Passato il Ponte Vecchio, la prima piazza che si apre a sinistra è piazza Santa Felicita. La chiesa ha una facciata anonima, sormontata dal passaggio del Corridoio Vasariano, e quasi tutti le passano davanti diretti a Palazzo Pitti senza sapere che cosa c’è dentro.

Nella prima cappella a destra c’è la Deposizione del Pontormo, una tavola di 313 per 192 centimetri dipinta fra il 1525 e il 1528: corpi rosa e azzurri che riempiono tutto lo spazio, senza terra sotto i piedi e con una nuvola sola nel cielo, una delle immagini più radicali del Cinquecento italiano. Per vederla non si paga niente, e davanti non c’è quasi mai nessuno.

L’unica difficoltà è l’orario: nessuna fonte ufficiale pubblica quello di apertura della chiesa. Ho controllato tre siti che lo riportano e danno tre orari diversi, e il sito che la Diocesi indica per questa parrocchia oggi non appartiene più alla parrocchia. Gli orari certi sono quelli delle messe, che trovi nelle informazioni pratiche con i due numeri di telefono: telefona, e se non riesci passa la mattina.

Chi è l’uomo con il cappello verde che, dal bordo destro, guarda proprio te?

la facciata di santa felicita a firenze con il portico a tre arcate e l arco del corridoio vasariano a sinistra

Il titolo è sbagliato, e nel quadro non c’è la croce

Come si chiama esattamente questo dipinto? La risposta spiega il quadro meglio di qualunque descrizione.

Lo chiamiamo tutti Deposizione, ed è il nome con cui lo cerchi. Ma una deposizione è la scena in cui il corpo di Cristo viene calato dalla croce, e in questa tavola la croce non c’è: non è dipinta, non si intravede, non è alle spalle di nessuno.

Per questo molti studi la chiamano Trasporto di Cristo, che è quello che si vede: un corpo portato via, unito a un compianto, cioè al momento in cui i presenti lo guardano e lo piangono. E cambia che cosa stai guardando: non la fine di un supplizio, ma un corteo di dolore, senza il luogo e senza lo strumento.

Un quadro senza terra, e con una nuvola sola

Ora guarda dove poggiano i piedi delle figure in primo piano. Toccano appena il fondo, sulle punte.

Sotto i due portatori in primo piano, uno in piedi e l’altro accovacciato, il pittore non ha dipinto quasi niente: un fondo scuro, senza pavimento, senza roccia, senza prato. E dietro le figure non c’è paesaggio, non c’è architettura, non c’è sepolcro. I corpi riempiono l’intera tavola dal basso in alto, incastrati come pezzi di un unico blocco, e dello spazio restano soltanto un fondo chiaro e una nuvola sola, in alto a sinistra.

la deposizione del pontormo, con il corpo di cristo sorretto da due portatori e le figure che riempiono la tavola

È esattamente il contrario di quello che il Quattrocento fiorentino aveva costruito per un secolo. Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno avevano dedicato la vita a mettere le figure dentro uno spazio misurabile; il Pontormo lo cancella e mette i corpi uno sull’altro, in una catena che sale a spirale. Vent’anni dopo il Tondo Doni, la pittura fiorentina ha smesso di credere al pavimento.

I colori fanno il resto. Rosa, azzurri e aranci schiariti fino a sembrare smaltati, senza ombre profonde: la stessa idea di colore del Michelangelo del Tondo Doni, spinta oltre. Il restauro ha identificato i materiali uno per uno, e sono i più costosi disponibili allora: biacca, azzurrite, lapislazzuli e lacca di robbia, legati a tempera d’uovo.

L’uomo che ti guarda dal bordo

C’è una figura, all’estremità destra, che non guarda il corpo di Cristo: guarda te. È Nicodemo, avvolto in un mantello color terra, con la barba corta e riccia e un cappello verde annodato sulla testa.

Lo storico dell’arte Luciano Berti ha proposto di riconoscere in quel volto l’autoritratto del Pontormo, e da allora l’identificazione è entrata in quasi tutte le letture della tavola. È un’ipotesi accolta, non un dato documentario, ma ha una conseguenza precisa: se quello è il pittore, allora l’unica persona che nel quadro si accorge di chi si trova davanti alla cappella è l’autore.

Cerca il cappello verde, sul bordo destro. È il punto in cui il quadro esce dal proprio racconto.

La cappella è di Brunelleschi, e un granduca ne ha demolito la cupola

Di chi era questa cappella prima dei Capponi? Di un’altra famiglia, e il progettista è il più grande architetto che Firenze avesse. Fu commissionata intorno al 1420 da Bartolommeo Barbadori a Filippo Brunelleschi, negli stessi anni in cui Brunelleschi cominciava la cupola del Duomo. I Capponi la comprarono il 22 maggio 1525, e Ludovico di Gino Capponi ordinò subito la decorazione al Pontormo. La cancellata in ferro battuto con lo stemma di famiglia è del 1722.

Poi, fra il 1765 e il 1767 la cupola emisferica del Brunelleschi fu demolita e rifatta, per ricavare il coretto d’affaccio del principe lungo il camminamento del Corridoio Vasariano, che passa proprio sopra la chiesa. Con la cupola andò perduto l’affresco del Pontormo che la copriva, con Dio Padre e quattro Patriarchi.

Un granduca si è fatto costruire un palchetto privato per assistere alla messa senza mescolarsi ai fedeli, e per farcelo stare ha buttato giù una cupola di Brunelleschi e un affresco del Pontormo. Il Corridoio Vasariano, che di solito si racconta come un capolavoro di ingegneria politica, qui presenta il conto.

Che cosa resta, e il restauro che l’ha rimessa a fuoco

Della decorazione originale della cappella sopravvivono tre cose, tutte nello stesso piccolo vano.

scorcio della cappella capponi dal basso, con la cornice dorata della deposizione, un tondo e l angelo affrescato

Sull’altare c’è la Deposizione. Sulla parete c’è un’Annunciazione dello stesso Pontormo, con l’angelo e la Vergine separati dalla finestra, quindi divisi in due scene dallo spazio reale invece che da una cornice dipinta. E ci sono i quattro tondi con gli Evangelisti, ai quali collaborò l’allievo Agnolo Bronzino.

la parete della cappella capponi con l angelo annunciante a sinistra e la vergine annunciata a destra della finestra

Il restauro è cominciato nel marzo 2017 e si è concluso nel 2018: lo ha eseguito Daniele Rossi, finanziato da Kathe e John Dyson attraverso l’associazione Friends of Florence, e ha riguardato tutta la cappella e non solo la tavola. È l’intervento a cui si devono i colori che vedi oggi.

Attenzione, perché questo riguarda il tuo viaggio: in quell’occasione la tavola ha lasciato la cappella, ed è stata esposta a Palazzo Strozzi nella mostra «Il Cinquecento a Firenze». Può succedere di nuovo, e nel caso di una cappella parrocchiale non esiste nessun sito che avvisi. È un’altra ragione per telefonare prima di attraversare Firenze per questo quadro.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 10 settembre 2026 sull’annuario ufficiale della Diocesi di Firenze e sul sito del Vicariato di Porta Romana. Orari e recapiti cambiano: ricontrolla prima di partire.

Dove si trova. La chiesa è in piazza Santa Felicita 3, a due minuti dal Ponte Vecchio andando verso Palazzo Pitti. La cappella Capponi è la prima a destra entrando, e si guarda da fuori la cancellata.

Biglietti. Non ce ne sono: l’ingresso è libero. È una chiesa parrocchiale e non un museo, e un’offerta per la conservazione è la cosa giusta da fare.

Orari. Attenzione: la parrocchia non pubblica un orario di apertura, e le fonti non ufficiali che circolano ne danno tre versioni diverse. Non riporto un numero che non posso verificare. Gli unici orari certi sono quelli delle messe: dal lunedì al giovedì alle 18:00, la prefestiva del sabato alle 18:00, la domenica alle 11:00.

Quando non andarci. Durante la messa la cappella non si visita, perché è la prima a destra entrando, cioè in mezzo a chi sta pregando. Il momento più sicuro è la mattina di un giorno feriale, prima di mezzogiorno.

Contatti. I due annuari ufficiali pubblicano due numeri diversi, quindi li riporto entrambi: il Vicariato di Porta Romana indica lo 055 213018, l’annuario diocesano lo 055 7964791. L’indirizzo di posta è felicita@parrocchie.diocesifirenze.it.

Luce. Di giorno la cappella riceve luce da una sola finestra, e il quadro è dietro una cancellata. Il momento migliore è la mattina di una giornata chiara.

Quanto tempo chiede. Un quarto d’ora per la Deposizione. Mezz’ora se ti fermi anche sull’Annunciazione e sui quattro tondi, che sono nella stessa cappella e che quasi tutti trascurano.

Cosa vedere intorno

Santa Felicita è la prima cosa che si incontra in Oltrarno arrivando dal centro, e da qui in cinque minuti si è a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli, in dieci alla Cappella Brancacci, dove Masaccio fa esattamente il contrario di quello che fa il Pontormo, e in mezz’ora di salita a San Miniato al Monte.

Del Pontormo agli Uffizi si vedono la Cena in Emmaus, arrivata dalla Certosa del Galluzzo, e i ritratti medicei; l’elenco delle opere principali del museo è in Uffizi: le opere da vedere, e nella stessa visita si incontrano l’Annunciazione di Leonardo e la Venere di Urbino di Tiziano. La vita del pittore, con il diario che tenne negli ultimi anni, è in Jacopo Pontormo.

Crediti fotografici: la facciata, lo scorcio della cappella e l’Annunciazione sono di Francesco Bini (CC BY 2.5 e CC BY 3.0); la facciata è stata ritagliata. La riproduzione della Deposizione è in pubblico dominio. Tutto da Wikimedia Commons.