Palazzo Pitti è il monumento di Firenze che più spesso viene visitato male, e la ragione è che nessuno spiega al visitatore che cosa sta comprando.
Non è un palazzo con dentro un museo. È un palazzo con dentro cinque musei diversi, distribuiti su tre piani, più un parco di quarantacinque ettari che ha un biglietto tutto suo. Chi entra senza sapere come è organizzato comincia dal piano sbagliato, esaurisce le energie fra i quadri e arriva al giardino un’ora prima del tramonto, quando servirebbero due ore di luce.
L’altra cosa che conviene sapere in anticipo è che qui l’allestimento non è moderno di proposito: i quadri della Galleria Palatina sono appesi su quattro o cinque file fino al soffitto, senza didascalie in evidenza e senza percorso tematico. Non è trascuratezza, è la ricostruzione di come si guardavano i quadri nel Seicento, e se lo sai ti godi la sala invece di cercare inutilmente l’ordine cronologico.
Dalla casa di un banchiere alla reggia di tre dinastie
Il palazzo lo fece costruire a metà Quattrocento il banchiere fiorentino Luca Pitti, in una versione molto più piccola di quella che vedi, forse su disegno di Brunelleschi. Il nome è rimasto quello del primo proprietario, che è un’ironia della storia, perché i Pitti lo tennero per pochi decenni.
Nel 1550 lo comprarono Cosimo I de’ Medici ed Eleonora di Toledo, che lo trasformarono nella reggia granducale e ci si trasferirono lasciando Palazzo Vecchio agli uffici. Da quel momento Palazzo Pitti è stato la casa del potere in Toscana per più di tre secoli: ai Medici succedettero gli Asburgo-Lorena dal 1737, e dal 1865, quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia, ci abitarono i Savoia.
Ogni dinastia ha aggiunto qualcosa, e il risultato è che il palazzo racconta tre corti sovrapposte.

La Galleria Palatina, la parte da non sacrificare
Se hai tempo per una cosa sola dentro il palazzo, è questa.
La Galleria Palatina occupa il primo piano e fu creata fra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento dagli Asburgo-Lorena, che scelsero circa cinquecento capolavori dalle collezioni medicee e li appesero nelle sale di rappresentanza. Sono rimasti dove li misero loro.
I numeri dicono molto: qui ci sono undici opere di Raffaello e quindici dipinti di Tiziano, oltre a Rubens, Caravaggio, Andrea del Sarto, Filippo Lippi e Jacopo Pontormo, che a Firenze ha lasciato il suo lavoro migliore. È una delle raccolte più ricche di Raffaello al mondo.
Le sale principali si chiamano Sale dei Pianeti, Venere, Apollo, Marte, Giove, Saturno, e furono affrescate da Pietro da Cortona per i Medici: il ciclo racconta l’educazione del principe salendo di pianeta in pianeta. Alza gli occhi, perché il soffitto è parte dell’opera quanto le pareti, e nella foga dei quadri quasi nessuno lo guarda.
Attenzione: la Sala dell’Iliade e il Tesoro dei Granduchi sono temporaneamente chiusi, quindi una parte del percorso non è visitabile.

Gli altri musei del palazzo
Gli Appartamenti Reali stanno sullo stesso piano della Palatina e si visitano di seguito. Sono quattordici stanze con gli arredi originali, e servono a capire una cosa che i quadri non dicono: come si viveva davvero in una reggia, con le sale di rappresentanza che si stringono via via fino alle stanze private.
Il Tesoro dei Granduchi occupa il piano terra, con gli oggetti preziosi dei Medici, vasi in pietra dura, avori, ambre e gioielli. È la parte oggi chiusa.
Al secondo piano ci sono la Galleria d’Arte Moderna, dedicata all’Ottocento toscano e in particolare ai Macchiaioli, e il Museo della Moda e del Costume, il primo museo statale italiano dedicato alla storia dell’abbigliamento.
Con cinque musei in un edificio la tentazione è vederli tutti. Il consiglio è l’opposto: scegline due, la Palatina più uno, e usa il tempo che avanza per il giardino.
Il Giardino di Boboli
Boboli è il modello del giardino all’italiana, quello che le corti europee hanno copiato per due secoli, e ha un biglietto separato da quello del palazzo.
Lo cominciarono i Medici a metà Cinquecento sulla collina dietro il palazzo, e Lorena e Savoia lo ampliarono fino alle antiche mura verso Porta Romana. Sono quarantacinque ettari a terrazze, con statue antiche e rinascimentali disseminate lungo i viali: un museo all’aperto, non un parco dove sdraiarsi.
Le cose da cercare sono quattro.
La Grotta del Buontalenti, subito dopo l’ingresso dal cortile del palazzo, è la più strana. Bernardo Buontalenti la costruì come una caverna finta, con concrezioni, spugne e figure che sembrano sciogliersi nella roccia: nella prima sala erano collocati i Prigioni di Michelangelo, oggi sostituiti da copie mentre gli originali stanno all’Accademia.
L’Anfiteatro, la conca erbosa a gradoni subito sopra il palazzo, era il teatro di corte all’aperto: qui si rappresentavano le feste medicee, e al centro c’è un obelisco egizio vero, portato qui alla fine del Settecento.
Il Viottolone è il lungo viale di cipressi che scende verso sud fino alla Vasca dell’Isola, un bacino con un’isoletta al centro e la Fontana dell’Oceano del Giambologna. È la parte del giardino dove la folla si dirada.
Il Kaffeehaus, padiglione settecentesco verde e bianco con la cupola, è uno dei pochi esempi di architettura rococò in Toscana e ha la vista migliore sulla città da dentro il giardino.

Come organizzare la visita
L’ordine che funziona è palazzo prima, giardino dopo, e non per gusto: il giardino chiude prima e ha bisogno di luce, mentre le sale sono illuminate uguale a qualsiasi ora.
Dentro il palazzo, comincia dalla Galleria Palatina finché sei riposato, perché è la parte che chiede più attenzione. Gli Appartamenti Reali si visitano di seguito e costano poca fatica in più. La Galleria d’Arte Moderna al secondo piano è la prima cosa da sacrificare se il tempo stringe.
A Boboli, se hai due ore, fai Grotta, Anfiteatro, Kaffeehaus e poi scendi il Viottolone. Se ne hai una, salta il Viottolone: è bello ma è lungo, e a metà ti accorgi che devi risalire tutto.
Metti in conto il dislivello. Boboli è costruito su una collina e non c’è nessun percorso pianeggiante: dalla Grotta all’Anfiteatro si sale, e dal fondo del Viottolone si risale parecchio.

Informazioni pratiche
Dati verificati il 28 agosto 2026 sul sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi, che gestiscono anche Palazzo Pitti e Boboli. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla su uffizi.it, e ricorda che l’unica biglietteria autentica è tickets.uffizi.it.
Biglietti. Palazzo Pitti costa 16 euro acquistato in giornata alla cassa e 19 euro prenotato online, perché il diritto di prenotazione si somma alla tariffa. Il Giardino di Boboli ha un biglietto proprio e costa 10 euro in giornata e 13 euro prenotato. Il biglietto unico Palazzo Pitti + Boboli costa 22 euro in giornata e 25 euro in anticipo. Il biglietto del palazzo comprende tutti i musei interni, non uno solo.
Chiusure in corso. La Sala dell’Iliade e il Tesoro dei Granduchi sono temporaneamente chiusi. Se il Tesoro era la ragione della tua visita, verifica prima di comprare.
Gratuità. L’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e la prima domenica di ogni mese, sia per il palazzo sia per il giardino. Nelle domeniche gratuite non si prenota.
Come arrivare. Piazza de’ Pitti è in Oltrarno, dieci minuti a piedi dal Ponte Vecchio salendo per via Guicciardini. Dalla stazione di Santa Maria Novella sono venticinque minuti a piedi. Il quartiere è pedonale quasi ovunque.
Quanto tempo. Per la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali metti in conto due ore. Per Boboli, due ore per il percorso completo e un’ora per la parte alta soltanto. Un pomeriggio pieno copre entrambi senza correre.
Cosa mettere in conto. A Boboli l’ombra è scarsa nei viali centrali e non ci sono fontanelle a ogni angolo: d’estate porta acqua. Il giardino ha un solo grande punto di ristoro, quindi non contare su un bar dietro l’angolo.
Se vuoi tenere insieme le due code, puoi prenotare l’ingresso a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli con un biglietto unico.
Cosa vedere intorno
Palazzo Pitti chiude la seconda giornata dell’itinerario di due giorni a Firenze, che da qui risale verso il Piazzale Michelangelo per il tramonto.
Sull’altra riva, a dieci minuti, ci sono le dieci opere da vedere agli Uffizi: fra i due musei corre il Corridoio Vasariano, che oggi si può percorrere e che esce proprio accanto alla Grotta del Buontalenti.
Crediti fotografici. Facciata di Palazzo Pitti e Galleria Palatina: Diego Delso, CC BY-SA 4.0. Grotta del Buontalenti: Dimitris Kamaras, CC BY 2.0. Anfiteatro di Boboli: Yair Haklai, CC BY 2.5. Tutte le immagini provengono da Wikimedia Commons.