Al 12 di rue Cortot hanno lavorato Auguste Renoir, Raoul Dufy, Émile Bernard, Othon Friesz, Suzanne Valadon e suo figlio Maurice Utrillo. Non è una casa d’artista: è una mezza dozzina di case d’artista impilate nello stesso edificio, e dal 1960 è il Musée de Montmartre, con i Jardins Renoir e una vista che arriva fino all’orizzonte, a pochi passi dal giro che tutti fanno sulla collina.

i jardins renoir del musee de montmartre, con il prato, un vecchio albero inclinato puntellato da un tutore di ferro e il tetto vetrato dell atelier che spunta dietro la vegetazione

Chi ha difficoltà motorie deve saperlo prima di salire: l’edificio della collezione permanente ha selciato, gradini e scale, e all’ingresso nessuno lo scrive in grande. Il museo, in cambio, apre tutti i giorni, il che a Parigi è quasi un’eccezione.

Perché tutti quei pittori sono finiti nella stessa casa?

Si parte!

1. Il maniero che non era questo

Per decenni le guide di Montmartre hanno raccontato che la casa grande del museo fosse il maniero di Rosimond, cioè di Claude de la Rose detto Rosimond (1640 circa-1686), l’attore che dopo la morte di Molière, nel 1673, ne ereditò i ruoli. Di case a Montmartre, Rosimond ne ebbe davvero una dal 1680, ed è una bella storia anche per come finisce: morì il 31 ottobre 1686 appena uscito di scena, nelle stesse circostanze in cui era morto Molière tredici anni prima.

Nel giugno 2012, però, uno studio patrimoniale commissionato dal museo allo studio GRAHAL ha smontato l’attribuzione: quella casa non è la sua.

Non significa che la casa non sia antica. La Maison du Bel Air è del Seicento ed è uno degli edifici più vecchi della collina. Significa soltanto che il nome celebre che le era stato appiccicato non le appartiene, e che quando leggerai «maniero di Rosimond» su una targa turistica saprai che cosa rispondere.

2. Perché tutti quei pittori, e perché qui

Gli artisti cominciarono a salire sulla Butte dal 1870, e Renoir abitò al 12 di rue Cortot fra il 1875 e il 1876: proprio qui dipinse il Bal du moulin de la Galette, La Balançoire e Le Jardin de la rue Cortot. Montmartre era stata annessa a Parigi da poco più di quindici anni, gli affitti costavano una frazione di quelli del centro, e la collina aveva mulini, orti e vigne. Per un pittore c’erano tre cose insieme: spazio, luce e prezzi bassi. È la ragione per cui su una sola targa leggi sei nomi.

I caffè e i cabaret si moltiplicarono negli anni Ottanta dell’Ottocento. Dopo Renoir passarono di qui Émile Bernard, Charles Camoin, Othon Friesz, Raoul Dufy e, dal 1912, il trio formato da Suzanne Valadon, dal figlio Maurice Utrillo e dal compagno di lei André Utter. Non era una colonia organizzata: era una casa di camere in affitto in cima a una salita, e chi ci andava ci andava perché costava poco.

3. Le due case, e l’inquilino che Van Gogh ha dipinto

Il museo occupa due edifici distinti. La Maison du Bel Air, del 1660, ospita la collezione permanente. L’Hôtel Demarne, di poco successivo e rimaneggiato in età direttoriale, ha la facciata neoclassica, e dal 17 ottobre 2014 accoglie le mostre temporanee, il Café Renoir e la libreria.

la maison du bel air vista dall alto, con il tetto di tegole e gli abbaini, le persiane grigio azzurro, i jardins renoir davanti e la distesa dei tetti di parigi fino all orizzonte sulla sinistra

Nella guardiola dell’Hôtel Demarne, dal 1866 al 1871, abitò un mercante di colori che si chiamava Julien Tanguy. Lo conosci con un altro nome: è il père Tanguy che Van Gogh ritrasse tre volte, seduto e frontale, con le stampe giapponesi dipinte alle spalle. Vendeva tubetti a credito ai pittori che nessuno comprava, e in cambio accettava le loro tele.

Il nome della casa grande si spiega da sé. Bel Air non è un vezzo: dalla parte alta del giardino si vede Parigi fino alla linea dell’orizzonte, e nel Seicento, senza gli edifici che oggi chiudono la vista sui lati, quella era la cosa che si comprava insieme alla casa.

4. L’atelier-appartamento di Suzanne Valadon

Come si rimette in piedi uno studio di cui non era rimasto quasi niente?

Quando il museo decise di restituire l’atelier del trio Valadon-Utrillo-Utter, dell’arredo originale non restava praticamente nulla. La ricostruzione, aperta il 17 ottobre 2014, è stata affidata allo scenografo Hubert Le Gall, che ha cercato i pezzi uno per uno lavorando sulle lettere, sugli scritti dell’epoca e sulle fotografie storiche. La stufa è tornata al suo posto, il soppalco dell’atelier è stato ricostruito e la camera di Utrillo ha di nuovo i suoi rivestimenti di legno e la grata alla finestra.

l atelier di suzanne valadon visto dall esterno, una casa bianca sormontata da uno studio vetrato costruito sul tetto, in mezzo agli alberi del giardino

Vale la pena guardarlo anche da fuori, come nella fotografia: è uno studio vetrato costruito sopra il tetto, cioè la soluzione più economica per avere la luce di un atelier quando un atelier non te lo puoi permettere.

Valadon era stata acrobata di circo, poi modella per Puvis de Chavannes, per Renoir e per Toulouse-Lautrec, e imparò a dipingere guardando chi la dipingeva. Nel 1894 fu la prima donna ammessa alla Société nationale des beaux-arts, dove espose cinque disegni che Edgar Degas comprò. Suo figlio Utrillo, nato quando lei aveva diciotto anni, sarebbe diventato il pittore delle strade di Montmartre, quelle che riconosci ancora salendo verso il museo.

5. I Jardins Renoir

I giardini sono stati riorganizzati nel 2012 ispirandosi alle tele che Renoir dipinse quando abitava qui, e sono la ragione per cui questa visita non somiglia a nessun’altra a Parigi: ti siedi su una panchina, in mezzo agli alberi da frutto, e sotto di te c’è la città.

Il tuo biglietto li comprende, insieme all’atelier di Valadon e alla collezione. Se hai poco tempo e vuoi soltanto i giardini, esiste un ingresso ridotto a 6 euro.

6. La vigna e il Lapin Agile

Dalla parte bassa del giardino guardi verso rue des Saules e vedi due cose insieme: il Clos Montmartre, la vigna della collina, e la casetta rosa e verde del Lapin Agile.

la vigna di montmartre vista dalla strada, con i filari in pendenza dietro la recinzione e la casetta del cabaret lapin agile sull angolo, in basso

La vigna è stata ripiantata nel 1933 su un terreno che il Comune aveva sottratto ai costruttori, ed è un gesto simbolico più che un’azienda agricola: le bottiglie sono poche e la vendemmia, in ottobre, è una festa di quartiere. Il Lapin Agile, dall’altra parte della strada, è il cabaret in cui Picasso, Apollinaire e Modigliani passavano le serate quando nessuno di loro aveva i soldi per pagarle.

7. I manifesti, l’arte che Montmartre ha inventato

Perché una réclame di cabaret è finita in un museo?

La collezione conta circa seimila pezzi fra dipinti, disegni, fotografie, sculture e manifesti, e il percorso li dispone per luoghi: il Bateau-Lavoir, l’atelier di rue Cortot, i cabaret dal Lapin Agile al Moulin Rouge, una sala per gli artisti simbolo della collina e una che rimette in scena il teatro d’ombre del Chat Noir. A raccontare la Butte meglio di tutto il resto, però, sono i manifesti.

manifesto moulin rouge la goulue di toulouse lautrec, con la ballerina in gonna bianca al centro, la sagoma grigia di valentin le desosse in primo piano e la fila nera di cilindri sullo sfondo

Moulin Rouge: La Goulue è del 1891 ed è il primo manifesto che Henri de Toulouse-Lautrec disegnò su commissione. Nel dicembre di quell’anno ne furono affissi tremila esemplari per le strade di Parigi, e la pubblicità della città cambiò da un giorno all’altro. I fogli sopravvissuti a quella tiratura sono oggi sparsi nei musei di mezzo mondo.

La costruzione del foglio è una lezione di grafica. La ballerina La Goulue è al centro, in controluce, con la gonna bianca e una gamba alzata. In primo piano, enorme e tutto grigio, c’è il profilo del suo partner Valentin le Désossé, con il cilindro e una mano spalancata in basso a sinistra. Il pubblico è una fila nera di cilindri senza volti. Tre piani di profondità, tre colori piatti, nessuna ombra: è già manifesto moderno, e nel 1891 nessuno lo aveva ancora fatto.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 27 settembre 2026 sul sito ufficiale museedemontmartre.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti, e sono due. L’intero costa 16 euro quando c’è una mostra temporanea e 14 quando non c’è, e comprende sempre la collezione permanente, l’atelier-appartamento di Suzanne Valadon e i Jardins Renoir. Il ridotto è 10,50 euro e vale per gli studenti dai 18 ai 25 anni, per gli insegnanti con il Pass Éducation e per le persone con disabilità. I ragazzi dai 10 ai 17 anni pagano 9 euro, e sotto i 10 anni si entra gratis. Chi ha la tessera degli Amis du Louvre o della Société des Amis d’Orsay paga 14 euro fissi, quindi la tessera conviene solo nei giorni con la mostra. Solo giardini. Se vuoi soltanto i Jardins Renoir e il caffè, il biglietto costa 6 euro. Abbonamento. La tessera annuale al museo e ai giardini costa 48 euro, e quella per due persone 80. Orari. Il museo apre tutti i giorni, 10:00-19:00. L’ultimo ingresso è 45 minuti prima e le sale chiudono alle 18:45. Gratuità. Entrano gratis i professionisti del turismo, i soci ICOM, le guide abilitate e i soci del Vieux Montmartre. La tessera stampa, invece, non dà diritto alla gratuità. Paris Museum Pass. Il museo non è incluso: il biglietto si compra a parte. Accessibilità. L’edificio della collezione permanente ha selciato, gradini e scale, quindi l’accesso è difficoltoso per chi ha problemi di mobilità. Niente guardaroba. Il museo non ha né deposito bagagli né guardaroba, quindi regolati con quello che porti. Café Renoir. Il salone da tè apre tutti i giorni, 11:00-18:00, e i tavoli danno sul giardino. Come arrivare. L’indirizzo è 12 rue Cortot, nel diciottesimo. Scendi a Lamarck-Caulaincourt sulla linea 12, che è la salita più dolce. In alternativa scendi ad Anvers sulla 2 e prendi la funicolare, ma poi la strada sale. C’è anche l’autobus 40, fermata Saules-Cortot. Quanto tempo chiede. Conta un’ora e mezza fra collezione, atelier e giardini, e mezz’ora in più se ti fermi al Café Renoir.

Da qui in poi

Il museo racconta la collina, ma la collina si gira a piedi: la guida del quartiere, con il Sacré-Cœur, l’Espace Dalí e i vicoli che restano, è Cosa vedere a Montmartre.

Un atelier vero, rimasto com’era, lo trovi dall’altra parte della Senna: il Musée Bourdelle è lo studio di scultura di Antoine Bourdelle con dentro i suoi gessi. E i quadri dipinti quassù sono finiti in gran parte al Musée d’Orsay, che ha il Bal du moulin de la Galette eseguito da Renoir mentre abitava al 12 di rue Cortot.

Fotografie: Jardins Renoir di GFreihalter, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons; Maison du Bel Air e atelier di Suzanne Valadon, Musée de Montmartre, CC BY-SA 4.0; vigna e Lapin Agile di Véronique Pagnier, pubblico dominio. Il manifesto di Toulouse-Lautrec è in pubblico dominio.