Quasi tutti arrivano a Cagliari per ripartirne. È la città dell’aeroporto e del porto, quella dove si prende la macchina per andare da un’altra parte, e nelle guide dell’isola occupa due pagine fra il Poetto e la strada per Villasimius.

Chi si ferma trova una cosa che non si aspetta: una città verticale, costruita su un colle di calcare bianco, con un quartiere fortificato in cima e sotto, dentro la stessa collina, la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Le due cose distano un chilometro e mezzo e sono separate da duemilacinquecento anni.

Cagliari è anche l’unica città italiana dove si può vedere una civiltà che non ha lasciato una riga scritta. I bronzetti nuragici del museo archeologico sono l’unico modo che abbiamo di sapere come si vestivano, come pregavano e come navigavano i sardi del Bronzo finale.

Attenzione: tre cose che le guide continuano a consigliare non si visitano. L’anfiteatro romano è chiuso da quindici anni, la Torre di San Pancrazio non è visitabile e le visite alla Galleria dello Sperone sono sospese. Trovi i dettagli, con le fonti, nelle informazioni pratiche in fondo.

il bastione di saint remy a cagliari visto da piazza costituzione con la scalinata monumentale e l arco

Castello: il quartiere che si guarda dal basso

Perché una città di mare mette il proprio centro storico in cima a un colle? Perché per settecento anni Cagliari è stata una piazzaforte, prima pisana e poi aragonese, e chi la governava viveva dentro le mura mentre chi ci lavorava viveva sotto, nei quartieri di Marina, Stampace e Villanova. Il nome del quartiere alto è ancora quello: Castello, in sardo Casteddu, che è anche il nome che i cagliaritani danno a tutta la città.

Ci si sale dal Bastione di Saint Remy, che non è una fortezza ma un’invenzione di fine Ottocento: la doppia scalinata monumentale, l’arco di trionfo e la terrazza Umberto I furono disegnati nel 1896 da Giuseppe Costa e Fulgenzio Setti sopra i bastioni spagnoli dello Sperone e della Zecca, per dare alla borghesia cittadina un salotto con vista. Il cantiere si chiuse nel 1902. Dalla terrazza si vede il golfo, e attraverso l’arco compare la Sella del Diavolo, il promontorio che chiude il Poetto.

la sella del diavolo vista attraverso l arco del bastione di saint remy con una palma e la scalinata

L’altra porta è la Torre dell’Elefante, alzata nel 1307 dai pisani su progetto di Giovanni Capula, in blocchi di calcare bianco delle cave di Bonaria. Guarda la mensola sopra l’angolo, a sinistra del fornice: c’è un elefantino di marmo bianco scolpito a tutto tondo, coevo alla torre, che le dà il nome e che nessuno sa spiegare con certezza. Sotto il grande portone si vede ancora la saracinesca, e dalla sommità della torre si guarda il quartiere dall’alto.

la base della torre dell elefante a cagliari con l elefantino di marmo sulla mensola e il portone con la saracinesca

La Cittadella dei Musei: due musei, un biglietto, una porta sola

Nell’angolo nord di Castello, dove stava il Regio Arsenale, gli architetti Libero Cecchini e Piero Gazzola hanno costruito fra il 1956 e il 1979 un complesso museale che invece di demolire le mura medievali se le è tenute dentro. Il risultato è un edificio strano e riuscito: cemento e vetro appoggiati a conci di calcare del Trecento.

Che cosa c’è dentro? Le due collezioni più importanti dell’isola, e un biglietto solo che le comprende tutte e due.

Il Museo Archeologico Nazionale tiene i bronzetti nuragici, la stele di Nora e la Cagliari punica e romana. La Pinacoteca Nazionale raccoglie i retabli sardo-catalani, cioè le grandi macchine d’altare dipinte fra il Quattrocento e il Cinquecento, che in Sardegna hanno una storia tutta loro perché l’isola guardava a Barcellona e a Valencia, non a Firenze.

Una cosa pratica che nessuno dice: alla Pinacoteca si entra soltanto attraverso il museo archeologico, dove si compra il biglietto. Se arrivi convinto di trovare due ingressi separati, giri attorno all’edificio per niente.

La cattedrale, e quello che c’è sotto

La cattedrale di Santa Maria ha una facciata neoromanica che sembra medievale ed è del 1930. Dentro, ai lati del portale, ci sono i due pergami di Maestro Guglielmo: un ambone scolpito per il duomo di Pisa fra il 1158 e il 1162, arrivato a Cagliari nel 1312 e poi segato in due.

Ma la parte che vale il viaggio è sotto il presbiterio. Il santuario dei martiri è una cripta interamente scavata nella roccia all’inizio del Seicento, con la volta lavorata a rosoni e centosettantanove nicchie di marmo. In una delle tre cappelle è sepolta Maria Giuseppina di Savoia, regina di Francia, moglie di Luigi XVIII, morta in esilio e traslata qui nel 1811.

Tutto questo si visita gratis. Il campanile, invece, costa tre euro e chiede centotrentasette gradini di legno. La guida dettagliata è nell’articolo sulla cattedrale di Santa Maria.

San Saturnino, e il motivo per cui va messa di mattina

Fuori dalle mura, in un giardino di piazza San Cosimo, sopravvive un edificio a croce greca con una cupola all’incrocio dei bracci: la basilica di San Saturnino è la chiesa più antica di Cagliari, alzata fra il quinto e il sesto secolo sulla tomba del martire che è patrono della città. È uno dei complessi paleocristiani più importanti del Mediterraneo occidentale, e per capirlo bisogna guardarlo come si guarda una rovina: il corpo centrale è intero, il resto è a cielo aperto.

Ha riaperto il 1° aprile 2026 dopo cinque mesi di lavori sulle vetrate e sull’illuminazione, e l’ingresso è gratuito.

Attenzione: qui va fatta l’unica scelta di calendario di tutto il viaggio. San Saturnino apre dalle 9:00 alle 15:30 e resta chiusa la domenica e il lunedì. È l’unica tappa del cluster con una chiusura settimanale, mentre il museo e la cattedrale sono aperti tutti i giorni. Se il tuo fine settimana è sabato e domenica, San Saturnino va vista il sabato mattina o non la vedi. I dettagli sono nell’articolo sulla basilica di San Saturnino.

Tuvixeddu: la collina che è un cimitero

A un chilometro e mezzo dal centro, nel quartiere di Sant’Avendrace, c’è un colle di calcare bianco bucato da centinaia di pozzi quadrati. Sono le tombe della necropoli di Tuvixeddu, la più estesa area funeraria punica del Mediterraneo: si scavavano un pozzo verticale nella roccia e in fondo una camera, e ci si calava il morto con il suo corredo.

Le sepolture note sono 1.793, scavate fra il sesto secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo, e alcune camere conservano pitture parietali con fiori di loto, palmette e gorgoni che nel mondo punico non hanno quasi confronti.

Il parco è pubblico e gratuito. Duecento metri più in là, sul viale Sant’Avendrace, si apre la Grotta della Vipera, un ipogeo romano che un funzionario di nome Lucio Cassio Filippo fece scavare per la moglie Atilia Pomptilla, con le poesie che le dedicò incise in greco e in latino sulla parete. Ne parlo in Tuvixeddu e la Grotta della Vipera.

I due giorni, in ordine

L’ordine qui sotto tiene conto degli orari, non delle distanze: il centro di Cagliari si attraversa a piedi in venti minuti, quindi la geografia non è il vincolo.

Primo giorno, un giorno feriale. Comincia alle 9:00 da San Saturnino, che è l’unica cosa che chiude presto, e mettici quaranta minuti. Poi sali a Castello e dedica la mattinata alla cattedrale, cripta compresa. Nel pomeriggio la Cittadella dei Musei, con il biglietto unico: tre ore fra il museo archeologico e la Pinacoteca sono il minimo, e la biglietteria chiude alle 18:45. Chiudi la giornata sulla terrazza del Bastione di Saint Remy al tramonto, che guarda a sud.

Secondo giorno. La mattina Tuvixeddu e la Grotta della Vipera, che con calma prendono due ore e mezza. Rientra a Castello per la Torre dell’Elefante, poi scendi verso Marina e Stampace. Se avanza tempo, il Poetto è a otto chilometri e in autobus si arriva in venti minuti.

Se hai un giorno solo, salta Tuvixeddu e tieni museo, Pinacoteca e cattedrale: sono nello stesso quartiere e coprono duemila anni.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 incrociando SardegnaCultura, il portale Cagliari Turismo del Comune e le pagine dei monumenti comunali, perché il sito dei Musei nazionali di Cagliari rifiuta le richieste automatiche. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il biglietto del Museo Archeologico e della Pinacoteca è unico e costa 10 euro; comprende anche la Cannoniera cinquecentesca. Il ridotto costa 5 euro, e chi ha fra i 18 e i 25 anni paga 2 euro. La cattedrale e San Saturnino hanno l’ingresso libero, il campanile costa 3 euro, la Grotta della Vipera 3 euro e il parco di Tuvixeddu è gratuito.

Il cumulativo del Comune. Un biglietto da 8 euro valido sette giorni comprende sei monumenti comunali: anfiteatro romano, Torre dell’Elefante, Grotta della Vipera, cripta di Santa Restituta, Passeggiata Coperta e Galleria dello Sperone. Attenzione: due delle sei voci oggi non si visitano, quindi conviene solo se ne usi almeno tre.

Orari. Il museo e la Pinacoteca aprono tutti i giorni 8:30-19:30, con la biglietteria fino alle 18:45. La cattedrale apre 9:00-20:00 nei giorni feriali e 8:00-13:00 e 16:00-20:30 nei festivi; il campanile 10:30-16:00, chiuso la domenica. San Saturnino apre da martedì a sabato 9:00-15:30. La Torre dell’Elefante e la Grotta della Vipera aprono 10:00-17:00 dal 1° ottobre al 27 aprile e 10:00-13:00 e 15:00-19:00 dal 28 aprile al 30 settembre.

Gratuità. Al museo e alla Pinacoteca entrano gratis i minori di 18 anni, e la prima domenica del mese l’ingresso è libero per tutti. Ai monumenti comunali entrano gratis i bambini fino a sei anni, le persone con disabilità e il loro accompagnatore.

Attenzione: tre sedi chiuse. L’anfiteatro romano è chiuso alle visite dal 2011; il Comune ha annunciato una riapertura parziale per visite guidate entro la fine dell’estate 2026, ma la pagina istituzionale continua a pubblicare orari e tariffe come se fosse aperto. Il contromodello è il teatro romano di Aosta, riaperto nel luglio 2026 dichiarando di essere ancora mezzo cantiere. Prima di andarci telefona allo 070 6777900. La Torre di San Pancrazio non è visitabile, e lo dichiara il Comune stesso. Le visite alla Galleria dello Sperone sono sospese.

Come arrivare. L’aeroporto di Elmas è a sei chilometri e il treno per la stazione centrale impiega cinque minuti. Dalla stazione a piazza Yenne si cammina cinque minuti, e da lì a Castello si sale a piedi o con l’ascensore pubblico del Bastione. Tuvixeddu si raggiunge a piedi dal centro in venticinque minuti, con gli ingressi di via Falzarego 49 e via Is Maglias.

Quanto tempo chiede. Due giorni pieni bastano per tutto quello che c’è in questa guida. Un giorno solo copre il quartiere Castello con i due musei e la cattedrale.

Da dove ricominciare

Cagliari premia chi accetta di guardarla in verticale: la città punica sotto, quella pisana e aragonese in cima, e in mezzo un museo che tiene insieme le due cose.

Le cinque monografie del cluster stanno qui: il Museo Archeologico Nazionale e i bronzetti nuragici, la Pinacoteca Nazionale e i retabli sardo-catalani, la cattedrale di Santa Maria, la basilica di San Saturnino e Tuvixeddu con la Grotta della Vipera.

Fotografie: il bastione di Saint Remy di Eduard Marmet (CC BY-SA 2.0), la Sella del Diavolo attraverso l’arco di Nilo1926 e la Torre dell’Elefante di Holger Uwe Schmitt (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.