La cupola dorata degli Invalides la vedi da mezza Parigi: supera i 110 metri, e per molto tempo fu l’edificio più alto della città. Sotto c’è la tomba di Napoleone, e intorno, nei cortili dell’ospedale che Luigi XIV costruì per i suoi soldati feriti, c’è il Musée de l’Armée.

Il nome inganna. Non è un museo per appassionati di divise: è una storia di Francia raccontata attraverso gli oggetti, dalle armature del Rinascimento a una macchina Enigma, e ha dentro quadri di Ingres e di Vallotton. E ha un vantaggio pratico che nessuno dei grandi musei qui intorno ti offre: apre tutti i giorni, lunedì e martedì compresi.

Il biglietto comprende la chiesa del Dôme con la tomba, le collezioni, la mostra in corso e altri due musei dentro il complesso. Il percorso che ti propongo ha otto tappe in ordine di tempo, dal Rinascimento alla seconda guerra mondiale, e finisce alla tomba.

Quanto contarono davvero, nella battaglia della Marna, i taxi di Parigi?

Si parte!

1. L’armatura ai leoni

Comincia dall’ala delle armi e armature antiche, dal Duecento al Seicento. La tappa è un’armatura da parata del 1540-1545 circa, di Giovanni Paolo Negroli, armaiolo milanese maestro dei rilievi.

la spalla dell armatura ai leoni di negroli al musee de l armee, con una testa di leone sbalzata nel metallo scuro e le fasce decorate d oro

Si chiama armatura ai leoni perché la testa del leone, simbolo di forza, torna sull’elmo, sulle spalle, sui gomiti e sulle mani. Non è fatta per combattere: non ha la visiera e non protegge le gambe. È un’armatura da mostrare, ispirata agli eroi dell’antichità, con i rilievi arricchiti da incrostazioni d’oro e d’argento.

Con ogni probabilità apparteneva a Francesco I, re di Francia. Le proporzioni corrispondono alla sua statura, circa 1,98 metri, e sul petto c’è l’ordine di cavalleria di San Michele, quello del re. Arrivò al museo nel 1806, dall’armeria dei principi di Condé a Chantilly.

2. I plastici delle città fortificate

Dentro il complesso c’è un museo nel museo, compreso nel biglietto: il Musée des Plans-Reliefs, con i plastici delle città fortificate di Francia.

un plastico del musee des plans reliefs agli invalides, la città fortificata di villefranche de conflent con le mura e le montagne intorno, in una vetrina illuminata al buio

Le sale sono in penombra, e le città emergono dal buio con le mura, le case e le montagne intorno. Cerca il plastico di Villefranche-de-Conflent, nei Pirenei, e guardalo da vicino: è la Francia vista come la vedeva un generale, dall’alto e in scala.

3. Napoleone I sul trono imperiale di Ingres

Nell’ala dedicata al periodo da Luigi XIV a Napoleone c’è un quadro che conosci anche se non sai di conoscerlo, perché è su tutti i libri di scuola: Napoleone I sul trono imperiale di Jean-Auguste-Dominique Ingres, del 1806.

napoleone i sul trono imperiale di ingres, l imperatore seduto frontalmente sul trono con la corona d alloro d oro, il manto rosso bordato di ermellino, lo scettro e la mano di giustizia

Napoleone è seduto di fronte a te, immobile, nel costume del giorno dell’incoronazione. Ha in testa la corona d’alloro degli imperatori romani, sul manto le api d’oro che scelse come emblema, in mano lo scettro sormontato da una statuetta di Carlo Magno e la mano di giustizia; al fianco una spada ispirata a quella di Carlo Magno. Ogni oggetto dice la stessa cosa: questo potere discende da Roma e dai re franchi.

Eppure nel 1806 fu giudicato scioccante, e rimase quasi un secolo senza essere esposto.

4. La corazza del carabiniere Fauveau

Che cosa racconta una corazza con un buco?

La battaglia di Waterloo, il 18 giugno 1815. Questa corazza di ferro coperta di ottone apparteneva al carabiniere Antoine Fauveau, e al centro ha un foro, quello di una palla di cannone.

la corazza di ottone del carabiniere antoine fauveau in una vetrina del musee de l armee, con un grande foro aperto dalla palla di cannone a waterloo

I carabinieri erano cavalleria pesante, tenuti di riserva. Non parteciparono alla grande carica del maresciallo Ney contro gli inglesi di Wellington, che fallì, ma subito dopo furono mandati in un’ultima carica disperata. Riuscirono solo a scalfire il «muro» britannico, e metà degli uomini rimase a terra. Fauveau fu uno di loro. Davanti a questa vetrina Waterloo smette di essere un nome.

5. Il taxi della Marna

Nell’ala delle due guerre mondiali c’è una piccola auto rossa e nera: un taxi Renault, targato 2862-G7.

il taxi della marna al musee de l armee, una piccola renault rossa e nera con le ruote gialle, esposta in una sala con un ritratto alla parete

All’inizio di settembre del 1914 l’esercito tedesco era alle porte di Parigi. Il governatore militare della città, il generale Gallieni, ebbe l’idea di requisire i taxi per portare rinforzi al fronte. La sera del 6 settembre, alle 22:00, 630 auto erano radunate proprio qui, sull’esplanade des Invalides, e portarono i soldati di due reggimenti di fanteria, quattro o cinque per auto, vicino alla linea dei combattimenti.

Il museo stesso lo ammette: contarono poco. Quegli uomini erano pochi rispetto alla battaglia, e il grosso delle truppe arrivò in treno. Ma i taxi diventarono il simbolo della volontà di fermare l’invasione, ed è per questo che uno di loro è in un museo. Quello esposto è stato restaurato nel 2005, con i colori originali.

6. Verdun di Félix Vallotton

Un quadro senza nessun uomo dentro. Félix Vallotton, nel 1917, dipinse la battaglia di Verdun, la più sanguinosa della prima guerra mondiale, come uno scontro di forze: fasci di luce colorata che si incrociano sopra fiamme e nubi di gas, e sulla sinistra la pioggia che cade in diagonale.

verdun di felix vallotton, un paesaggio devastato attraversato da fasci di luce colorata, fiamme, nuvole di fumo nero e pioggia obliqua, senza nessuna figura umana

Vallotton, spiega la scheda del museo, usa gli strumenti del cubismo per dipingere una guerra in cui l’uomo è scomparso dietro le macchine. Il titolo completo è quasi una didascalia: Verdun. Quadro di guerra interpretato, proiezioni colorate nere, blu e rosse, terreni devastati, nubi di gas.

7. Il clairon dell’armistizio e la macchina Enigma

Due oggetti piccoli chiudono le due guerre. Il primo è un clairon, la tromba militare francese. Il 7 novembre 1918, a La Capelle, il caporale Pierre Sellier suonò il cessate il fuoco sul predellino della prima auto dei parlamentari tedeschi che arrivavano per trattare l’armistizio. Sul padiglione è ancora incisa la dedica: «Clairon de la victoire».

Chi decifrò per primo la macchina Enigma?

Non Alan Turing. La macchina Enigma esposta qui è una di quelle con cui l’esercito tedesco cifrava i messaggi, con tre rotori per l’esercito e quattro per la marina. I primi a decifrarne i messaggi furono tre matematici polacchi, Rejewski, Różycki e Zygalski, e Turing a Bletchley Park ripartì dal loro lavoro. Nella stessa ala c’è anche un microfono della BBC dei tempi di guerra.

8. Il Dôme e la tomba di Napoleone

Esci e attraversa il cortile verso sud. Il Dôme è la chiesa di Jules Hardouin-Mansart, finita nel 1706, ed è, per me, il pezzo di architettura più bello degli Invalides.

la tomba di napoleone agli invalides, il grande sarcofago di pietra rossa su una base di granito verde, al centro della cripta circolare con il pavimento a mosaico

Entra e affacciati alla balaustra. La tomba è in una cripta circolare aperta sotto la cupola, e la guardi dall’alto: un enorme sarcofago di pietra rossa su un basamento di pietra verde, al centro di un pavimento a mosaico. Le spoglie di Napoleone tornarono da Sant’Elena nel 1840, e dal 1861 riposano qui. Poi scendi le scale e girale intorno: la galleria che circonda la cripta è decorata da grandi rilievi di marmo bianco.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 22 settembre 2026 sul sito ufficiale musee-armee.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’intero costa 17 euro, il ridotto 12 euro per le categorie previste dal museo. Il biglietto comprende il Dôme e la tomba di Napoleone, le collezioni permanenti, la mostra in corso, il Musée de l’Ordre de la Libération e il Musée des Plans-Reliefs. L’audioguida è gratuita: si usa con il proprio telefono, collegandosi al Wi-Fi del museo. Il biglietto congiunto con il Musée Rodin costa 26 euro e vale tre mesi. Gratuità. La cour d’honneur e la cattedrale di Saint-Louis des Invalides sono ad accesso libero, senza biglietto. Chi ha diritto alla gratuità deve comunque ritirare un biglietto, online o alla cassa. Orari. Il museo apre tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, e la biglietteria chiude mezz’ora prima. Il primo venerdì del mese resta aperto fino alle 22:00, con un biglietto serale da 10 euro. È chiuso solo il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Paris Museum Pass. Il museo è incluso nel Paris Museum Pass, che si compra anche alle sue casse. Come arrivare. Si entra dal 129 di rue de Grenelle o da place Vauban, dal lato del Dôme. La metropolitana ferma a Invalides, sulle linee 8 e 13 e sulla RER C, oppure a Varenne, sulla linea 13. Quanto tempo chiede. Le otto tappe chiedono due ore e mezza. Il Dôme da solo chiede mezz’ora, e se il tempo è poco conviene cominciare da lì.

Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.

Da qui in poi

Il Musée Rodin è a cinque minuti a piedi, sull’altro lato del boulevard des Invalides, e con il biglietto congiunto costa meno. L’incoronazione di Napoleone dipinta da David, quella con Giuseppina in ginocchio, è invece al Louvre. E dall’esplanade des Invalides, camminando lungo la Senna, in venti minuti arrivi al Musée du quai Branly.

Crediti fotografici: Dôme des Invalides di Thesupermat (CC BY-SA 3.0); tomba di Napoleone di Shadowgate (CC BY 2.0); armatura ai leoni di Emeric84 (CC BY-SA 3.0); taxi della Marna di G. Garitan (CC BY-SA 4.0); corazza di Fauveau di Sailko (CC BY 3.0); Musée des Plans-Reliefs di Ziko (CC BY-SA 4.0), tutte da Wikimedia Commons. Il ritratto di Ingres e il Verdun di Vallotton sono di pubblico dominio.