Curiosità sulla Cappella Sistina: 5 aneddoti che non conosci

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Vuoi conoscere tutte le curiosità sulla Cappella Sistina di Michelangelo?

Sei nel posto giusto!

In questo articolo ti parlerò di Michelangelo e del suo lavoro all’interno della Cappella Sistina: scoprirai l’uomo che si cela dietro questo artista straordinario, le curiosità e i particolari che ti aiuteranno a capire le molteplici sfaccettature del suo lavoro.

Una delle cose più importanti da tenere in considerazione quando si parla di Michelangelo e la Cappella Sistina riguarda proprio il ruolo dell’artista: Buonaroti infatti non aveva alcuna intenzione di prendere in carico questo lavoro.

Egli era uno scultore e fino a quel momento non aveva probabilmente mai provato la tecnica dell’affresco. Per realizzare quest’opera monumentale ha quindi dovuto studiare una nuova tecnica oltre che l’utilizzo della prospettiva, cosa non da sottovalutare visto che la volta della Cappella Sistina è curva.

Ma perché Papa Giulio II volle realizzare quest’opera grandiosa?

Il motivo ufficiale era ovviamente quello di realizzare una grande opera che venisse ricordata nei secoli. In realtà Giulio II era in forte rivalità con un altro Papa, Alessandro VI. La Cappella Sistina, così come altre opere commissionate, doveva essere il monumento che lo avrebbe reso celebre, non solo durante la sua epoca, ma anche nei secolo a venire.

Vorresti osservare la volta con i tuoi occhi?

Se ti trovi a Roma ecco qui 3 tour della Cappella Sistina che ti consiglio di seguire:

Sei pronto a scoprire tutte le curiosità di uno dei luoghi più belli di Roma?

Si parte!

Attività da scoprire sulla Cappella Sistina

La personalità di Michelangelo Buonarroti

La storia e le curiosità sulla Cappella Sistina sono strettamente legate a quelle del suo realizzatore.

Michelangelo Buonarroti era una persona molto particolare ed eccentrica. Conosciamo il suo carattere iracondo grazie alle descrizioni del Vasari, primo “storico dell’arte” ante litteram, e suo grande ammiratore.

Grazie al suo genio e alle commesse ricevute, Michelangelo aveva accumulato notevoli ricchezze nel corso della sua carriera. Tuttavia si racconta che vivesse al limite della sopravvivenza, isolato e sofferente.

Alcuni credono che molta della sua sofferenza interiore derivi dal fatto che Michelangelo fosse omosessuale. Egli non viveva particolarmente bene la sua omosessualità perché all’epoca era considerato un peccato mortale e un reato: trascorse per questo tutta la sua vita ossessionato dal problema della morte e della salvezza ultraterrena della sua anima. 

Come facciamo a sapere tutto questo?

Poco famose sono le poesie di Michelangelo, ma è proprio in questi scritti che l’artista ci parla del forte turbamento emotivo dovuto all’amore per un uomo, della sua omosessualità unita ad alla sua fervente fede cattolica.

cacciata dal paradiso terrestre

Gli antagonisti di Michelangelo alla corte papale

Si racconta che Michelangelo fosse oggetto di scherno da parte degli altri artisti presenti alla corte papale. Le cause erano il suo caratteraccio e la sua scarsa igiene personale.

Lo avresti mai detto?

La riprova ci arriva  indirettamente da parte di Raffaello Sanzio ne “La Scuola di Atene”.

Raffaello era infatti un rivale di Michelangelo e, nel celebre affresco de “la scuola di Atene”, raffigura l’artista solitario ed enigmatico sotto le vesti di Diogene. La cosa che mette maggiormente in evidenza sono soprattutto gli stivali logori che Michelangelo era solito portare e non togliere mai.

Vuoi sapere dove si trova “la scuola di Atene” di Raffaello?

Questo bellissimo affresco è conservato nelle stanze vaticane ed è visitabile durante il tour dei musei vaticani.

Se hai intenzione di visitare la Cappella Sistina ti consiglio assolutamente di spendere del tempo anche qui, non te ne pentirai.

dio crea il giorno e la notte

La tomba di Giulio II di Michelangelo

Emblematico è l’episodio che vede Michelangelo fuggire a Firenze a seguito di un disguido circa la monumentale tomba per Papa Giulio II della Rovere.

L’artista scrisse una lettera piuttosto irriverente al pontefice che, per vedere concluso il lavoro, si vide costretto a chiedere d’intercedere per lui affinché Michelangelo tornasse a lavorare a Roma.

Tuttavia gli aneddoti sulla cappella Sistina sono molto più interessanti.

Ora te li racconto.

cappella sistina

1 – Bramante e Michelangelo e la Cappella Sistina

Forse non lo sapevi ma Michelangelo non amava molto dipingere. Egli infatti preferiva di gran lunga la scultura che anche l’arte in cui eccelleva.

Ma allora perché dipinse la volta della Cappella Sistina?

Secondo Vasari, Michelangelo ha dipinto la Cappella Sistina perché direttamente ingaggiato dal Papa su consiglio del Bramante, che voleva umiliarlo e favorire il suo amico Raffaello presso il pontefice.

Bramante era a conoscenza della scarsa esperienza di Michelangelo in pittura e in particolare nell’affresco. Per questa ragione Michelangelo rifiutò l’incarico di affrescare la Cappella Sistina numerose volte finché, provocata la collera del Papa, fu costretto ad accettare.

Ecco una cosa che non tutti sanno!

Quando Michelangelo si ritrovò a dover costruire le impalcature per sostenerlo durante il suo lavoro, capì che il piano del Bramante era mettergli i bastoni tra le ruote.

Non so se hai mai visitato la Cappella Sistina (se non lo hai mai fatto ti consiglio subito di fare una visita guidata dei musei vaticani) ma avrai sicuramente notato dalle foto l’altezza della volta: ben 21 metri!

Per arrivare fin lassù, Michelangelo aveva bisogno di una struttura che lo sostenesse nel suo lavoro e che, soprattutto, fosse stabile.

Fu a questo punto che intervenne Bramante: egli suggerì al rivale di costruire delle impalcature sospese, direttamente attaccate al soffitto con delle funi. Alla domanda su come avrebbe poi fatto a ricoprire i buchi provocati dai montanti, l’altro gli rispose che ci avrebbe pensato a lavoro ultimato.

Michelangelo, capito che ” o Bramante in questo valeva poco, o che e’ gl’era poco amico”, ideò un sistema innovativo per la costruzione delle impalcature e fu talmente efficace da essere utilizzato anche successivamente.

giudizio universale cappella sistina

2 – Il problema dell’intonaco

Nonostante fosse osteggiato dai suoi rivali, Michelangelo non si diede per vinto e, risolto il problema delle impalcature, iniziò a studiare il dà farsi.

Prima di iniziare ad affrescare la Cappella Sistina, Michelangelo dovette vedersela con l’intonaco. Decise di non affidarsi al tradizionale impasto fiorentino fatto di calce e sabbia ma di innovare e sperimentare un nuovo impasto a base di calce e un materiale di origine vulcanica, la pozzolana.

I primi esperimenti furono un vero e proprio disastro. Michelangelo sbagliò le proporzioni e parte del suo lavoro iniziò velocemente ad ammuffire.

Per fortuna l’artista continuò ad insistere con la sua idea. Aggiustò il tiro e trovò finalmente le giuste proporzioni rendendo l’affresco della Cappella Sistina, non solo uno dei più belli della storia dell’arte, ma anche uno dei migliori dal punto di vista tecnico.

volta della cappella sistina, dio

Volta cappella sistina

3 – La finta partenza di Michelangelo dal Vaticano

Michelangelo lavorò alla Cappella Sistina per ben 4 anni e, durante tutto questo tempo, non lasciò mai entrare nessuno per vedere quello che stava realizzando, neppure il Papa.

Si racconta addirittura che gli altri artisti che lavoravano alla corte papale, rubassero le chiavi della cappella durante la notte per poter visionare il lavoro.

Il pontefice però, oltremodo curioso, insisteva per poter guardare la volta della Cappella Sistina.

Esasperato dalle continue richieste del Papa, l’artista decise di mettere alla prova la pazienza del Santo Padre e inscenò una trappola.

Michelangelo disse di dover andare a Firenze per affari e che si sarebbe trattenuto qualche giorno raccomandandosi di non entrare nella Cappella Sistina per nessun motivo.

Tuttavia la curiosità del Santo Pontefice era tale che si fece aprire le porte e, entrato, vi trovò l’artista che aveva solo finto di dover partire e che invece, si era semplicemente chiuso dentro.

Montato su tutte le furie, Michelangelo minacciò di lasciare il lavoro incompleto, minaccia che per fortuna non mise in atto.

foto panoramica cappella sistina

4 – La rappresentazione di Dio nella Cappella Sistina

Uno degli affreschi più emblematici e più belli della Cappella Sistina è sicuramente quello della Creazione di Adamo. Un particolare interessante riguarda l’innovazione che Michelangelo attuò nel rappresentare la figura di Dio.

Prima di lui infatti, Dio veniva quasi sempre rappresentato in posizione frontale, avvolto dalle nubi e con la mano che indica verso il basso, come nell’atto di giudicare gli uomini.

Nella Cappella Sistina, Michelangelo invece rappresenta Dio di profilo, con il corpo piuttosto muscoloso e con una lunga barba bianca, simile al dio greco Giove.

Ma le sorprese non finiscono qui!

Nel 1990 infatti, sulla rivista dell’Associazione Medica Nordamericana, il dottor Frank Lynn Meshberger pubblicò un articolo riguardante la posizione degli angeli nella Creazione di Adamo.

Secondo lui, il modo in cui Michelangelo Buonarroti avrebbe riprodotto le intelligenze angeliche è in realtà una perfetta rappresentazione del cervello umano.

Insomma sarebbe la simbologia perfetta di come l’intelligenza e la forza creatrice, vengono trasmessi da Dio a l’uomo.

la creazione di adamo cappella sistina michelangelo

5 – L’impresa solitaria di Michelangelo

Michelangelo completò la realizzazione della volta in totale solitudine, ma in principio i lavori cominciarono in ben altro modo.

Per affrescare la Cappella vennero assegnati anche degli allievi che avrebbero dovuto aiutare l’artista a realizzare la sua maestosa opera. Non si sarebbero occupati delle scene principali, ma lo avrebbero certamente aiutato, se non altro nei lavori più pesanti.

Vuoi sapere come andò a finire?

Michelangelo non ne era per nulla soddisfatto. Li ritenne inadatti, non sufficientemente bravi o non abbastanza dediti a quel lavoro. Così un brutto giorno semplicemente perse la pazienza e li scacciò in malo modo dal cantiere. Si chiuse all’interno della Cappella Sistina tanto che, si racconta, non tornasse neppure a casa per dormire.

Al freddo e in totale solitudine, Michelangelo terminò da solo la Cappella Sistina in 4 anni. Costretto dall’insistenza del papà, apri le porte del suo lavoro il 31 ottobre 1512.

La riteneva ancora imperfetta.

dio nella cappella sistina

Commenti

Hai mai avuto la possibilità di visitare uno dei monumenti più belli di Roma?

Scrivi pure nei commenti qui sotto se questo post ti è piaciuto o se vuoi che approfondisca alcuni aspetti.

Ti risponderò al più presto!

Elisa

Elisa

Ciao, io sono Elisa! Sono una storica dell’arte e travel blogger. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Dal 2012 ho creato arttrip.it per condividere le mie esperienze di viaggio con tutti voi.

6 commenti su “Curiosità sulla Cappella Sistina: 5 aneddoti che non conosci”

  1. Cara Elisa,anch’io michelangiolista efferata.Ho riscontrato solo un’inesattezza riguardo la solitudine del lavoro della volta:ebbe una squadra di giovani artisti,alcuni,se non tutti,volontari(pur di lavorare con lui,giacché godeva di fama,che spiccherà con la Cappella)che lo assistette:collaborarono al suo genio assoluto.Vi sono anche sue lettere a testimoniarlo.Un caro saluto.Vale.

    • Grazie Vale della tua precisazione! E’ bello incontrare altri michelangiolisti! Io so che ad un certo punto caccio’ via tutti i suoi aiuti perché non li riteneva all’altezza, ora mi documento per bene… buona giornata!

    • È esattamente così. Michelangelo chiamo vecchi amici fidati fiorentini che conoscessero bene le tecniche dell’affresco (ignote al Genio, visto che non si definiva “pictor”). Dato il suo carattere non proprio alla portata di tutti, litigò spesso con i colleghi molti dei quali vennero cacciati. La leggenda dell’artista che lavorò senza aiuti, così come le altre, vennero dal fatto che Egli volesse che questo pensasse la gente, e ci è arrivato fino a noi tramite il Suo biografo personale, il Condivi.
      Oltre a questa le leggende non son poche, ad esempio non è affatto vero che nessuno vide l’opera fino al termine del l’esecuzione; recenti studi hanno dimostrato che in realtà la volta era un vero e proprio museo a cielo aperto! Frequentato non solo da Papa e Cardinali, ma da artisti, primi tra tutti Raffaello, il quale non perse occasione per importanti spunti stilistici e tecnici.
      La vicenda bramantesca, le bastonate del Papa e così via, son immagini volutesi creare dall’artista stesso, ma la realtà è ben diversa. Ultimi studi, tra cui l’epistolario di fondamentale importanza, hanno mostrato ciò che realmente è accaduto.
      Vi invito a leggere l’autobiografia del Forcellino, indubbiamente uno dei più attenti conoscitori del nostro Genio, al fine di scardinare tante leggende e miti attorno la sua vita e personalità, gli stessi che per primo si impegni a creare.

    • Grazie di questa spiegazione Ludovica! Dal confronto si impara sempre tanto! Leggero’ senz’altro Forcellino!

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