Vuoi conoscere tutte le curiosità sulla Cappella Sistina di Michelangelo? Sei nel posto giusto!

In questo articolo ti parlerò di Michelangelo e del suo lavoro all’interno della Cappella Sistina: scopriremo l’uomo che si cela dietro questo artista straordinario, le curiosità e i particolari che ci aiuteranno a capire le molteplici sfaccettature del suo lavoro.

Sei pronto a scoprire tutte le curiosità e gli aneddoti sulla Cappella Sistina?

Si parte!

La personalità di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti era una persona molto particolare e soprattutto eccentrica. Conosciamo il suo carattere iracondo grazie alle descrizioni del Vasari, primo “storico dell’arte” ante litteram e suo grande ammiratore (qui puoi trovare un ulteriore approfondimento su Michelangelo).

Grazie al suo genio e alle commesse ricevute, Michelangelo Buonarroti aveva accumulato notevoli ricchezze nel corso della sua carriera. Tuttavia si racconta che vivesse al limite della sopravvivenza, ossessionato e sofferente. Egli era infatti ossessionato per il problema della morte e della salvezza ultraterrena. 

Poco famose sono le poesie di Michelangelo, che ci parlano del forte turbamento emotivo dovuto alla sua omosessualità unita ad una fervente fede cattolica (nel 1500 non doveva essere facile).

Gli antagonisti di Michelangelo alla corte papale

Si racconta che Michelangelo fosse oggetto di scherno da parte degli altri artisti presenti alla corte papale. Le cause furono il suo caratteraccio e la sua scarsa igiene personale. La riprova ci arriva  direttamente da parte di Raffaello Sanzio nella “Scuola di Atene”.

Raffaello era infatti un epico rivale di Michelangelo e nel celebre dipinto “la scuola di Atene”, raffigura l’artista solitario ed enigmatico. Ma la cosa che mette in evidenza sono soprattutto i suoi stivali logori che Michelangelo era solito non togliere mai.

L’aneddoto sulla tomba di Giulio II

Emblematico è l’episodio che vede Michelangelo fuggire a Firenze a seguito di un disguido circa la monumentale tomba per Papa Giulio II della Rovere. L’artista scrisse una lettera piuttosto irriverente al pontefice che si vide costretto a chiedere d’intercedere per lui affinché Michelangelo tornasse a Roma.

Tuttavia gli aneddoti sulla cappella Sistina sono molto più interessanti.

Bramante, Michelangelo e la Cappella Sistina

Secondo Vasari, Michelangelo ha dipinto la Cappella Sistina perché direttamente ingaggiato dal Papa su consiglio del Bramante, che voleva umiliarlo e favorire il suo amico Raffaello presso il pontefice.

Bramante sapeva della scarsa esperienza di Michelangelo in pittura e in particolare nell’affresco, visto che l’arte che amava di più era la scultura.

Michelangelo rifiutò varie volte l’incarico di affrescare la Cappella Sistina finché, provocata la collera del Papa, fu costretto ad accettare.

Quando si ritrovò a dover costruire le impalcature per sostenerlo durante l’affresco della volta della Cappella Sistina, Michelangelo capì che il piano del Bramante era mettergli i bastoni tra le ruote: quest’ultimo gli suggerì infatti di costruire delle impalcature sospese, direttamente attaccate al soffitto. Alla domanda su come avrebbe poi fatto a ricoprire i buchi provocati dai montanti, l’altro gli rispose che ci avrebbe pensato a lavoro ultimato.

Michelangelo, capito che ” o Bramante in questo valeva poco, o che e’ gl’era poco amico”ideò un sistema innovativo per la costruzione delle impalcature e fu talmente efficace da essere utilizzato anche successivamente.

La finta partenza di Michelangelo dal Vaticano

Michelangelo non lasciò entrare nessuno a vedere i lavori all’interno delle Cappella Sistina, neanche il Papa.

Il pontefice però, oltremodo curioso, insisteva per poter guardare l’opera in esecuzione.

Esasperato, l’artista disse di dover andare a Firenze per affari e che si sarebbe trattenuto qualche giorno raccomandandosi di non entrare nella Cappella Sistina per nessun motivo. Tuttavia la curiosità del Santo Pontefice era tale che si fece aprire le porte e, entrato, vi trovò l’artista che aveva solo finto di dover partire.

Montato su tutte le furie, Michelangelo minacciò di lasciare il lavoro incompleto, minaccia che per fortuna non mise in atto.

L’impresa solitaria di Michelangelo

Vuoi sapere per quanto tempo Michelangelo lavorò alla Cappella Sistina? Ben 4 anni.

Inizialmente gli furono affidati alcuni aiutanti ma, vedendo che non erano abbastanza bravi, Michelangelo li scacciò in malo modo e completò il lavoro in totale solitudine. I diverbi con il pontefice durarono tutta la vita: si dice addirittura che una volta Giulio II lo prese a bastonate.

Costretto dall’insistenza del Papa a far presto, Michelangelo terminò la Cappella Sistina  il 31 ottobre 1512.

La riteneva ancora imperfetta.

Commenti sulla cappella Sistina di Michelangelo?

Hai mai avuto la possibilità di visitare uno dei monumenti più belli di Roma?

Scrivimi le tue impressioni qui sotto nei commenti!

Lascia una commento

Ciao, io sono Elisa! Sono una storica dell’arte e travel blogger. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Dal 2012 ho creato arttrip.it per condividere le mie esperienze di viaggio con tutti voi.

4 Comments

  1. Cara Elisa,anch’io michelangiolista efferata.Ho riscontrato solo un’inesattezza riguardo la solitudine del lavoro della volta:ebbe una squadra di giovani artisti,alcuni,se non tutti,volontari(pur di lavorare con lui,giacché godeva di fama,che spiccherà con la Cappella)che lo assistette:collaborarono al suo genio assoluto.Vi sono anche sue lettere a testimoniarlo.Un caro saluto.Vale.

    • eda Reply

      Grazie Vale della tua precisazione! E’ bello incontrare altri michelangiolisti! Io so che ad un certo punto caccio’ via tutti i suoi aiuti perché non li riteneva all’altezza, ora mi documento per bene… buona giornata!

    • Ludovica Iorio Reply

      È esattamente così. Michelangelo chiamo vecchi amici fidati fiorentini che conoscessero bene le tecniche dell’affresco (ignote al Genio, visto che non si definiva “pictor”). Dato il suo carattere non proprio alla portata di tutti, litigò spesso con i colleghi molti dei quali vennero cacciati. La leggenda dell’artista che lavorò senza aiuti, così come le altre, vennero dal fatto che Egli volesse che questo pensasse la gente, e ci è arrivato fino a noi tramite il Suo biografo personale, il Condivi.
      Oltre a questa le leggende non son poche, ad esempio non è affatto vero che nessuno vide l’opera fino al termine del l’esecuzione; recenti studi hanno dimostrato che in realtà la volta era un vero e proprio museo a cielo aperto! Frequentato non solo da Papa e Cardinali, ma da artisti, primi tra tutti Raffaello, il quale non perse occasione per importanti spunti stilistici e tecnici.
      La vicenda bramantesca, le bastonate del Papa e così via, son immagini volutesi creare dall’artista stesso, ma la realtà è ben diversa. Ultimi studi, tra cui l’epistolario di fondamentale importanza, hanno mostrato ciò che realmente è accaduto.
      Vi invito a leggere l’autobiografia del Forcellino, indubbiamente uno dei più attenti conoscitori del nostro Genio, al fine di scardinare tante leggende e miti attorno la sua vita e personalità, gli stessi che per primo si impegni a creare.

      • eda Reply

        Grazie di questa spiegazione Ludovica! Dal confronto si impara sempre tanto! Leggero’ senz’altro Forcellino!

Lascia un commento

Pin It