Leonardo aveva vent’anni o poco più quando dipinse l’Annunciazione che oggi è appesa agli Uffizi, e negli stessi anni aveva lavorato, da garzone, al Battesimo di Cristo del suo maestro, Andrea del Verrocchio. Le due tavole sono nella stessa stanza, la sala A35, dedicata a Leonardo, a pochi metri l’una dall’altra.
Non capita spesso di vedere con i propri occhi il passaggio da apprendista a maestro, e qui basta attraversare una sala: da una parte la tavola di bottega in cui la sua mano si riconosce in un angelo e in un paesaggio, dall’altra la prima tavola autonoma che conosciamo di lui.
Gli Uffizi chiudono il lunedì e l’ingresso è a fascia oraria: tienine conto quando prenoti il treno.
E il braccio della Vergine, nell’Annunciazione, che sembra troppo lungo: errore di gioventù o calcolo?

Chi ha dipinto l’angelo del Battesimo
La domanda che tutti fanno davanti a questa tavola è quale pezzo sia di Leonardo. La risposta che gira nelle scuole è troppo netta, e la scheda del museo è molto più cauta.
La versione corrente dice: Leonardo dipinse l’angelo di sinistra, quello inginocchiato di profilo che tiene le vesti di Cristo, e Verrocchio, vedendolo, si accorse di essere stato superato. La fonte è Vasari, che scrive tre quarti di secolo dopo e ha il gusto del racconto esemplare.
Gli studi di oggi gli attribuiscono molto di più: il paesaggio fluviale sul fondo, la luce dorata che lo attraversa, parte della figura di Cristo. E aggiungono una complicazione che i racconti non amano: sulla tavola è probabile che abbia lavorato anche un terzo pittore, più anziano, perché alcuni dettagli sono meno rifiniti degli altri.

Quindi non è il quadro di Verrocchio con l’angelo di Leonardo. È il quadro di una bottega, dove il maestro fissa la composizione e i garzoni eseguono le parti secondarie, e nel quale si riconoscono almeno tre mani.
Le due tecniche sulla stessa superficie
Perché su questa tavola si può discutere di chi ha fatto che cosa, mentre su altre non si può? Per un dato scritto nella scheda di catalogo.
La tavola è registrata come tempera e olio su tavola. Sono due tecniche diverse che convivono sulla stessa superficie: la tempera, veloce e opaca, che era la tecnica di tradizione a Firenze, e l’olio, lento, trasparente, che permette di sovrapporre velature e ottenere passaggi morbidi. Il confine fra le due si vede a occhio nudo, se sai dove guardare: la pittura a olio non ha i contorni netti della tempera, e l’aria intorno all’angelo di sinistra e il paesaggio in fondo sono sfumati in un modo che il resto della tavola non conosce.

È questo dato tecnico a fare dell’attribuzione un argomento e non un’opinione: chi ha dipinto a olio non lavorava come chi ha dipinto a tempera.
L’Annunciazione: la tavola che arrivò con un altro nome
Ora attraversa la sala. Perché questa tavola è larga più del doppio di quanto è alta? Perché 222 centimetri per 90 non sono le proporzioni di un quadro d’altare, sono quelle di un fregio, e dicono che questa pittura era stata pensata per un posto preciso dentro una chiesa. Agli Uffizi arrivò nel 1867, da San Bartolomeo a Monteoliveto, fuori porta San Frediano.

Quando arrivò, era catalogata come opera di Domenico Ghirlandaio. Due anni dopo, nel 1869, lo studioso tedesco Karl Eduard von Liphart la riconobbe come opera giovanile di Leonardo, ma i due conoscitori più autorevoli del secolo, Giovanni Morelli e Giovanni Battista Cavalcaselle, non lo seguirono e continuarono a pensare a Ghirlandaio o a Lorenzo di Credi. I dubbi si chiusero con due disegni preparatori, uno a Oxford e uno al Louvre, che documentano il lavoro di Leonardo sulla tavola. Oggi la lettura prevalente è che sia un’opera nata fra la bottega di Verrocchio e Leonardo, del quale è comunque la prima tavola autonoma che conosciamo.
Guarda l’angelo Gabriele, inginocchiato sull’erba con un giglio in mano. Le ali non sono le ali convenzionali dei polittici: sono ali d’uccello studiate dal vero, e in origine erano più corte. Una mano successiva le ha allungate dipingendoci sopra, e la forma che vedi oggi non è più quella che Leonardo aveva osservato.

Il leggio copiato da una tomba
C’è un oggetto, in questo quadro, che Leonardo non ha inventato.
Il leggio davanti alla Vergine, quel sostegno di marmo con i piedi a zampa di leone e i girali a spirale, ripete i motivi decorativi del sarcofago di Piero e Giovanni de’ Medici che Verrocchio aveva scolpito nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, a un quarto d’ora di cammino da qui.
Quel prestito mostra come funzionava una bottega. Il garzone non copia un modello antico o un disegno di scuola: copia un lavoro appena finito dal suo maestro, e lo mette nel proprio quadro come un ebanista userebbe un pezzo che ha in magazzino.
Il braccio troppo lungo, e l’ipotesi che lo spiega
Guarda ora il braccio destro della Vergine, quello teso verso il libro. È troppo lungo. Le gambe, sotto il panneggio, sembrano corte rispetto al busto.
Per decenni questi difetti sono sembrati la prova che la tavola fosse opera di un principiante, e hanno pesato sui dubbi sull’attribuzione. Poi è arrivata la spiegazione più elegante, proposta da Antonio Natali, che degli Uffizi è stato direttore: il quadro non era pensato per essere visto di fronte.
Se ti sposti a destra e ti abbassi, guardando la tavola di sbieco e dal basso, le sproporzioni diminuiscono e il braccio torna al suo posto. Una tavola larga e bassa come questa era collocata probabilmente sopra un altare laterale, dove nessuno le si mette davanti in asse. Se l’ipotesi è giusta, quel braccio non è un errore di gioventù: è una correzione ottica calcolata sul punto di vista reale.
Attenzione: oggi la tavola è appesa in una sala di museo, ad altezza d’occhio e in piano, cioè nella posizione per cui non era stata fatta. Provare a spostarsi di lato è l’unico modo che ti resta per vederla come chi la commissionò.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 10 settembre 2026 sul sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi e sulla biglietteria ufficiale CoopCulture. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Dove si trovano. Entrambe le tavole sono esposte nella sala A35, Leonardo da Vinci, al secondo piano. L’Annunciazione misura 90 per 222 centimetri, il Battesimo di Cristo 177 per 151.
Biglietti. L’intero acquistato in giornata alla cassa costa 25 euro, e lo stesso biglietto prenotato in anticipo costa 29 euro, perché il diritto di prenotazione si somma alla tariffa. Dal 1° gennaio 2026 la tariffa pomeridiana è di 16 euro per gli ingressi dalle 16:00 in poi. Il ridotto costa 2 euro e spetta ai cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 25 anni compiuti.
Orari. Il museo apre da martedì a domenica 8:15-18:30, con ultimo ingresso alle 17:30, e resta chiuso il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre.
Gratuità. Si entra gratis sotto i 18 anni, con disabilità e per un accompagnatore, con la tessera ICOM e come guida turistica abilitata. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per tutti, e in quelle giornate non si può prenotare.
Prenotazione. Si prenota su tickets.uffizi.it, oppure telefonando allo 800 615 615 dall’Italia e al +39 055 0354135 dall’estero.
Un consiglio sull’ordine. Guarda prima il Battesimo e poi l’Annunciazione, anche se il percorso te le presenta nell’ordine opposto: le due tavole hanno senso in sequenza cronologica, e la seconda si capisce solo dopo aver visto da dove viene.
Quanto tempo chiede. Mezz’ora per le due tavole, se ti sposti di lato davanti all’Annunciazione come si dice qui sopra. Tre ore per il percorso che le raggiunge partendo dal Trecento.
Il resto degli Uffizi, e il resto di Verrocchio
La sala A35 viene poco prima della A38, dove è appeso il Tondo Doni di Michelangelo, e sullo stesso piano si trovano le due tavole di Botticelli, la Primavera e la Nascita di Venere. All’inizio del percorso, nella sala A8, c’è la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello; al primo piano, la Venere di Urbino di Tiziano. L’elenco delle dieci opere da non perdere è in Uffizi: le opere da vedere.
Di Verrocchio scultore, che è il mestiere per cui era famoso in vita, il posto giusto è il Museo Nazionale del Bargello, dove c’è il suo David bronzeo; l’Incredulità di san Tommaso che fuse in bronzo per una nicchia esterna è oggi nel museo di Orsanmichele. Di Leonardo, le cinque cose da sapere prima di cercarlo nei musei sono raccontate in 5 cose da sapere su Leonardo da Vinci.
Crediti fotografici: la sala A35 è di Fabrizio Garrisi (CC0); il dettaglio dei due angeli è di Francesco Bini e il dettaglio dell’angelo Gabriele è pubblicato con licenza CC BY-SA 4.0. Le riproduzioni integrali delle due tavole sono in pubblico dominio. Tutto da Wikimedia Commons.