Ci sono due modi di visitare una città romana. Uno è guardarla dall’alto di una passerella, come a Ostia o nei fori imperiali. L’altro è camminarci dentro sulla strada che ci passava già, ed è quello che si fa a Saepinum, nella frazione di Altilia a una ventina di chilometri da Campobasso.

Qui l’impianto urbano è intero: le mura con le torri, le quattro porte, il foro lastricato, la basilica, il teatro, le terme, il cardo e il decumano. E dentro, ancora oggi, passa una strada di pastori.

Attenzione: dal 1° marzo 2026 non si paga, e conviene sapere perché. La gratuità è dichiarata temporanea e dipende dal fatto che alcune aree sono chiuse per i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche. Vale comunque il viaggio, e in questo articolo racconto che cosa si vede e che cosa è chiuso.

il foro lastricato di saepinum visto per il lungo, con la basilica e le case moderne in fondo

Il tratturo che entra da una porta ed esce dall’altra

Perché una città romana ha una strada erbosa nel mezzo? Perché quella strada è più vecchia dell’asfalto e più giovane della città: è il tratturo Pescasseroli-Candela, una delle grandi vie della transumanza che portavano le greggi dagli Abruzzi al Tavoliere. Il tracciato attraversa Saepinum: entra da una porta, percorre il decumano fra il foro, il teatro e le terme, ed esce dalla parte opposta.

Non è una coincidenza pittoresca. Saepinum nasce con il principato di Augusto in un punto in cui il passaggio delle greggi c’era già, e la città fu costruita sulla via della transumanza perché quella via era un’economia. Camminandoci si capisce una cosa che nessun pannello spiega bene: per i romani questa non era una strada di campagna, era un’arteria commerciale.

L’iscrizione di Porta Bojano, cioè una lite finita nella pietra

Ed eccoci al premio, che è un testo. Sul pilastro meridionale di Porta Bojano, quattro metri sopra il tratturo che passa sotto la porta, è incisa la corrispondenza di un contenzioso della seconda metà del II secolo, sotto Marco Aurelio.

Il liberto imperiale Cosmo scrive ai prefetti del pretorio Basseo Rufo e Macrinio Vindice: i magistrati di Saepinum e di Bovianum molestano i conduttori delle greggi imperiali che passano per la transumanza, sequestrano pecore, trattengono i pastori come se fossero fuggitivi. I prefetti rispondono richiamando i magistrati delle due città.

Fermati un secondo su che cosa significa. È il documento più esplicito che ci sia rimasto su una lite fra i pastori transumanti e i magistrati che li controllavano, e la parte che aveva torto se l’è vista scolpire sulla propria porta di città, dove la leggevano tutti quelli che entravano. Non era un’epigrafe celebrativa: era una sentenza esposta. Chi arriva a Saepinum cercando statue trova invece questo, ed è più raro di una statua.

un blocco con iscrizione latina inserito nella muratura delle mura di saepinum

Porta Bojano, i due prigionieri e i costruttori

La porta merita di essere guardata anche per sé. Porta le iscrizioni dei costruttori, Tiberio e Druso, che stavano su tutte e quattro le porte e solo qui si sono conservate per intero; e ai lati della fornice ci sono i rilievi di due prigionieri germanici, seminudi e in catene, che dichiarano a chi entra chi ha vinto e chi ha perso.

È il linguaggio standard dell’architettura imperiale, e a Saepinum funziona meglio che altrove per una ragione di scala: qui non c’è la retorica di Roma, c’è una piccola città di frontiera interna che usa lo stesso vocabolario. Le stesse forme, in provincia, con il tratturo che ci passa sotto.

Il foro, la basilica e la casa che ci è cresciuta sopra

Perché il foro di una città piccola è così grande? Perché non era in scala con gli abitanti ma con il traffico: qui passavano le greggi e con loro chi le comprava, e la piazza doveva reggere una fiera oltre che un municipio. Il foro è la cosa che ti resta in mente arrivando: un rettangolo lastricato in cui l’erba cresce nelle fughe, con la basilica su un lato e le sue colonne rialzate. Da qui si legge tutto l’impianto, perché occupa l’incrocio fra cardo e decumano e da lì partono le quattro direzioni.

E poi c’è la cosa che rende Saepinum diversa da un sito recintato: il paese ci è cresciuto sopra. Le case di Altilia, in pietra, si addossano e si sovrappongono alle strutture romane, e in certi punti un muro antico è il piano terra di un edificio moderno. Non è degrado: è la ragione per cui il sito è arrivato fino a noi. Una città abbandonata del tutto diventa cava; una città in cui qualcuno ha continuato ad abitare conserva i muri perché li usa.

muri romani scavati a saepinum con le case in pietra del paese di altilia sullo sfondo

Il teatro, le terme e le mura con le torri

Il teatro è sul lato settentrionale, appoggiato alle mura, e la sua cavea è in parte occupata dalle case: la curva del muro perimetrale si segue a occhio anche da fuori. Le terme corrono lungo il decumano e conservano gli ambienti riscaldati.

Le mura sono il perimetro completo, con le torri circolari e le quattro porte: Porta Bojano a nord-ovest, Porta Benevento a sud-est sull’asse del decumano, Porta Tammaro e Porta Terravecchia sul cardo. Dal 2026 esiste anche un percorso esterno lungo le mura, fra Porta Terravecchia e Porta Bojano, con i pannelli: si cammina fuori dalla città guardandola come la vedeva chi arrivava.

Che cosa è chiuso, e perché è giusto dirlo

Questa è la parte che i depliant non scrivono. Saepinum è in parte un cantiere: i lavori servono a rendere accessibili l’area archeologica e gli spazi espositivi, e proprio per questo alcune aree sono chiuse e l’ingresso è stato reso gratuito.

Attenzione: è cambiato l’ingresso. Dal 28 maggio 2026 la porta e la biglietteria di Porta Tammaro, sul lato della statale 87, sono chiuse: si entra dal parcheggio di Porta Terravecchia. In rete gira ancora un avviso più vecchio che dà chiusa Porta Terravecchia, ed è superato: seguirlo significa rinunciare all’unico ingresso aperto.

Il termine di paragone che ho in mente sta all’altro capo d’Italia. A Cagliari l’anfiteatro romano è chiuso alle visite dal 2011 e la pagina del Comune ha continuato per anni a pubblicare orari e tariffe come se fosse aperto. Qui invece il gestore dichiara i lavori, dichiara le aree chiuse e smette di far pagare. Come lettrice preferisco di gran lunga la seconda cosa.

Informazioni pratiche

Dati verificati l’8 settembre 2026 sul sito del Parco archeologico di Sepino e sulla pagina del Ministero della cultura. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso è gratuito dal 1° marzo 2026, per via della chiusura di alcune aree dovuta ai lavori. Prima di quella data il biglietto cumulativo con il Museo della città e del territorio costava 10 euro, con il ridotto a 2 euro per la fascia 18-25 anni.

Attenzione: una divergenza fra due fonti ufficiali. La pagina del Ministero, aggiornata al 3 marzo 2026, dà ancora il cumulativo a 10 euro; il sito del parco annuncia la gratuità dal 1° marzo. Le due cose non si conciliano e riguardano quanto pagherai: prima di partire telefona alla biglietteria allo 0874 790207.

Orari. Aperto tutti i giorni, 8:15-19:15, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. La prenotazione è gradita ma non obbligatoria.

Gratuità. Oggi l’ingresso è gratuito per tutti. Quando la tariffa tornerà, valgono le regole dei musei statali: gratis sotto i 18 anni, ridotto per la fascia 18-25.

Come arrivare. Il parco è nella frazione Altilia di Sepino, una ventina di chilometri a sud di Campobasso, e non è servito dal treno: serve l’auto. Si entra dal parcheggio di Porta Terravecchia. Per l’accessibilità conviene chiamare prima lo 0874 790207 o scrivere a pa-sepino-mu-cb@cultura.gov.it, perché il cantiere cambia i percorsi.

Quanto tempo chiede. Due ore per la città dentro le mura, tre se aggiungi il percorso esterno lungo le mura e il museo. È l’unica tappa molisana che apre tutti i giorni, quindi è quella che salva un lunedì.

Il resto del Molise

Saepinum è la città che Roma costruì sul passaggio delle greggi; il santuario dove i Sanniti si riunivano prima di Roma è a mezz’ora di curve e lo racconto in Pietrabbondante. L’itinerario di due giorni, con il calendario che decide che cosa riesci a vedere, è in cosa vedere in Molise. Gli altri pezzi sono Larino con l’anfiteatro, San Pardo e i mosaici, la cattedrale di Termoli e Campobasso con il Castello Monforte e il museo archeologico.

Se ti interessano le città romane che si camminano invece di guardarle, il confronto più stretto è Aosta, dove la cinta con le sue torri è ancora il perimetro del centro abitato.

Crediti fotografici: foro, iscrizione e abitato di Accurimbono (CC BY-SA 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.