Stai pensando a una gita da Barcellona e ti chiedi se Girona valga davvero la giornata, o se sia l’ennesima cittadina carina da fotografare dal ponte e via?

Te lo dico subito: vale, e non per le case colorate. Quelle sono la cartolina, e la cartolina è bellissima. Ma dentro le mura c’è una cattedrale che ha la navata gotica più larga del mondo, un ricamo dell’XI secolo che è uno degli oggetti medievali più straordinari d’Europa, e un quartiere ebraico che è tra i meglio conservati del continente. Tutto nel raggio di dieci minuti a piedi.

Il centro storico si chiama Barri Vell ed è minuscolo: puoi vederlo bene in un giorno solo, a patto di sapere dove guardare e in che ordine muoverti.

Ti va di organizzarla per bene?

Si parte!

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Il Barri Vell: una città che si attraversa in venti minuti

La prima cosa da capire di Girona è la sua forma. La città vecchia sta tutta su un fianco di collina, stretta tra il fiume Onyar e le mura, ed è fatta di scalinate. Non di strade con qualche gradino: proprio di scalinate, ripide, di pietra, che salgono verso la cattedrale e scendono verso il fiume.

Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è che ti servono scarpe serie, perché in un giorno di salite e discese ne fai parecchie. La seconda, molto più bella, è che Girona non si vede: si scopre a pezzi, un vicolo alla volta, e ogni curva ti toglie e ti restituisce la vista.

Da dove conviene cominciare?

Dal basso, dal fiume, e salire. Al contrario ti ritroveresti a fare in discesa la parte più bella, e la cattedrale che ti compare davanti in cima a novanta gradini è una di quelle cose che vanno guadagnate.

una scalinata di pietra nel Barri Vell di Girona che sale tra i muri antichi verso una torre delle mura

La cattedrale di Girona e la navata gotica più larga del mondo

La cattedrale di Girona si annuncia da lontano con la sua scalinata barocca: novanta gradini e tre pianerottoli, costruiti nel Seicento insieme alla facciata. È lo scenario più teatrale della città, ed è il motivo per cui i produttori del Trono di Spade la scelsero per il Grande Tempio di Baelor nella sesta stagione.

Poi entri, e succede la cosa vera.

Perché quella facciata barocca nasconde una navata unica larga 22,98 metri: la più larga mai costruita in stile gotico, la seconda al mondo in assoluto dopo San Pietro. Trentaquattro metri di altezza, e nessuna colonna in mezzo. Nessuna.

E come fu deciso di farla così?

Con una specie di referendum tecnico. Tra il 1416 e il 1417 il capitolo convocò i dodici maestri d’opera più autorevoli della Catalogna e di Maiorca per rispondere a una domanda che era anche una scommessa: continuare la chiesa a tre navate, come era cominciata, o buttarsi su un’unica campata larghissima? La maggioranza dei periti disse di no, era troppo rischioso. Il capitolo scelse comunque il rischio, seguendo l’architetto Guillem Bofill, e la navata unica fu costruita.

Il risultato è uno spazio che non somiglia a nessun’altra cattedrale gotica europea. Dove a Chartres o ad Amiens l’occhio corre lungo file di pilastri, qui non ha appigli: c’è solo un vuoto enorme, laterale, che ti arriva addosso tutto insieme.

Una curiosità: quella facciata è rimasta un cantiere aperto per oltre tre secoli e mezzo. La prima pietra fu posata nel 1606, poi i lavori si fermarono e ripresero solo nel 1680, e l’opera fu dichiarata finita nel 1960, con le ultime sculture messe in opera nei due anni successivi. Per una decina di generazioni i gironesi hanno salito quei novanta gradini verso un fronte a metà.

la facciata barocca della cattedrale di Girona vista di scorcio dal basso, con le statue nelle nicchie e il portale bronzeo

Il Tapís de la Creació: il pezzo che da solo vale il biglietto

Dentro il museo della cattedrale, in fondo alle sale del Tesoro, c’è l’oggetto per cui vale la pena venire a Girona anche solo per un’ora.

Il Tapís de la Creació, l’arazzo della Creazione, non è un arazzo: è un ricamo, fatto ad ago su un supporto di lana, largo circa quattro metri e mezzo per tre e mezzo. Risale alla fine dell’XI secolo o all’inizio del XII, ed è arrivato fino a noi con i suoi colori quasi intatti, cosa che per un tessile di novecento anni è quasi un miracolo.

Al centro c’è il Cristo Pantocratore, dentro un cerchio, e intorno a lui corrono le scene dei primi capitoli della Genesi: la separazione della luce dalle tenebre, la creazione degli uccelli e dei pesci, Adamo che dà il nome agli animali, la creazione di Eva. Negli angoli, quattro figure alate soffiano: sono i venti. Nella fascia inferiore ci sono i mesi dell’anno e i lavori dei campi.

Ma perché è così importante?

Perché è un’enciclopedia. Non racconta solo una storia sacra: mette insieme il tempo cosmico e il tempo agricolo, il cielo e il calendario, in un unico schema circolare. È il modo in cui un uomo dell’XI secolo si figurava l’universo intero, ricamato.

Un dettaglio che forse non sai: la prima notizia scritta del Tapís risale al Cinquecento, quando Carlo V, passando da Girona, chiese espressamente di vederlo. Era già allora la cosa da mostrare agli ospiti importanti. Dal 1975 è esposto in una sala propria, con la luce bassa che serve a proteggerlo.

il Tapís de la Creació, ricamo romanico con il Cristo Pantocratore al centro e le scene della Genesi disposte in cerchio

Il chiostro romanico e i suoi capitelli

Prima di uscire, non saltare il chiostro. È del XII secolo, quindi molto più antico della navata gotica, ed è uno dei più belli della Catalogna per un motivo curioso: non è quadrato, ma trapezoidale, perché dovette adattarsi alla forma del terreno e alle mura carolinge che gli passavano accanto.

I capitelli e i fregi che corrono sopra le colonnine sono un libro illustrato. Ci trovi la Genesi, scene di lavoro, animali, mostri, e figure di uomini colti in gesti quotidiani: uno che tira, uno che spinge, uno che porta un peso. Il romanico è pieno di questa umanità dimessa, che convive con l’ordine simbolico senza contraddirlo.

Prenditi il tempo di fare il giro completo con calma, guardando i capitelli uno per uno. È il posto più silenzioso di tutta Girona, e nelle ore centrali della giornata spesso te lo ritrovi quasi vuoto.

capitello romanico istoriato nel chiostro della cattedrale di Girona con figure scolpite che trasportano un peso

Il Call: uno dei quartieri ebraici meglio conservati d’Europa

Dalla cattedrale scendi lungo il Carrer de la Força, che ricalca il tracciato dell’antica via romana, ed entri nel Call: il quartiere ebraico di Girona.

La comunità si insediò qui nel IX secolo e per quattrocento anni fu una delle più importanti della penisola. Nel Duecento Girona era un centro di studi cabalistici di rilievo europeo, e la figura che lo rese tale fu Nahmanide, Mosè ben Nahman, che i catalani chiamano Bonastruc ça Porta: rabbino, medico, filosofo, e uno dei grandi commentatori della Torah del Medioevo.

Poi arrivò la fine. Le persecuzioni si fecero sempre più dure nel Quattrocento e il decreto di espulsione del 1492 chiuse la storia della comunità. Le case furono murate, i vicoli chiusi, e paradossalmente è proprio per questo che il Call si è conservato così bene: nessuno ci costruì sopra.

Cosa si visita, in concreto?

Il Museu d’Història dels Jueus, in Carrer de la Força 8, ricavato in quello che fu l’ultimo edificio della sinagoga. Undici sale, ma quella che ricorderai è quella delle lapidi funerarie ebraiche in ebraico, recuperate dal cimitero di Montjuïc di Girona. Sono pietre nude, con i nomi ancora leggibili, e dicono più di qualsiasi pannello.

Il resto del Call si visita camminando, gratis: vicoli strettissimi, cortili, passaggi coperti in cui il sole non arriva mai. Perditi apposta.

l’arco del Portal de Sobreportes a Girona che inquadra la piazza della cattedrale con i passanti in controluce

Sant Feliu, i Banys Àrabs e Sant Pere de Galligants

Sotto la cattedrale, appena passata la porta del Portal de Sobreportes (che sta esattamente dove si apriva l’ingresso settentrionale della città romana), c’è la basilica di Sant Feliu, che è la chiesa più gironese di Girona: quella dove va la gente del posto.

Guarda il campanile: il corpo di base è trecentesco, appaltato nel 1368 al maestro Pere Sacoma e finito nel 1392, mentre la parte alta fu tirata su tra il 1532 e il 1581. Nota la guglia centrale: è tronca. Non è un progetto lasciato a metà, è un incidente. Un fulmine la colpì e la decapitò, e da allora è rimasta così, chiusa da una terrazza e circondata dalle guglie laterali superstiti. È la sagoma con cui riconosci Girona da qualsiasi punto della valle.

Dentro, incastonati nelle pareti del presbiterio gotico, ci sono otto sarcofagi: due di soggetto pagano romano e sei paleocristiani, ed è la raccolta di questo tipo più importante conservata in tutta la penisola iberica. Uno mostra il ratto di Proserpina. Erano già antichi quando la chiesa fu costruita, e i costruttori li misero in vista come si fa con i trofei: se ne vede solo il fronte, il resto è dentro il muro.

A pochi metri ci sono i Banys Àrabs, e qui serve una precisazione che quasi nessuno fa: non sono arabi. Sono un edificio romanico di fine XII secolo (la prima menzione di bagni pubblici a Girona è del 1194), costruito da cristiani sul modello dei bagni islamici e romani. La sala fredda, con la vasca circondata da colonnine e la lanterna ottagonale che lascia entrare la luce dall’alto, è uno degli spazi più fotogenici della città.

Ancora un po’ più avanti, oltre il torrente Galligants, il monastero benedettino di Sant Pere de Galligants è un capolavoro di romanico catalano che oggi ospita la sede gironese del Museu d’Arqueologia de Catalunya. Anche qui i capitelli del chiostro valgono da soli la visita.

il campanile gotico di Sant Feliu a Girona con la guglia centrale tronca e le guglie laterali, sopra i tetti in coppi

Le case dell’Onyar e il ponte di Eiffel

Adesso la cartolina, che te la sei guadagnata.

Le cases de l’Onyar sono le case affacciate a strapiombo sul fiume, costruite tra il Seicento e il Novecento e dipinte di ocra, rosso, giallo, verde. I colori non sono casuali e non sono antichi: la gamma attuale nasce dal progetto di riabilitazione del 1982-83 degli architetti Josep Fuses e Joan Maria Viader, con la tavolozza studiata dagli artisti gironesi Enric Ansesa e Jaume Faixó per dare unità a facciate che erano diventate un patchwork.

Il posto da cui guardarle è il Pont de les Peixateries Velles, il ponte rosso di ferro che attraversa l’Onyar. Fu costruito nel 1877 dalla ditta di Gustave Eiffel, dodici anni prima della torre di Parigi, ed è una struttura reticolata rivettata di un rosso squillante. Vale la pena attraversarlo a piedi e poi fermarsi sul ponte successivo per fotografarlo insieme alle case.

Un dettaglio: se il fiume è calmo, e al tramonto spesso lo è, il riflesso raddoppia esattamente le facciate. È per quello che la foto di Girona che hai già visto sembra sempre specchiata.

Sulla riva, in Carrer de les Ballesteries 29, c’è Casa Masó: la casa natale di Rafael Masó (1880-1935), il grande architetto del noucentisme catalano, ed è l’unica delle case sull’Onyar che si può visitare dall’interno. Si entra solo con visita guidata e su prenotazione, quindi scrivi o telefona prima.

le case colorate sull’Onyar a Girona con il loro riflesso nell’acqua e il ponte sullo sfondo

Il camminamento delle mura: il posto giusto per il tramonto

Se hai un’ora sola da spendere bene, spendila qui.

Il Passeig de la Muralla corre sopra le mura della città, con tratti che risalgono all’epoca romana e alla ricostruzione carolingia del IX secolo: è uno dei tratti di mura carolinge più lunghi conservati in Europa. Ci si sale da più punti del Barri Vell, l’ingresso è gratuito e il percorso completo si fa in una mezz’ora abbondante, torri comprese.

Da lassù capisci finalmente la pianta della città: i tetti in coppi tutti alla stessa quota, il campanile tronco di Sant Feliu che spunta in mezzo, la mole della cattedrale alle spalle e, oltre, le colline. Nel mezzo del percorso ci sono i Jardins dels Alemanys, i giardini cresciuti dentro le rovine di una caserma spagnola del Settecento, con gli alberi che escono dalle finestre.

Vacci un’ora prima del tramonto: la pietra si accende e il centro passa dal grigio all’oro nel giro di venti minuti.

i tetti in coppi del Barri Vell di Girona e il campanile di Sant Feliu visti dalle mura al tramonto

Informazioni pratiche

Come arrivare. Girona è una gita da Barcellona molto comoda: con l’alta velocità da Barcelona Sants sono circa 40 minuti. Il treno regionale (linea R11) costa meno ma ci mette all’incirca un’ora e mezza. La stazione è a dieci minuti a piedi dal Barri Vell, sull’altra riva dell’Onyar.

Cattedrale. Aperta dalle 10.00 alle 19.30 a luglio e agosto, dalle 10.00 alle 17.30 da novembre a marzo, dalle 10.00 alle 18.30 negli altri mesi. Biglietto 7 euro con audioguida inclusa, ridotto 5, gratis per i residenti a Girona. Esiste un biglietto combinato cattedrale + Sant Feliu + Museu d’Art a 12 euro, che conviene se pensi di vederli tutti e tre.

Museu d’Història dels Jueus. Carrer de la Força 8. Ingresso 4 euro, ridotto 2, gratuito la prima domenica del mese. A luglio e agosto da lunedì a sabato 10.00-19.00, domenica e festivi 10.00-14.00; da settembre a giugno da martedì a sabato 10.00-18.00, mentre lunedì, domenica e festivi si ferma alle 14.00.

Banys Àrabs. Da lunedì a sabato 10.00-18.00, domenica e festivi 10.00-14.00. Ingresso 3 euro, 2 per gli over 65, 1 per studenti e famiglie numerose.

Orari e tariffe di questa sezione verificati ad agosto 2026 sui siti ufficiali dei quattro monumenti.

Museu d’Arqueologia (Sant Pere de Galligants). Da martedì a sabato 10.00-19.00 da maggio a settembre, 10.00-18.00 da ottobre ad aprile; domenica e festivi 10.00-14.00. Chiuso il lunedì. Gratuito la prima domenica del mese.

Quando andare. La settimana da segnare in calendario è quella di Girona, Temps de Flors, a maggio: per nove giorni cortili, scale e chiostri normalmente chiusi si aprono al pubblico riempiti di composizioni floreali. È bellissimo ed è anche il momento in cui la città è più piena: se cerchi il silenzio, evitalo.

Due avvertenze oneste. La prima: quasi tutto è in salita, e i gradini di pietra consumata scivolano quando piove. La seconda: nei mesi caldi le comitive in giornata da Barcellona arrivano verso le undici e ripartono verso le cinque, quindi la mattina presto e il tardo pomeriggio la città è un’altra.

E se vuoi capirci di più? Girona è piccola ma stratificata, e la differenza tra vederla e capirla la fa qualcuno che ti spieghi chi erano i cabalisti del Call e perché quella navata è un azzardo. Puoi prenotare un tour a piedi del centro storico con i biglietti dei monumenti inclusi e verificare gli orari disponibili.

Prima di andartene: il cul de la lleona

C’è un’ultima cosa da fare, ed è una piccola sciocchezza a cui i gironesi tengono moltissimo.

All’inizio della salita di Sant Feliu c’è una colonna con in cima una leonessa di pietra che si arrampica. L’originale è del XII secolo ed è conservato al Museu d’Art; quella in strada è una copia. La tradizione dice che chi le bacia il posteriore tornerà a Girona, e che nessuno può dirsi davvero gironese se non l’ha fatto.

Serve una scaletta, di solito c’è la fila, ed è la fotografia più ridicola che porterai a casa dalla Catalogna.

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