Trecento opere su tre piani, quasi tutte di un alsaziano che nell’Ottocento fu famosissimo e che oggi conoscono in pochi: è il Musée national Jean-Jacques Henner, e occupa una casa di pittore della plaine Monceau, con il soffitto a cassettoni dorati, le colonne di pietra chiara e un giardino d’inverno coperto da una vetrata.

Il museo chiude il martedì e apre alle 11:00, cioè un’ora più tardi di quasi tutti i musei parigini: se lo metti in coda a un altro museo la mattina, rischi di trovarlo ancora chiuso. In compenso il suo biglietto, 8 euro, ne apre due, perché vale anche al Musée Gustave Moreau.
Perché la casa-atelier di un pittore non è mai stata la casa di quel pittore?
Si parte!
1. La casa è di un altro, ed è il primo malinteso da togliersi

La facciata è stretta e alta quattro livelli, incastrata fra due palazzine moderne, con il numero 43 e l’iscrizione MUSEE NATIONAL J.J.HENNER scolpita sull’architrave. Sul balcone del primo piano c’è un busto di bronzo fra due bandiere, e in cima, sopra un livello rivestito di ardesia, spunta un grande tetto di vetro inclinato, che è la copertura dell’atelier.
Quella casa Henner non l’ha mai abitata. L’architetto Nicolas-Félix Escalier la costruì fra il 1876 e il 1878 per un altro pittore, Roger Jourdain, che la vendette a un terzo pittore, Guillaume Dubufe. Fu Dubufe, nel 1889, a trasformare il cortile in giardino d’inverno con la vetrata e il pavimento a mosaico. Henner morì nel 1905: che quella casa portasse il suo nome lo decise qualcun altro, quasi vent’anni dopo.
Il museo nasce da una vedova ostinata. Marie Henner, vedova di Jules Henner, nipote del pittore, comprò l’hôtel dagli eredi di Dubufe nel 1922 apposta per farne il museo dello zio del marito. Il 19 giugno 1923 donò allo Stato la casa e 440 fra dipinti, disegni, mobili e oggetti del pittore, e il museo fu inaugurato il 7 marzo 1924. È il contrario della casa d’artista che ti aspetti: prima il museo, poi la casa che gli è stata cucita addosso.
2. Il giardino d’inverno, che è il motivo per cui il museo ha chiuso quasi tre anni
Che cosa si rifà, in un museo, quando lo si chiude per quasi tre anni?
L’Henner ha chiuso il 17 settembre 2013 e ha riaperto il 21 maggio 2016, con l’architetto Sylvie Jodar e la museografia di Hubert Le Gall. Il cuore del cantiere è quello che vedi nella fotografia in cima: il giardino d’inverno ha una vetrata nuova, il pavimento a mosaico è stato restaurato e le pareti sono tornate ai colori d’origine, ritrovati con analisi colorimetriche.
Fermati sulla soglia del salone prima di attraversarlo. Il soffitto è a cassettoni grigio-verdi con le cornici e i fregi dorati, le pareti sono di un blu d’ardesia profondo, le applique a globo bianco accendono la parete di sinistra, e il parquet a spina di pesce ti porta verso quattro colonne chiare. Dietro le colonne la luce cambia tutta insieme: il giardino d’inverno è bianco, con le palme nei vasi di ceramica e il mosaico chiaro per terra. Sulla destra, in primo piano e tagliato dall’inquadratura, c’è il bronzo scuro di un busto, ripreso di profilo.
3. L’Alsace. Elle attend, il quadro che diventò una bandiera

Se di questo museo ti resta una cosa sola, sarà questa tela. Una ragazza in nero ti guarda dritta, con una grande cuffia alsaziana a fiocco che le apre due ali nere ai lati della testa e una piccola coccarda rossa appuntata sul nodo. I capelli sono biondo ramato, la pelle pallidissima, uno scialle nero le avvolge le spalle e le mani, giunte, sono ferme all’altezza della vita. Sul fondo grigio-bruno, in alto, il pittore ha scritto la data, 1871, a sinistra, e ELLE ATTEND a destra.
Il 1871 è l’anno in cui l’Alsazia passò all’Impero tedesco, e Henner era nato a Bernwiller, in Alsazia. Il quadro fu commissionato dalle mogli degli industriali di Thann, e l’iniziativa fu di Eugénie Kestner; Henner si offrì di dipingerlo. Non è il ritratto di una ragazza: è una personificazione, e quello che la giovane aspetta è il ritorno dell’Alsazia alla Francia.
Il quadro fu offerto a Léon Gambetta, che ne fece ricavare un’incisione da Léopold Flameng perché circolasse ovunque, e che secondo una cronaca del Siècle del luglio 1871 la mostrava dicendo: «Ecco la mia fidanzata». Da lì in avanti quella cuffia nera fu l’Alsazia in ogni casa francese.
4. Le rosse di Henner, e perché le riconosci a dieci metri

Se ti capitasse di confondere fra loro i suoi quadri, sappi che è quasi inevitabile: il resto della sua opera è fatto di una cosa sola, ripetuta per quarant’anni: una figura femminile dai capelli rossi, con la pelle chiarissima, su un fondo scuro e sfumato. Questa Salomé, una variante tarda del 1904, è l’esempio più netto: i capelli ramati scendono sciolti sulle spalle, la veste è di un rosso arancio acceso, la mano destra tiene un lembo di drappo dorato e lo sfondo è un verde petrolio senza un dettaglio.
Nota quello che il quadro non fa: non c’è la testa del Battista, non c’è il piatto, non c’è la danza. Henner prende il soggetto più teatrale della pittura di fine Ottocento e ne toglie il teatro, fino a lasciare solo la carne chiara e i capelli.
Al primo piano, nell’atelier rosso, trovi la carriera ufficiale: ritratti, scene mitologiche e bozzetti del pittore che vinse il Prix de Rome nel 1858 e passò per Villa Medici. Al terzo, nell’atelier grigio, c’è il lavoro: opere lasciate a metà e i suoi mobili.
5. Il cavalletto, che è l’oggetto più parlante del museo

Nella fotografia qui sopra, scattata nel 2012 e quindi prima del riordino del 2016, c’è il grande cavalletto da studio di Henner: legno scuro, quattro gambe con le ruote, una manovella laterale per alzare e abbassare la tela, e sui piedi le macchie di colore di chi ci ha lavorato davvero. Sopra c’è appoggiato un dipinto orizzontale, Les Naïades, sette figure femminili nude in una radura in riva all’acqua: una in piedi, di spalle, con un braccio piegato dietro la testa; quattro sedute a sinistra; due a destra, una di profilo con i capelli rossi lunghi.
Sali con questo in mente: un cavalletto con la manovella non è un mobile, è uno strumento di lavoro per tele grandi, e racconta il mestiere di un pittore ottocentesco meglio di qualunque cartello.
6. Un biglietto, due musei, e una durata su cui le fonti non vanno d’accordo
Quanto dura davvero il biglietto che apre anche il Musée Moreau?
Dal 1° gennaio 2024 il biglietto d’ingresso venduto qui e al Musée Gustave Moreau è un biglietto unico: paghi in uno, entri anche nell’altro. Sulla durata però le due case dicono cose diverse, ed è bene che tu lo sappia prima di programmare. Le condizioni generali di vendita, che sono il documento comune ai due musei, e la pagina pratica del Moreau parlano di 72 ore; la pagina degli orari dell’Henner scrive sette giorni.
Regolati sulla cifra più prudente, tre giorni, e se puoi fai i due musei nello stesso pomeriggio: sono a una ventina di minuti di autobus, e insieme raccontano la stessa Parigi di fine Ottocento da due punti di vista opposti, l’artista ufficiale e il visionario.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 25 settembre 2026 sul sito ufficiale musee-henner.fr e sulle condizioni generali di vendita comuni ai musei Henner e Moreau. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 8 euro, il ridotto 6, e lo stesso biglietto apre anche il Musée Gustave Moreau. Gratuità. Entrano gratis i minori di 18 anni, i giovani sotto i 26 anni residenti nello Spazio economico europeo, chi ha il Paris Museum Pass, i beneficiari dei minimi sociali e i disoccupati. Il primo domenica del mese la collezione permanente è gratuita, dalle 11:00 alle 17:45. Orari. Il museo apre tutti i giorni tranne il martedì, dalle 11:00 alle 18:00, e l’ultimo ingresso è alle 17:30. Notturna. Il secondo giovedì del mese, da settembre a giugno, resta aperto fino alle 21:00. Chiusure. Chiude il martedì, più il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Paris Museum Pass. È accettato: chi ha il pass entra senza pagare. Come arrivare. L’ingresso è in avenue de Villiers 43, nel XVII. Le fermate sono Malesherbes e Wagram sulla linea 3 e Monceau sulla linea 2; il RER C ferma a Pereire. Quanto tempo chiede. I tre piani si vedono in un’ora, e il giardino d’inverno merita che tu ti sieda dieci minuti.
Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.
Da qui in poi
Il gemello di questo museo è il Musée Gustave Moreau, che condivide il biglietto e che è la casa-atelier di un pittore che il suo museo se lo costruì da vivo. Nello stesso quartiere, intorno al parco, ci sono il Musée Cernuschi, che è gratuito e racconta l’Asia, e il Musée Jacquemart-André, la casa dei due collezionisti del boulevard Haussmann. E se la Parigi dei pittori è quello che cerchi, a due passi da qui comincia Montmartre.
Crediti fotografici: salone e giardino d’inverno di Hartl-Meyer per il Musée national Jean-Jacques Henner (CC BY-SA 4.0); facciata di Celette (CC BY-SA 4.0); cavalletto dell’artista di Copyleft (CC BY-SA 3.0); L’Alsace. Elle attend e Salomé di Jean-Jacques Henner (pubblico dominio), da Wikimedia Commons.