La Fontana Maggiore sorge in mezzo a piazza IV Novembre, non costa niente, non ha orari e la maggior parte dei visitatori la fotografa da lontano e prosegue. È un errore che capisco: da lontano sembra una fontana ottocentesca in una piazza bella.

Da vicino è un’altra cosa. Le due vasche di marmo portano cinquanta rilievi scolpiti fra il 1275 e il 1278 da Nicola e Giovanni Pisano, e messi insieme raccontano il mondo intero come lo si immaginava nel Duecento: i dodici mesi con i lavori dei campi, i segni dello zodiaco, le sette arti liberali, la Bibbia, la fondazione di Roma, due favole di Esopo e i santi della città.

Ho scritto questo articolo perché quei rilievi si possono leggere uno per uno stando in piedi, con un po’ di pazienza, e nessuno lo dice.

Perché una fontana era la cosa più importante che una città potesse costruire

Che senso ha spendere un patrimonio per una vasca d’acqua? Perugia sta in cima a un colle, e per tutto il Medioevo non ebbe acqua corrente: la si portava su dalle sorgenti a dorso di mulo. Nel 1254 il comune decise di costruire un acquedotto da monte Pacciano, quattro chilometri più in là, con un sistema di sifoni che faceva risalire l’acqua fino in cima.

Ci vollero vent’anni. Quando l’acqua arrivò in piazza, nel 1278, la città volle che il punto di arrivo fosse un monumento: non una vasca ma una dichiarazione politica, piazzata fra la cattedrale e il palazzo comunale, cioè fra i due poteri, e pagata dal comune.

Per farla chiamarono i due scultori più bravi in circolazione, che avevano appena finito il pulpito del duomo di Siena.

la fontana maggiore vista nella piazza fra il duomo e il palazzo dei priori

Come è fatta: tre pezzi, tre materiali

La fontana è costruita per gradi. In basso c’è una vasca poligonale con venticinque lati, con due rilievi per lato, cioè cinquanta formelle. Sopra, una seconda vasca più piccola con dodici lati, con ventiquattro statuette agli spigoli. In cima, una coppa di bronzo con tre ninfe che reggono un’anfora, da cui esce l’acqua.

Il passaggio dei materiali non è casuale: marmo bianco e rosa in basso, marmo in alto, bronzo in cima, cioè dal più pesante e terreno al più leggero e prezioso, salendo. E il numero dei lati diminuisce da venticinque a dodici a tre, come una piramide che si stringe.

la coppa di bronzo con le tre ninfe in cima alla fontana

La vasca inferiore: l’anno, il lavoro e il sapere

La vasca grande è quella da leggere. Le cinquanta formelle sono divise in coppie e organizzate per temi.

I dodici mesi sono la parte più bella e la più facile: ognuno ha la sua attività, e sono scene di lavoro contadino vere, non simboli. Gennaio è un uomo che sta al caldo davanti al fuoco, marzo pota, maggio va a cavallo con un falco, giugno miete, settembre vendemmia, novembre semina, dicembre ammazza il maiale. Accanto a ogni mese c’è il segno zodiacale che gli corrisponde.

Poi ci sono le sette arti liberali, cioè il programma scolastico del Medioevo: grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica, astronomia, ognuna con la sua figura e i suoi strumenti. E la filosofia, che le governa tutte.

Ci sono episodi biblici (la creazione di Adamo, Adamo ed Eva, Sansone, Davide e Golia), la lupa con Romolo e Remo e le due aquile, e i santi che contano per Perugia.

i rilievi scolpiti sulla vasca inferiore della fontana maggiore

Le due favole di Esopo, che sono la cosa più strana

In mezzo alla Bibbia, alla scienza e alla storia di Roma, i Pisano hanno messo due favole di Esopo: il lupo e la gru, e il lupo e l’agnello.

Nella prima, la gru estrae con il becco un osso conficcato nella gola del lupo e poi chiede la ricompensa; il lupo risponde che la ricompensa è averle lasciato ritirare la testa dalle sue fauci. Nella seconda, il lupo accusa l’agnello di avergli intorbidato l’acqua e se lo mangia comunque, perché il pretesto serviva solo a giustificare quello che aveva già deciso.

Non sono decorazione. Su una fontana pagata dal comune, davanti al palazzo dove si amministrava la giustizia, due favole sull’abuso del potere e sull’ingratitudine di chi comanda sono un messaggio, e nel Duecento chi passava di lì sapeva leggerlo.

i rilievi con le favole di esopo del lupo e la gru

Padre e figlio, due mani diverse

Si può distinguere a occhio nudo chi ha scolpito che cosa? In buona parte sì, e provarci è il modo migliore per guardare davvero questi rilievi. Nicola Pisano aveva allora circa cinquant’anni e veniva dal pulpito del battistero di Pisa e da quello del duomo di Siena; Giovanni, suo figlio, ne aveva poco più di venti e stava diventando il più drammatico degli scultori italiani.

La critica distingue le due mani abbastanza bene: le figure più composte, più larghe, con i panneggi che ricadono in pieghe pesanti e regolari, sono di Nicola, che guardava ai sarcofagi romani; quelle più nervose, con i corpi torti e le teste che sporgono dalla cornice, sono di Giovanni.

È la stessa coppia che si ritrova sul pulpito di Siena, e la differenza fra i due è uno dei passaggi in cui la scultura italiana smette di essere medievale.

Che cosa vedi oggi, e che cosa no

Un avvertimento onesto: molti dei rilievi che vedi in piazza sono copie. La fontana è stata restaurata più volte, l’ultima fra il 1948 e il 1949 e poi negli anni Novanta, e alcune parti originali particolarmente rovinate dal gelo e dallo smog sono state sostituite e ricoverate al museo.

Le tre ninfe di bronzo in cima sono invece originali, e sono attribuite a Giovanni Pisano.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 4 settembre 2026 sul sito del Comune di Perugia. Le informazioni cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. La fontana sorge in piazza IV Novembre, è all’aperto e si vede gratis a qualunque ora.

Orari. Nessuno. Attenzione, però, alla stagione: d’inverno la fontana viene protetta contro il gelo con una struttura di copertura, e in quel periodo i rilievi non sono visibili. Se vieni per questi, evita i mesi più freddi o verifica prima.

Come arrivare. Piazza IV Novembre è il centro esatto della città, fra la cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori. Dalla fermata del minimetrò di Pincetto si sale a piedi in cinque minuti.

Quanto tempo chiede. Mezz’ora per girarle attorno e leggere i rilievi con calma. Dieci minuti per guardarla e basta.

Da dove continuare

I Pisano avevano appena finito il pulpito del duomo di Siena, e la stessa famiglia lavora nel complesso di piazza dei Miracoli a Pisa. A cinquanta metri dalla fontana, dentro il Palazzo dei Priori, ci sono le opere della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove si conservano le sculture di Arnolfo di Cambio dalla seconda fontana della città.

L’itinerario completo è in Cosa vedere a Perugia in 2 giorni.

Fotografie di Diego Delso, Georges Jansoone e Giovanni Dall’Orto da Wikimedia Commons, licenze CC BY-SA.