Paolo Uccello è stato uno dei più grandi artisti italiani a cavallo tra Tardogotico e Rinascimento. Fu un grande studioso della prospettiva e lavorò soprattutto nell’Italia centrale e settentrionale.

Anche se della sua vita sappiamo poco, restano alcune opere che ancora oggi ci colpiscono per la loro armonia quasi fiabesca. Il suo stile è incredibilmente personale e facilmente riconoscibile: a volte trascura lo studio dei personaggi in favore di una ricerca estrema della prospettiva.

In questo post ti propongo un viaggio per capire lo stile di Paolo Uccello attraverso alcuni dei suoi capolavori più famosi.

Ti va di saperne di più?

Si parte!

Paolo Uccello, i primi passi di un maestro

Il suo vero nome era Paolo di Dono, ma passò alla storia come Paolo Uccello, probabilmente per la sua abilità nel ritrarre gli animali (e gli uccelli in particolare). Nacque nel 1397 a Pratovecchio, nel Casentino, da una famiglia legata a Firenze.

Ad appena dieci anni, intorno al 1407, entrò come garzone nella bottega di Lorenzo Ghiberti, insieme a un altro futuro gigante come Donatello. In quegli anni Ghiberti stava lavorando alla porta nord del Battistero di Firenze (1403-1424): un cantiere straordinario, la migliore scuola possibile per un ragazzo di talento. Vi restò fino al 1414 circa, poi si iscrisse all’Arte dei Medici e Speziali, la corporazione dei pittori.

Fu contemporaneo di Masaccio, Brunelleschi e Donatello, e le sue opere sono caratterizzate dallo studio accurato della prospettiva e dalla resa volumetrica delle figure, che siano animali o oggetti. Pensa che è considerato oggi uno dei precursori di Piero della Francesca, il grande maestro della prospettiva del Quattrocento.

Studio di prospettiva a matita di un calice (mazzocchio) di Paolo Uccello

Il monumento equestre a Giovanni Acuto

Tra il 1425 e il 1431 fu a Venezia, dove realizzò un mosaico per la facciata della basilica di San Marco, oggi perduto. Tornato a Firenze, nel 1436 affrescò uno dei suoi capolavori: il Monumento equestre a Giovanni Acuto nel Duomo di Santa Maria del Fiore.

Giovanni Acuto è il nome italianizzato di John Hawkwood, il condottiero inglese che comandò le truppe fiorentine nel Trecento. La città volle onorarlo con un monumento equestre, ma senza spendere per una statua vera: Paolo Uccello dipinse allora un affresco che finge di essere una scultura di bronzo e marmo.

Paolo Uccello mise qui tutta la sua maestria per rendere in due dimensioni i volumi del monumento, bilanciando sapientemente luci e ombre. La precisione del disegno rende l’opera perfettamente armoniosa, e il colore quasi monocromatico (il verdeterra) trasmette allo spettatore la sensazione del freddo marmo.

Monumento equestre a Giovanni Acuto affrescato da Paolo Uccello nel Duomo di Firenze

La battaglia di San Romano e la prospettiva

Tra il 1438 e il 1440 circa (anche se qualche studioso sposta la data intorno al 1456) Paolo Uccello dipinse la sua opera più celebre: la Battaglia di San Romano, un ciclo di tre grandi tavole che raffigura lo scontro del 1432 tra fiorentini e senesi. Nate probabilmente per la famiglia Bartolini Salimbeni, finirono poi nel Palazzo Medici, e in quelle sale Lorenzo il Magnifico le tenne come un tesoro.

Concepite come un’unica scena, le tre tavole sono oggi divise fra tre grandi musei europei:

  • alla Galleria degli Uffizi di Firenze c’è il Disarcionamento di Bernardino della Ciarda, il capitano dei senesi che cade da cavallo;
  • alla National Gallery di Londra, Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini;
  • al Louvre di Parigi, il Contrattacco di Michele Attendolo a fianco dei fiorentini.

In ogni tavola la prospettiva cambia, come se osservassimo la scena da punti di vista diversi. Da notare il cavallo che scalcia all’indietro, ritratto in una posizione scorciata, e le lance spezzate a terra disposte come una griglia geometrica per suggerire la profondità.

I lavori di Paolo Uccello non sono però inscritti in uno spazio reale, ma piuttosto in un universo studiato matematicamente eppure onirico e distante. Le sue figure risultano quasi geometriche, definite da un disegno molto marcato, e spesso mancano perfino le ombre dei protagonisti.

Il disarcionamento di Bernardino della Ciarda, la tavola della Battaglia di San Romano agli Uffizi

Paolo Uccello: san Giorgio, il drago e la principessa

Alcune opere di Paolo Uccello, come il San Giorgio e il drago oggi alla National Gallery di Londra (~1450-55), sono permeate da un’atmosfera quasi fiabesca. Ne esiste anche una versione precedente al Museo Jacquemart-André di Parigi.

L’interpretazione della tela londinese è affascinante: San Giorgio è ritratto nell’atto di trafiggere il drago che tiene prigioniera la principessa, ma la ragazza sembra tenere il mostro al guinzaglio e non pare affatto spaventata.

Se la leggenda del santo rappresenta la vittoria della ragione sugli istinti, in quest’opera si è molto discusso su cosa Paolo Uccello volesse davvero trasmettere.

Dietro al drago c’è infatti una grotta oscura, sopra la quale splende un cielo sereno; alle spalle del guerriero, invece, infuria un ciclone.

Strano, no?

La tempesta rappresenta il furore e la forza del santo cavaliere, ma si pone in netto contrasto con il cielo sereno dal lato della principessa, altrettanto tranquilla e placida. Il ciclone potrebbe anche simboleggiare l’intervento divino: il suo occhio si trova in corrispondenza della lancia del guerriero, e potrebbe dunque rappresentare l’aiuto che Dio concesse all’intrepido cavaliere per liberare la fanciulla.

Esistono altre tele con lo stesso tema attribuite all’artista, e in tutte l’elemento fiabesco è fortemente evidenziato.

Il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello alla National Gallery di Londra

Paolo Uccello e Donatello

Vasari, nel suo Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, ci parla di Paolo Uccello come di una mente geniale che però inseguì troppo la prospettiva, trascurando la resa dei personaggi.

Uno degli aneddoti più celebri riguarda un consiglio che Donatello, suo amico intimo, gli avrebbe dato a proposito dei suoi bizzarri schizzi prospettici: «Eh, Paulo, cotesta tua prospettiva ti fa lasciare il certo per l’incerto». Si racconta anche che Uccello passasse notti intere sui suoi studi, rispondendo alla moglie che lo chiamava a dormire: «Oh, che dolce cosa è questa prospettiva!».

Particolare di uno studio prospettico di Paolo Uccello

La figlia pittrice di Paolo Uccello, una delle prime della storia

Dal matrimonio con Tommasa Malifici (1452) Paolo Uccello ebbe una figlia, Antonia, che divenne monaca carmelitana e si dedicò alla pittura. Sappiamo che le sue doti furono apprezzate al punto da essere ricordata come pittoressa sul certificato di morte, ma purtroppo nessuna sua opera è arrivata fino a noi.

Si tratta probabilmente di una delle prime pittrici di Firenze e d’Italia di cui abbiamo notizia: un piccolo primato che rende ancora più speciale la storia di questa famiglia.

Dove ammirare le opere di Paolo Uccello

Le opere di Paolo Uccello sono sparse tra l’Italia e i grandi musei europei:

  • a Firenze, il Monumento a Giovanni Acuto è nel Duomo (Santa Maria del Fiore), mentre gli affreschi con il Diluvio universale (1447-48 circa) sono nel Chiostro Verde di Santa Maria Novella; la tavola più famosa della Battaglia di San Romano è alla Galleria degli Uffizi;
  • a Londra, la National Gallery conserva un’altra tavola della battaglia e il San Giorgio e il drago;
  • a Parigi, il Louvre ha la terza tavola della battaglia e il Museo Jacquemart-André la prima versione del San Giorgio;
  • a Urbino (dove lavorò dal 1465 al 1468 per Federico da Montefeltro) resta la predella con il Miracolo dell’ostia profanata, alla Galleria Nazionale delle Marche.

Se sei a Firenze, il modo migliore per vedere dal vivo la Battaglia di San Romano è prenotare l’ingresso prioritario agli Uffizi: eviti le lunghe code e, nella stessa visita, incontri anche Botticelli, Leonardo e Caravaggio.

Paolo Uccello morì a Firenze il 10 dicembre 1475, poco dopo aver fatto testamento, e fu sepolto in Santo Spirito. Se ne andò quasi dimenticato, ma le sue prospettive impossibili continuano a incantarci: la prossima volta che ti troverai davanti a una delle sue tavole, prova a chiederti se stai guardando un campo di battaglia o un sogno geometrico. Qual è, secondo te, la sua opera più magica?