La cattedrale di Santa Maria Assunta e la collegiata di Sant’Orso sono le due testimonianze maggiori dell’arte sacra valdostana, e si somigliano in un modo curioso: tutte e due tengono il pezzo più prezioso in un posto dove non guarderesti mai. A Sant’Orso è sopra le volte. Qui è sopra le volte e sotto i piedi.

Attenzione: il museo del tesoro e gli affreschi aprono solo nel fine settimana. Fuori dal periodo 11 luglio-6 settembre si entra soltanto il sabato e la domenica, dalle 15:00 alle 17:30, con i volontari di «Chiese aperte». La cattedrale invece è aperta e gratuita tutti i giorni, quindi il rischio non è trovare la porta chiusa: è entrare, girare la navata, uscire soddisfatto e non sapere che quel giorno le tre cose migliori erano a dieci metri da te e inaccessibili.

Monumento nazionale dal 1940, la cattedrale ha una storia lunga più di mille anni che si legge solo mettendo insieme i pezzi, perché ogni epoca ci ha messo mano.

i due campanili romanici della cattedrale di aosta con le guglie in pietra sopra i tetti in lose

Due campanili, e una facciata che non ti dice niente

Dalla piazza la cattedrale delude, e conviene saperlo prima per non restarci male. La fronte è un fondale neoclassico, e l’edificio vero comincia dietro.

Girale intorno e guarda in alto: spuntano due campanili romanici con le guglie in pietra e le bifore, ai due lati del corpo della chiesa, e fra loro i tetti in lose. Quei due campanili sono l’unica cosa che, dall’esterno, dichiari l’età dell’edificio. Vengono dalla stessa stagione che ha prodotto il ciclo del sottotetto, cioè dal cantiere che il vescovo Anselmo I aprì fra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo.

Dentro, la navata è quella di una grande chiesa gotica rivoltata più volte, con le volte a crociera e il coro in fondo. Ed è nel coro che comincia la parte interessante.

I mosaici del coro, che si guardano abbassando la testa

Quanti pavimenti conosci che valgano un viaggio? Nell’alto coro della cattedrale ce ne sono due, e sono di due epoche diverse.

Il primo è del XII secolo e raffigura i mesi dell’anno. È il tema più diffuso della scultura e del mosaico romanici, il calendario dei lavori: la potatura, la mietitura, la vendemmia, l’uccisione del maiale. Serviva a dire che il tempo della chiesa e il tempo dei campi erano lo stesso tempo, e che l’anno liturgico girava insieme all’anno agricolo. Per i fedeli di una valle alpina, dove la stagione buona è corta e ogni settimana conta, non era teologia astratta.

Il secondo è del XIV secolo e cambia registro: raffigura animali reali e fantastici insieme ai fiumi Tigri ed Eufrate. Due dei quattro fiumi del paradiso terrestre, cioè il segnale che quel pavimento non rappresenta il mondo ma il giardino da cui il mondo è cominciato, popolato di bestie che convivono senza divorarsi.

Messi uno accanto all’altro, i due mosaici raccontano due modi opposti di guardare il creato a due secoli di distanza: il calendario del lavoro e il giardino dell’origine.

gli stalli del coro in legno intagliato della cattedrale di aosta, con le figure di santi sotto i baldacchini gotici

Il secondo ciclo ottoniano, quello che quasi nessuno cita

Sopra le volte della cattedrale corre un ciclo di affreschi dell’XI secolo coevo a quello di Sant’Orso, voluto dallo stesso vescovo, e conservato per la stessa ragione: quando le volte furono costruite più in basso del tetto, la fascia dipinta finì sigillata in un sottotetto.

I soggetti però sono diversi, ed è la cosa che rende utile vederli tutti e due. A Sant’Orso ci sono storie degli apostoli ed episodi evangelici. Qui ci sono gli antenati di Cristo, i vescovi di Aosta, le storie di sant’Eustachio, il soldato romano convertito e poi martirizzato, e le storie di Mosè. Un programma dinastico e biblico, con dentro la serie dei vescovi: cioè il committente che colloca se stesso e i suoi predecessori nella stessa parete che racconta la Bibbia.

Insieme, i due cicli fanno di Aosta uno dei centri principali della pittura ottoniana in Europa. Non è una formula da depliant: di pittura murale dell’XI secolo, in Europa, ne è arrivata a noi pochissima, e quasi mai in questo stato.

Attenzione a non confondere i due Anselmi. Il committente è Anselmo I, vescovo di Aosta fra il 994 e il 1026, non Anselmo d’Aosta, il filosofo che divenne arcivescovo di Canterbury e che nacque in città intorno al 1033, dopo la morte del vescovo.

un affresco ottoniano del sottotetto della cattedrale di aosta, un angelo con le ali spiegate e il nimbo rosso su un frammento di intonaco

San Grato, la testa nel pozzo e la mandibola che si stacca

Ora la storia migliore, e va raccontata per quello che è: una leggenda messa per iscritto nel XIII secolo, non un fatto.

Il racconto dice che san Grato, vescovo di Aosta, ritrovò in Palestina il capo di san Giovanni Battista, gettato in un pozzo dopo che Salomè ne aveva chiesto la decapitazione. Grato portò il teschio a Roma per consegnarlo al papa e, nel momento in cui glielo porgeva, la mandibola si staccò e gli restò in mano. Il fatto fu interpretato come un segno divino, e la mandibola seguì Grato in Valle d’Aosta, dove è rimasta.

Ti sembrerà un dettaglio da folklore, e invece ha conseguenze materiali che vedi ancora. La mandibola è custodita in un reliquiario a testa commissionato per la cattedrale da Francesco di Challant nel 1421: un’oreficeria di quel livello, in una diocesi alpina, si spiega solo con il prestigio della reliquia. E san Grato è tuttora il patrono di Aosta.

Nella chiesa c’è anche una pittura quattrocentesca con le storie di san Grato, dove la scena della consegna al papa si legge benissimo: il vescovo inginocchiato che porge il teschio, il pontefice seduto in trono, i chierici intorno.

la vita di san grato dipinta nella cattedrale di aosta, il vescovo inginocchiato che porge il teschio al papa seduto in trono

Il museo del tesoro, che sta dentro la chiesa

Perché una diocesi alpina possiede oreficerie di questo livello? Il Museo del tesoro della cattedrale ha aperto nel 1984 ed è allestito negli spazi del deambulatorio e della vicina cappella delle reliquie: non è un edificio a parte, è la chiesa che si apre e mostra i propri armadi.

Raccoglie una panoramica dell’arte valdostana dal XIII al XVIII secolo, mettendo insieme i pezzi del tesoro della cattedrale e opere che vengono da parrocchie sparse per la valle. Oreficerie, reliquiari, sculture, paramenti. È un museo piccolo, si gira in mezz’ora, e la sua qualità dipende da un fatto storico preciso: la Valle d’Aosta era un corridoio di passaggio verso la Francia e la Borgogna, quindi qui arrivavano modelli e maestranze che nel resto del Piemonte non si vedevano.

Chi ha in mente il tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova troverà qui la versione alpina della stessa idea: un tesoro che non è un elenco di oggetti preziosi ma il racconto di che cosa una diocesi riteneva valesse la pena di conservare.

Il crocifisso che veniva dall’arco di Augusto

Un pezzo merita di essere cercato apposta, perché lega questa chiesa a un altro monumento della città. Il crocifisso ligneo che si vede appeso sotto la volta dell’arco di Augusto, in fondo alla via che porta al ponte, è una copia. L’originale fu collocato lì nel 1449 come ex voto contro le esondazioni del torrente Buthier, ed è oggi custodito qui, nel museo del tesoro.

È il tipo di dettaglio che cambia una passeggiata. Passi sotto l’arco, vedi il crocifisso, pensi che sia lì da cinquecentosettantasette anni, e invece l’oggetto vero lo hai davanti in una vetrina, mentre quello all’aperto è il suo sostituto. Ne scrivo per esteso nell’articolo su l’arco di Augusto e il ponte di pietra.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 sul sito della cattedrale di Aosta e sul portale turistico regionale. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il solo museo del tesoro costa 4 euro. Il biglietto che comprende museo e affreschi dell’XI secolo costa 5 euro. La cattedrale è gratuita e si visita negli orari di apertura della chiesa.

Orari. Il museo e gli affreschi aprono sabato e domenica dalle 15:00 alle 17:30, con i volontari dell’iniziativa «Chiese aperte». Dall’11 luglio al 6 settembre aprono tutti i giorni, sempre 15:00-17:30.

Gratuità. L’ingresso è gratuito per bambini e ragazzi fino a 18 anni, per gli studenti fino ai 25 e per chi possiede l’abbonamento musei.

Come arrivare. La cattedrale sta in piazza Giovanni XXIII, cioè al centro della città romana, a due passi dal criptoportico forense: dalla stazione ferroviaria sono dieci minuti a piedi. Per informazioni e prenotazioni particolari si scrive a info@cattedraleaosta.it oppure si telefona al 347 734681.

Quanto tempo chiede. Un’ora abbondante per museo, affreschi e mosaici del coro; venti minuti se ti limiti alla chiesa. Considera che la finestra pomeridiana di due ore e mezza va incastrata con la visita guidata di Sant’Orso, che parte alle 16:00: le due cose nello stesso pomeriggio si tengono, ma non a caso.

Il resto di Aosta

Far stare la finestra pomeridiana del fine settimana dentro un solo viaggio è il problema pratico di questa città, e lo affronto per esteso in cosa vedere ad Aosta in un giorno. L’altro ciclo dell’XI secolo, quello coevo dello stesso vescovo, è in la collegiata di Sant’Orso, il chiostro e i quaranta capitelli. Gli altri pezzi del cluster sono il teatro romano e le mura di Augusta Praetoria, l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans e l’arco di Augusto con il ponte di pietra.

Se ti interessa l’arte ottoniana, cioè quel momento in cui l’impero guardava a Roma e a Bisanzio insieme, la sua capitale è Aquisgrana, dove la cappella palatina e il tesoro imperiale raccontano il mondo a cui il vescovo Anselmo apparteneva.

Crediti fotografici: mosaico pavimentale di Rufus46 (CC0); campanili, affresco ottoniano, storie di san Grato e stalli del coro di Laurom (CC BY-SA 3.0). Tutte da Wikimedia Commons.