Nella sala A8 degli Uffizi, la stessa di Masaccio e del Beato Angelico, c’è una tavola larga più di tre metri, piena di cavalli, lance e armature: è la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, dipinta intorno al 1435-1440, e racconta uno scontro fra fiorentini e senesi combattuto nel 1432.

Una cosa, però, il cartello non la dice: quella tavola è un terzo di un’opera sola. Le altre due parti sono a Londra e a Parigi, separate nell’Ottocento.

Ricorda che gli Uffizi chiudono il lunedì e che l’ingresso è a fascia oraria. La sala A8 è all’inizio del percorso, quindi la incontri quando sei ancora riposato, ed è il momento giusto per una tavola che chiede attenzione ai dettagli.

Perché le lance spezzate sul terreno sono disposte come le mattonelle di un pavimento?

la tavola degli uffizi della battaglia di san romano, con il disarcionamento di bernardino della carda al centro

Quale delle tre è a Firenze, e non è la prima

Se le tre tavole raccontano una storia, in che punto della storia sei entrato? La risposta è precisa: sei entrato in mezzo.

L’ordine narrativo del ciclo è questo, e molti siti lo danno al contrario:

  1. National Gallery, Londra, 180 per 320 centimetri: Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini. È l’inizio dell’attacco.
  2. Uffizi, Firenze, 182 per 323 centimetri: Disarcionamento di Bernardino della Carda, il capitano dei senesi. È il centro, il momento in cui la battaglia si decide.
  3. Louvre, Parigi, 180 per 316 centimetri: Intervento decisivo di Michele Attendolo a fianco dei fiorentini. È la fine.

la tavola di londra, con niccolo da tolentino su cavallo bianco alla testa dei fiorentini e le lance oblique

la tavola del louvre, con il contrattacco di micheletto attendolo da cotignola e le bandiere a scacchi

Quindi a Firenze non c’è il pannello con cui il racconto comincia, e non c’è quello con cui finisce. C’è il colpo, ed è il pannello che porta la firma del pittore, PAVLI VGIELI OPVS, in basso a sinistra.

Che cosa succede nella tavola degli Uffizi

Al centro, su un cavallo bianco, un uomo in armatura sta cadendo di sella: è Bernardino della Carda, comandante delle truppe senesi, colpito da una lancia. La sua caduta è il fatto della giornata e il soggetto del pannello.

Attorno a lui la mischia è compatta, quasi senza aria: cavalli sovrapposti, lance alzate, corazze. Sulla destra ci sono due cavalli visti da dietro, e uno dei due scalcia. Sono la cosa più insolita del quadro: due gruppi di zampe e di groppe che ti danno le spalle, dipinti per mostrare che l’autore sapeva costruire un cavallo da qualunque angolo, non solo di profilo.

Le lance a terra sono il pavimento della prospettiva

Ora abbassa lo sguardo, perché il pezzo di pittura più importante di questa tavola non è un uomo né un cavallo.

Sul terreno, in primo piano, ci sono lance rotte. Non sono buttate a caso: sono disposte in modo da disegnare una griglia prospettica, con le direzioni che convergono verso il fondo. Paolo Uccello usa i frammenti d’arma come un pittore d’interni userebbe le mattonelle di un pavimento: per dichiarare la profondità dello spazio con un reticolo.

dettaglio delle lance spezzate a terra in prospettiva, con uno scudo rosso e un cavaliere caduto in scorcio

Per questo non è soltanto una scena di battaglia. La prospettiva era stata codificata a Firenze pochi anni prima, e qui viene applicata a un campo di terra battuta, dove non esistono linee architettoniche a cui appoggiarsi. Paolo Uccello si è costruito il pavimento con le armi dei morti.

Dietro la siepe si va a caccia

Dietro la mischia corre una siepe, e oltre la siepe la pittura cambia genere: ci sono dei giovani che cacciano con la balestra, e una lepre inseguita da un levriero.

Nello stesso pannello, separate soltanto da una siepe dipinta, convivono una carneficina e una battuta di caccia. Il fondo non è realistico e non vuole esserlo: è un tappeto decorativo, quasi un arazzo, che non si raccorda con lo spazio del primo piano.

Ed è qui che si vede che cosa interessa davvero a Paolo Uccello. Le sue battaglie non trasmettono paura: sono problemi di geometria affrontati con cavalli, e la caccia dietro la siepe riempie di figure anche la parte del quadro dove la battaglia non arriva.

Perché le tre tavole non combaciano più

Se il ciclo era una scena continua, perché i tre pannelli oggi non si allineano? Perché la forma che vedi non è quella che Paolo Uccello dipinse.

Le tre tavole erano centinate, con la parte superiore arcuata. Quando furono trasferite nel palazzo Medici, furono squadrate per adattarle alla parete e allo spazio che dovevano riempire, con tagli e integrazioni successive. Le arcate sono sparite, e con loro la parte alta delle composizioni.

Attenzione: quasi tutte le riproduzioni che mettono le tre tavole una accanto all’altra lo ignorano. Le tre tavole non sono un trittico smontato che basterebbe riavvicinare: sono tre superfici già modificate, con misure oggi diverse fra loro di pochi centimetri, e nessuna delle tre ha più il proprio profilo originale.

Chi le ordinò, e come finirono dai Medici

A lungo il committente è stato indicato in Cosimo il Vecchio. Non è lui. Le tavole le aveva ordinate Lionardo Bartolini Salimbeni, che le pagò nel 1438, per il proprio palazzo: erano un arredo privato di una famiglia fiorentina, non una commissione di stato.

I Medici arrivarono dopo, e non con un acquisto ordinario. Lorenzo il Magnifico le vide nella villa dei Bartolini a Santa Maria a Quinto, insistette per averle e le ottenne nel 1484. Nell’inventario redatto dopo la sua morte del 1492 le tre tavole compaiono a pianterreno del palazzo di via Larga, nella stanza chiamata «camera di Lorenzo».

La coda della vicenda è documentata. Morto nel settembre 1494 Andrea, uno dei due figli di Lionardo, e cacciati i Medici dalla città nel novembre dello stesso anno, il 30 luglio 1495 il fratello Damiano presentò una supplica per riavere i tre dipinti. Non li riebbe.

Dove si vedono tutte e tre insieme, e perché non basta

Esiste un posto in cui i tre pannelli si guardano affiancati, ed è un muro di paese a quaranta chilometri da Firenze.

La battaglia del 1432 si combatté a San Romano, che oggi è una frazione di Montopoli in Val d’Arno, in provincia di Pisa. Dal 5 settembre 2026, con l’autorizzazione dei tre musei, la Pro Loco locale ha installato le riproduzioni dei tre pannelli su un muro di via San Giovanni, all’ingresso del borgo, di nuovo uno accanto all’altro.

Attenzione: sono riproduzioni, non gli originali, anche se qualche titolo di giornale può far pensare il contrario. Gli originali restano a Firenze, Londra e Parigi, e le tre tavole vere non sono più state insieme da quando, nell’Ottocento, due furono vendute.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 10 settembre 2026 sul sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi e sulla biglietteria ufficiale CoopCulture. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Dove si trova. La tavola è esposta nella sala A8, Masaccio - Beato Angelico - Paolo Uccello, al secondo piano, all’inizio del percorso. Il numero di inventario è 1890 n. 479. Attenzione: diverse fonti la danno ancora «in sala 7», che è la numerazione precedente al riallestimento.

Biglietti. L’intero acquistato in giornata alla cassa costa 25 euro, e lo stesso biglietto prenotato in anticipo costa 29 euro, perché il diritto di prenotazione si somma alla tariffa. Dal 1° gennaio 2026 la tariffa pomeridiana è di 16 euro per gli ingressi dalle 16:00 in poi. Il ridotto costa 2 euro e spetta ai cittadini dell’Unione Europea fra i 18 e i 25 anni compiuti.

Orari. Il museo apre da martedì a domenica 8:15-18:30, con ultimo ingresso alle 17:30, e resta chiuso il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre.

Gratuità. Si entra gratis sotto i 18 anni, con disabilità e per un accompagnatore, con la tessera ICOM e come guida turistica abilitata. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per tutti, e in quelle giornate non si può prenotare.

Prenotazione. Si prenota su tickets.uffizi.it, allo 800 615 615 dall’Italia o al +39 055 0354135 dall’estero.

Attenzione ai prestiti. Nell’autunno del 2026 gli Uffizi dedicano a Lorenzo il Magnifico una grande mostra con oltre cento opere, e le tavole legate alla collezione medicea sono le prime candidate a cambiare parete o a spostarsi. Se questa tavola è la ragione del tuo viaggio, telefona alla biglietteria prima di partire.

Quanto tempo chiede. La tavola chiede un quarto d’ora, se ti fermi sulle lance a terra e sui due cavalli di spalle. Per la sala A8 intera serve un’ora, perché contiene anche la Sant’Anna Metterza di Masaccio e Masolino e le tavole del Beato Angelico.

Il resto degli Uffizi, e il resto di Paolo Uccello

Proseguendo il percorso si arriva alla Primavera e alla Nascita di Venere di Botticelli, poi all’Annunciazione di Leonardo con il Battesimo del Verrocchio nella sala A35 e al Tondo Doni di Michelangelo nella A38; al primo piano c’è la Venere di Urbino di Tiziano. La lista breve è in Uffizi: le opere da vedere.

Di Paolo Uccello, a Firenze, ci sono almeno altre due opere che valgono la deviazione: il monumento equestre a Giovanni Acuto, affrescato nel Duomo, e il Diluvio dipinto per il Chiostro Verde di Santa Maria Novella, dove la prospettiva è usata con lo stesso accanimento su un soggetto biblico. La sua vita e le opere sparse per l’Europa sono in Paolo Uccello: l’arte di un grande maestro.

Crediti fotografici: le riproduzioni delle tre tavole sono in pubblico dominio o CC0; il dettaglio delle lance è pubblicato con licenza CC BY-SA 4.0. Tutto da Wikimedia Commons.