I Musei di Strada Nuova sono un museo unico distribuito in tre palazzi contigui di via Garibaldi, con un biglietto solo. È una formula che confonde: la gente entra a Palazzo Rosso, esce soddisfatta e non sa di avere in tasca il diritto di entrare in altri due edifici a cinquanta metri, dove stanno il Caravaggio e il violino di Paganini.
Ho messo insieme questo percorso per risolvere quel problema. Le opere sono in ordine di palazzo, non di importanza, perché è così che si cammina; ma se hai poco tempo ti dico subito quali sono le tre da non perdere: l’Ecce Homo di Caravaggio a Palazzo Bianco, i due ritratti in pendant di Van Dyck a Palazzo Rosso, e il Cannone di Paganini a Palazzo Tursi.
Attenzione al lunedì. Nella stagione estiva i tre palazzi aprono tutti i giorni, ma il lunedì apre soltanto Palazzo Rosso. Andarci di lunedì significa vedere un terzo del museo con il biglietto intero.
Palazzo Rosso: i sette Van Dyck di una famiglia sola
Palazzo Rosso è la casa dei Brignole Sale, una famiglia che nel Seicento comprava quadri come oggi si comprano azioni, e la sua quadreria è ancora dentro le stanze per cui fu formata. Non è un dettaglio da storici: significa che i ritratti sono appesi alla parete che li ha visti arrivare.
I due pezzi da vedere sono il ritratto di Anton Giulio Brignole Sale a cavallo e quello di sua moglie Paolina Adorno, dipinti da Antoon van Dyck attorno al 1627, durante il soggiorno genovese del pittore. Sono una coppia di ritratti in pendant, cioè pensati per stare uno di fronte all’altro, ed è uno dei rarissimi casi in cui una coppia del genere non è stata divisa dal mercato: quasi tutte le altre stanno oggi in due musei di due continenti diversi.
Guarda Paolina, non il marito. Van Dyck la mette in piedi, di tre quarti, con un abito di raso nero che occupa quasi tutta la tela, e le lascia una sola mano visibile. È un ritratto costruito per intimidire, e funziona ancora.

Nelle stesse sale ci sono la Giuditta di Veronese, la Cleopatra del Guercino, il San Sebastiano di Guido Reni e la Cuoca di Bernardo Strozzi, che è il quadro più genovese di tutti: una donna che spenna un volatile su un tavolo pieno di selvaggina, senza nessuna allegoria da decifrare.
Palazzo Rosso: le due sale delle stagioni
Al piano nobile ci sono quattro sale affrescate dedicate alle stagioni, dipinte fra il 1687 e il 1689 da Gregorio De Ferrari e Domenico Piola, i due pittori che chiudono il barocco genovese. Le volte della Primavera e dell’Estate sono di De Ferrari e sono la ragione per cui gli specialisti vengono qui: la struttura architettonica finta si dissolve, le figure sfondano il soffitto e la luce entra dai lati come se il tetto fosse stato tolto.
C’è anche un premio che non costa niente. Dal palazzo si sale, con una scaletta e un ascensore, alla terrazza sul tetto ristrutturata da Franco Albini negli anni Sessanta: da lassù si vedono i tetti del centro storico e il porto, ed è una delle poche viste alte di Genova a cui si arriva senza funicolare.

Palazzo Bianco: l’Ecce Homo di Caravaggio e il dubbio che lo accompagna
Che cosa succede quando due musei espongono lo stesso quadro? A Palazzo Bianco si conserva un Ecce Homo attribuito a Caravaggio, olio su tela di 128 per 103 centimetri, entrato nelle collezioni genovesi come opera del maestro e per decenni presentato senza riserve.
Nel 2021 a Madrid è ricomparsa un’altra versione dello stesso soggetto, messa all’asta come opera minore e poi riconosciuta come autografa di Caravaggio dopo un intervento del ministero spagnolo che ne bloccò l’esportazione. La riscoperta ha riaperto il confronto, e oggi la questione non è chiusa: parte della critica considera la tela genovese una replica di bottega o la copia di un altro pittore, parte continua a difenderne l’autografia.
L’articolo non può scioglierla e non lo fa. Quello che si può dire guardandola è che il taglio è caravaggesco fino in fondo, con il Cristo spinto contro il piano dell’immagine e l’aguzzino che entra dal buio, e che il museo la espone dichiarando il dibattito invece di nasconderlo. È un caso in cui la storia dell’attribuzione è interessante quanto il quadro.

Palazzo Bianco: i fiamminghi comprati con i soldi del mare
Perché a Genova c’è tanta pittura del nord? Perché i banchieri genovesi finanziavano la corona di Spagna, e le Fiandre erano spagnole: dipinti, arazzi e argenterie arrivavano lungo le stesse rotte del denaro, spesso come pagamento in natura.
Il pezzo più antico è il Polittico della Cervara di Gerard David, del 1506, dipinto ad Anversa per un’abbazia della riviera ligure. Poi ci sono la Madonna della pappa dello stesso David, che è una scena domestica di una tenerezza inattesa, il Vertumno e Pomona di Van Dyck e l’Allegoria di Venere e Marte di Rubens.
Fra gli italiani, cerca la pala di Filippino Lippi e il Viatico di san Bonaventura di Zurbarán, che è spagnolo ma sta qui per la stessa ragione degli altri.

Palazzo Doria Tursi: il violino che si chiama Cannone
Palazzo Tursi è il municipio di Genova, e la parte museale occupa alcune sale al piano nobile. La ragione per attraversare il cortile è una: la Sala Paganiniana, dove sta il violino che Niccolò Paganini possedette e suonò per quasi tutta la carriera.
Lo costruì Bartolomeo Giuseppe Guarneri detto del Gesù a Cremona nel 1743. Paganini lo chiamava «il mio cannone violino» per la potenza del suono, e alla sua morte lo lasciò per testamento alla città di Genova, con la condizione che non uscisse mai definitivamente da qui.
Il Comune fa una cosa che quasi nessun museo si permette: lo fa suonare. Un liutaio conservatore lo controlla periodicamente e alcuni concertisti lo usano in occasioni pubbliche, perché uno strumento ad arco che non vibra per anni si degrada. Nella stessa sala ci sono il Vuillaume che Paganini regalò all’allievo Camillo Sivori, lettere autografe e spartiti.
Nelle altre sale di Tursi ci sono le monete della Repubblica, gli argenti e le ceramiche: materiale da museo civico che si attraversa in venti minuti.

Come organizzare la visita in tre ore
L’ordine più efficiente non è quello geografico. Comincia da Palazzo Bianco, che ha le opere che chiedono più attenzione e conviene vedere con la testa fresca; passa a Palazzo Tursi, a cui si accede direttamente da Bianco attraverso un passaggio interno; chiudi con Palazzo Rosso, che ha le sale affrescate e la terrazza, cioè le cose che si godono anche stanchi.
Un’ora e mezza per Bianco, mezz’ora per Tursi, un’ora per Rosso con la salita in terrazza.

Informazioni pratiche
Dati verificati il 3 settembre 2026 sul sito ufficiale dei Musei di Genova. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 14 euro e comprende Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Palazzo Doria Tursi e il Museo di Sant’Agostino. Il ridotto costa 9 euro. I giovani fra i 18 e i 25 anni pagano 2 euro. Il biglietto si compra online oppure alla biglietteria di Palazzo Bianco.
Orari. Dal 20 aprile al 30 settembre i musei aprono tutti i giorni 10.00-19.00, con l’avvertenza che il lunedì apre solo Palazzo Rosso. Nel resto dell’anno la chiusura settimanale è il lunedì. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura. La chiusura annuale fissa è il 25 dicembre.
Gratuità. Nel mese di agosto entrano gratis i visitatori con più di 65 anni.
Come arrivare. L’ingresso è in via Garibaldi. Dalla stazione di Genova Brignole si arriva a piedi in un quarto d’ora. La fermata di metropolitana più vicina è Darsena, a dieci minuti. Da Genova Piazza Principe l’autobus 20 ferma in piazza Fontane Marose.
Quanto tempo chiede. Tre ore per i tre palazzi. Se hai un’ora sola, scegli Palazzo Bianco.
Da dove continuare
I tre palazzi che hai appena visitato sono tre Rolli, e il sistema che li ha prodotti è raccontato in I palazzi dei Rolli a Genova. L’itinerario completo di due giornate è in Cosa vedere a Genova in 2 giorni.
Se l’Ecce Homo ti ha incuriosito, il quadro si capisce meglio conoscendo gli anni in cui fu dipinto: li racconta la vita e lo stile di Caravaggio.
Fotografie e riproduzioni da Wikimedia Commons: opere in pubblico dominio, fotografie di Sailko, Mongolo1984 e Carmelo Marino con licenza CC BY-SA.