Il 3 luglio 2026 il teatro romano di Aosta ha riaperto al pubblico dopo una chiusura cominciata nel 2023. Dal 3 al 5 luglio si è entrati gratis, e dal 6 luglio il monumento è rientrato nel biglietto unico «Aosta Archeologica».

Attenzione: la riapertura è parziale e il cantiere è ancora dentro il monumento. Non lo dico io per prudenza giornalistica, lo ha detto l’assessore regionale Erik Lavevaz il giorno dell’inaugurazione: «Quello che inauguriamo è una via di mezzo tra una visita vera e propria e un cantiere a cielo aperto». Quando il committente descrive così la propria opera, la descrizione è il dato più affidabile che esista.

Vale comunque la pena di andarci, e in questo articolo provo a spiegarti perché, che cosa vedrai davvero e che cosa invece ti toccherà immaginare fino al 2027.

la facciata meridionale del teatro romano di aosta alta ventidue metri, con contrafforti, archi e tre ordini di finestre

Che cosa vedi oggi, e che cosa no

Si entra da via Charrey, si attraversa la piazza ex Birreria e si percorre una passerella gettata fra il palcoscenico e l’orchestra: cammini cioè nel punto in cui stava l’azione, con la cavea che ti sale davanti. È un punto di vista che il vecchio percorso non offriva.

Quello che non trovi è l’ingresso monumentale da Porta Praetoria, che era il modo storico di entrare, e la biglietteria nuova, che è ancora da costruire. I lavori del comparto «Aosta est» proseguono dal 1º luglio 2026 al 30 giugno 2027 e comprendono la biglietteria, una cabina elettrica, una terrazza pubblica e il rifacimento della pavimentazione di rue de Baillage. Il progetto complessivo tocca anche Porta Praetoria, la Torre dei Signori di Quart, le mura romane e la Tour Fromage.

Attenzione: qualche testata ha titolato «riapre dopo sette anni». Le cronache locali più vicine ai fatti danno la chiusura dal 2023, cioè circa tre anni. Se leggi «sette», stai leggendo un conteggio che nessuna fonte primaria conferma.

Ventidue metri di facciata, e come si legge

Perché il teatro di Aosta si riconosce in fotografia anche da chi non c’è mai stato? Perché di lui non resta la cavea, come a Trieste, ma un muro. La facciata meridionale è alta ventidue metri, scandita da contrafforti e alleggerita da tre ordini di finestre che si rimpiccioliscono salendo: in basso grandi arcate, in mezzo una fila di aperture strette, in alto quattro finestroni ad arco.

Quel muro non è la scena del teatro. È la parete esterna che chiudeva il complesso sul lato verso la città, e la sua altezza è la ragione per cui il monumento è arrivato fino a noi: era troppo grande per essere smontato con comodo e troppo utile per essere abbattuto. Nei secoli ci si sono appoggiate case, e la parte bassa è rimasta inglobata nel tessuto urbano.

Il dettaglio che consiglio di cercare è la pietra. Guarda i blocchi squadrati dei contrafforti e poi il riempimento fra l’uno e l’altro: sono due materiali e due modi di lavorare, e la differenza racconta come i romani risparmiavano pietra buona mettendola solo dove serviva a reggere.

il teatro romano di aosta visto da ovest, con la facciata e i piloni della scena sotto il cielo azzurro e la montagna dietro

Un teatro da quattromila posti in una colonia di frontiera

Le stime danno al teatro fra tremila e quattromila spettatori, con un’orchestra di dieci metri di raggio, e la costruzione risale al I secolo a.C., con rimaneggiamenti antichi successivi.

Il numero merita un attimo di attenzione, perché è sproporzionato e la sproporzione è il punto. Augusta Praetoria nasce nel 25 a.C. subito dopo la vittoria sui Salassi, il popolo che teneva i valichi alpini, e nasce come presidio sulla strada che porta al Piccolo e al Gran San Bernardo. Una colonia di frontiera non aveva bisogno di quattromila posti a sedere per divertire i suoi coloni: aveva bisogno di dimostrare, a chi arrivava dai passi, che dietro quelle mura c’era Roma per intero, con i suoi spettacoli e la sua architettura. Il teatro è una dichiarazione politica costruita in pietra.

Che cosa vuol dire «visitabile», e perché qui la risposta è onesta

Vale la pena di fermarsi un momento su questo, perché è raro. Ad Aosta il monumento riapre a metà e lo dichiara: la comunicazione istituzionale parla di percorso parziale, dà le date dei lavori residui e mette in bocca all’assessore la frase sul cantiere a cielo aperto.

Il termine di paragone che ho in mente sta all’altro capo d’Italia. A Cagliari l’anfiteatro romano è chiuso alle visite dal 2011, e la pagina istituzionale del Comune, cioè del proprietario, ha continuato a lungo a pubblicare orari e tariffe come se fosse aperto: ne ho scritto nella guida di Cagliari in due giorni. Quindici anni di chiusura taciuti da una parte, tre anni di chiusura e una riapertura annunciata per quello che è dall’altra. Come lettore preferisco di gran lunga la seconda, anche se mi fa camminare su una passerella provvisoria.

Le mura di Augusta Praetoria, che sono il vero monumento della città

Il teatro è addossato alle mura, e le mura sono la cosa più grande che Aosta possieda. Il circuito misurava circa 2,6 chilometri e disegnava un rettangolo di 727,5 per 574 metri, con i lati che corrispondono al decumano e al cardo massimi: la pianta della città di oggi è ancora quella.

I numeri della struttura sono questi. Spessore alla base circa 1,9 metri, altezza circa 6,5 metri, nucleo in opus caementicium di ciottoli di fiume rivestito all’esterno da blocchetti di travertino, camminamento merlato in cima. E venti torri: quattro agli angoli, otto sui tratti intermedi fra angoli e porte, e otto a due a due ai fianchi delle quattro porte, che erano la Porta Praetoria a est, la Decumana a ovest, la Principalis Sinistra a nord e la Principalis Dextera a sud.

la tour du pailleron ad aosta, torre romana con la parte alta rifatta in mattoni, accanto a un tratto di mura

Otto torri in piedi, e il motivo non è l’amore per l’antico

Quante città possono dire di avere ancora otto torri della propria cinta romana? Aosta può, e la ragione è meno nobile di quanto sembri: quelle torri non sono state conservate, sono state usate. Nessuno ha mai tolto loro il tetto, e un edificio con il tetto non crolla.

L’uso si legge ancora nei nomi e negli indirizzi. La Torre dei Balivi, la torre d’angolo nord-est, oggi ospita il conservatorio. La Torre del Lebbroso è una sede espositiva regionale. La Tour Perthuis è inglobata in un edificio scolastico. La Tourneuve, cilindrica, sta in via Monte Solarolo. Il castello di Bramafam unisce una torre cilindrica a un corpo abitativo. La Torre Plouves è stata restaurata nel 2010. E la Tour du Pailleron, quella della fotografia qui sopra, è considerata la meglio conservata: ha sei aperture per lato, la parte bassa in pietra romana e quella alta rifatta in mattoni, e guarda il piazzale della stazione.

Questa è la lezione che porti via da Aosta e che non trovi nei musei: un monumento sopravvive quando resta comodo. Lo stesso meccanismo ha salvato in Molise un’intera città romana, Saepinum, dove le case del paese poggiano sui muri antichi e per questo li tengono su. La Tour Fromage, di XI-XII secolo, è oggi uno spazio espositivo, e il suo restauro fa parte dello stesso cantiere che ha tenuto chiuso il teatro.

Dove si vedono le mura, strada per strada

Non c’è un percorso segnalato unico, quindi ti do gli indirizzi. Tratti di muro romano affiorano in via Hôtel des Monnaies, in via Giosuè Carducci, in via Giorgio Carrel vicino alla stazione degli autobus, in via Monte Solarolo, in via Abbé Chanoux, in via Festaz, dove il muro è stato aperto con brecce per far passare la viabilità moderna, e in via Amilcare Cretier.

Due tratti stanno sottoterra e si vedono solo entrando: nei sotterranei di Palazzo Roncas, sede del Museo archeologico regionale, e in quelli della Biblioteca regionale. Il modo migliore di capire la cinta, però, resta camminarci intorno: sono poco più di due chilometri e mezzo, un’ora buona con le soste, e alla fine hai in testa la forma della città romana meglio di qualunque pianta.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 sulle pagine ufficiali della Regione Valle d’Aosta e sulle cronache locali della riapertura. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il teatro sta dentro il biglietto unico «Aosta Archeologica», 10 euro, valido sei mesi, che comprende anche il criptoportico forense, la chiesa paleocristiana di San Lorenzo, il Museo archeologico regionale e l’area megalitica. Il ridotto costa 8 euro e spetta ai gruppi da venticinque persone e alle visite guidate. La fascia 19-25 anni paga 3 euro. L’acquisto online è consigliato.

Orari. Da aprile a settembre si entra 9:00-19:00, da ottobre a marzo 10:00-13:00 e 14:00-18:00. Chiuso il 25 dicembre e il 1º gennaio. L’ultimo ingresso è trenta minuti prima della chiusura.

Gratuità. Sotto i 18 anni si entra gratis, e così pure le persone con disabilità certificata con un accompagnatore, le scolaresche con gli insegnanti e chi ha l’abbonamento musei.

Attenzione: una divergenza che le fonti non risolvono. Le pagine istituzionali della Regione, aggiornate al 2023, dichiarano l’ingresso gratuito da 0 a 25 anni; il portale turistico regionale dà invece gratis sotto i 18 anni e 3 euro per la fascia 19-25. Se hai fra i 19 e i 25 anni, telefona al Museo archeologico allo 0165 275902 prima di contare sul gratuito.

Come arrivare. Il teatro sta in via Porta Praetoria, nel cuore del centro storico, dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Fino alla fine dei lavori l’accesso è da via Charrey. Il monumento è accessibile senza barriere architettoniche.

Quanto tempo chiede. Mezz’ora per l’area del teatro, un’ora abbondante se ci aggiungi il giro delle mura e la Porta Praetoria, che sta a cinquanta metri e non costa nulla.

Il resto di Aosta

Il teatro è una tappa di mezz’ora dentro una giornata che va incastrata monumento per monumento: l’itinerario completo, con il calendario che decide che cosa riesci a vedere, è in cosa vedere ad Aosta in un giorno. Gli altri quattro pezzi sono la collegiata di Sant’Orso con il chiostro e i quaranta capitelli, la cattedrale con i mosaici del coro e il museo del tesoro, l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans e l’arco di Augusto con il ponte di pietra.

Crediti fotografici: facciata meridionale e Tour du Pailleron di Mostacchi.angelo e Tenam2, teatro da ovest di Wolfgang Sauber (CC BY-SA 3.0 e CC BY-SA 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.