Hai un giorno solo per Assisi e vorresti capire cosa vale davvero la pena vedere, senza ritrovarti a correre tra una chiesa e l’altra con la sensazione di non aver capito niente?
Assisi è una di quelle città dove il rischio è esattamente questo. È piccola, si attraversa a piedi in mezz’ora, e proprio per questo sembra facile. Poi entri nella Basilica di San Francesco e ti accorgi che su quelle pareti c’è uno dei momenti in cui la pittura europea ha cambiato direzione, e che senza sapere cosa stai guardando ti sfugge quasi tutto.
C’è anche un motivo in più per venirci adesso: il 2026 è l’ottavo centenario della morte di san Francesco, morto nel 1226. Vuol dire celebrazioni per tutto l’anno, ma anche una città molto più affollata del solito.
Ti va di arrivarci sapendo dove guardare?
Si parte!
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Due chiese sovrapposte: come è fatta la Basilica di San Francesco
La prima cosa che spiazza è che la Basilica di San Francesco non è una chiesa, sono due, costruite una sopra l’altra.
I lavori cominciarono nel luglio del 1228, per volontà di papa Gregorio IX, appena due anni dopo la morte del santo e il giorno dopo la sua canonizzazione. La consacrazione arrivò il 25 maggio 1253 con papa Innocenzo IV.
La basilica inferiore è bassa, buia, con le volte che ti vengono incontro: è nata come luogo di sepoltura e lo si sente. La basilica superiore è l’opposto: un’unica navata altissima, gotica, con le vetrate che la riempiono di luce. Lo stacco tra le due, se le percorri in sequenza, è una delle esperienze architettoniche più forti che l’Italia possa offrirti.
E perché due?
Perché servivano a due cose diverse. Sotto la tomba e la devozione, sopra la predicazione e la celebrazione dell’ordine. È una divisione dei compiti che si legge nello spazio prima ancora che nei libri.
L’intero complesso, insieme agli altri luoghi francescani della città, è patrimonio mondiale UNESCO dal 2000.
Il ciclo di Giotto, e il dubbio che gli storici dell’arte non hanno mai risolto
Nella basilica superiore, lungo le pareti della navata, corrono le ventotto scene delle Storie di san Francesco. È il ciclo che ogni manuale di storia dell’arte usa per spiegare cosa succede alla pittura alla fine del Duecento.
Cosa succede, in concreto? Che le figure smettono di galleggiare su fondi oro e cominciano a stare dentro uno spazio. Hanno peso, occupano volume, si voltano. Gli edifici dipinti hanno una profondità in cui i personaggi potrebbero davvero entrare. E soprattutto i volti fanno cose: si stupiscono, dubitano, piangono.
Ma è tutto di Giotto?
Qui la risposta onesta è: non lo sappiamo con certezza. L’attribuzione tradizionale è a Giotto, ed è quella che troverai su ogni cartello. Ma buona parte degli studiosi ritiene che sul cantiere abbiano lavorato più maestri, e che le ultime scene siano di un’altra mano, quella che convenzionalmente si chiama Maestro della Santa Cecilia. Il dibattito è aperto da oltre un secolo e non si è chiuso.
Non lasciare che questo ti rovini la visita: che la mano sia una o tre, quello che vedi resta il punto di svolta.
Nel transetto destro, più in alto, c’è la Maestà di Cimabue, dipinta intorno al 1278. Guardala con attenzione: i colori sono in negativo. La biacca usata per gli incarnati si è ossidata nei secoli e ha rovesciato i chiari in scuri, trasformando i volti in una specie di fotografia al contrario. Non era così, ma è così che è arrivata a noi.

La basilica inferiore: Simone Martini, Lorenzetti e la tomba
Molti visitatori dedicano venti minuti alla chiesa superiore e scendono di corsa. È un errore: nella basilica inferiore c’è forse la concentrazione di pittura trecentesca più alta d’Italia.
Nella cappella di San Martino, Simone Martini dipinse negli anni Venti del Trecento un ciclo che è l’esatto opposto di Giotto: eleganza cortese, oro, tessuti preziosi, una raffinatezza quasi da miniatura francese. Nel transetto sinistro lavorò invece Pietro Lorenzetti, con una Crocifissione di una drammaticità che non ti aspetti. E dal 1307 circa ci mise mano anche la bottega di Giotto, nella cappella della Maddalena e nel transetto destro.
Una curiosità: la tomba di san Francesco che oggi si visita nella cripta è una scoperta relativamente recente. Il corpo era stato nascosto nel 1230 per timore che venisse trafugato, e il punto esatto era andato perduto. Fu ritrovato solo nel 1818, dentro un sarcofago di pietra sotto l’altare maggiore.
Il terremoto del 1997, e cosa significa quello che stai guardando
Il 26 settembre 1997 una scossa colpì l’Umbria mentre nella basilica superiore era in corso un sopralluogo per valutare i danni della scossa della notte precedente.
Due vele della volta crollarono. Morirono quattro persone: due frati e due tecnici. Con loro andarono distrutti circa centotrenta metri quadrati di affreschi medievali, tra cui il San Matteo di Cimabue, ridotto in decine di migliaia di frammenti.
Cosa è successo dopo?
È cominciato uno dei restauri più straordinari mai tentati: i frammenti furono raccolti uno per uno, catalogati e in parte ricomposti, in un lavoro che somigliava più all’archeologia che al restauro. La basilica riaprì nel 1999.
Quando alzi gli occhi verso la volta, quindi, stai guardando anche questo: alcune campiture sono ricostruzioni, alcune lacune sono state lasciate visibili di proposito. È una scelta di onestà che, una volta che la sai, cambia il modo in cui guardi tutto il resto.
Cosa vedere ad Assisi oltre alla basilica
Se ti fermi solo a San Francesco perdi metà della città, e la metà più tranquilla.
La Basilica di Santa Chiara, con la sua facciata a fasce bianche e rosa e gli enormi archi rampanti che la sostengono, custodisce il crocifisso di San Damiano: secondo il racconto tradizionale è quello davanti al quale Francesco sentì la voce che gli diceva di riparare la chiesa. È a dieci minuti a piedi, sull’altro lato del centro.

Nel mezzo, la Piazza del Comune, che è il cuore laico della città e nasconde la sorpresa più bella di Assisi: il tempio di Minerva, un tempio romano del I secolo a.C. con il pronao e le sei colonne corinzie ancora perfettamente in piedi. Non una ricostruzione, non un rudere: le colonne che vedi sono quelle, ed è diventato una chiesa, che è il motivo per cui si è conservato così bene.

Se hai ancora fiato, la Rocca Maggiore domina la città dall’alto e ripaga la salita con la vista su tutta la valle. E a quattro chilometri, nel bosco del Subasio, c’è l’Eremo delle Carceri: piccolo, essenziale, ed è il posto dove si capisce meglio di Francesco che in tutte le basiliche messe insieme.
Informazioni pratiche
Il dato che sorprende quasi tutti: l’ingresso alla Basilica di San Francesco è gratuito e non serve prenotare.
- Basilica superiore: 8.30 - 18.45 con l’ora legale, 8.30 - 18.00 con l’ora solare
- Basilica inferiore: 6.00 - 19.00 con l’ora legale (il mercoledì fino alle 18.30, il sabato fino alle 19.30), 6.00 - 18.00 con l’ora solare
- Tomba di san Francesco: 6.00 - 18.30 con l’ora legale, 6.00 - 18.00 con l’ora solare
- Indirizzo: Piazza San Francesco 2, Assisi
- Ingresso: gratuito, senza prenotazione
Gli orari cambiano con l’ora legale e l’ora solare, quindi quelli qui sopra sono due e non uno: se hai letto altrove che la basilica superiore chiude alle 17.45, è l’orario invernale spacciato per orario di sempre. Verificati ad agosto 2026 sul sito del Sacro Convento, sanfrancescoassisi.org.
Il convento organizza visite guidate gratuite da lunedì a sabato, di norma alle 10.30 e alle 15.30, per cui conviene prenotare. Sono fatte dai frati e valgono molto: è il modo più economico per non guardare quelle pareti senza capirle.
Due avvertenze oneste. La prima: è un luogo di culto, quindi spalle e ginocchia coperte e silenzio, e all’interno non si fotografa. La seconda riguarda proprio il 2026: con l’ottavo centenario, nei fine settimana e intorno alle date francescane la basilica può essere davvero piena. Se puoi, vieni infrasettimanale e la mattina presto, quando la chiesa inferiore apre alle sei e per un’ora è quasi tua.
E se vuoi capirci di più? L’ingresso non si paga, ma una guida cambia completamente la visita, soprattutto sul ciclo giottesco. Puoi prenotare una visita guidata della Basilica di San Francesco e verificare gli orari disponibili.
Assisi come base per l’Umbria
Assisi funziona bene anche come punto di partenza. Nel raggio di mezz’ora d’auto ci sono alcuni dei borghi più belli della regione: Bevagna, con la sua piazza medievale e le botteghe che rifanno i mestieri del Duecento, e Foligno, che ha un centro storico molto sottovalutato.
Se invece cerchi la montagna, il Parco nazionale dei Monti Sibillini è l’altra faccia dell’Umbria, e sulla strada puoi fermarti a Castel Santa Maria.
Vuoi vedere tutto quello che abbiamo scritto sulla regione? Trovi le guide raccolte nella pagina dedicata all’Umbria.
