In una cappella laterale di una chiesa dell’Oltrarno c’è il punto in cui la pittura europea ha cambiato strada. La Cappella Brancacci è piccola, si guarda in quaranta minuti, e contiene gli affreschi con cui Masaccio, a poco più di vent’anni, insegnò ai pittori che vennero dopo come si dipinge un corpo che pesa.

Per un secolo ci vennero a studiare tutti, da Leonardo a Michelangelo, che secondo Benvenuto Cellini si prese proprio qui il pugno che gli ruppe il naso. E oggi la cappella si guarda da terra: il ponteggio da cui, durante il restauro, si vedevano gli affreschi da un metro è stato smontato, e le pagine che raccontano ancora la salita sono vecchie.

Due cose pratiche. La cappella è chiusa il martedì. E la prenotazione, gratuita, è raccomandata ma non obbligatoria per chi viene da solo o in coppia; lo diventa per i gruppi e le scolaresche.

Ti sei mai chiesto perché la Cacciata dall’Eden di tante riproduzioni non è quella che vedrai in cappella?

la cappella brancacci con i tre registri di affreschi sulle pareti e la pala della madonna sull altare

Perché una cappella laterale di una chiesa di periferia conta quanto gli Uffizi

Che cosa ci fa una delle pagine decisive dell’arte europea in una chiesa che dall’esterno non promette niente? Santa Maria del Carmine si alza in Oltrarno, fuori dal giro delle cinque cose che tutti vedono, e la sua facciata è un muro grezzo. Dentro, in fondo al transetto destro, c’è una cappella che i pittori italiani hanno usato per un secolo come si usa una scuola.

Ci vennero a copiare Leonardo, Botticelli, Michelangelo. Che Michelangelo ci prendesse anche un pugno, e ne portasse il naso rotto per il resto della vita, lo racconta Benvenuto Cellini, che dice di averlo sentito dal suo autore, Pietro Torrigiano; Vasari conferma la rissa ma non il luogo, e la colloca al giardino di San Marco. Due versioni per un fatto solo: vale come racconto tramandato, non come verbale.

Quello che successe qui, fra il 1424 e il 1428, ha un nome tecnico e un effetto semplice. Masaccio cominciò a dipingere le figure come se fossero corpi solidi illuminati da una luce sola, che viene da una parte precisa e proietta ombre coerenti. Prima di lui le figure erano bellissime e piatte. Dopo di lui hanno peso.

La Cacciata, e le foglie che non ci sono più

Sulla parete, in alto a sinistra, c’è il pannello più famoso: la Cacciata dei progenitori dall’Eden. È stretto e alto, e ci sono solo tre figure.

Guardalo bene, perché ogni dettaglio fa un lavoro. Adamo si copre il viso con tutte e due le mani e cammina a testa bassa. Eva no: Eva alza il viso, ha la bocca aperta in un grido, e si copre con le braccia. Sopra di loro l’angelo, vestito di rosso, indica la direzione con il braccio teso. La porta del paradiso è appena a sinistra, e i due si stanno già allontanando.

Non c’è quasi paesaggio, non c’è decorazione. C’è la vergogna di uno e la disperazione dell’altra, e sono due cose diverse.

la cacciata dal paradiso di masaccio sul pilastro della cappella brancacci

Nel 1680, per ordine di Cosimo III de’ Medici, a Adamo ed Eva furono dipinte addosso, a tempera, delle foglie di fico. Sono rimaste lì per tre secoli. Il restauro condotto fra il 1983 e il 1990 le ha rimosse, insieme alle ridipinture e alla fuliggine, riportando i colori a quello che erano.

Conseguenza pratica: se in un libro o su un sito vedi la Cacciata con le foglie, stai guardando una fotografia anteriore al 1990. Le figure che vedrai in cappella sono nude, come Masaccio le aveva dipinte.

Chi ha dipinto che cosa, perché non è tutto di Masaccio

Quante mani hanno lavorato su queste pareti? Tre, e la terza arrivò mezzo secolo dopo le prime due, ma la cappella viene quasi sempre venduta come se fosse tutta di Masaccio.

Masolino da Panicale era il più anziano e il più affermato, e cominciò lui. Masaccio lavorò accanto a lui ed era nato nel 1401, cioè diciotto anni dopo. Il cantiere si interruppe quando tutti e due lasciarono Firenze, e Masaccio morì a Roma a ventisette anni. Mezzo secolo dopo, fra il 1481 e il 1482, Filippino Lippi completò le scene rimaste a metà.

Il confronto si fa a occhio nudo e non serve essere esperti: le figure di Masolino sono più aggraziate, più chiare, con contorni netti; quelle di Masaccio sono più massicce, con le ombre che le staccano dal fondo. Sulla stessa parete, a pochi metri l’una dall’altra, ci sono la pittura di prima e quella di dopo.

La Sala della Colonna, la novità del 2026

Dal 1° febbraio 2026 il percorso comprende anche la Sala della Colonna, aperta al pubblico ed entrata a far parte della visita.

Se ci sei già stato, è un buon motivo per tornare: la parte visitabile del complesso è cambiata quest’anno, e le guide stampate prima non lo dicono. Se hai in mano una guida dell’anno scorso, quel pezzo non c’è.

l altare della cappella brancacci con la pala e la balaustra di marmo

Informazioni pratiche

Dati verificati il 10 settembre 2026 sul portale dei Musei Civici Fiorentini. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso costa 10 euro e si compra sul portale bigliettimusei.comune.fi.it oppure alla biglietteria, in piazza del Carmine 14.

Orari. La cappella apre tutti i giorni tranne il martedì, 10:00-17:00; la domenica 13:00-17:00. L’ultimo ingresso è alle 16:00.

Prenotazione. Non è obbligatoria per i singoli, ma è fortemente raccomandata perché i posti per fascia sono contati. È obbligatoria per i gruppi e per le scuole. Il servizio è gratuito e si prenota al 055 0541450 o scrivendo a cappellabrancacci@musefirenze.it.

Visite guidate. Si tengono il lunedì, il venerdì e il sabato alle 11:00, 12:00, 14:00, 15:00 e 16:00, e la domenica alle 14:00, 15:00 e 16:00.

Come arrivare. La chiesa è in piazza del Carmine, in Oltrarno. Dal Ponte Vecchio sono dieci minuti a piedi verso ovest, lungo Borgo San Frediano.

Quanto tempo chiede. Quaranta minuti per la cappella. Un’ora aggiungendo la Sala della Colonna e una sosta vera davanti alla Cacciata.

Il resto di Firenze

L’altro Masaccio di Firenze è la Trinità, dipinta in Santa Maria Novella, dall’altra parte dell’Arno: è il primo dipinto costruito su una prospettiva matematica corretta, e insieme a questa cappella forma la coppia che si va a vedere quando si viene per lui. L’ordine consigliato dei due giorni è in cosa vedere a Firenze in 2 giorni.

Per vedere che cosa stava facendo, negli stessi anni, un pittore che aveva scelto la strada opposta, sali al Museo di San Marco e guarda il Beato Angelico. Per la scultura che pose gli stessi problemi c’è il Museo Nazionale del Bargello, e per la generazione successiva gli Uffizi.

Restando in Oltrarno, a dieci minuti da qui ci sono Palazzo Pitti e il giardino di Boboli.

Crediti fotografici: cappella, Cacciata e altare di Sailko (CC BY 2.5), da Wikimedia Commons.