Gustave Moreau non ha lasciato la sua casa a un museo: il museo se lo è costruito da vivo, nella casa di rue de La Rochefoucauld in cui viveva da quasi cinquant’anni, facendola alzare di due piani per ricavarne due atelier abbastanza grandi da contenere tutto quello che aveva dipinto. Dentro ci sono circa venticinquemila opere, e le pareti sono coperte dal pavimento al soffitto.

Prima di salire in metropolitana, sappi che il biglietto da 8 euro ti garantisce gli atelier del secondo e del terzo piano, mentre le altre sale, appartamento compreso, il museo le apre solo quando c’è poca gente e non le promette. Lo stesso biglietto ti apre anche il Musée Jean-Jacques Henner, e il museo chiude il martedì.
Che cosa spinge un pittore a trasformare la propria casa in un museo mentre è ancora al lavoro?
Si parte!
1. Una casa comprata nel 1852, e un piano preciso
La famiglia Moreau comprò la casa al numero 14 di rue de La Rochefoucauld nel 1852 e vi si trasferì l’anno dopo. Era una palazzina modesta, con l’intonaco arancione e il glicine, e un piccolo atelier all’ultimo piano.
Nell’aprile 1895 Gustave Moreau chiamò l’architetto Albert Lafon: i due piani alti furono sacrificati e al loro posto nacquero due grandi atelier con le vetrate esposte a nord, collegati da una scala. L’idea non era ampliare lo studio, era costruire il museo. Moreau l’aveva scritta già nel 1862: separate, le sue opere sarebbero morte, e solo tutte insieme avrebbero dato l’idea di quello che era stato come artista.
Morì il 18 aprile 1898. Il lascito allo Stato fu accettato nel 1902 e il museo fu inaugurato nel gennaio 1903; il primo conservatore fu Georges Rouault, che di Moreau era stato allievo e che rimase in carica fino al 1929.
2. Le pareti fitte, che sono il vero allestimento
Quanti quadri entrano su una parete?
Qui, decine. Riprendi la fotografia in cima alla pagina: le pareti sono di un rosa mattone, e i quadri salgono in file sovrapposte fino alla cornice del soffitto, con le cornici dorate accanto a quelle scure, i formati grandi accanto ai piccolissimi, i cartellini di ottone sotto ciascuno. Al centro della sala c’è un mobile di legno con due ante aperte, e dentro le ante altri due quadri piccoli, incorniciati e montati come in un dittico. Il pavimento è di assi larghe e scure.
Questo modo di appendere non è un vezzo ottocentesco lasciato lì per pigrizia: è l’allestimento che Moreau ha voluto, ed è la ragione per cui il museo è rimasto uguale mentre tutti gli altri cambiavano. La prima impressione è di disordine, e invece è un testamento.
3. La scala a chiocciola, quella che hai già visto senza sapere dov’era

La scala che collega i due atelier è l’immagine che avrai già visto in giro, e dal vero è più bella. Sale avvitandosi su se stessa, con i gradini coperti da una passatoia verde e oro, il corrimano di legno chiaro che descrive una sola curva continua e la ringhiera di ferro scuro con una grande voluta di riccioli al centro del pianerottolo. In alto il soffitto si apre con un bordo sinuoso, e la scala sparisce dentro quell’apertura.
Non fermarti alla scala, però, perché il rischio è che si mangi la stanza: alla sua destra c’è la tela con la targhetta Leda e alla sinistra un enorme disegno, e sono tutti e due grandi quanto una porta.
4. La palette, i pannelli girevoli e il mestiere
Che cosa resta, di un pittore, quando si conserva tutto?

Resta anche la sua palette ovale, chiusa in una vetrina, e ti consiglio di guardarla da vicino. È una tavoletta di legno con il foro per il pollice, e sopra ha ancora i colori a olio seccati in rilievo: bianchi spessi, rosa, azzurri, un blu carico in basso a sinistra, una macchia di verde brillante al centro, e decine di tocchi più piccoli. Accanto, nella stessa teca, ci sono i pennelli.
Negli atelier trovi anche i grandi mobili con i pannelli girevoli, che si aprono come pagine e tengono i disegni: sono migliaia, e sono la ragione per cui il conto delle opere di questa casa arriva a venticinquemila, di cui oltre quindicimila di Moreau.
5. Che cosa il biglietto ti garantisce, e che cosa no
Attenzione: questo è il punto pratico che conviene sapere prima. Il sito del museo scrive che il biglietto comprende la visita agli atelier del secondo e del terzo piano, e che le altre sale possono essere aperte quando l’affluenza è bassa, ma che la visita non è garantita. Le altre sale sono l’appartamento del primo piano, cioè le stanze in cui Moreau ha vissuto, con i ricordi di famiglia e i ritratti.
Tradotto: se ci vieni per l’appartamento, scegli un orario tranquillo, e mettilo in conto che potresti non vederlo. Se vieni per gli atelier e per la scala, quelli ci sono sempre.
6. Il 2026 è l’anno del bicentenario

Moreau nacque nel 1826, e il museo festeggia i duecento anni con un programma che comincia da una carta bianca a un artista di oggi: fino al 7 dicembre 2026 il pittore Ali Banisadr, nato a Teheran nel 1976 e da decenni a New York, espone le sue tele fra quelle di Moreau, in una mostra intitolata Talisman.
Dalla strada la casa non dice molto: una facciata di pietra e mattone alta e stretta, con lo stendardo bianco del museo appeso a una staffa, la bandiera francese e le finestre ad arco al pianterreno chiuse da grate. In cima, se ti scosti sul marciapiede opposto, si vede la vetrata inclinata dell’atelier, che è la parte aggiunta nel 1895.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 25 settembre 2026 sul sito ufficiale musee-moreau.fr e sulle condizioni generali di vendita comuni ai musei Moreau e Henner. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 8 euro e il ridotto 6, e lo stesso biglietto apre anche il Musée Jean-Jacques Henner. Quanto dura il biglietto doppio. Le condizioni generali di vendita dei due musei parlano di 72 ore; la pagina degli orari dell’Henner scrive invece sette giorni. Conviene regolarsi sui tre giorni, che è la versione del documento contrattuale. Che cosa comprende. Gli atelier del secondo e del terzo piano. Le altre sale aprono in caso di scarsa affluenza e la visita non è garantita. Gratuità. Entrano gratis i minori di 18 anni, i giovani sotto i 26 anni residenti nello Spazio economico europeo, chi ha il Paris Museum Pass, i beneficiari dei minimi sociali e i disoccupati. Il primo domenica del mese si entra gratis, dalle 10:00 alle 17:45. Orari. Il museo apre tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10:00 alle 18:00. Chiusure. Chiude il martedì, più il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Accessibilità. L’edificio ha tre scale e nessun ascensore, quindi non è accessibile in sedia a rotelle; i passeggini si lasciano all’ingresso. Come arrivare. L’ingresso è in rue de La Rochefoucauld 14. Le fermate sono Trinité e Saint-Georges sulla linea 12 e Pigalle sulle linee 2 e 12. Quanto tempo chiede. Gli atelier chiedono un’ora, e se trovi aperto anche l’appartamento ci vuole mezz’ora in più.
Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.
Da qui in poi
Il museo gemello, quello che entra nello stesso biglietto, è il Musée Jean-Jacques Henner, la casa-atelier di un pittore che con Moreau condivide il quartiere e poco altro. A cinque minuti da qui, nella stessa Nouvelle Athènes, c’è il Musée de la Vie romantique, gratuito, e salendo si arriva a Montmartre. Se ti interessa la pittura francese dell’Ottocento in grande, il passo successivo è il Musée d’Orsay, che di Moreau conserva Orfeo.
Crediti fotografici: atelier e scala a chiocciola di Jean-Yves Lacôte per il Musée Gustave Moreau (CC BY-SA 4.0); palette ovale di Eunos (CC BY-SA 4.0); facciata di Ziqo (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.