Sotto place Denfert-Rochereau, a venti metri di profondità, c’è un chilometro e mezzo di gallerie in cui le ossa di più generazioni di parigini sono impilate a formare muri alti fino al soffitto. Non è una cripta e non è un cimitero: è una cava di pietra svuotata, in cui alla fine del Settecento la città ha traslocato i propri morti perché in superficie non ci stavano più.

un corridoio dell ossario fra due pareti di ossa impilate fino all altezza di un uomo, con file di teschi inserite fra gli strati, faretti incassati nel pavimento ai due lati e una visitatrice in fondo al passaggio

Prima di programmarla, qualche numero che cambia la giornata. Il biglietto costa 31 euro, audioguida compresa, e la prenotazione online è di fatto obbligatoria, perché ogni fascia oraria ammette poche persone. Poi c’è la scala: 131 gradini in discesa e 112 da risalire alla fine. Il percorso non è accessibile in sedia a rotelle, il museo lo sconsiglia a chi soffre di claustrofobia, e sotto ci sono 14 gradi tutto l’anno, anche a luglio.

C’è poi una cosa che quasi nessuna guida ha aggiornato: le Catacombe hanno riaperto l’8 aprile 2026, dopo cinque mesi di lavori, e quello che leggerai in giro descrive spesso l’allestimento di prima.

Come fa una cava di pietra a diventare l’ossario più grande del mondo?

Si parte!

1. La pietra che ha costruito Parigi, e il vuoto che ha lasciato

Parigi è costruita con la pietra che ha sotto. Il calcare lutéziano dei banchi sotto la riva sinistra è la pietra dei palazzi del Marais, delle chiese e dei quai, e la si cavava sul posto: a cielo aperto dal primo secolo, in sotterraneo dal Trecento.

Le gallerie che percorrerai sono le antiche cave della Tombe-Issoire, sotto la piana di Montrouge, sfruttate almeno dal Quattrocento e poi abbandonate. Sono una piccola frazione di un labirinto che si estende sotto la città per circa ottocento ettari. Tienilo a mente mentre cammini: non stai visitando un monumento costruito ma un’assenza, il negativo dei palazzi che vedi in superficie.

2. Il 1774, quando una strada è sprofondata

Perché la monarchia si è occupata di quello che c’era sotto la città?

Perché a metà Settecento il suolo di Parigi ha cominciato a cedere. Nel 1774 un crollo grave nell’attuale rue Denfert-Rochereau, che allora si chiamava rue d’Enfer, si porta giù trecento metri di strada, ed è l’ultimo di una serie. La reazione è in due tempi: il 15 settembre 1776 Luigi XVI vieta definitivamente ogni estrazione di materiali sotto la via pubblica, e il 4 aprile 1777 crea l’Inspection générale des carrières, il servizio che deve sorvegliare e consolidare le cave dismesse.

A dirigere il lavoro c’è Charles-Axel Guillaumot, ed è lui che riceverà anche l’incarico di sistemare il sito e organizzare il trasferimento delle ossa. I pilastri di muratura che vedi reggere il soffitto in più punti del percorso sono il suo mestiere: nascono per impedire che la città sprofondi, non per accogliere dei visitatori.

targa di pietra incisa che dichiara le catacombe stabilite per ordine di thiroux de crosne con la cura di charles axel guillaumot nel mdcclxxxvi e restaurate per ordine del conte frochot da hericart de thury nel mdcccx

Il suo nome lo leggi ancora nelle gallerie, sulla targa di fondazione. Dice che le Catacombe furono istituite nel 1786 per ordine del luogotenente generale di polizia Thiroux de Crosne e sotto la direzione di Charles-Axel Guillaumot, e che furono restaurate e ampliate da Héricart de Thury nel 1810.

3. Il cimitero che non ce la faceva più

Il cimitero dei Saints-Innocents, il più grande di Parigi, sorgeva in pieno centro, dove oggi ci sono la fontana e la piazza degli Innocenti, e dal Medioevo accoglieva i morti di ventidue parrocchie. Il problema non era solo l’odore. Secolo dopo secolo le fosse comuni avevano alzato il terreno di due metri e mezzo sopra il livello della strada, e il 7 maggio 1780 il muro di cantina di una casa di rue de la Lingerie cede sotto quella spinta: nello scantinato franano ossa e cadaveri. Il Parlamento ordina la chiusura del cimitero il 4 settembre dello stesso anno.

La soluzione è la cava. Lo svuotamento comincia il 9 novembre 1785 e va avanti per quindici mesi, di notte, con carri coperti e processioni di preti. A cantiere aperto, il 7 aprile 1786, le gallerie della Tombe-Issoire vengono benedette e consacrate come ossario municipale col nome di «Catacombes»; i trasferimenti dagli altri cimiteri parrocchiali della città proseguono dal 1787 al 1814, e gli ultimi depositi arrivano nel 1860, con gli sventramenti di Haussmann.

Camminando, leggi le targhe murate fra le ossa: dicono da quale cimitero viene ogni tratto di parete e in che anno è arrivato. Una di queste dichiara che le ossa dell’antico cimitero della Madeleine, di rue de la Ville-l’Évêque, furono depositate nel 1844 nell’ossario ovest e portate qui nel settembre 1859.

Quel cimitero non è uno qualsiasi, e la targa merita i venti secondi che chiede. Durante la Rivoluzione la Madeleine fu tenuta aperta apposta per ricevere i giustiziati di place de la Révolution, l’attuale place de la Concorde. Ci furono sepolti anche Luigi XVI e Maria Antonietta, e la regina era uscita per il patibolo dalla Conciergerie, il 16 ottobre 1793. I resti dei due sovrani furono riesumati durante la Restaurazione e portati a Saint-Denis; tutto il resto di quel cimitero è finito qui.

una targa di pietra murata fra due pareti di ossa: dichiara che le ossa dell antico cimitero della madeleine, depositate nel 1844 nell ossario dell ovest, furono trasferite nelle catacombe nel settembre 1859, e sotto la targa c e un teschio isolato al centro di un pilastro bianco

4. Il forte scolpito da un cavatore

Prima dell’ossario, sul percorso, c’è la cosa più commovente del giro, e non ha niente a che fare con la morte. Un cavatore di nome Décure, che era stato soldato, ha passato il tempo libero fra il 1777 e il 1782 a scolpire nella roccia il modello in scala del forte di Port-Mahon, la fortezza di Minorca dove era stato prigioniero degli inglesi.

Il seguito lo racconta l’Inspection générale des carrières. Mentre scavava un accesso che gli permettesse di raggiungere più comodamente il suo lavoro dal livello superiore, il soffitto è crollato, e Décure è morto poco dopo per le ferite. Il bassorilievo è rimasto dov’era, e lo attraversi camminando.

5. «Arrête! C’est ici l’empire de la mort»

Sull’architrave della porta che introduce all’ossario c’è la frase più fotografata di Parigi sottoterra: Arrête! C’est ici l’empire de la mort. Fermati: qui comincia l’impero della morte.

la soglia di pietra che introduce all ossario, con l iscrizione arrete c est ici l empire de la mort sull architrave e gli stipiti dipinti a grandi losanghe bianche e nere, e due visitatori con la torcia nel buio oltre la porta

Il cartello non te lo dice, e vale la pena saperlo. Quella frase non è stata inventata per l’occasione: è un alessandrino della traduzione dell’Eneide che Jacques Delille pubblicò nel 1804, e nel sesto libro la pronuncia Caronte accogliendo Enea sulla riva dello Stige. L’attribuzione la dichiara Paris Musées, cioè chi gestisce il sito.

Chi ha scelto quella scritta sapeva quello che faceva. Ti annuncia un fiume da attraversare, e dall’altra parte mette l’aldilà dei classici invece dell’inferno dei predicatori.

6. I muri disegnati da un ingegnere

Le ossa, all’inizio, erano ammucchiate alla rinfusa. Quello che vedi oggi è un allestimento deliberato, fatto fra il 1810 e il 1814 dall’ispettore Héricart de Thury, che ha trasformato l’ossario secondo una visione museografica e monumentale, prima dell’apertura al pubblico.

Il principio viene dai cavatori. I muri sono costruiti sul modello delle hagues, i cumuli con cui si stivava lo scarto di cava: in facciata si alternano le file di femori e tibie e quelle di crani, e dietro il paramento si ammassa tutto il resto, spesso ridotto in frammenti dalla caduta. Quello che sembra una decorazione macabra è un problema di stoccaggio risolto bene.

primo piano di una parete dell ossario: centinaia di estremita di ossa lunghe accostate una all altra, con una decina di teschi inseriti fra gli strati e file diagonali di ossa che attraversano la parete

Héricart de Thury ci ha aggiunto monumenti in muratura di gusto antico ed egizio, sotto forma di pilastri dorici, altari, cippi e tombe, e ha dato ai luoghi nomi presi dalla letteratura religiosa e romantica: il sarcofago del Lacrymatoire, la fontana della Samaritaine, la lampada sepolcrale. Camminando, guarda le lapidi con le citazioni murate fra le ossa: sono parte dello stesso progetto, e vengono da Virgilio, dalla Bibbia e dai poeti del Settecento.

7. Quanti sono? La città non lo dice

Quante persone ci sono qui sotto?

La risposta onesta è che non lo sa nessuno con precisione, e il proprietario del sito non pubblica una cifra. L’ho cercata su tutte le pagine della Ville de Paris, e non c’è: parlano di «più milioni di parigini», e lo ripetono nelle istruzioni che ti danno prima della visita, dove chiedono di non toccare le ossa perché sono i resti fragili di milioni di persone.

La cifra di sei milioni che trovi su quasi tutte le guide è una stima, e resta una stima anche quando la ripetono tutti. Del resto non potrebbe essere altro: le ossa arrivano da decine di cimiteri diversi, in settant’anni di trasferimenti, e nessuno le ha contate all’arrivo.

8. Che cosa è cambiato l’8 aprile 2026

Le Catacombe hanno chiuso nell’autunno del 2025 e hanno riaperto l’8 aprile 2026, dopo cinque mesi di cantiere. I lavori hanno riguardato la conservazione dei resti, la sicurezza, la qualità dell’aria e l’illuminazione delle gallerie, che in un ambiente sotterraneo molto umido sono tutti problemi collegati.

La fotografia in cima a questa pagina è del luglio 2026, successiva ai lavori: i puntini di luce che vedi a terra lungo i due lati del corridoio sono i faretti nuovi, incassati nel pavimento. Nelle immagini più vecchie in circolazione, compresa quella della soglia dell’ossario, che è del 2010, le gallerie sono illuminate dalle vecchie lampadine appese.

Per te cambiano due cose. La prima è la nuova scenografia luminosa, pensata per far vedere dettagli che prima restavano al buio. La seconda è l’audioguida riscritta, con voci di attori che interpretano personaggi storici e di finzione, ed è compresa nel prezzo del biglietto.

All’inizio del percorso, dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, c’è anche una mostra che qui cade a proposito più che altrove: Nadar: inventer Paris, des profondeurs au ciel. Nadar brevettò la luce elettrica per la fotografia nel 1861 e l’anno dopo la portò proprio qui sotto, quando le Catacombe erano riservate a pochi. Quello che c’è in cartellone adesso, qui e nelle altre sedi della città, lo tengo aggiornato nella tabella delle mostre a Parigi.

Attenzione: in rete circola la descrizione di un visore immersivo compreso nel biglietto. Sul sito del gestore non esiste: la pagina delle tariffe dice «audioguida inclusa», e la notizia della riapertura parla di un’audioguida, non di un casco. Se ti aspetti la realtà virtuale, resti deluso per colpa di chi l’ha scritto, non delle Catacombe.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 settembre 2026 sul sito ufficiale catacombes.paris.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’intero costa 31 euro e comprende l’audioguida. Il ridotto costa 25 euro e spetta a chi ha fra i 18 e i 26 anni, agli studenti e agli insegnanti. Dagli 8 ai 17 anni si pagano 15 euro, e sotto gli 8 anni si entra gratis, senza audioguida. Chi ha diritto alla gratuità entra senza prenotare, mostrando il documento alla cassa, e può comprare l’audioguida a parte per 5 euro. Prenotazione. La prenotazione online è di fatto obbligatoria e si apre sette giorni prima: ogni fascia oraria ammette un numero chiuso di persone. Ti consiglio la prima fascia del mattino, perché il percorso è a senso unico e stretto, e con poca gente davanti si cammina al proprio ritmo. Attenzione: le Catacombe non sono comprese nel Paris Museum Pass, e sono l’eccezione alla regola per cui i musei comunali di Parigi hanno la collezione permanente gratuita. L’altra eccezione, la Crypte archéologique dell’Île de la Cité, oggi è chiusa. Trentuno euro è una cifra alta anche per Parigi, e vale la pena avere un termine di paragone: il Louvre chiede 22 euro a chi risiede nello Spazio economico europeo e 32 a tutti gli altri, il Panthéon fra i 13 e i 16 euro secondo la stagione, e il museo delle fogne 9. Orari. Il sito apre da martedì a domenica, dalle 9:45 alle 20:30, e l’ultimo ingresso è alle 19:30. Chiude il lunedì, il 1 gennaio, il 1 maggio e il 25 dicembre. Come arrivare. L’indirizzo è 1 avenue du Colonel Henri Rol-Tanguy, su place Denfert-Rochereau. Ci arrivi con le linee 4 e 6 della metropolitana e col RER B, tutti alla fermata Denfert-Rochereau. Che cosa chiede al corpo. Si scendono 131 gradini e se ne risalgono 112, si cammina un chilometro e mezzo a senso unico a venti metri di profondità, e la temperatura è di 14 gradi costanti: porta una felpa anche in agosto. Il percorso non è accessibile in sedia a rotelle ed è sconsigliato a chi ha problemi di mobilità, a chi soffre di claustrofobia e a chi ha disturbi cardiaci o respiratori. Quanto tempo chiede. Il museo dichiara un’ora di media, e con l’audioguida ascoltata per intero si arriva a un’ora e un quarto.

Da qui in poi

Dall’altra parte della stessa piazza, nel padiglione gemello di Ledoux, c’è il Musée de la Libération, che è gratuito e che venti metri sotto terra conserva il posto di comando da cui la Resistenza diresse l’insurrezione del 1944: due sotterranei diversissimi a cento metri l’uno dall’altro. L’altra Parigi sotterranea che si visita è quella del Musée des égouts, che a differenza delle Catacombe è accessibile in sedia a rotelle e costa un terzo. Dal 2002 le Catacombe dipendono dal Musée Carnavalet, che racconta la storia di Parigi in superficie e la cui collezione permanente non si paga. E se stai mettendo in fila i capolavori della città museo per museo, l’elenco ragionato è in opere d’arte a Parigi.

Crediti fotografici: corridoio dell’ossario e parete di teschi di Matthias Süßen (CC BY-SA 4.0); soglia dell’ossario di Julian Fong (CC BY-SA 2.0); targa di fondazione di Jean-David & Anne-Laure (CC BY-SA 2.0), da Wikimedia Commons.