La Biblioteca nazionale di Francia ha un museo, e quasi nessuna guida di Parigi lo nomina. Occupa il primo piano del sito Richelieu, il palazzo di rue Vivienne che è la casa della biblioteca da quattro secoli. Su milleduecento metri quadrati mette in fila circa novecento pezzi presi da tutti i suoi fondi: monete romane, manoscritti miniati, incisioni, globi, spartiti, costumi di scena e un cuore umano.

Una cosa conviene saperla subito, perché decide quanto spendi: la salle Ovale, la grande sala di lettura, è gratuita e aperta a chiunque, senza tessera e senza limiti d’età, mentre il museo vero e proprio costa 15 euro. Sono due visite diverse nello stesso edificio, e si possono fare anche una alla volta.
Che cosa ci fa il cuore di Voltaire dentro una biblioteca?
Si parte!
1. Tre spazi in un palazzo solo, e in due si entra gratis
Da dove si comincia, se è la prima volta?
Il sito Richelieu ha riaperto dopo un cantiere lunghissimo, e adesso si divide in tre cose che non vanno confuse. Ci sono le sale di lettura della biblioteca di ricerca, che chiedono un pass. C’è il museo, al primo piano, con il biglietto. E c’è la salle Ovale, che è la sorpresa: ventimila volumi a scaffale aperto, centosessanta posti a sedere e undicimila albi a fumetti, dalle tavole di Rodolphe Töpffer degli anni Trenta dell’Ottocento fino all’ultimo Asterix.

Puoi entrare, sederti, leggere e uscire senza pagare niente e senza iscriverti. Se viaggi con ragazzi, tienila a mente: è uno dei pochi posti del centro di Parigi in cui ci si può fermare un’ora al riparo senza consumare.
Le sale della ricerca sono un’altra cosa ancora, e per entrarci serve il pass. La più bella è la salle Labrouste, nove cupole a lucernario posate su sedici colonne di ghisa larghe trenta centimetri e alte dieci metri, con i paesaggi dipinti nelle lunette sopra gli scaffali: se ti capita di passare davanti alla porta aperta, guardaci dentro.

2. Il Grand Camée de France, il più grande cammeo che ci resti dell’antichità
È una pietra dura di trentuno centimetri per ventisei e mezzo, sardonice intagliata su cinque strati sovrapposti, e la sua datazione si colloca intorno al 23 dopo Cristo. Tieni a mente la misura mentre lo guardi, perché è quella a fare la differenza. Il museo lo dà per il più grande cammeo che l’antichità ci abbia lasciato, e non è un superlativo da depliant: un blocco di sardonice così grande e così regolare, con cinque strati di colore utilizzabili, è già di per sé un evento.

Quello che lo rende un pezzo da leggere, però, è il suo itinerario. Faceva parte del Tesoro della Sainte-Chapelle, che san Luigi mise insieme nel Duecento intorno alle reliquie della Passione. Nel 1343 Filippo VI lo impegna presso papa Clemente VI, e nel 1379 Carlo V lo riscatta e lo riporta alla Sainte-Chapelle. Il 1° maggio 1791 Luigi XVI ne ordina il deposito al Cabinet des médailles. Nel 1804 viene rubato, e lo ritrovano ad Amsterdam senza la montatura, che i ladri avevano fuso: torna a Parigi nel febbraio del 1805.
Se hai già visto la Sainte-Chapelle e ti sei chiesto dove sia finito il suo tesoro, una parte della risposta è in questa vetrina.
3. Il cuore di Voltaire, in un reliquiario laico
Voltaire torna a Parigi il 10 febbraio 1778, dopo ventotto anni di assenza. Ha ottantatré anni e lo accoglie una folla; il 30 marzo lo incoronano di alloro al Théâtre-Français, e il 30 maggio muore in casa del suo amico marchese di Villette. Villette fa autopsiare e imbalsamare il corpo da un farmacista di nome Mitouard, e si fa prelevare il cuore.
Da lì comincia un viaggio di ottantasei anni, e conviene seguirlo perché spiega come quel cuore sia finito in una vetrina. Villette ricompra il castello di Ferney, trasforma una stanza in santuario, la fa decorare con quarantuno ritratti di amici del filosofo e mette il cuore in un reliquiario su un cuscino di velluto, sopra un altare. Nel 1785 deve vendere Ferney e porta il cuore nel suo castello di Pont-Sainte-Maxence. Il figlio lo tiene fino alla propria morte, nel 1859, e lo lascia per testamento a un vescovo; gli eredi collaterali fanno causa e vincono nel 1861, però della reliquia non sanno che farsene.
A chiudere la faccenda è una legge. Siccome il 30 marzo 1791 il corpo di Voltaire era stato dichiarato proprietà della nazione, il 16 dicembre 1864 il cuore viene consegnato al ministro dell’Istruzione pubblica Victor Duruy. Adesso è qui, imbalsamato dentro il suo reposoir, e la scheda della BnF si apre con una frase che gli somiglia: il suo spirito è dappertutto, il suo cuore è qui.
4. Le due pagode di Jingdezhen, bottino di guerra due volte salvato
Nel salon Louis XV, la sala col decoro rocaille che viene dal cabinet del Re, troneggiano due pagode cinesi in porcellana alte 2,40 metri. Sono uscite dai forni di Jingdezhen in epoca Qianlong, cioè fra il 1735 e il 1796, e appartengono a una produzione di lusso che la Cina faceva per le case europee. La BnF dà il numero che conta: di pagode in porcellana oltre i due metri ne sono state censite quattordici in tutto il mondo, di cui cinque coppie, e una di quelle coppie è questa.
Il resto è una storia da romanzo, e te la riassumo perché nessun cartello la racconta per intero. Nel 1795 la giovane Repubblica francese vittoriosa preleva le due pagode dalle collezioni di Guglielmo V d’Orange-Nassau, statolder delle Province Unite. Nel 1815, dopo il congresso di Vienna, la Francia deve restituire le opere prese, e le pagode sfuggono alla restituzione con una scusa burocratica: «essendo questi oggetti arrivati senza catalogo né descrizione», non fu possibile consegnarli all’incaricato olandese. Poi se ne perdono le tracce, riappaiono a un’esposizione del 1838, e nel 1917 vengono giudicate estranee alle collezioni del cabinet des Médailles e depositate a Sèvres, dove sopravvivono ai bombardamenti del 1942. Sono tornate qui restaurate, rimontate pezzo per pezzo.
5. Il rinoceronte che Dürer non ha mai visto
All’inizio del 1515 sbarca a Lisbona un rinoceronte indiano, arrivato come dono diplomatico e finito nel serraglio di Manuele I del Portogallo. È il primo rinoceronte vivo che l’Europa vede dai tempi dei romani. A Norimberga la notizia arriva sotto forma di una descrizione scritta e uno schizzo sommario, di mano ignota, e Albrecht Dürer ne ricava una xilografia senza aver mai visto l’animale: gli mette addosso una corazza a piastre, delle squame sulle zampe, un cornetto sul dorso.
Il risultato è falso, e ha avuto più fortuna dell’animale che ritraeva. Quello, del resto, non durò: alla fine del 1515 Manuele lo spedì in dono a papa Leone X, e la nave affondò nel golfo di Genova all’inizio del 1516, con tutto l’equipaggio. L’incisione invece restò, e restò a lungo: nei libri di storia naturale il rinoceronte con l’armatura è l’immagine dell’animale fino al 1741, quando in Olanda arriva Clara, una femmina che gira l’Europa per vent’anni e che tutti possono guardare. Quando ti fermi davanti a questo foglio, stai guardando due secoli in cui un’immagine ha battuto un fatto.
6. Gli uccelli di Audubon, 435 tavole a grandezza naturale
Quanto può essere grande un libro?
The Birds of America di John James Audubon, stampato a Londra fra il 1827 e il 1838 da Robert Havell padre e figlio, è 435 tavole ad acquaforte e acquatinta colorate a mano, con più di 400 specie disegnate a grandezza naturale. Per stare dentro il foglio, i fenicotteri e gli aironi sono piegati in pose che ti sembreranno un capriccio di stile e sono invece un vincolo di stampa.
Audubon era nato a Saint-Domingue, allora colonia francese, e dipingeva uccelli che aveva osservato lui stesso in America, nel loro ambiente. Alcune delle specie che ha rappresentato non esistono più, e questo cambia il modo in cui si guarda la tavola: non è più soltanto un capolavoro editoriale, è una testimonianza.
7. Il Roman de Renart, e la volpe che ha cambiato nome
Un manoscritto della prima metà del Trecento, scritto nel nord o nel nord-est della Francia, raccoglie in versi le storie di una volpe di nome Renart che imbroglia tutti, soprattutto il lupo Ysengrin. Quelle storie sono una satira della società feudale, e hanno avuto un successo enorme.
Talmente enorme che hanno cambiato il francese che parli oggi. Prima di quei racconti la volpe si chiamava goupil; il personaggio si chiamava Renart; e a furia di leggere le sue imprese i francesi hanno preso a chiamare l’animale col nome del personaggio. Oggi in francese volpe si dice renard, e il motivo è questo libro. Non capita spesso di poter indicare in una vetrina la ragione di una parola.
8. Le sale che cambiano ogni quattro mesi
Un avvertimento che il museo scrive e che nessuna guida riporta: i pezzi più fragili ruotano tre volte all’anno. Non è una formalità, perché per cambiarli la galerie Mazarin e la rotonde vengono chiuse, e sono due degli spazi più belli del percorso. Le date pubblicate: la rotonde chiude dal 5 al 9 ottobre 2026 e dal 26 aprile al 1° maggio 2027, la galerie Mazarin dall’11 al 20 gennaio 2027 e dal 10 al 18 maggio 2027.

La parte su cui puoi contare è invece l’inizio, cioè le antichità nella salle des Colonnes e nel cabinet précieux. Lì, nella vetrina centrale, c’è il tesoro d’argenteria di Berthouville, uno dei pezzi forti delle collezioni della biblioteca. E vale la pena sapere che quelle due sale non sono un allestimento qualunque: fra le loro mura sono stati decifrati il fenicio e il palmireno.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 26 settembre 2026 sul sito ufficiale bnf.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. Il museo costa 15 euro l’intero e 10 il ridotto. Il biglietto accoppiato con una mostra costa 18 euro e 13. Chi ha il Pass BnF lettura/cultura o il Pass Ricerca entra gratis e senza limiti. La salle Ovale. È gratuita, aperta a tutti senza limiti d’età e senza iscrizione. Orari. Il museo apre il martedì dalle 10:00 alle 20:00, che è la serata lunga, e da mercoledì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiude il lunedì. Chiusure. Il museo resta chiuso il 1° gennaio, il lunedì di Pasqua, il 1° maggio, il lunedì di Pentecoste, il 14 luglio, il 15 agosto e il 25 dicembre. È invece aperto l’8 maggio, all’Ascensione, il 1° e l’11 novembre. Attenzione: la galerie Mazarin e la rotonde chiudono per il cambio delle opere fragili nelle date scritte qui sopra. Se vieni per il decoro barocco della Mazarin, controlla prima. Paris Museum Pass. Il museo non è incluso nel pass. Come arrivare. L’ingresso è in rue Vivienne 5. Le fermate sono Bourse sulla linea 3 e Palais Royal - Musée du Louvre sulle linee 1 e 7. Quanto tempo chiede. Il museo si vede in un’ora e mezza. La salle Ovale te la prendi a parte, e quanto ci resti dipende solo da te.
Le mostre in corso nel sito Richelieu, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.
Da qui in poi
Il Grand Camée viene dal tesoro della Sainte-Chapelle, che è a quindici minuti di metropolitana. A due passi da rue Vivienne ci sono il Musée du Louvre e il Musée des Arts décoratifs, che occupano lo stesso palazzo. Se ti interessano i libri e le immagini stampate, il Musée Cognacq-Jay nel Marais espone la stessa Francia del Settecento vista da un collezionista, e il Musée des Arts et Métiers conserva la macchina da calcolo di Pascal e il primo cinematografo.
Crediti fotografici: facciata e galerie Mazarin di ZeusUpsistos (CC BY-SA 4.0); salle Ovale di Jean-Pierre Dalbéra (CC BY 2.0); salle Labrouste di Stefan Drößler (CC BY 4.0); Grand Camée de France di Carole Raddato (CC BY-SA 2.0), da Wikimedia Commons.