Jacopo Pontormo: le opere di un artista tormentato e rivoluzionario

Eda, Storica dell’arte

Oggi Pontormo viene considerato un artista moderno ante-litteram e la sua arte, negli ultimi decenni, è stata molto rivalutata: anticipatore dei suoi tempi, ispirerà poi le sperimentazioni seicentesche.

La vita di Jacopo Pontormo

Nato a Pontorme nel 1494 Jacopo Carrucci (questo era il suo vero nome), rimase orfano ancora bambino e fu accudito dalla nonna materna. Presto si distinse come bambino prodigio e poté andare a studiare pittura presso le più importanti botteghe dei maestri fiorentini.

Fu tormentato tutta la vita da un senso di solitudine e abbandono, probabilmente dovuto alla sua infanzia, che lo portò a importanti sperimentazioni nell’ambito della pittura, distaccandosi nettamente dal classicismo.

Madonna con Bambino e due Santi

L’arte di Jacopo Pontormo

Raffaello e Michelangelo, che furono la sua ispirazione, pensavano che sarebbe divenuto un grande pittore, ma la sua arte fu in larga parte non compresa. Le sue figure risultano infatti già manieristiche, affollate e ricche di pathos, i colori, usati in modo del tutto originale, sono spesso puri, i personaggi sono colti in pose del tutto naturali e in situazioni quotidiane. Se osservi ad esempio qui sotto la cena in Emmaus, c’è un apostolo sta versando dell’acqua da una brocca, non capendo ancora l’importanza del momento.

Cena in Emmaus

Il rapporto di Jacopo Pontormo con i committenti e la peste

Jacopo Pontormo ricevette importanti commissioni dalla famiglia de’ Medici, come gli affreschi nella loro villa a Poggio di Caiano, che lo tennero occupato dal 1519 al 1521. Durante la pestilenza che afflisse Firenze nel 1522, fu costretto a rifugiarsi in un convento con il suo discepolo Angelo Bronzino, e la sua arte si fece ancora più oscura e confusionale.  Proprio a questo periodo difficile, appartiene la Visitazione, in cui lo sfondo è occupato solo da una grigia e mesta atmosfera.

Affrescò poi a la Cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze e con il ricavato, aprì una propria bottega fiorentina. Vasari ci racconta la sua eccentricità e la sua paranoia così  “alla stanza dove stava a dormire e talvolta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale, entrato che egli era, tirava su con una carrucola acciò che niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa”.

Lunetta con Vertumno e Pomona, dettaglio. Villa medicea, Poggio a Caiano.

La morte di Jacopo Pontormo

Dal 1546 alla sua morte, lavorò alla decorazione della cappella medicea nel coro di San Lorenzo, poi portata a termine dal Bronzino. Registrò i suoi ultimi anni di vita sul diario “Il libro mio” in cui emergono la sua ipocondria e il suo carattere solitario e tormentato: annotava ogni giorno ciò che mangiava, seguiva digiuni e parlava del suo lavoro confessando che spesso si isolava in casa facendo finta di essere assente per non essere disturbato da nessuno.

L’arte e la sofferenza

Solitudine, sofferenza ed isolamento sono elementi che bisogna tenere in considerazione nella lettura delle opere di Pontormo. La sua vita fu difficile e segnata da grandi traumi come la morte dei genitori e la peste.

Qui sotto trovi alcune delle sue opere più importanti per capire meglio la sua arte e la sua storia.

La deposizione

Il martirio di San Maurizio

“Noli me tangere”

Madonna con Bambino e Santi

Adorazione dei Magi

Alabardiere

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