Perché una delle facciate più importanti del primo Rinascimento italiano sta in una piazza laterale, non ha biglietteria e non compare in metà delle guide di Perugia? La risposta più onesta è che è piccola, è fuori dal corso principale, e chi arriva in città punta al Perugino.

L’Oratorio di San Bernardino sta in piazza San Francesco, dieci minuti di discesa da corso Vannucci. La facciata è coperta di rilievi in marmi colorati scolpiti fra il 1457 e il 1461 da Agostino di Duccio, ed è uno dei rarissimi casi in cui la scultura rinascimentale ha conservato il colore.

Si entra gratis, ci si sta venti minuti, e vale il viaggio anche solo per stare cinque minuti davanti alla porta.

Chi era Bernardino, e perché Perugia gli costruisce questo

Bernardino da Siena era un frate francescano che nella prima metà del Quattrocento girava l’Italia predicando nelle piazze, e riempiva le città come oggi si riempiono gli stadi. A Perugia predicò più volte, l’ultima nel 1425, e ci lasciò un segno duraturo: le sue prediche contro il lusso finivano con i «falò delle vanità», dove la gente bruciava carte da gioco, dadi, cosmetici e capelli finti.

Morì nel 1444 e fu fatto santo appena sei anni dopo, nel 1450, che è una velocità quasi senza precedenti. Perugia decise subito di dedicargli un oratorio, e lo finì nel 1452. La facciata scolpita arrivò cinque anni dopo.

Il committente non era il comune ma la confraternita dei disciplinati, cioè un’associazione di laici: è il motivo per cui l’edificio è piccolo e la spesa è andata tutta sulla facciata, che era la parte che si vedeva.

Agostino di Duccio, lo scultore del bassorilievo schiacciato

Agostino di Duccio è fiorentino, nato nel 1418, e ha una maniera riconoscibile a colpo d’occhio: lavora quasi solo a bassorilievo bassissimo, con figure che emergono dal fondo di pochi millimetri, e ottiene il movimento con le pieghe delle vesti invece che con la profondità.

I suoi panneggi sono la sua firma. Le stoffe si muovono come se ci fosse sempre vento, si avvolgono attorno ai corpi, si aprono a ventaglio, e le figure sembrano danzare anche quando stanno ferme. Chi ama la scultura netta e ferma del Quattrocento fiorentino lo trova manierato; chi guarda questa facciata di solito cambia idea.

Prima di Perugia aveva lavorato al Tempio Malatestiano di Rimini per Sigismondo Malatesta, che è l’altro luogo dove si vede il suo modo di scolpire a pieno.

rilievi di agostino di duccio sulla facciata dell oratorio

Che cosa guardare, dall’alto in basso

Da dove si comincia a leggere una facciata così fitta? La facciata è organizzata come un arco di trionfo, ed è divisa in fasce, e conviene partire dall’alto.

In alto, nella lunetta, c’è san Bernardino in gloria portato dagli angeli. Nella fascia sotto, ai lati del portale, ci sono gli angeli musicanti: sono la parte più famosa, sei figure che suonano strumenti diversi con le vesti che volano, ed è dove il modo di Agostino si vede meglio.

Nella fascia bassa corre una serie di rilievi con i miracoli del santo, e ai lati del portale ci sono le Virtù. Nella parte alta, sopra tutto, c’è il Padre Eterno benedicente.

Non guardare solo le figure: guarda il colore. La facciata alterna marmo bianco, pietra rossa di Assisi, terracotta smaltata e paste vitree azzurre, e l’effetto d’insieme era pensato per il sole del pomeriggio, che è l’ora giusta per andarci.

dettaglio degli angeli musicanti scolpiti in bassorilievo

Dentro: un sarcofago paleocristiano usato come altare

L’interno è una stanza sola, semplice e quasi spoglia, e la cosa che si nota è l’altare. Non è un altare costruito: è un sarcofago paleocristiano del IV secolo, scolpito con scene bibliche, riutilizzato al suo posto.

Contiene le spoglie del beato Egidio, uno dei primi compagni di san Francesco. È un salto di mille anni dentro una chiesa di cinque secoli fa, e vale la pena avvicinarsi a guardare i rilievi, che sono di tutt’altra epoca e di tutt’altra mano rispetto a quelli fuori.

Accanto all’oratorio c’è la basilica di San Francesco al Prato, che dopo secoli di crolli e restauri è oggi un auditorium a cielo coperto, e vale un’occhiata dall’esterno.

dettaglio dei rilievi con i miracoli del santo

Le tavolette che non sono più qui

Nel 1473, vent’anni dopo la facciata, l’oratorio ricevette una serie di otto tavolette dipinte con i miracoli di san Bernardino, opera di una squadra di giovani pittori perugini fra cui si riconosce il Pinturicchio. Erano probabilmente gli sportelli di un armadio per gli arredi sacri.

Non sono più qui: stanno alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dove le puoi vedere con il biglietto del museo. Le nomino perché sono uno dei pezzi più importanti del Rinascimento umbro e perché la loro provenienza spiega che cosa fosse questo oratorio nel Quattrocento: non una chiesetta di quartiere, ma un cantiere dove passava il meglio.

dettaglio della decorazione policroma della facciata

Informazioni pratiche

Dati verificati il 4 settembre 2026 sul sito del Comune di Perugia. Orari e accessi cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso è libero.

Orari. L’oratorio apre 8.00-12.30 e 15.30-17.30. Chiude quindi fra mezzogiorno e mezzo e le tre e mezza, che è l’errore più facile da fare arrivando dopo pranzo.

Come arrivare. L’oratorio sta in piazza San Francesco, accanto alla basilica di San Francesco al Prato. Da corso Vannucci si scende per via dei Priori in dieci minuti, tutta discesa all’andata e tutta salita al ritorno.

Quanto tempo chiede. Venti minuti, di cui almeno dieci fuori, davanti alla facciata.

Da dove continuare

Le otto tavolette che stavano qui sono oggi fra le opere della Galleria Nazionale dell’Umbria. Nella stessa città, e a cinquant’anni di distanza, il Collegio del Cambio mostra che cosa fosse diventata la pittura umbra alla fine del secolo.

L’itinerario completo è in Cosa vedere a Perugia in 2 giorni.

Fotografie di Sailko e Georges Jansoone da Wikimedia Commons, licenze CC BY-SA.