Nel 2006 l’UNESCO ha iscritto nella lista del patrimonio mondiale quarantadue palazzi genovesi e le strade su cui si affacciano. Non li ha iscritti per la loro bellezza, che pure c’è: li ha iscritti perché insieme documentano un modello di organizzazione urbana che non esiste da nessun’altra parte, e che ha funzionato per due secoli.

Ho scritto questo articolo perché il nome «Rolli» compare in ogni guida di Genova e quasi nessuna spiega che cosa fosse. Se pensi che sia il nome di un architetto o di una famiglia, sei in buona compagnia e stai sbagliando: era un elenco, e la parola viene dai rotoli su cui l’elenco era scritto.

Attenzione: la maggior parte di questi palazzi è privata e non si visita. Le eccezioni sono tre (i Musei di Strada Nuova) più i giorni di apertura straordinaria. L’ultima sezione dell’articolo spiega quali porte si aprono e quando.

Che cos’era davvero un Rollo

Come faceva una repubblica senza corte a ricevere un re? Genova non aveva un palazzo reale perché non aveva un re, ma dal Cinquecento riceveva ambasciatori, cardinali e sovrani in visita, e ospitarli male era un danno diplomatico. La soluzione, adottata con un decreto del Senato del 1576, fu di requisire a turno le case private dei patrizi.

I proprietari che accettavano di entrare nella lista venivano iscritti nei «rolli degli alloggiamenti pubblici», divisi in tre categorie a seconda di quanto la casa fosse ricca e grande. La prima categoria alloggiava papi, cardinali e principi regnanti; la seconda i governatori e i grandi feudatari; la terza gli ambasciatori e i nobili di rango minore. Quando arrivava un ospite, si estraeva a sorte fra i palazzi della categoria giusta.

Il meccanismo aveva un vantaggio doppio, ed è il motivo per cui l’UNESCO lo considera un unicum. Lo Stato non doveva costruire né mantenere niente. E il proprietario, che pagava di tasca sua, riceveva in cambio prestigio e relazioni: ospitare un cardinale voleva dire avere il suo orecchio per settimane.

Il risultato è che nell’arco di un secolo il patriziato genovese si mise in una gara di magnificenza finanziata dalla propria ambizione, con l’effetto collaterale di riempire la città di scaloni, cortili, logge e affreschi. È architettura di rappresentanza costruita per ricevere qualcuno che forse non sarebbe mai arrivato.

facciata di palazzo rosso in via garibaldi a genova

Strada Nuova, la prima lottizzazione di lusso d’Europa

Il modello urbanistico che rende i Rolli un sistema e non una collezione nasce nel 1550. La Repubblica decise di aprire una strada nuova in una zona ai margini del centro medievale, dove stavano case di malaffare e orti, e di venderne i lotti alle famiglie più ricche con un regolamento vincolante: allineamento delle facciate, altezza massima, obbligo di decoro sulla via.

È quello che oggi chiameremmo un piano regolatore con norme estetiche, e nel Cinquecento non aveva precedenti. La strada, oggi via Garibaldi, è lunga duecentocinquanta metri e conta undici palazzi. Nessuno di essi è mai stato demolito, tagliato o alzato di un piano.

Un dettaglio che si vede solo guardando in alto: le facciate dipinte. A Genova la pittura murale sostituiva il marmo, che costava troppo, e simulava cornici, colonne e statue che non ci sono. Su alcuni palazzi si distingue ancora, su altri è quasi svanita, ma l’effetto originale era una via intera di architetture finte dipinte su architetture vere.

particolare della facciata dipinta di palazzo rosso a genova

Il libro di Rubens, che è il motivo per cui li conosciamo

Perché un pittore fiammingo di ventotto anni si mise a disegnare piante e sezioni di case altrui? Pieter Paul Rubens arrivò a Genova nel 1605 al seguito del duca di Mantova, e la città lo colpì abbastanza da fargli prendere le misure dei palazzi con l’occhio di un architetto.

Nel 1622, ormai celebre, pubblicò ad Anversa i due volumi dei Palazzi di Genova: centotrentanove tavole incise con piante, sezioni e prospetti di una settantina di edifici, con una prefazione in cui spiegava ai committenti fiamminghi che quel modello di casa (compatta, verticale, senza corte agricola) era più adatto ai loro climi e alle loro città dell’antico palazzo italiano a corte.

Il libro ebbe l’effetto che Rubens voleva: il tipo genovese si diffuse nell’Europa del nord. E ha avuto un effetto che Rubens non poteva prevedere, cioè che oggi conosciamo l’aspetto originale di palazzi che nel frattempo sono stati rimaneggiati, perché le sue tavole li fotografano com’erano nel primo Seicento.

tavola incisa dai palazzi di genova di rubens del 1622

Quali si visitano tutto l’anno

Tre palazzi dei Rolli sono musei con orario ordinario, e stanno tutti e tre in via Garibaldi.

Palazzo Rosso era la casa dei Brignole Sale e conserva la loro quadreria al posto suo, con sette dipinti di Van Dyck. Palazzo Bianco, quasi di fronte, ospita l’Ecce Homo di Caravaggio e la raccolta di fiamminghi. Palazzo Doria Tursi, che è la sede del Comune, si visita nella parte museale e custodisce il violino di Paganini.

Un biglietto unico da 14 euro copre i tre palazzi più il Museo di Sant’Agostino.

sala affrescata all interno di palazzo rosso a genova

Leggi anche: Le opere da vedere nei Musei di Strada Nuova, con il percorso sala per sala.

Fuori da via Garibaldi c’è Villa del Principe, la dimora di Andrea Doria, che pur non facendo parte del sistema dei Rolli in senso stretto ne è il modello e la precede. Apre tutti i giorni.

Leggi anche: Villa del Principe, la casa di Andrea Doria.

Alcuni palazzi sono sedi di banche o uffici pubblici e mostrano l’atrio e lo scalone in orario di lavoro, senza biglietto e senza pubblicità: Palazzo Doria Spinola, oggi sede della Prefettura, e Palazzo della Meridiana sono i più accessibili. Non aspettarti percorsi museali, ma il cortile e la scala sono spesso la parte migliore.

I Rolli Days, cioè i giorni in cui la città apre le case

Dal 2009 il Comune organizza due o tre volte l’anno un fine settimana in cui una quarantina di palazzi, molti dei quali privati, apre gratuitamente al pubblico con visite guidate da studenti universitari formati apposta. Si chiamano Rolli Days e sono, senza esagerare, l’unico modo per entrare in gran parte di questo patrimonio.

L’edizione autunnale del 2026 cade dal 16 al 18 ottobre ed è quella del ventennale dell’iscrizione UNESCO, quindi con un programma più ampio del solito. L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria e i posti si esauriscono in fretta: le prenotazioni si aprono di norma una o due settimane prima sul sito ufficiale rolliestradenuove.it.

Se stai programmando un viaggio a Genova e hai flessibilità sulle date, questa è la cosa su cui farlo. La differenza fra vedere quattro palazzi e vederne venti è la differenza fra capire il sistema e leggerne la descrizione.

facciata di palazzo doria tursi sede del comune di genova

Informazioni pratiche

Dati verificati il 3 settembre 2026 sui siti ufficiali dei Musei di Genova e di rolliestradenuove.it. Prezzi, orari e date dei Rolli Days cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il cumulativo dei Musei di Strada Nuova costa 14 euro l’intero e comprende Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Palazzo Doria Tursi e il Museo di Sant’Agostino. Il ridotto costa 9 euro e scende a 2 euro per i giovani fra i 18 e i 25 anni. I Rolli Days sono gratuiti.

Orari. Dal 20 aprile al 30 settembre i tre palazzi museo aprono tutti i giorni 10.00-19.00, ma il lunedì apre solo Palazzo Rosso. Nel resto dell’anno chiudono il lunedì. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura.

Gratuità. Nel mese di agosto l’ingresso ai Musei di Strada Nuova è gratuito per chi ha più di 65 anni.

Come arrivare. Via Garibaldi si raggiunge a piedi dalla stazione di Genova Brignole in un quarto d’ora, oppure dalla fermata di metropolitana Darsena in dieci minuti. Da Genova Piazza Principe l’autobus 20 arriva in piazza Fontane Marose, all’imbocco della via.

Quanto tempo chiede. I tre palazzi museo occupano tre ore. Una passeggiata lungo via Garibaldi con le sole facciate chiede mezz’ora. Un fine settimana di Rolli Days si riempie facilmente con otto o dieci palazzi.

Da dove continuare

Il modo migliore per cominciare è entrare nei tre che aprono sempre, e per quelli abbiamo un articolo dedicato alle opere dei Musei di Strada Nuova. Se invece stai costruendo un viaggio intero, il quadro completo con le due giornate è in Cosa vedere a Genova in 2 giorni.

Fotografie di Enric, Postcrosser, Ettorre e Sailko da Wikimedia Commons, licenze CC BY-SA. Le tavole dei «Palazzi di Genova» di Rubens sono di pubblico dominio.