Il Ponte Vecchio è il monumento di Firenze che si attraversa più spesso e si guarda meno.

Ci passi perché è la via più breve fra il centro e l’Oltrarno, ti ritrovi in mezzo alla folla fra due file di vetrine di gioielleria, ti fermi al centro dove il ponte si apre sull’Arno, fai la fotografia e prosegui. Fine.

Eppure sopra la tua testa, per tutta la lunghezza del ponte, corre un passaggio segreto lungo circa 750 metri costruito perché un granduca non voleva camminare in mezzo alla gente. È stato chiuso per anni, ha riaperto, e oggi si può percorrere. La maggior parte dei visitatori non sa nemmeno di averci camminato sotto.

Un ponte che non si sa chi abbia costruito

L’Arno in questo punto è stretto, e un ponte qui c’è da sempre: i Romani ne avevano già costruito uno nel punto più angusto del corso cittadino.

Quello che attraversi adesso risale al 1345, dopo che l’alluvione del 1333 aveva spazzato via il precedente. Su chi lo abbia progettato, però, le fonti non concordano: Vasari lo attribuisce a Taddeo Gaddi, mentre gli storici moderni propendono per Neri di Fioravanti o per il frate domenicano Giovanni da Campi. Non è una questione risolta, e chi te la racconta come certa sta scegliendo una versione.

La struttura è a tre arcate ribassate, una soluzione nuova per l’epoca: pochi appoggi in acqua e una curva schiacciata invece del semicerchio, che rende il ponte più piatto da attraversare e meno esposto alla corrente.

il ponte vecchio visto dall arno con le botteghe che sporgono sul fiume

Perché ci sono le botteghe, e perché sono gioiellerie

Le botteghe sul ponte non sono un’aggiunta pittoresca: c’erano fin dall’inizio, ed erano il motivo economico per cui il ponte veniva mantenuto. Il Comune affittava gli spazi e ci ricavava un reddito.

Solo che per due secoli non vendevano gioielli. Erano beccai, cioè macellai, insieme a pescivendoli e conciatori, e stavano lì per un motivo pratico e sgradevole: gli scarti si buttavano direttamente nel fiume. Le parti a sbalzo che vedi sporgere sull’acqua, sostenute da mensole di legno, nacquero come retrobottega e servivano esattamente a quello.

Nel 1593 Ferdinando I de’ Medici li cacciò tutti e assegnò le botteghe a orafi e gioiellieri, che ci sono rimasti da allora. La ragione non era il decoro urbano in astratto: sopra le botteghe passava il corridoio privato del granduca, e nessuno voleva percorrerlo respirando l’odore delle carni.

le botteghe degli orafi chiuse dalle serrande di legno lungo il ponte vecchio

Il Corridoio Vasariano

Nel 1565 Cosimo I incaricò Giorgio Vasari di costruire un passaggio coperto che collegasse Palazzo Vecchio, sede del governo, a Palazzo Pitti, la nuova reggia dall’altra parte del fiume. Doveva essere pronto per le nozze del figlio Francesco, e Vasari lo consegnò in pochi mesi.

Il corridoio è lungo circa 750 metri. Esce dagli Uffizi, corre lungo il fiume su arcate, gira l’angolo, attraversa l’Arno passando sopra le botteghe del Ponte Vecchio, e prosegue nell’Oltrarno fino a Palazzo Pitti. A metà percorso passa sopra la chiesa di Santa Felicita, dove si apre un balcone interno: da lì la famiglia granducale poteva assistere alla messa senza scendere in chiesa e senza essere vista.

Serviva a una cosa sola: permettere al signore di Firenze di spostarsi fra la sede del potere e la propria casa senza mai mettere piede in strada, in una città che aveva cacciato i Medici due volte. È un’opera di architettura che è anche un dispositivo di sicurezza.

Lungo il percorso c’è un tratto in cui il corridoio, invece di demolire una torre di proprietà privata, ci gira intorno con un aggiro: i Mannelli si rifiutarono di cedere la loro torre al granduca, e il corridoio dovette scansarla. È ancora lì.

l interno del corridoio vasariano con la volta e le finestre affacciate sull arno

Come si visita il Corridoio oggi

Il corridoio fu chiuso nel 2016 per adeguarlo alle norme di sicurezza, è stato interamente restaurato e ha riaperto al pubblico.

Si percorre in un solo senso, dagli Uffizi verso l’Oltrarno: si entra dal museo, si cammina sopra il Ponte Vecchio e si esce nel Giardino di Boboli, sul lato di Palazzo Pitti. La visita dura circa quarantacinque minuti.

La prenotazione è obbligatoria e i gruppi entrano a orari fissi. Il biglietto è nominativo e bisogna presentarsi al punto d’incontro cinque minuti prima dell’orario: chi arriva dopo perde il diritto di accesso, senza eccezioni.

Una cosa da sapere prima di prenotare, perché cambia il prezzo di parecchio: esiste l’accesso ordinario diurno e, in una finestra dell’anno, un’apertura serale del venerdì che costa meno della metà. I dettagli sono nella sezione qui sotto.

Il 1944, e perché questo ponte c’è ancora

Nell’agosto del 1944 le truppe tedesche in ritirata da Firenze fecero saltare tutti i ponti della città. Tutti tranne uno.

Il Ponte Vecchio fu risparmiato. Per impedirne comunque l’uso, però, furono minati e demoliti gli edifici medievali alle due estremità, in via Por Santa Maria e in Borgo San Jacopo, riversando le macerie sugli imbocchi per bloccarli. Il ponte restò in piedi in mezzo a due cumuli.

È il motivo per cui, camminando, noti una cosa strana: il ponte è medievale, ma le case che trovi appena scendi dalle due parti sono evidentemente moderne. Sono ricostruzioni del dopoguerra.

Il corridoio Vasariano sopra il ponte fu danneggiato in quell’occasione e ricostruito.

Come guardarlo bene

Dal ponte stesso si vede poco del ponte. I punti buoni sono altri tre.

Il Ponte Santa Trinita, quello successivo verso ovest, è il punto classico: da lì il Ponte Vecchio si vede di profilo con le botteghe sporgenti e il riflesso sull’acqua, ed è la fotografia che tutti conoscono. La luce migliore è quella del tramonto.

Il lungarno degli Acciaiuoli e il lungarno Torrigiani, sulle due rive, danno la vista dal basso, con le mensole di legno e le finestre del corridoio in evidenza.

Dal Piazzale Michelangelo, infine, il ponte si legge dentro la città, e si capisce come il corridoio attraversi il tessuto urbano invece di limitarsi a scavalcare il fiume.

Sul ponte, la cosa da cercare è il punto centrale, dove le botteghe si interrompono e si aprono le due terrazze: lì, sopra la loggia, corrono le finestre panoramiche che Mussolini fece aprire nel 1938 per la visita di Hitler a Firenze, sostituendo le piccole aperture originali. Una tradizione locale vuole che proprio quella vista, molto apprezzata dagli ospiti tedeschi, abbia contribuito a salvare il ponte nel 1944: è un racconto che circola in tutte le guide e che nessuna fonte documenta, quindi prendilo per quello che è.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 agosto 2026 sul sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla su uffizi.it, e ricorda che l’unica biglietteria autentica è tickets.uffizi.it.

Il ponte è gratuito. Il Ponte Vecchio è una strada pubblica, aperta ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto e senza orari. Si paga solo il Corridoio Vasariano.

Biglietti del Corridoio Vasariano. L’accesso diurno si compra con un biglietto nominativo Uffizi + Corridoio Vasariano: costa 43 euro acquistato in giornata e 47 euro prenotato in anticipo. L’apertura serale del venerdì costa 20 euro in giornata e 24 euro prenotata, quindi meno della metà. Il ridotto costa 2 euro per gli aventi diritto.

Orari del Corridoio. Da martedì a domenica il primo gruppo entra alle 10.15 e l’ultimo slot della giornata è alle 16.35. L’apertura serale del venerdì va dalle 19.00 alle 23.00, con ultimo ingresso alle 21.50, ed è attiva dal 3 luglio al 20 novembre 2026.

Prenotazione. È obbligatoria per il Corridoio. Il biglietto è nominativo e il punto d’incontro va raggiunto cinque minuti prima dell’orario indicato, pena la perdita dell’accesso. Per la visita diurna l’ingresso agli Uffizi va fissato due ore prima dello slot del Corridoio.

Il percorso è a senso unico. Si entra dagli Uffizi e si esce a Boboli: non si torna indietro. Organizza il resto della giornata di conseguenza, perché ti ritrovi in Oltrarno e non dove sei partito.

Come arrivare. Il Ponte Vecchio è cinque minuti a piedi da Piazza della Signoria e dieci da Piazza del Duomo. Per il Corridoio si entra dalla Galleria degli Uffizi, in Piazzale degli Uffizi 6.

Quando andare sul ponte. Fra le 10.00 e le 19.00 il ponte è una fiumana e attraversarlo richiede pazienza. La prima mattina e la sera tardi è quasi vuoto, e le serrande di legno delle botteghe chiuse sono più belle delle vetrine accese.

Se vuoi camminare dove passava il granduca, puoi prenotare la visita al Corridoio Vasariano e controllare gli slot disponibili.

Cosa vedere intorno

Il Ponte Vecchio chiude la prima giornata dell’itinerario di due giorni a Firenze e apre la seconda, perché è il passaggio naturale verso l’Oltrarno.

Alle due estremità del corridoio ci sono i suoi capolinea: le dieci opere da vedere agli Uffizi da un lato e Palazzo Pitti con il Giardino di Boboli dall’altro. E a cinque minuti c’è il complesso del Duomo, con la cupola da cui il ponte si vede dall’alto.


Crediti fotografici. Ponte Vecchio dall’Arno: Diego Delso, CC BY-SA 4.0. Interno del Corridoio Vasariano: Diomidis Spinellis, CC BY-SA 4.0. Botteghe degli orafi: Patrick Nielsen Hayden, CC BY 2.0. Tutte le immagini provengono da Wikimedia Commons.