Il museo d’arte moderna del Comune di Parigi occupa l’ala est di un palazzo a colonnato costruito per l’Esposizione del 1937, sulla collina che scende dal Trocadéro alla Senna. Il Musée d’Art Moderne de Paris conserva più di quindicimila opere del Novecento e del nostro secolo, e la sua collezione permanente non si paga.

un tratto della fee electricite di dufy, la figura femminile che vola su un cielo rosa e viola sopra le citta del mondo disegnate a contorno e un orchestra in basso

Con il Centre Pompidou chiuso per lavori fino al 2030, questo è il posto dove a Parigi si vede la pittura del Novecento senza biglietto. Il museo chiude il lunedì e la biglietteria si ferma alle 17:15; il giovedì resta aperto fino alle 21:30, ma solo per la mostra temporanea, che invece si paga.

Che cosa ci fa uno dei quadri più grandi del mondo in un museo che non chiede un euro?

Si parte!

1. La France di Bourdelle, prima ancora di entrare

Sulla terrazza, davanti al colonnato, c’è una donna di bronzo alta nove metri con una lancia in mano, la corazza a scaglie, un serpente che le sale lungo il fianco e un braccio alzato sopra gli occhi, come chi guarda lontano.

la statua in bronzo la france di bourdelle davanti al colonnato del palais de tokyo, con la lancia alzata, il braccio sopra gli occhi e l iscrizione mere voici vos fils sul basamento

Leggi il basamento prima di salire i gradini. C’è un verso di Charles Péguy: Mère voici vos fils qui se sont tant battus, madre ecco i vostri figli che hanno tanto combattuto. La statua è La France di Antoine Bourdelle, e questo esemplare, il quarto, fu fuso dalla fonderia Hohwiller e collocato qui il 18 giugno 1948, cioè nell’anniversario dell’appello di de Gaulle, come monumento ai caduti della Francia libera. Se hai visto il Musée Bourdelle a Montparnasse, quel braccio alzato lo riconosci.

2. La Fée Électricité, seicento metri quadri di pittura

Quanto può essere grande un quadro prima di smettere di essere un quadro?

Questa tela risponde con un numero: seicento metri quadri, duecentocinquanta pannelli di compensato alti due metri e larghi uno e venti, dieci metri di altezza per sessanta di lunghezza. È La Fée Électricité, che Raoul Dufy dipinse nel 1937 per il Palais de la Lumière et de l’Électricité dell’Esposizione internazionale, costruito da Robert Mallet-Stevens. È stata installata qui nel 1964, donata da Électricité de France.

Torna alla fotografia in cima a questa pagina e conta che cosa succede in un solo tratto. In alto vola la Fata, con i capelli distesi dal vento; sotto di lei le città del mondo sono disegnate a contorno su fasce di colore, e riconosci la torre Eiffel, una cupola, un obelisco, un arco; in basso a destra suona un’orchestra. Lungo il registro inferiore Dufy ha messo centodieci scienziati e inventori, da Archimede in poi, cioè la catena di persone che ha portato all’elettricità. Cerca le linee sottili che tagliano la superficie: sono le giunzioni dei pannelli, e sono l’unica cosa che ti ricorda che questo non è un muro affrescato.

3. La sala Matisse, e la Danse ritrovata in uno studio nel 1990

Una sala intera, tre lunette ad arco su una parete lunga, figure chiare che ballano su fondi blu e ocra. Sotto ci sono panche e sgabelli, perché il museo sa che qui la gente si siede.

la sala matisse del musee d art moderne de paris, il trittico della danse con tre lunette ad arco e figure chiare su fondo blu e ocra, con panche e sgabelli sotto

La storia vale la sosta. Nel 1930 il collezionista americano Albert Barnes commissionò a Matisse una decorazione per la sua fondazione di Merion, in Pennsylvania, e per tre anni il pittore lavorò quasi solo a quella. Fece una prima versione, la giudicò troppo decorativa e la mise da parte; fece una seconda, La Danse de Paris, e scoprì che le misure non corrispondevano all’architettura; fece una terza, che fu installata a Merion nell’aprile 1933. Le prime due sono qui, nella stessa sala. E la prima, La Danse inachevée, il museo ce l’ha perché fu ritrovata nel 1990 nello studio di Matisse a Nizza, quasi sessant’anni dopo che il pittore l’aveva messa da parte.

4. La Femme aux yeux bleus, e gli occhi senza pupille

Un quadro piccolo, ottantuno centimetri per cinquantaquattro, dipinto da Amedeo Modigliani intorno al 1918, due anni prima di morire.

la femme aux yeux bleus di modigliani, una donna con il collo allungato, il cappotto nero con il collo di pelliccia e gli occhi azzurri senza pupille su fondo verde azzurro

Avvicinati agli occhi e cerca le pupille: non ci sono. Gli occhi sono due mandorle azzurre piene, e il resto del viso è costruito su una verticale sola, dal nodo dei capelli alla punta del mento, con il naso lungo e la bocca minuscola. Il collo di pelliccia scuro e il cappotto nero lasciano scoperta una mano sola, lunghissima, appoggiata in grembo. Il fondo è una parete verde azzurra con una fascia verticale più chiara, e non dice niente su chi sia questa donna: Modigliani i suoi modelli li dipingeva senza sfondo e senza nome, e il titolo lo hanno messo gli altri.

5. L’Équipe de Cardiff, e quella che trovi in rete non è questa

Perché di questo quadro circolano due versioni diverse?

Perché sono davvero due, e quella grande è qui. L’Équipe de Cardiff di Robert Delaunay è la seconda di una serie dipinta fra il 1912 e il 1913, misura 326 per 208 centimetri e fu presentata al Salon des Indépendants del 1913.

Il motivo viene da una fotografia di giornale, un salto in una mischia durante una partita di rugby fra Cardiff e Parigi, e attorno a quel gesto Delaunay ha montato la città: la torre Eiffel, la grande ruota panoramica e un cartellone pubblicitario dell’Astra, che costruiva aeroplani. Guarda dove le forme si sovrappongono invece di affiancarsi, perché è lì che si vede il passaggio dal cubismo, che scompone, a quello che Apollinaire chiamò orfismo.

Attenzione: l’immagine che i motori di ricerca mettono in cima è quasi sempre l’altra versione, quella della Pinakothek der Moderne di Monaco, che misura 130 per 97 centimetri, cioè un sesto della superficie. Se la conoscevi da lì, dal vivo ti sembrerà un quadro diverso.

6. Perché in questa pagina non c’è Sonia Delaunay

Perché cercando questo museo in rete trovi tante scale e pochi quadri?

Per una ragione che non ha niente a che fare con il museo. In Francia le opere restano protette settant’anni dopo la morte dell’autore, e in un museo del Novecento quel confine passa in mezzo alle sale: Dufy, morto nel 1953, è libero dal 2024, Matisse, morto nel 1954, dal 2025, e per questo le fotografie che vedi qui sopra sono legittime.

Sonia Delaunay è morta nel 1979, quindi le sue opere restano protette fino al 2049, e lo stesso vale per Braque, Picasso, Fautrier e Dubuffet, che pure sono in queste sale. Di loro puoi leggere, non vedere: è il motivo per cui te li racconto invece di mostrarteli, e il motivo per cui su questo museo in rete circolano soprattutto fotografie del colonnato.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 25 settembre 2026 sul sito ufficiale mam.paris.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Le collezioni permanenti sono gratuite per tutti e senza prenotazione, con una donazione suggerita di 5 euro. Le mostre temporanee si pagano, e il prezzo cambia da una all’altra: lo trovi sulla pagina della mostra in corso. Ridotti. Sulle mostre il ridotto spetta agli studenti di moda, belle arti, storia dell’arte e archeologia, a chi cerca lavoro, a chi percepisce l’assistenza sociale e agli artisti iscritti alla Maison des Artistes, con la prova. I minori di 18 anni entrano gratis. Orari. Il museo apre da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00, e la biglietteria chiude alle 17:15. Il giovedì resta aperto fino alle 21:30, ma la sera si visita solo la mostra temporanea. Chiusure. Chiude il lunedì, più il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre chiude alle 17:00. Paris Museum Pass. Il museo non è incluso nel pass, ma la collezione permanente è gratuita per tutti, quindi il pass qui non ti serve. Come arrivare. L’ingresso è in avenue du Président Wilson 11. Le fermate sono Iéna e Alma - Marceau sulla linea 9, e il RER C ferma a Pont de l’Alma. Quanto tempo chiede. Le sei tappe chiedono un’ora e mezza, e con una mostra temporanea grande si arriva a tre ore.

Le mostre in corso al museo, con le date, sono nella tabella di mostre a Parigi.

Da qui in poi

Nello stesso palazzo, nell’ala ovest, c’è il Palais de Tokyo, che fa solo mostre di arte contemporanea e ha un biglietto suo. Cinque minuti più su, sulla collina del Trocadéro, ci sono la Cité de l’architecture, il Musée de l’Homme e il Musée national de la Marine, tutti e tre dentro il Palais de Chaillot. A due passi, in avenue Pierre Ier de Serbie, c’è il museo della moda di Parigi, il Palais Galliera. E la pittura dell’Ottocento, da cui tutto questo viene, è al Musée d’Orsay.

Crediti fotografici: Fée Électricité di GFreihalter (CC BY-SA 4.0); sala Matisse di Alybnp (CC BY-SA 4.0); La France di Bourdelle di Fred Romero (CC BY 2.0); Femme aux yeux bleus dalle collezioni del museo (CC0), da Wikimedia Commons.