cosa, se vai in primavera o in estate: l’acqua della grande cascata può essere tagliata, perché serve a irrigare il parco.
Perché di Belleville non trovi fotografie
Una cosa onesta da dirti su questa guida, visto che le immagini qui sopra sono tutte di edifici antichi. Belleville oggi è conosciuta soprattutto per i suoi murales, e di quelli non esiste praticamente nessuna fotografia riutilizzabile. La street art è opera di artisti viventi e resta protetta dal diritto d’autore, e in Francia la libertà di panorama esclude gli usi commerciali, cioè non copre un sito come questo. Lo stesso vale per la Philharmonie, che è di un architetto vivente: se cerchi una sua immagine libera, non la trovi. Restano illustrabili gli edifici del Settecento e dell’Ottocento, ed è il motivo per cui cercando questo quartiere in rete trovi soprattutto il canale e il cimitero.
Vale la pena saperlo prima di partire: i muri dipinti li guardi sul posto, e sono anche la cosa che qui cambia più in fretta, perché un murale dura quanto il muro su cui sta.
Se continui verso la Villette
Due aggiunte per chi ha tempo, e che stanno fuori dal quartiere vero e proprio. Il CENTQUATRE, al 5 di rue Curial, è l’ex servizio comunale delle pompe funebri trasformato in centro culturale, e apre da martedì a venerdì 12:00-19:00, il sabato e la domenica 11:00-19:00, chiuso il lunedì. Il suo sito elenca degli «spazi liberi», cioè le navate in cui si entra senza spettacolo: gli spettacoli li paghi, mentre sull’ingresso alle navate non ho trovato una tariffa dichiarata, quindi non ti prometto che sia gratuito.
Più a nord, a Porte de Pantin, c’è il Musée de la musique dentro la Philharmonie. Sta a circa tre chilometri dal canale, quindi è un’altra uscita e non una tappa di questa. L’intero costa 10 euro, chi ha fra i 26 e i 28 anni ne paga 8 e sotto i 26 anni si entra gratis. Il museo apre 12:00-18:00 nei giorni feriali, chiude il lunedì ed è compreso nel Paris Museum Pass. Gli strumenti da cercare per primi stanno in Musée de la musique: 6 strumenti alla Philharmonie.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 2 ottobre 2026 sui siti ufficiali delle singole sedi. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. Quattro delle cinque tappe non chiedono un biglietto, perché il canale è strada, il cortile dell’hôpital Saint-Louis è un giardino pubblico, il Père-Lachaise è gratuito e il Pavillon Carré de Baudouin dichiara l’ingresso libero e gratuito per tutta la sua programmazione. La Rotonde de la Villette non si visita affatto, perché ospita un ristorante. Il Musée de la musique, che è l’aggiunta fuori quartiere, costa 10 euro di intero e 8 euro fra i 26 e i 28 anni. Orari. Il canale e il cortile dell’ospedale non hanno un orario. Il Père-Lachaise apre tutti i giorni, con l’ingresso che si chiude un quarto d’ora prima del cancello, e cambia regime stagionale il 6 novembre, quando la chiusura si anticipa alle 17:30. Il CENTQUATRE apre 12:00-19:00 dal martedì al venerdì e 11:00-19:00 il sabato e la domenica. Il Musée de la musique apre 12:00-18:00 nei giorni feriali. Senza orario pubblicato. La Ville de Paris non pubblica gli orari del Pavillon Carré de Baudouin, perché dipendono dalla programmazione, e rimanda al sito del padiglione. Le fonti secondarie danno da martedì a sabato 11:00-18:00, con il giovedì fino alle 20:30, e non sono dati ufficiali. Gli orari stagionali del Père-Lachaise stanno su una tabella del sito comunale che non ho potuto leggere, quindi tieni buona la data del cambio e verifica l’ora. Chiusure e cantieri. Il Pavillon Carré de Baudouin chiude il lunedì e, secondo fonti non ufficiali, anche la domenica. Il CENTQUATRE e il Musée de la musique chiudono il lunedì. Al Père-Lachaise il monumento di Eloisa e Abelardo è in lavori fino ad agosto 2027. Alle Buttes-Chaumont è chiusa tutta la parte centrale del parco, Temple de la Sibylle compreso, per un rinnovamento di più anni senza data annunciata. Gratuità. Il Père-Lachaise è gratuito per tutti, tutti i giorni dell’anno, festivi compresi. Il Pavillon Carré de Baudouin è gratuito per tutti. Il Musée de la musique è gratuito sotto i 26 anni, ed è l’unica gratuità per età di questa guida. Nessuna sede del quartiere applica la gratuità della prima domenica del mese. Regole del cimitero. Al Père-Lachaise sono vietati l’alcol, il picnic, i diffusori sonori e gli strumenti musicali, i cani anche al guinzaglio, le biciclette e i monopattini anche tenuti a mano, la corsa e i giochi a tappe: ogni giorno vi si celebrano funerali. Come arrivare. Jacques Bonsergent sulla linea 5 e République sulle linee 3, 5, 8, 9 e 11 ti lasciano sul Canal Saint-Martin. Goncourt sulla linea 11 e Colonel Fabien sulla linea 2 servono l’hôpital Saint-Louis. Jaurès sulle linee 2, 5 e 7 bis e Stalingrad sulle linee 2, 5 e 7 sono le fermate della Rotonde e del bassin de la Villette. Pyrénées e Ménilmontant sulla linea 2 portano al Carré de Baudouin. Père-Lachaise sulle linee 2 e 3 e Philippe Auguste sulla linea 2 servono il cimitero. Riquet sulla linea 7 è la fermata del CENTQUATRE, Porte de Pantin sulla linea 5 e il tram 3B quella della Philharmonie. Quanto tempo chiede. Il canale e il cortile dell’ospedale ti prendono un’ora e mezza insieme, perché sono vicini. Il Père-Lachaise da solo chiede due ore, e tre se cerchi le tombe una per una. Il Carré de Baudouin si vede in quaranta minuti quando è aperto. Con i trasferimenti, il giro completo è una giornata piena, e mezza giornata basta solo se scegli il canale o il cimitero, non tutti e due.
Il giro, da nord a sud
Questo giro segue la linea 2 e scende da nord. Comincia dalla Rotonde di prima mattina, quando la spianata è vuota e la pietra è di taglio contro la luce, scendi lungo il bassin de la Villette fino al canale e cammina verso sud fino all’hôpital Saint-Louis. Da lì prendi la metropolitana invece di insistere a piedi, risali a Ménilmontant per il Carré de Baudouin se la mostra è aperta. Chiudi al Père-Lachaise, che è l’unica tappa a migliorare nel tardo pomeriggio, quando la luce bassa entra di traverso fra le cappelle.
Un avvertimento sull’ora, l’ultimo. Da novembre in poi, invertito l’ordine, rischi di arrivare al cimitero dopo le 17:15 e di trovare i custodi che stanno già facendo uscire tutti. Se il viaggio è corto e questo quartiere è una giornata su tre, incastralo nel percorso che ho messo in fila in Cosa vedere a Parigi in 3 giorni. E se arrivi con il Paris Museum Pass in tasca, sappi che qui non lo usi quasi mai, perché quasi tutto è già gratuito.
Fotografie: chiusa del Canal Saint-Martin di DiscoA340, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons; Rotonde de la Villette di Guilhem Vellut, CC BY 2.0; Temple de la Sibylle di BikerNormand, CC BY-SA 2.0; viale del Père-Lachaise di Pierre-Yves Beaudouin, CC BY-SA 3.0.
