Due persone passarono la vita a comprare arte italiana in Italia, e poi lasciarono tutto all’Institut de France, casa compresa: quello che resta è il Musée Jacquemart-André. Il palazzo sul boulevard Haussmann lo fecero costruire Édouard André e Nélie Jacquemart, e dentro ci sono un Paolo Uccello, un Mantegna, un Rembrandt e un affresco di Tiepolo staccato da una villa veneta.

Due cose ti servono prima di arrivare, perché questo museo non funziona come gli altri del quartiere: il biglietto costa 19 euro e comprende sia la collezione sia la mostra in corso, e il Paris Museum Pass qui non vale, perché il museo è privato, dell’Institut de France. In compenso apre tutti i giorni, che a Parigi è quasi una rarità.
Come si fa a costruire una casa attorno a quadri che non hai ancora comprato?
Si parte!
1. Un banchiere, una ritrattista e una casa costruita per la collezione
Édouard André (1833-1894) veniva da una famiglia di banchieri protestanti, una delle grandi fortune del Secondo Impero. Nel 1868 commissionò all’architetto Henri Parent un palazzo su quello che allora era un boulevard nuovo di zecca, e la casa fu inaugurata nel 1876, quando le decorazioni interne non erano nemmeno finite.
Nélie Jacquemart (1841-1912) entrò in questa storia come pittrice: nel 1872 fece il ritratto di André, e nove anni dopo, nel 1881, lo sposò. Da quel momento comprarono insieme, e soprattutto comprarono in Italia, dove andavano ogni anno: Quattrocento fiorentino e veneziano, sculture, mobili, e poi pittura olandese e arti francesi del Settecento. Rimasta vedova nel 1894, Nélie continuò da sola, e nel 1912 lasciò casa e collezioni all’Institut de France: il museo aprì l’anno dopo.
Mentre aspetti il turno all’ingresso, leggi la facciata, perché dice già tutto: pietra chiara, tetto alla mansarda, una balaustra che corre sopra il primo piano, paraste corinzie scanalate e alte finestre ad arco al pianterreno. Dietro la cancellata nera con le punte dorate ci sono le palme in vaso. È un palazzo che vuole essere visto, e infatti la casa era fatta per ricevere: tienilo a mente quando entri, perché quasi tutto quello che vedrai era pensato per gli ospiti.
2. Lo scalone a doppia rampa, che nel 1876 fu il colpo di teatro

Che cosa faceva restare a bocca aperta gli invitati della prima sera?
Questo. Due colonne di granito rosso con i capitelli corinzi dorati inquadrano un pianerottolo di marmo curvo, con una balaustra di ferro battuto nero a riccioli e rosette dorate; i gradini portano un tappeto verde acqua bordato d’oro, e sulla destra un busto scuro poggia su un piedistallo di marmo bianco. La scala si sdoppia e sale da due parti, e quell’equilibrio improbabile fu la sorpresa dell’inaugurazione del 1876.
Sali piano, perché la cosa da guardare non è la scala: è la parete in fondo.
3. Il Tiepolo che arriva da una villa sulla Brenta

Sopra lo scalone si apre Enrico III ricevuto a Villa Contarini, di Giambattista Tiepolo, e non è una copia né un pezzo dipinto per questa casa: viene da una villa veneta.
Prenditi un minuto per leggerlo, perché è pieno di gente. Al centro un loggiato di colonne chiare si apre sull’acqua, con i tetti rossi di qualche edificio e le barche. A sinistra un gruppo di aristocratici in abiti cinquecenteschi, le donne con le vesti ampie e chiare, gli uomini con la gorgiera, accoglie un giovane vestito di rosa; sopra di loro c’è una bandiera rossa e un parasole, ai loro piedi un cagnolino bianco e marrone. A destra un attendente in farsetto rosso avanza porgendo qualcosa verso un gruppo di uomini in mantello scuro, e dietro di lui spunta la testa bianca di un cavallo. Sul cornicione a sinistra, se lo cerchi, c’è appollaiato un pappagallo. I colori sono tutti smorzati, rosa polvere e grigio azzurro.
La scena racconta il passaggio di Enrico III di Valois per il Veneto nel 1574, mentre tornava dalla Polonia per prendersi la corona di Francia: Tiepolo la dipinse centosettant’anni dopo, verso il 1745, per i Contarini. Nélie Jacquemart la comprò nel 1893 dal proprietario della villa e la fece staccare dal muro e trasportare su tela, un lavoro di mesi, per rimontarla qui.
4. Il musée italien, e il San Giorgio di Paolo Uccello

Al piano di sopra c’è quello che i due chiamavano il musée italien, ed è la parte che da sola merita la visita. Nella Salle Florentine, su una carta da parati broccata rosa e bianca, il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello è appeso in una cornice dorata fra due tavole. A sinistra, dentro una cornice poligonale, c’è una scena affollata in un’architettura rosa; a destra, in una cornice tonda, una Natività con la Vergine inginocchiata sotto un tetto di legno.

Guarda la tavola da vicino, perché la composizione è tutta in orizzontale, come una scena di teatro. A destra il cavaliere in armatura scura, su un cavallo bianco impennato con le briglie rosse, infila la lancia gialla nella bocca del drago; il drago è verde, alato, con le ali punteggiate di cerchi scuri, e si rizza sulle zampe posteriori davanti a un grande masso, che ha alla base l’imboccatura nera di una grotta. A sinistra la principessa, in un abito rosso cupo con lo strascico lungo, tiene le mani giunte e guarda. Dietro, il paesaggio è un mosaico di campi arati divisi da filari di pini, che sale fino a una cinta bianca merlata con una porta, e sopra tutto c’è un cielo blu notte.
Attenzione: sulla data non c’è accordo. Il museo scrive 1430-35, altri studiosi la portano intorno al 1465, e la versione dello stesso soggetto conservata alla National Gallery di Londra è comunque più tarda, degli anni Settanta del Quattrocento. Se hai letto che quella di Parigi è «la prima», sappi che è la datazione del museo, non un dato pacifico.
5. L’Ecce Homo di Mantegna, e la cornice che lo fa sembrare un altare

Andrea Mantegna morì nel 1506, e questo Ecce Homo è della sua ultima stagione. Cristo è a mezzo busto al centro, con la corona di spine intrecciata e i polsi legati da una corda spessa; ai lati due aguzzini, un vecchio barbuto di profilo a sinistra e a destra un uomo con il turbante giallo arancio che gli tiene una mano sulla spalla e urla a bocca aperta. Negli angoli in alto il pittore ha scritto due cartigli con le parole della folla, CRUCIFIGE e TOLLE EUM, cioè «crocifiggilo» e «portalo via».
Avvicinati alla cornice, perché non è un dettaglio: è un tabernacolo dorato con le colonne tortili e i pannelli dipinti a grottesche, e trasforma un quadro in un oggetto di devozione. In una casa borghese dell’Ottocento fa un effetto strano, ed è esattamente l’effetto che i due cercavano.
6. I Pellegrini di Emmaus di Rembrandt, dipinti a ventitré anni

Il più noto dei quadri olandesi della casa è quello dei Pèlerins d’Emmaüs, cioè i pellegrini di Emmaus, e Rembrandt lo dipinse nel 1629, a ventitré anni.
È una scena quasi tutta nera. A destra Cristo è seduto di profilo e lo vedi in controluce, come una sagoma ritagliata contro una parete ocra che risplende: la luce non viene da lui, viene da dietro di lui, da una sorgente che non si vede. Di fronte a lui, dall’altra parte del tavolo apparecchiato con una tovaglia bianca, un uomo anziano e calvo si scosta e lo fissa a bocca aperta, nel momento in cui capisce chi ha davanti. A sinistra, quasi invisibile nel buio, una figura china si occupa di qualcosa sul fondo.
Segnati questa data, il 1629, per quando andrai a vedere al Louvre la versione che Rembrandt dipinse dello stesso soggetto vent’anni dopo: lì la luce è dolce e spiegata, qui è un lampo in una stanza buia.
7. Che cosa è cambiato con la riapertura del 6 settembre 2024
Il museo ha chiuso più di un anno e ha riaperto il 6 settembre 2024. Il cantiere ha rifatto la sala da pranzo, che oggi è il caffè del museo e ha sul soffitto un altro Tiepolo; poi il fumoir e lo scalone; e ha ripiantato il cortile.
Vale la pena saperlo per una ragione pratica: le fotografie del museo che trovi in rete sono spesso anteriori, e le sale che vedrai hanno colori diversi da quelli delle fotografie. Le immagini di questo articolo, tranne la facciata, sono del 2025 e del 2026.
8. Perché il biglietto costa come costa
Conviene, a 19 euro, in una città dove metà dei musei comunali sono gratuiti?
La risposta cambia con quello che ci metti dentro. Il biglietto comprende la collezione permanente e la mostra temporanea insieme, e la mostra qui non è un contorno: fino al 24 gennaio 2027 c’è Éternel Tintoret. Il museo è privato, appartiene all’Institut de France, quindi il Paris Museum Pass non lo copre e non ci sono le gratuità dei musei nazionali francesi.
Detto onestamente: se ami il Quattrocento italiano ti conviene, perché questo è il posto più denso di Parigi dopo il Louvre, e che se invece ti interessa soprattutto la casa ottocentesca, a cinque minuti c’è il Musée Cernuschi, che è gratis.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 25 settembre 2026 sul sito ufficiale musee-jacquemart-andre.com. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 19 euro e comprende collezione permanente e mostra in corso. Chi ha più di 65 anni paga 18 euro; il ridotto è 16 e vale per studenti, disoccupati e ragazzi fra i 19 e i 25 anni; dai 7 ai 18 anni si pagano 10 euro. Il biglietto famiglia, due adulti e due ragazzi, costa 51 euro. Gratuità. Entrano gratis i bambini sotto i 7 anni, le persone con disabilità e il loro accompagnatore, i membri e il personale dell’Institut de France, i giornalisti, le guide turistiche e chi ha la tessera ICOM, ICOMOS o SNELAC. Orari. Il museo apre tutti i giorni, dalle 10:00 alle 18:00. Nei periodi di mostra c’è la notturna del venerdì fino alle 21:30, e la biglietteria chiude mezz’ora prima del museo. Paris Museum Pass. Non è accettato: il museo è privato e non compare fra le gratuità della sua pagina delle tariffe. Come arrivare. L’ingresso è in boulevard Haussmann 158. Le fermate sono Miromesnil, sulle linee 9 e 13, e Saint-Philippe du Roule, sulla linea 9. Quanto tempo chiede. La casa e il musée italien chiedono un’ora e mezza, e la mostra temporanea un’altra mezz’ora buona.
Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.
Da qui in poi
A dieci minuti a piedi, dall’altra parte del parco, c’è il Musée Cernuschi, la casa di un altro collezionista dello stesso quartiere, che raccoglieva però arte asiatica e la cui permanente è gratuita; poco più su c’è il Musée Jean-Jacques Henner. Il Quattrocento italiano che qui vedi in venti metri di parete continua al Louvre, e la Parigi delle case ricche di fine Ottocento la racconta anche il Musée Carnavalet. Se poi Paolo Uccello ti interessa davvero, la sua storia è in questa guida.
Crediti fotografici: facciata di Thomon (CC BY-SA 4.0); scalone, affresco di Tiepolo e Salle Florentine di GFreihalter (CC BY-SA 4.0); Ecce Homo di Mantegna, fotografia di Matthieu.lett.ube (CC BY 4.0); Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, e Rembrandt, I pellegrini di Emmaus (pubblico dominio), da Wikimedia Commons.