Giotto di Bondone e la sua rivoluzione pittorica spiegata in 10 dipinti

Eda, Storica dell’arte

Giotto godé di una grandissima considerazione già nella sua epoca: fu il primo a rivoluzionare completamente lo stile pittorico e a reintrodurre la spazialità e la prospettiva.

Considerato da alcuni il precursore del Rinascimento, le sue opere non smettono ancora di emozionare.

L’arte prima di Giotto

Prima di Giotto la produzione artistica era influenzata prevalentemente dall‘arte bizantina, con figure ieratiche (cioè statiche, immobili) su uno sfondo dorato, rappresentante il completo distacco dei santi dalla realtà umana. Giotto, pur commettendo degli errori, cercò di rendere le figure vere, tridimensionali, vive. Pose grandissima attenzione ai particolari soprattutto delle espressioni. Studio’ i movimenti, come i personaggi sono collocati e presenti nello spazio.
Trittico Stefaneschi ai Musei Vaticani

L’arte e lo stile di Giotto

Vissuto tra il 1267 e il 1337, Giotto è l’anello di congiunzione tra l’arte medievale e quella rinascimentale: le sue opere infatti sono le prime ad uscire dalle influenze “bizantine” e a diventare prospettiche, proporzionate e vive.

I personaggi giotteschi sono realistici, hanno emozioni, sono sorpresi in posizioni e situazioni diverse, sia nelle scene di quotidianità che in quelle di miracoli e fatti straordinari. Pronto a fare un viaggio nelle opere di Giotto?

L’anatomia nelle opere di Giotto

L’anatomia nel medioevo non fu studiata in modo molto approfondito. Il rifiuto della fisicità che si vede nell’arte è anche indice di una concezione del corpo diversa da quella che abbiamo oggi. Il mondo medievale e la sua spiritualità sono ben rappresentati da un’arte tesa all‘astrazione e a rimarcare le differenze tra il mondo materiale e quello spirituale. Con Giotto si evidenzia una ricerca diversa, che iniziava proprio in quel periodo.

In tutti i libri di storia dell’arte c’è la comparazione tra il crocifisso di Giotto e quello di Cimabue. Questo perché le differenze sono lampanti. Le due opere si trovano entrambe a Firenze, la prima, del maestro, a Santa Croce, data 1280 circa. L’altra, del suo allievo Giotto si trova a Santa Maria Novella e fu realizzata tra il 1296 e il 1300. Pochi anni di differenza quindi, ma quanto sono diversi l’uno dall’altro!

Osserva come il Cristo sia innaturalmente inarcato nell’opera di Cimabue. In Giotto invece il peso è sulle gambe, la posa è naturale e vera. Vedi come l’addome, le costole ed i muscoli delle braccia sono innaturalmente definiti nella prima opera? Nel crocifisso di Giotto l’anatomia è data da ombreggiature. Ora vedi la portata rivoluzionaria delle opere di Giotto?

Crocifisso di Cimabue, Santa Croce, Firenze
Crocifisso di Giotto, Santa Maria Novella, Firenze

L’anatomia nelle opere di Giotto

Giotto fu un grande osservatore della realtà: i suoi personaggi infatti ci appaiono molto vivi anche perché sono molto espressivi. I gesti, i movimenti in cui sono ritratti, ma anche i loro volti, ci indicano una vivacità molto realistica ed umana. Le figure, da lontane e statiche come le possiamo vedere nelle opere dei suoi predecessori, ritornano ad essere vive.

Lo si vede molto bene nel compianto sul Cristo morto nella cappella degli Scrovegni a Padova. Guarda gli angeli come si disperano: osserva le lacrime della Maddalena, la desolazione di San Giovanni che allarga le braccia, il volto contratto della Madonna. Hai notato il gruppo di donne sulla destra? Ciascuna ha una posizione diversa delle mani, un’espressione differente sul viso. Ognuno ha una reazione emotiva diversa rispetto alla tragedia a cui sta assistendo.

Tutto il movimento converge verso il corpo esanime del Cristo, dove il profilo della roccia accompagna lo sguardo. Anche le figure ritratte di schiena ed incappucciate sono un suo tratto tipico, fa apparire la scena come se si stesse svolgendo proprio davanti a noi.

La dinamicità nelle opere di Giotto

Se guardiamo qui sotto l’ascensione di Cristo di Padova, notiamo la grande dinamicità della scena. Il Salvatore tende verso il cielo, sembra che le nuvole lo stiano trasportando. La composizione sembra divisa in due parti: la parte terrena in cui tutti sono immobili nella preghiera, e la parte celeste, dove il Salvatore, attorniato dagli angeli, ascende verso il cielo. Sembra di vederlo salire verso l’alto!

Stessa cosa nella scena di Assisi in cui San Francesco rinuncia ai beni terreni. Il padre, un ricco mercante, viene trattenuto da un uomo perché sembra stare sul punto di dare due sberle al figlio, di cui non comprende il gesto.

D’altronde cosa farebbe tuo padre se all’improvviso ti spogliassi per strada dicendo che non vuoi più possedere nulla di materiale? La scena ed i sentimenti dei personaggi sono resi benissimo: l’incredulità degli astanti, la spiritualità di Francesco e la rabbia di suo padre.

L’architettura in Giotto

In Giotto l’architettura non è ancora resa in modo perfetto perché lo studio della prospettiva non era ancora stato approfondito. Per questo le strutture architettoniche risultano essere spesso fantasiose. Tuttavia l’osservazione della realtà ed i tentativi di resa prospettica sono evidenti. Osserva per esempio gli scalini del trono del Papa, o le travi del soffitto in questa scena in cui il Papa approva la regola francescana, dipinta nella basilica superiore di Assisi. Si vede bene che c’è una profondità nel dipinto!

Non dimentichiamo che Giotto fu anche architetto, è infatti a lui che si deve l’incredibile campanile di Santa Maria del Fiore a Firenze. Si vede la mano del maestro nella policromia dei marmi che sono bianchi, rossi e verdi. Inoltre alla base del campanile vi è un importante ciclo figurativo, con bassorilievi rappresentanti diverse arti e mestieri. Se non possiamo attribuire queste ed altre sculture a Giotto, possiamo pero’ vedere il suo genio dietro al progetto complessivo di questo splendido campanile.

Onorio III approva la regola francescana, Assisi, basilica superiore di San Francesco

La vita di Giotto da Bondone

Essendo vissuto in un’epoca molto lontana, non sappiamo praticamente nulla della vita di Giotto, ormai avvolta nella leggenda. Quello che sappiamo, è che fu considerato dai suoi contemporanei il miglior pittore dei suoi tempi. Nacque probabilmente verso il 1267 a Vespignano in Toscana.

Si formò tra Firenze e Roma ed ebbe come maestro Cimabue. Tra gli aneddoti famosi, si narra che Cimabue abbia notato Giotto, giovane pastore, fare un disegno perfetto di una delle sue pecore, e così lo abbia preso nella sua bottega. Un’altra versione, vede il giovane Giotto capace di tracciare un cerchio perfetto senza l’ausilio del compasso, per dimostrare la propria competenza artistica. Una storia vede invece il giovane allievo dipingere una mosca che il maestro cercava invano di scacciar via.

Lavorò a Roma, Rimini, Firenze, Milano, Napoli, Padova e Bologna. Tra i suoi capolavori vi sono i cicli di affreschi della basilica di San Francesco ad Assisi, la Cappella degli Scrovegni a Padova, la Cappella Peruzzi e Bardi a Firenze. Conserviamo inoltre bellissimi crocifissi e polittici, tra cui il polittico Stefaneschi ai musei Vaticani.

I suoi insegnamenti influenzarono a tal punto l’arte delle successive generazioni, che è considerato il primo dei grandi maestri della storia dell’arte. Mori all’apice della sua fama, l’8 gennaio 1337. Il funerale solenne fu pagato a spese del Comune di Firenze.

L’adorazione dei magi, ciclo della cappella degli Scrovegni a Padova, uno dei suoi più grandi capolavori.

L’ispirazione di Giotto, il primo “rinascimentale”

Giotto si ispirò ai lavori romani di Jacopo Torriti, Filippo Rosuti e Pietro Cavallini, anch’essi all’avanguardia per l’epoca. Rimase comunque il più illustre innovatore della pittura medievale.

Fu a tal punto originale, che la storia dell’arte Rinascimentale si fa di solito iniziare proprio da lui e dai suoi lavori.

Strage degli innocenti, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Ipse dixit

Ecco alcune lodi al famoso artista da parte dei suoi contemporanei (Dante) e di uno dei primi storici dell’arte, vissuto circa cento anni dopo:

  • … Credette Cimabue nella pintura
    tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
    si che la fama di colui è scura.
     (Dante)
  • Giotto rimutò l’arte del dipingere di greco (bizantina) in latino e ridusse al moderno; ed ebbe l’arte più compiuta che avessi mai più nessuno. (Cennino Cennini)

C’è qualche artista su cui vorresti che scrivessi un approfondimento? Fammelo sapere nei commenti!

Ciao, mi chiamo Elisa e sono una storica dell’arte. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Sono fermamente convinta che l’arte vada scoperta, vissuta e divulgata, per questo ho deciso di condividere la mia passione su questo blog.

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